{"id":13685,"date":"2019-04-01T12:29:24","date_gmt":"2019-04-01T10:29:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13685"},"modified":"2019-04-01T12:31:10","modified_gmt":"2019-04-01T10:31:10","slug":"la-sostanza-e-il-metodo-la-tradizione-che-cammina-e-il-decalogo-di-amoris-laetitia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-sostanza-e-il-metodo-la-tradizione-che-cammina-e-il-decalogo-di-amoris-laetitia\/","title":{"rendered":"La sostanza e il metodo: la tradizione che cammina e il decalogo di Amoris Laetitia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/foto_simonelli_OK.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-12012\" alt=\"foto_simonelli_OK\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/foto_simonelli_OK.jpg\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/foto_simonelli_OK.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/foto_simonelli_OK-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In una dichiarazione appassionata e acuta, Cristina Simonelli interviene sulle valutazioni ecclesiali e teologiche del Congresso di Verona (<a href=\"http:\/\/www.teologhe.org\/2019\/04\/01\/clericalismo-ignoranza-e-abuso-di-sostanza-sul-congresso-mondiale-delle-famiglie-a-verona\/\">qui<\/a>), sostenendo che il giudizio espresso dal Card. Parolin, che aveva dichiarato di &#8220;approvarne la sostanza, non il metodo&#8221;, rimane troppo ambiguo e deve essere chiarito. Ci\u00f2 che la Presidente del CTI mette in luce \u00e8 che proprio la &#8220;sostanza&#8221; del Convegno deve essere discussa, e non salvata. Qui a mio parere si sovrappongono due questioni e due registri che devono essere accuratamente distinti:<\/p>\n<p>a) Da un lato sicuramente il Card. Parolin ha voluto prendere le distanze da un modo di impostare la &#8220;questione famiglia&#8221;, che non condivide. D&#8217;altra parte ha cercato di salvare la &#8220;fede comune&#8221; sulla rilevanza del matrimonio e della famiglia. Per farlo ha usato un linguaggio &#8220;comune&#8221;, mettendo in tensione una &#8220;sostanza immutabile&#8221; di rapporto con la centralit\u00e0 famigliare, rispetto ai metodi che cercano di affermarla in modo pi\u00f9 o meno corretto;<\/p>\n<p>b) D&#8217;altra parte \u00e8 proprio questa pretesa &#8211; di distinguere una sostanza dottrinale immune da ogni storia &#8211; che Cristina Simonelli richiama alla attenzione, come un possibile equivoco, che merita di essere chiarito in modo ampio, uscendo dal modello ottocentesco di lettura della famiglia, che \u00e8 clericale proprio nella misura in cui genera un &#8220;abuso di sostanza&#8221;.<\/p>\n<p>Credo che su questo piano sia utile fare riferimento a due testi, nei quali la frase del Card. Parolin pu\u00f2 assumere il suo contesto pi\u00f9 adeguato e non essere fraintesa. Si tratta in primo luogo del discorso di papa Giovanni XXIII che ha aperto il Concilio Vaticano II, al cui centro sta la definizione di &#8220;indole pastorale&#8221;, che si basa precisamente su una &#8220;ricalibratura del rapporto tra sostanza e metodo; dall&#8217;altro il testo di &#8220;Amoris Laetitia&#8221;, che ha un &#8220;decalogo sul metodo&#8221; in cui la Chiesa esce dal modello ottocentesco di affermazione e di difesa del matrimonio\/famiglia. Analizziamoli entrambi, per capire meglio il senso e i limiti della affermazione del Card. Parolin.