{"id":13549,"date":"2019-03-13T08:15:09","date_gmt":"2019-03-13T07:15:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13549"},"modified":"2019-03-13T08:18:23","modified_gmt":"2019-03-13T07:18:23","slug":"sei-anni-fa-una-settimana-memorabile-intorno-al-13-marzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sei-anni-fa-una-settimana-memorabile-intorno-al-13-marzo\/","title":{"rendered":"Sei anni fa: una settimana memorabile intorno al 13 marzo"},"content":{"rendered":"<p><em>A distanza di 6 anni, rievocare questa &#8220;settimana intorno alla elezione di Francesco papa&#8221; pu\u00f2 aiutare a capire da dove \u00e8 iniziato tutto. Avevo pubblicato il post a caldo, alcuni giorni dopo la elezione. Mi sembra che restituisca bene quello che abbiamo vissuto tutti, ecclesialmente e umanamente. E che sorprende ancora oggi.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<h1>La settimana intorno a Francesco<\/h1>\n<div><\/div>\n<div>Pubblicato originariamente il\u00a0<abbr title=\"luned\u00ec, marzo 18th, 2013, 9:57 am\">18 marzo 2013<\/abbr>\u00a0nel blog:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/come-se-non\/\" rel=\"tag\">Come se non<\/a>\u00a0\u00b7\u00a0<a title=\"Edit Articolo\" href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-admin\/post.php?post=3418&amp;action=edit\">Edit<\/a><\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<div><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/siusi-2011-0051.jpg\" rel=\"lightbox\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/siusi-2011-0051.jpg\" width=\"320\" height=\"240\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p><strong>La settimana intorno a Francesco<\/strong><br \/>\n<strong>La Chiesa \u201cin viaggio\u201d cammina e si rinnova<\/strong><\/p>\n<p>Le dimissioni di Papa Benedetto, annunciate il giorno 11 febbraio e divenute operative il 28 febbraio, avevano aperto un varco, nella vita della Chiesa, per un\u2019occasione di revisione, di conversione, per un balzo in avanti possibile, ma non scontato.<\/p>\n<p>Luned\u00ec 11 marzo, esattamente un mese dopo quelle dimissioni, avevo un incontro serale a Padova, su iniziativa di tre parrocchie, sul tema del \u201cgioved\u00ec santo\u201d. Mentre mostravo loro l\u2019esigenza di uscire dalla mentalit\u00e0 tradizionale (la eredit\u00e0 medievale del triduo della passione contrapposto al triduo della resurrezione) e di acquisire la pi\u00f9 antica visione dei \u201ctre giorni\u201d (dal vespro del gioved\u00ec al vespro della domenica) pensavo che il giorno dopo si sarebbe aperto il Conclave e la Chiesa avrebbe potuto trovare nuovo impulso e nuova forza, anche per annunciare queste verit\u00e0 cos\u00ec fondamentali e cos\u00ec poco comprese.<\/p>\n<p>Il giorno dopo, in effetti, si sono svolti tutti i riti di introduzione al Conclave, che ho seguito per radio mentre raggiungevo Pesaro, dove dovevo tenere le mie 4 ore di lezione, dalle ore 18 alle ore 21. Proprio al momento della pausa, intorno alle 19.30, ho avuto la notizia della \u201cfumata nera\u201d, che P. Lombardi aveva gi\u00e0 pronosticata fin dal giorno prima. Come era ovvio, la prima votazione aveva avuto soltanto la funzione di \u201csondaggio\u201d e di \u201cverifica\u201d delle condizioni di consenso e di orientamento dei cardinali.<\/p>\n<p>Il giorno successivo, mercoled\u00ec 13 marzo, da molti ritenuto decisivo, si \u00e8 sviluppato con una crescente tensione. Erano previste 4 votazioni, due la mattina e due nel pomeriggio. La mattina \u00e8 passata in modo molto lineare e con una certa sorpresa la fumata nera di fine mattinata si \u00e8 levata in cielo con largo anticipo rispetto al programma previsto. Che cosa poteva significare, tutto questo? Non lo si poteva capire. Nel pomeriggio c\u2019\u00e8 stata una certa attesa per la met\u00e0 pomeriggio, quando poteva essere annunciata l\u2019elezione. Ma l\u2019attesa \u00e8 stata delusa. Ci si era quasi convinti che anche la sera, intorno alle 19, o forse prima, avremmo di nuovo visto una fumata nera.<\/p>\n<p>Intanto dovevo partire per Milano, dove la sera alle 21 avevo una conferenza nel ciclo \u201cLa cattedra del Concilio\u201d. Andando verso Milano, da Padova, sono passato davanti all\u2019uscita di Bergamo e ho visto l\u2019indicazione \u201cSotto il Monte\u201d. Un piccolo voto \u00e8 sbocciato nel mio cuore. Se Papa Giovanni, 50 anni dopo, avesse voluto metterci una mano\u2026<\/p>\n<p>Mentre arrivavo a Milano, alla parrocchia di S. Giovanni in Laterano, poco dopo le 19, per radio ho sentito il giornalista urlare: \u201cE\u2019 bianca, la fumata \u00e8 bianca\u201d. Cos\u00ec\u00a0diceva il commentatore, mentre la piazza intorno a lui cominciava ad applaudire con entusiasmo. In pochi minuti, con crescente agitazione, arrivo alla Parrocchia, dove \u00e8 pronta la cena e la televisione inquadra continuamente la finestra della loggia di S. Pietro.