{"id":13675,"date":"2019-03-30T17:39:49","date_gmt":"2019-03-30T16:39:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13675"},"modified":"2019-03-30T17:39:49","modified_gmt":"2019-03-30T16:39:49","slug":"il-volto-del-perdono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-volto-del-perdono\/","title":{"rendered":"Il \u201cvolto\u201d del perdono"},"content":{"rendered":"<p>IV Domenica di Quaresima \u2013 C<\/p>\n<p><i>Gs 5, 9. 10-12;\u00a0<\/i><i>2 Cor 5, 17-21;\u00a0<\/i><i>Lc 15, 1-3. 11-32<\/i><\/p>\n<h2>Introduzione<\/h2>\n<p>Nella quarta domenica troviamo il testo, assai noto, della parabola di Luca comunemente chiamata dal \u201cfiglio prodigo\u201d. \u00c8 un passo in pi\u00f9 nel nostro itinerario quaresimale verso la Pasqua, che ci rivela un altro aspetto del \u201cvolto\u201d del nostro cammino in questo tempo dell\u2019anno liturgico.<\/p>\n<p>Nella prima lettura troviamo il racconto delle prima Pasqua celebrata dopo l\u2019ingresso nella Terra promessa, il momento in cui il popolo port\u00f2 a termine il suo cammino nel deserto per passare da una terra di schiavit\u00f9 alla terra che il Signore aveva promesso ai padri. Si tratta di un momento particolarmente significativo per la vita del popolo. Infatti, quando il popolo comincia a vivere dei frutti della terra nella quale \u00e8 entrato, guidato da Giosu\u00e8, cessa il dono della manna. Ora comincia per Israele la fedelt\u00e0 senza un segno tangibile che \u00e8 il Signore a mantenerlo in vita.<\/p>\n<p>Nelle parole della <i>Seconda lettera a i Corinzi<\/i> (II lettura) risuona la supplica dell\u2019Apostolo a lasciarci riconciliare con Dio. Anche in questo caso si tratta da un dono, quello dell\u2019essere nuova creatura in Cristo, da riconoscere e da saper accogliere nella propria vita. Come il popolo, una volta entrato nella terra, non dovr\u00e0 dimenticare di essere stato salvato e liberato da Dio, cos\u00ec il cristiano nella sua vita ordinaria non deve dimenticare che in Cristo il Padre ha fatto di lui una nuova creatura.<\/p>\n<h2>Riflessione<\/h2>\n<p>Soffermandoci sul brano evangelico, potremmo chiederci quale sia, indipendentemente dai titoli che potremmo tentare di assegnarle, il messaggio della parabola del <i>Vangelo di Luca<\/i>. Per comprenderlo occorre partire dai diversi \u201cindizi\u201d che il testo stesso ci presenta.<\/p>\n<h3>Di fronte al Dio di Ges\u00f9<\/h3>\n<p>Il primo segnale che il testo ci fornisce per la sua interpretazione \u00e8 rappresentato dei versetti che introducono la parabola e che anche il lezionario liturgico riporta. Si tratta dei vv. 1-3 del cap. 15 del <i>Vangelo di Luca<\/i>. Dopo questi versetti, che sono un\u2019introduzione all\u2019intero capitolo, non segue immediatamente la nostra parabola, ma Luca ne inserisce prima altre due che presentano alcune affinit\u00e0, cio\u00e8 la parabola della \u201cpecora smarrita\u201d (vv. 4-7) e della \u201cdracma smarrita\u201d (vv. 8-10). Il legame tra le tre parabole del cap. 15 di Luca \u00e8 dato soprattutto dai verbi \u201cperdere\u201d e \u201ctrovare\u201d, che ricorrono rispettivamente sette e otto volte nell\u2019intero capitolo.<\/p>\n<p>L\u2019introduzione ci fornisce una preziosa chiave di lettura del testo. Infatti in essa si presenta una situazione concreta della vita e del ministero di Ges\u00f9, che poi potremo ritrovare \u201cricostruita\u201d nella parabola. Vengono messi in scena tre personaggi: Ges\u00f9, peccatori\/pubblicani, farisei\/scribi. I pubblicani e i peccatori si avvicinano a Ges\u00f9, mentre gli scribi e i farisei, cio\u00e8 gli uomini religiosi del tempo, mormorano perch\u00e9 egli li accoglie e siede a mensa con loro. Allora Ges\u00f9, di fronte alla chiusura degli uomini religiosi del suo tempo e di ogni tempo, narra questa parabola nella quale non \u00e8 difficile cogliere la \u201cricostruzione\u201d di quella medesima situazione. Nel padre possiamo vedere infatti il comportamento di Ges\u00f9 che accoglie di nuovo colui che era andato in un paese lontano; nel figlio minore