{"id":13585,"date":"2019-03-30T00:05:16","date_gmt":"2019-03-29T23:05:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13585"},"modified":"2019-03-30T08:55:03","modified_gmt":"2019-03-30T07:55:03","slug":"il-parroco-prudente-e-la-bussola-imprudente-sulle-aperture-ecumeniche-di-don-giuseppe-grampa-a-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-parroco-prudente-e-la-bussola-imprudente-sulle-aperture-ecumeniche-di-don-giuseppe-grampa-a-milano\/","title":{"rendered":"Il Parroco prudente e la Bussola imp(r)udente.  Sulle aperture ecumeniche di Don Giuseppe Grampa a Milano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Milano_-_chiesa_di_San_Giovanni_in_Laterano_-_esterno.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13586\" alt=\"Milano_-_chiesa_di_San_Giovanni_in_Laterano_-_esterno\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Milano_-_chiesa_di_San_Giovanni_in_Laterano_-_esterno-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Milano_-_chiesa_di_San_Giovanni_in_Laterano_-_esterno-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Milano_-_chiesa_di_San_Giovanni_in_Laterano_-_esterno.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nella coscienza ecclesiale sta maturando, gradualmente ma in modo irreversibile, una diversa comprensione delle \u201cdifferenze\u201d tra i cristiani. Ci\u00f2 che per secoli abbiamo vissuto come contraddizione e come errore, come un \u201caut\u201d \u201caut\u201d, da qualche decennio inizia ad essere letto e vissuto come opportunit\u00e0 e come ricchezza, come un \u201cet\u201d \u201cet\u201d: cos\u00ec quella che appariva come pericolosa negazione della comunione inizia ad essere percepita come ricchezza differenziata nella comunione.<\/p>\n<p>In questo cammino, fatto di documenti innovatori e di pratiche inconsuete, le diverse confessioni cristiane hanno iniziato a camminare, in modo non uniforme e con evidenti resistenze.<\/p>\n<p>Qualche settimana fa a Milano una celebrazione cattolica, con la presenza all\u2019ambone e presso l\u2019altare di una Pastora battista, ha suscitato reazioni violente da parte di un blog (Nuova Bussola Quotidiana) che si \u00e8 abituato a confondere la tradizione cattolica con un \u201cmonolite immutabile\u201d. Cos\u00ec un articolo, male intenzionato e peggio argomentato, ha potuto valutare le aperture del parroco Don Giuseppe Grampa come una negazione della verit\u00e0 cattolica, come una eresia, come un grave delitto, come uno scandalo.<\/p>\n<p>Alla risposta del Parroco, apparsa sul bollettino parrocchiale di marzo, il blog ha pensato bene di controreplicare con ancora maggiore durezza, quasi inscenando un piccolo \u201ctribunale della inquisizione\u201d, in cui ha sottoposto al parroco una singolare \u201cProfessione di fede cattolica\u201d &#8211; costruita malamente con frasi tratte senza discernimento dal Concilio di Trento (1551) e da una istruzione della Congregazione del culto divino, \u201cRedemptionis Sacramentum\u201d (2004) \u2013 alla quale professione di fede, secondo il giudizio azzardato della scrivente, il Parroco avrebbe dovuto rispondere semplicemente \u201cs\u00ec\u201d o \u201cno\u201d.<\/p>\n<p>A me pare che proprio questo modo \u201crozzo\u201d di porre le questioni dimostri la mancanza di cultura teologica e di aggiornamento ecclesiale di questi \u201ccorrispondenti romani\u201d, che pensano di scrivere vivendo nel 1915 o nel 1932, e ritengono forse che siano ancora vigenti le condanne del Sillabo o la \u201cmessa all\u2019indice\u201d delle Operette morali di Leopardi. Da pi\u00f9 di mezzo secolo, per\u00f2, anzitutto nei rapporti ecclesiali, molte cose sono cambiate e devono essere accuratamente considerate, per affrontare con correttezza tutta la questione. Provo a presentare qui brevemente i cambiamenti pi\u00f9 rilevanti, di cui la replica sgarbata al Parroco Don Giuseppe non tiene conto alcuno:<\/p>\n<p>a) Il cammino di confronto ecumenico ha contribuito a riconoscere che l\u2019\u201doggetto della scomunica\u201d di 500 anni fa non corrisponde pi\u00f9 alla posizione del \u201cnemico\u201d, ma solo alla rappresentazione che la controparte se ne era fatta, 5 secoli prima, sotto la pressione della polemica. Quello che i cattolici dicevano dei protestanti, e che i protestanti dicevano dei cattolici, non era fedele alla realt\u00e0 dell\u2019altro. Anzitutto sulla dottrina della giustificazione, ma anche in campo sacramentale, abbiamo oggi maturato, da entrambe le parti, una comprensione pi\u00f9 equilibrata delle buone ragioni proprie nonch\u00e9 di quelle altrui. E oggi riconosciamo anche volentieri i limiti delle nostre visioni insieme ai pregi di quelle altrui. E cos\u00ec fanno pure gli altri.