<\/p>\n<p>a) <strong>La &#8220;indole pastorale&#8221; del Vaticano II<\/strong><\/p>\n<p>Spessissimo citata, e altrettanto frequentemente incompresa, la &#8220;indole pastorale&#8221; del Vaticano II si basa su una intuizione che Giovanni XXIII ha espresso originariamente, nel cuore del discorso di apertura,\u00a0<i>Gaudet Mater Ecclesia<\/i>, l\u201911 ottobre 1962, con la nota espressione \u201c<strong><em>altra \u00e8 la sostanza dell\u2019antica dottrina del\u00a0depositum fidei\u00a0e altra la formulazione del suo rivestimento<\/em><\/strong>\u201d. Questa frase, opportunamente segnalata come decisiva per la ermeneutica conciliare, fissa in modo singolarmente efficace i confini tra continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0, tra immutabilit\u00e0 e mutabilit\u00e0, precisando le esigenze ecclesiali di \u201criforma\u201d. Ci\u00f2 che in essa deve essere compreso non \u00e8 il &#8220;permanere&#8221; della sostanza al di l\u00e0 delle formulazioni storiche di essa, quanto piuttosto la esigenza di formulazioni adeguate per garantire l&#8217;accesso storico alla sostanza. La prospettiva della frase, inoltre, non utilizza la terminologia della &#8220;sostanza&#8221; in termini metafisici, bens\u00ec in termini storici ed organici. Sostanza non \u00e8 &#8220;rappresentazione stabile&#8221;, ma anzitutto &#8220;nutrimento e alimento&#8221;. La frase chiarisce la necessit\u00e0 della &#8220;indole pastorale&#8221; proprio come &#8220;aggiornamento&#8221; e &#8220;riforma&#8221; della Chiesa, perch\u00e9 sia dato nuovamente un accesso adeguato a ci\u00f2 che la tradizione ha di nutriente e di promuovente. Il riferimento a questo testo fondamentale consiglia, strategicamente, di evitare di considerare la teologia cristiana del matrimonio e della famiglia come un &#8220;deposito immutabile&#8221; rispetto a cui la storia resterebbe esterna. Per questo sembra azzardato che possa esservi un &#8220;consenso&#8221; sulla sostanza che eluda i nodi delle &#8220;formulazioni&#8221;. In altri termini, chi oggi propone una &#8220;teologia della famiglia&#8221; che si basa sulle evidente storiche e antropologiche di un secolo fa non \u00e8 per nulla d&#8217;accordo &#8220;nella sostanza&#8221; con la Chiesa. Anche se \u00e8 un potente, in cerca di consenso.<\/p>\n<p>b) <strong>Il decalogo di &#8220;Amoris Laetitia&#8221;<\/strong><\/p>\n<p><b>&#8211; Il testo di AL 35-37<\/b><\/p>\n<p>Tra i primi numeri di AL brillano quelli dedicati ad una &#8220;strutturale autocritica&#8221; della tradizione ecclesiale su matrimonio e famiglia:<\/p>\n<p><i>35. Come cristiani non possiamo rinunciare a proporre il matrimonio allo scopo di non contraddire la sensibilit\u00e0 attuale, per essere alla moda, o per sentimenti di inferiorit\u00e0 di\u00a0<\/i><i>fronte al degrado morale e umano. Staremmo privando il mondo dei valori che possiamo e dobbiamo offrire. Certo,\u00a0non ha senso fermarsi a una denuncia retorica dei mali attuali, come se con ci\u00f2 potessimo cambiare qualcosa.\u00a0Neppure serve pretendere di imporre norme con la forza dell autorit\u00e0. Ci \u00e8 chiesto uno sforzo pi\u00f9 responsabile e generoso, che consiste nel\u00a0presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia, cos\u00ec che le persone siano pi\u00f9 disposte a rispondere alla grazia che Dio offre loro.<\/i><\/p>\n<p><i>36. Al tempo stesso\u00a0dobbiamo essere umili e realisti, per riconoscere che a volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ci\u00f2 di cui oggi ci lamentiamo, per cui ci spetta una salutare reazione di autocritica. D altra parte,\u00a0spesso abbiamo presentato il matrimonio in modo tale che il suo fine unitivo, l invito a crescere nell amore e l ideale di aiuto reciproco sono rimasti in ombra per un accento quasi esclusivo posto sul dovere della procreazione. N\u00e9 abbiamo fatto un buon accompagnamento dei nuovi sposi nei loro primi anni, con proposte adatte ai loro orari, ai loro linguaggi, alle loro preoccupazioni pi\u00f9 concrete. Altre volte\u00a0abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilit\u00e0 delle famiglie cos\u00ec come sono. Questa\u00a0idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto s\u00ec che il matrimonio sia pi\u00f9 desiderabile e attraente, ma tutto il contrario.