possiamo vedere i peccatori e i pubblicani che si avvicinano a Ges\u00f9 forse senza avere un giusto modo di accostarsi a Dio; infine abbiamo il figlio maggiore che rappresenta bene scribi e farisei nella loro chiusura davanti al comportamento di Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Cosa ci dice tale primo \u201cindizio\u201d che il testo ci fornisce? Da questo particolare scopriamo che nella parabola siamo guidati a discernere il nostro <i>modo di stare davanti a Dio<\/i>, la nostra \u201csintonia\u201d con il volto del Padre che Ges\u00f9 \u00e8 venuto a rivelarci. Ogni falsa religiosit\u00e0 \u00e8 messa con le spalle al muro dal racconto di Ges\u00f9, che alla fine ci obbliga a \u201cprendere posizione\u201d: rimanere chiusi nella nostra immagine di Dio o aprirci al liberante volto di Dio che ci rivela l\u2019Evangelo.<\/p>\n<h3>Trattami come uno dei tuoi salariati\u2026<\/h3>\n<p>C\u2019\u00e8 qualcosa che accomuna il figlio maggiore e il figlio minore. Essi infatti sono veramente fratelli e si assomigliano pi\u00f9 di quanto potremmo immaginare leggendo la parabola in modo superficiale. Entrambi si sentono come \u201csalariati\u201d davanti al loro padre.<\/p>\n<p>Il figlio minore, partito per una terra lontana, quando decide \u2013 spinto dall\u2019interesse pi\u00f9 che dal pentimento \u2013 di ritornare alla casa di suo padre, che egli aveva abbandonato sperperando la parte di patrimonio che il genitore gli aveva dato, prepara il suo discorso da rivolgere al padre per essere accolto. Egli al padre vuole chiedere di riaccoglierlo e di trattarlo \u201ccome uno dei suoi <i>salariati<\/i>\u201d. Ma il padre non permetter\u00e0 nemmeno che il figlio pronunci queste parole.<\/p>\n<p>Anche il figlio maggiore sta davanti al padre come un servo. Adirato con il padre, che ha accolto il figlio minore e per lui ha fatto uccidere il vitello grasso, afferma: <i>\u00abEcco da tanti anni ti servo\u00bb<\/i>. Ma anche in questo caso la risposta del padre va in direzione totalmente opposta. Al maggiore egli dice <i>\u00abfiglio, tu sei sempre con me\u00bb<\/i>. Non prende nemmeno in considerazione l\u2019argomento del \u201cservizio\u201d, ma evoca unicamente la relazione che intercorre tra un padre e un figlio.<\/p>\n<p>I due figli, dunque, si sentono entrambi \u201cservi\u201d. Due immagini che dicono il modo di percepire la relazione con Dio di coloro che entrano in contatto con l\u2019annuncio di Ges\u00f9. Il figlio maggiore rappresenta gli uomini religiosi, che vivono \u201cda servi\u201d nei confronti di Dio e credono di essere considerati da lui in base alle loro prestazioni. Dio dovrebbe \u201cdare a loro\u201d in base a ci\u00f2 che essi gli hanno fatto per lui, in base al loro servile rapporto con lui.<\/p>\n<p>Il figlio minore d\u2019altra parte rappresenta i \u201clontani\u201d, che si riavvicinano a Dio influenzati da quella sua immagine che gli stessi uomini religiosi hanno loro insegnato con il proprio comportamento. Essi hanno imparato a vedere il volto di Dio non come quello di un padre, ma come quello di un padrone che pretende da loro un \u201crisarcimento\u201d per il peccato commesso, che esige delle prestazioni per essere riaccolti in quella casa dalla quale si erano allontanati.<\/p>\n<h3>La veste, l\u2019anello, i sandali\u2026<\/h3>\n<p>Come si rivela allora il volto di Dio in Ges\u00f9? Lo vediamo, come gi\u00e0 abbiamo accennato, nel fatto che il padre rifiuta da entrambi i figli di essere considerato come un \u201cpadrone\u201d. Questo rifiuto \u00e8 descritto dai <i>gesti<\/i> che il padre ordina ai suoi servi di compiere nei confronti del figlio. Sono questi gesti la risposta del padre alle parole del figlio che ritorna. I servi devono portare al figlio minore <i>l\u2019abito lungo<\/i>. \u00c8 l\u2019abito d\u2019onore, l\u2019abito di festa, l\u2019abito del signore della casa e non l\u2019abito del servo. Con questo gesto il padre ridona lo <i>status<\/i> di figlio. Il secondo gesto che i servi devono compiere nei confronti del figlio ritornato \u00e8 quello di porgli <i>l\u2019anello al dito.