<\/p>\n<p>b) Il confronto teorico, tra cattolicesimo e protestantesimo, \u00e8 diventato anche \u201cprassi di preghiera comune\u201d. In questi casi, come \u00e8 evidente, valgono delle regole di ospitalit\u00e0 che permettono di incontrare coloro che appartengono a tradizioni diverse da quella cattolica, mediante alcuni accorgimenti del processo rituale e della rappresentanza ecclesiale, che sono giustificati, precisamente, dalla rilevanza dell\u2019interlocutore. L\u2019interesse per l\u2019altro giustifica la selezione da operare nelle pretese di uniformazione. E rende possibile anche ci\u00f2 che prima era considerato o irreale o impensabile.<\/p>\n<p>c) Questa prassi ecclesiale, che prevede di accogliere l\u2019altro e di farsi accogliere dall\u2019altro, mediante una serie di \u201cazioni e parole condivise\u201d, chiede evidentemente a ciascuno di \u201clasciarsi convertire dall\u2019incontro con l&#8217;altro che \u00e8 diverso. Come accade in ogni altra esperienza della vita, anche qui, colui che per tradizione \u00e8 diventato \u201cdiverso da me\u201d pu\u00f2 essere incontrato solo nel \u201ccredito di fiducia\u201d e non nel sospetto, nell\u2019apertura di cuore e non nella chiusura della mente. Un supplemento di umanit\u00e0 e di buon senso rende disponibili a ci\u00f2 che, per principio, potrebbe essere semplicemente escluso.<\/p>\n<p>d) Per costruire una comunione ecclesiale ed eucaristica nel futuro comune delle chiese cristiane occorre anzitutto uscire da una logica dominata dai \u201ccanoni di condanna\u201d e dalla rilevazione degli \u201cabusi liturgici\u201d. Si tratta di \u201clinguaggi ecclesiali\u201d che non costruiscono ponti, ma muri. Se per cercare di comprendere quello che ha fatto con tanta saggezza il parroco di S. Giovanni in Laterano a Milano si utilizza solo un testo di 500 anni fa, in cui la parola pi\u00f9 usata \u00e8 \u201canathema sit\u201d, e un documento recente che si preoccupa solo di rilevare gli \u201cabusi\u201d della celebrazione eucaristica cattolica, si commette un errore di metodo e di stile quasi imperdonabile. E\u2019 come guardare una partita di calcio facendo attenzione soltanto a quanto \u201csi sporcano\u201d i giocatori col fango, o a quante \u201cparolacce\u201d dicono durante il gioco. La prospettiva \u00e8 distorta, non coglie il centro e genera mostri.<\/p>\n<p>e) Va aggiunto, inoltre, che il tono avvocatesco, nel quale cade la giornalista volonterosa, \u00e8 l\u2019inevitabile conseguenza di un uso sprovveduto delle fonti e della mancanza di un minimo di conoscenza delle tradizione altrui. E\u2019 vero che per secoli abbiamo conosciuto del protestantesimo solo ci\u00f2 che era stato oggetto di condanna cattolica. Ma oggi, con tutto il cammino compiuto, soltanto il pregiudizio verso la identit\u00e0 dell\u2019altro, la sua riduzione alle nostre antiche o recenti definizioni riduttive, ci permette di guardarlo solo con diffidenza e con ostilit\u00e0, e di coinvolgere in questo sguardo chiunque non lo combatta apertamente, o addirittura voglia \u201ccelebrare\u201d con lui. Vedendo gli altri solo come \u201cminacce\u201d, si parte lancia in resta contro ogni apertura. E brandendo il nostro \u201ccanone tridentino\u201d pretendiamo di fermare la storia al 1551.<\/p>\n<p>f) Questo atteggiamento pieno di pregiudizi pu\u00f2 essere superato anzitutto con uno \u201csguardo diverso\u201d. Le gravi divisioni che hanno turbato e sfigurato il corpo della Chiesa, in questi ultimi secoli, ci chiedono oggi un mutamento anzitutto dello sguardo e dell\u2019atteggiamento. L\u2019altro cristiano \u2013 luterano, battista, valdese o anglicano che sia \u2013 con la sua differenza di tradizione, di dottrina e di prassi, pi\u00f9 che rappresentare per noi un rischio appare invece come una opportunit\u00e0. Incontrarlo sbandierando il catalogo dei \u201csuoi\u201d errori impedisce di riconoscere lui e travisa anche la nostra identit\u00e0. Noi non siamo anzitutto un catalogo degli errori altrui. Con il metodo adottato dall\u2019articolo di nbq non sfiguriamo quindi soltanto gli altri, e di questo dovremmo scusarci con loro, ma anzitutto sfiguriamo noi stessi e la nostra stessa tradizione. Non riesco proprio a ritrovare l\u2019autentico cattolicesimo in questa caccia alle streghe protestanti.