<\/i><\/p>\n<p><i>37. Per molto tempo abbiamo creduto che solamente insistendo su questioni dottrinali, bioetiche e morali, senza motivare l apertura alla grazia, avessimo gi\u00e0 sostenuto a sufficienza le famiglie, consolidato il vincolo degli sposi e riempito di significato la loro vita insieme. Abbiamo difficolt\u00e0 a presentare il matrimonio\u00a0pi\u00f9 come un cammino dinamico di crescita e realizzazione che come un peso da sopportare per tutta la vita. Stentiamo anche adare spazio alla coscienza dei fedeli, che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti\u00a0il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle.<\/i><\/p>\n<p><b>Un \u201cDecalogo di autocritica\u201d<\/b><\/p>\n<p>Vorrei ora cercare di desumerne una serie di \u201cdieci parole\u201d per orientare adeguatamente non solo il versante \u201ccritico\u201d, ma anche quello \u201cautocritico\u201d:<\/p>\n<p>1. La\u00a0<i><b>sterile denuncia<\/b><\/i>:\u00a0<i>\u201c<\/i><i>non ha senso fermarsi a una denuncia retorica dei mali attuali, come se con ci\u00f2 potessimo cambiare qualcosa\u201d (AL 35)<\/i><\/p>\n<p><i>2.\u00a0<\/i>La\u00a0<i><b>pretesa normativa:<\/b><\/i>\u00a0\u201c<i>Neppure serve pretendere di imporre norme con la forza dell\u2019autorit\u00e0\u201d (AL 35)<\/i><\/p>\n<p><i>3.<\/i>Le<i><b>\u00a0ragioni e le motivazioni\u00a0<\/b><\/i><i><b>di una scelta:\u00a0<\/b><\/i>occorre \u201c<i>presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia, cos\u00ec che le persone siano pi\u00f9 disposte a rispondere alla grazia che Dio offre loro\u201d\u00a0<\/i><i>(AL 35)<\/i><\/p>\n<p><i>4.\u00a0<\/i><i><b>Modi inadeguati di esporre le convinzioni e di trattare le persone:\u00a0<\/b><\/i><i>\u201ca volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ci\u00f2 di cui oggi ci lamentiamo, per cui ci spetta una salutare reazione di autocritica\u201d (AL 36)<\/i><\/p>\n<p><i>5.\u00a0<\/i><i><b>Squilibrio tra fine unitivo e fine procreativo<\/b><\/i><i>: \u201cspesso abbiamo presentato il matrimonio in modo tale che il suo fine unitivo, l invito a crescere nell amore e l ideale di aiuto reciproco sono rimasti in ombra per un accento quasi esclusivo posto sul dovere della procreazione\u201d (AL 36)<\/i><\/p>\n<p><i>6.\u00a0<b>Un accompagnamento inadeguato delle nuove coppie<\/b>: \u201cNon abbiamo fatto un buon accompagnamento dei nuovi sposi nei loro primi anni, con proposte adatte ai loro orari, ai loro linguaggi, alle loro preoccupazioni pi\u00f9 concrete\u201d (AL 36)<\/i><\/p>\n<p><i>7.\u00a0<b>Astrattezza e idealizzazione teologica<\/b>: \u201cAbbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilit\u00e0 delle famiglie cos\u00ec come sono. Questa\u00a0idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto s\u00ec che il matrimonio sia pi\u00f9 desiderabile e attraente, ma tutto il contrario\u201d (AL 36)<\/i><\/p>\n<p><i>8.\u00a0<b>La presunzione di autosufficienza della dottrina:\u00a0<\/b>\u201cPer molto tempo abbiamo creduto che solamente insistendo su questioni dottrinali, bioetiche e morali, senza motivare l\u2019apertura alla grazia, avessimo gi\u00e0 sostenuto a sufficienza le famiglie, consolidato il vincolo degli sposi e riempito di significato la loro vita insieme\u201d (AL 37)<\/i><\/p>\n<p><i>9.