<b> <\/b><\/i>Cos\u00ec il figlio viene ristabilito nella sua dignit\u00e0 filiale (l\u2019anello con il sigillo). Riacquista il potere e la dignit\u00e0 di prima rispetto ai servi del padre. Infine i servi devono calzare i piedi del figlio minore con <i>i sandali. <\/i>I sandali<i> <\/i>sono il segno di un uomo libero, mentre lo schiavo cammina a piedi nudi.<\/p>\n<p>Il padre con questi tre oggetti che fa portare al figlio dai suoi servi contraddice ogni previsione del figlio minore, contraddice discorso che il figlio si era preparato mettendosi al livello di un salariato, e gli ridona la dignit\u00e0 di figlio. Questi tre oggetti sono un \u201cannuncio\u201d che il padre fa al figlio minore che egli non ha mai cessato di considerarlo come un figlio.<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8 il comportamento di Ges\u00f9 nei confronti dei peccatori e dei pubblicani, con il quale egli rivela il volto del Padre: con il suo comportamento egli annuncia loro che essi non hanno mai perso la loro dignit\u00e0 davanti a Dio. Questo \u00e8 <i>il volto del perdono<\/i> di Dio. Nessun uomo pu\u00f2 legittimamente impostare il suo rapporto con Dio da schiavo. Questo \u00e8 ci\u00f2 che Ges\u00f9 annuncia, mangiando con i peccatori e i pubblicani. Qui si colloca il vero momento favorevole alla conversione: l\u2019incontro con un Dio misericordioso, che non si interessa delle nostre \u201cliste di peccati\u201d \u2013 come quella che il figlio minore si era preparato \u2013 ma ci chiede di essere figli e non servi.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019amore del padre che fa rinascere il figlio, lui al massimo avrebbe chiesto di essere un salariato. In Osea 16,18 Dio dice ad Israele, descrivendo i giorni del suo intervento salvifico definitivo: <i>tu <\/i><i>non mi chiamerai pi\u00f9 mio padrone.<\/i><\/p>\n<h3>Dio fa festa quando \u201critrova\u201d un figlio<\/h3>\n<p>Nel testo della parabola, nella somiglianza dei due figli nei confronti del padre si trova l\u2019annuncio che in essa Ges\u00f9 intende fare. \u00c8 un annuncio sconvolgente, che gi\u00e0 era presente nelle due pi\u00f9 brevi parabole che aprono il capitolo. Per Ges\u00f9 ci\u00f2 che Dio richiede da ogni uomo e donna, il fondamento del perdono, \u00e8 quello di lasciarsi considerare come figli e mai come schiavi. Questo \u00e8 il \u201cvangelo\u201d che scardina il peccato del peccatore e le illusioni di auto salvezza dell\u2019uomo religioso di ogni tempo.<\/p>\n<p>Il volto di Dio che Ges\u00f9 rivela non \u00e8 quello di un padrone che va in cerca di <i>prestazioni religiose<\/i>, ma quella di un padre che fa festa quando <i>ritrova un figlio<\/i> che accetta di lasciarsi rivestire delle vesti pi\u00f9 belle, di ricevere l\u2019anello al dito e di calzare i sandali dell\u2019uomo libero. \u00c8 questo un altro annuncio che incontriamo nel nostro cammino quaresimale.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli<\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"text-decoration: underline\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IV Domenica di Quaresima \u2013 C Gs 5, 9. 10-12;\u00a02 Cor 5, 17-21;\u00a0Lc 15, 1-3. 11-32 Introduzione Nella quarta domenica troviamo il testo, assai noto, della parabola di Luca comunemente chiamata dal \u201cfiglio prodigo\u201d. \u00c8&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[467],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13675"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/17"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13675"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13675\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13676,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13675\/revisions\/13676"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13675"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13675"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13675"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}