<\/p>\n<p>Per questo ritengo che Don Giuseppe Grampa, per come ha proceduto sul piano operativo, e anche per come ha spiegato pacatamente la sua azione sul bollettino della Parrocchia, si sia mosso con quella prudenza della profezia che sa bene come, in determinate circostanze della storia, l\u2019unica forma di azione che sia all\u2019altezza di onorare la tradizione in modo davvero prudente non consiste nel restare fermi e sospettosi, per difendersi dalla minaccia dell\u2019altro, ma sta nel muoversi, agire, costruire ponti, porre precedenti, dare fiducia e uscire all\u2019aperto. Chiedere ad un Parroco di rispondere \u201cs\u00ec\u201d o \u201cno\u201d alle proposizioni tridentine, per iniziative avvenute nel 2019, \u00e8 anzitutto un modo di essere imprudenti (oltre che impudenti). Direi che \u00e8 un modo di essere <i>spudoratamente imprudenti<\/i>. Prudenza dottrinale vuole che noi ci accolliamo una riformulazione di quelle prospettive tridentine, che sono da pensare in un mondo diverso e in una chiesa diversa da quella di 500 anni fa. Se non si tiene conto della storia, del cammino delle chiese, della nostra come delle altre, si cade facilmente in una cecit\u00e0 altamente rischiosa, proprio sul piano della dottrina: questa \u00e8 la imprudenza che scaturisce allo stesso tempo dalla rigidit\u00e0 dottrinale e dalla indifferenza verso l\u2019altro. La dottrina diventa una pietra e l&#8217;altro un bersaglio. Rispetto a questa possibilit\u00e0 imprudente, occorre dare invece il primato alla prudenza della relazione, al rischio della apertura e alla viva immaginazione di una Chiesa in uscita, che sa leggere i segni dei tempi, senza paura e con lungimiranza. Su questa linea, che si \u00e8 aperta ormai da pi\u00f9 di 50 anni, ha saputo muoversi in modo prudente e convincente l\u2019azione pastorale ed ecumenica di Don Giuseppe Grampa. Con vero stile cattolico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>P.S.<\/p>\n<p>La prof. Maria Cristina Bartolomei, presente alla celebrazione oggetto della discussione, ha inviato la seguente precisazione, che mi pare aggiungere un dettaglio non irrilevante per giudicare al meglio la prudenza del Parroco. Ecco il testo:<\/p>\n<div><em>&#8220;Un sentito ringraziamento ad Andrea per questa pacata riflessione di ampio respiro \u00a0in una prospettiva vasta e positiva. La migliore &#8220;replica&#8221; alla scimmiottatura \u00a0di processo inquisitoriale.\u00a0<\/em><\/div>\n<div><em>Solo una piccola precisazione fattuale. La Pastora non \u00e8 mai stata all&#8217;altare. \u00c8 stata in presbiterio, in fondo, dove ci sono le sedie per celebrante e chierichetti, accanto a don Giuseppe, \u00a0durante la liturgia della Parola. Di l\u00ec si \u00e8 spostata per andare all&#8217;ambone a tenere l&#8217;omelia. Quando poi don Giuseppe si \u00e8 avvicinato all&#8217;altare per la liturgia eucaristica, la Pastora \u00e8 rimasta al posto che occupava prima, a tre -quattro metri di distanza dall&#8217;altare. E si \u00e8 spostata di nuovo solo per distribuire la Comunione. \u00c8 un particolare che appare intenzionalmente e consapevolmente alterato nelle varie denunce e accuse. Perch\u00e9 chi era presente ha visto chiaramente. Non che la vicinanza fisica all&#8217;altare sarebbe stata di per s\u00e9 scandalosa. Ma avrebbe potuto venire fraintesa. E non c&#8217;\u00e8 stata.\u00a0<\/em><\/div>\n<div><em>Questo fa temere malafede e non solo sprovveduta e impudente imprudenza in chi ha attaccato l&#8217;operato di don Giuseppe.\u00a0<\/em><\/div>\n<div><em>Cari saluti, Maria Cristina&#8221;<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella coscienza ecclesiale sta maturando, gradualmente ma in modo irreversibile, una diversa comprensione delle \u201cdifferenze\u201d tra i cristiani. 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