\u00a0<b>Il matrimonio concepito pi\u00f9 come atto che come rapporto<\/b>: \u201cAbbiamo difficolt\u00e0 a presentare il matrimonio\u00a0pi\u00f9 come un cammino dinamico di crescita e realizzazione che come un peso da sopportare per tutta la vita\u201d\u00a0(AL 37)<\/i><\/p>\n<p><i>10.\u00a0<b>Non sostituire, ma formare le coscienze<\/b>: \u201cStentiamo anche a dare spazio alla coscienza dei fedeli, che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti\u00a0il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle\u201d\u00a0(AL 37).<\/i><\/p>\n<p>Queste\u00a0aperte considerazioni, che rileggono la storia della pastorale familiare di fronte alle sfide del mondo contemporaneo, non nascondono le esigenze di conversione\u00a0dei cuori\u00a0e le esigenze\u00a0di profonda riforma\u00a0della disciplina. L\u2019annuncio della comunione in Cristo, che si realizza nell\u2019amore matrimoniale e familiare, esige una assunzione drammatica della tensione tra libert\u00e0 e autorit\u00e0, tra comunione e separazione, tra riconciliazione e divisione. La societ\u00e0 tardo-moderna dischiude nuove libert\u00e0 autentiche,\u00a0ma\u00a0propone nuove\u00a0forme di\u00a0schiavit\u00f9 insidiosa. Ma al soggetto individuale, che pu\u00f2 diventare strutturalmente autoreferenziale, non pu\u00f2 essere contrapposta\u00a0una\u00a0dottrina segnata da\u00a0autoreferenzialit\u00e0 ecclesiale.\u00a0Al possibile delirio soggettivistico del mondo non si potr\u00e0 mai opporre efficacemente un autoritarismo oggettivistico della Chiesa.\u00a0Se la societ\u00e0 aperta\u00a0\u00e8\u00a0una delle condizioni della pi\u00f9 autentica personalizzazione della coppia, del matrimonio e della famiglia,\u00a0allora\u00a0una rilettura della intera tradizione ecclesiale, a partire dalle Scritture, secondo una pi\u00f9 lucida composizione di esigenza istituzionali e di esigenze personali sar\u00e0 in grado di offrire, anche alle prossime generazioni, una sintesi convincente del senso della tradizione\u00a0matrimoniale\u00a0e della sua proponibilit\u00e0 in vista di una vita buona e felice. Senza disperazione e senza presunzione, ma alimentando quella speranza che \u00e8 la pi\u00f9 vera risposta alla profezia cristiana sull\u2019amore. Profezia che non si\u00a0\u00e8 dimostrata\u00a0mai tanto esigente, da non risultare ancor pi\u00f9 misericordiosa.<\/p>\n<p>c) <strong>Il metodo \u00e8 la sostanza<\/strong><\/p>\n<p>Se riascoltiamo la frase del Card. Parolin alla luce di questi due testi, vediamo bene il margine di ambiguit\u00e0 di una espressione certo diplomatica, ma anche rischiosa. Essa tuttavia, bisogna ricordarlo, non ha alcun valore magisteriale. Mentre la presa di distanza dal Congresso, al di l\u00e0 delle parole della Segreteria di Stato, viene dalla tradizione conciliare, inaugurata dal grande testo di Giovanni XXIII e confermata dal testo di AL. Per la quale la distinzione tra sostanza e metodo, sempre possibile, non deve mai far dimenticare che, per la tradizione ecclesiale, <strong>il metodo \u00e8 la sostanza<\/strong>.\u00a0 E che un accesso ai &#8220;contenuti&#8221; della dottrina su matrimonio e famiglia, che avvenga con il metodo del populismo, della discriminazione, della imposizione o del non riconoscimento della libert\u00e0 dei soggetti, \u00e8 tradimento della tradizione e non sua custodia. E in questo caso Cristina Simonelli ha pienamente ragione nel metterci in guardia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una dichiarazione appassionata e acuta, Cristina Simonelli interviene sulle valutazioni ecclesiali e teologiche del Congresso di Verona (qui), sostenendo che il giudizio espresso dal Card. 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