<\/p>\n<p>Mangio con il Parroco, don Giuseppe Grampa, i suoi collaboratori e amici, nello spazio tra l\u2019annuncio e la proclamazione.\u00a0Passa un\u2019ora abbondante, percorsa da mezze parole, aperture e chiusure, slanci di fantasia e realismi quasi cupi. Arrivano poi i primi accenni di apertura della finestra: si accendono le luci nelle stanze, si muovono tenue ombre dietro le tende bianche, infine ecco il momento, esce il Cardinale Protodiacono e ascoltiamo la parola tanto attesa: Habemus Papam! E\u2019 il cardinale Bergoglio, di Buenos Aires. Che si chiamer\u00e0 \u201cFrancesco\u201d! Mi guardano in modo interrogativo e dico: \u201cE\u2019 aperto, era il competitore di Ratzinger nel 2005\u201d. Resto molto colpito, capisco che \u00e8 successo qualcosa che forse tutti avremmo potuto prevedere, ma che pochissimi avevano considerato.<\/p>\n<p>Ancora qualche minuto di attesa, poi ecco il nuovo papa Francesco. Resta per alcuni minuti in silenzio, mentre la folla applaude e le bande suonano, sotto il balcone. Poi cominciano i 10 minuti pi\u00f9 lunghi e pi\u00f9 densi della Chiesa postconciliare. Il nuovo papa saluta con un \u201cFratelli e sorelle, buona sera!\u201d. Colpisce subito il tono della voce, che sta a met\u00e0 tra Papa Roncalli e Papa Lucani. Ma poi la preghiera per Papa Benedetto (chiamato \u201cvescovo emerito di Roma\u201d) prende la forma di un Padre Nostro, di un\u2019 Ave Maria e di un Gloria, recitati in un italiano inevitabilmente incerto, ma diretto e sentito, sorprendente. Poi imposta il proprio cammino di \u201cVescovo con il suo popolo\u201d, chiedendo che il popolo preghi silenziosamente Dio, perch\u00e9 benedica il proprio Vescovo. E nel silenzio della piazza che prega papa Francesco si inchina di fronte a Dio e al suo popolo. Poi procede alla benedizione, vestendo solo a quel punto la stola, che poi leva con le sue stesse mani, appena concluso il rito di benedizione. Alla fine chiede ancora il microfono e saluta la folla, ringraziando per l\u2019accoglienza e augurando buona notte e buon riposo. Sono senza parole, quasi frastornato per sovrabbondanza. Come se, dopo le prospettive di un cambiamento ecclesiale, i rischi di vanificazione delle speranze, il risultato del Conclave ci presentasse, di colpo, una possibilit\u00e0 di reale mutamento di linguaggio, di priorit\u00e0, di stile, di prospettiva,\u00a0in un modo che\u00a0forse nessuno osava pensare dopo le promesse solenni del Concilio Vaticano II. Erano 50 anni che non si sentiva parlare un Papa cos\u00ec.<\/p>\n<p>Ma la serata doveva riservarmi altre sorprese. Infatti gli amici milanesi, che non conoscevo, avevano preparato come \u201cintroduzione\u201d alla mia conferenza su \u201cSacrosanctum Concilium\u201d la proiezione di due \u201cvideo\u201d: il primo erano alcuni minuti di una messa di Mons. M. Lefebvre a Parigi, nel 1977; la seconda alcuni momenti dell\u2019ultima Veglia Pasquale presieduta da P.\u00a0David Maria Turoldo. Nessuno, se avesse voluto contestualizzare quella serata imprevedibile, avrebbe potuto meglio anticipare i sentimenti e le emozioni che abitavano mente e cuore, anima e corpo. Eravamo di fronte a una svolta ecclesiale del tutto sorprendente e cominciare con quelle immagini \u00e8 stata la premessa per una riconsiderazione del \u201cpartecipare\u201d alla liturgia come esigenza elementare di questa stessa svolta, finalmente aperta e disponibile davanti a noi, da appena un\u2019ora!<\/p>\n<p>Il giorno successivo, gioved\u00ec 14 marzo. sono partito di buon mattino per Roma, dove dovevo tenere il mio seminario sulla \u201cliturgia nel Concilio Vaticano II\u201d e poi, nel tardo pomeriggio, la presentazione di un volume di un bravo monaco, filologo e musicista, mio ex alunno, di nazionalit\u00e0 argentina. La giornata, con tutti i suoi impegni, \u00e8 per\u00f2 segnata dal crescente entusiasmo che trapela dalle prime mosse e parole del nuovo Vescovo di Roma. A S. Anselmo incrocio alcuni colleghi che mi rivelano alcuni retroscena della prima apparizione. Il \u201crifiuto della mozzetta\u201d diventa una specie di simbolo del nuovo corso liturgico, che papa Francesco sembra voler inaugurare. Ma si viene anche a sapere della disinvoltura con cui il nuovo papa paga il conto al proprio albergo, prende lui stesso le sue valigie, accorcia le distanze con le persone, scende dalla sede, quasi inciampando, per andare ad abbracciare il Decano del collegio cardinalizio, porta un mazzolino di fiori alla Madonna e si inginocchia nell\u2019ultima panca e non all\u2019inginocchiatoio solenne a lui riservato\u2026 Sembra quasi che il linguaggio formale della Chiesa, in questa accelerazione improvvisa, riacquisti una possibilit\u00e0 di parola autorevole e di credito umano che per troppo tempo era rimasta latente o aveva anche dovuto conoscere aperte smentite.<\/p>\n<p>La sera, presso l\u2019Abbazia di San Paolo fuori le mura, posso sentirmi prossimo e quasi compreso in quel famoso mosaico dove il papa ( Onorio III) viene rappresentato \u201cpiccolo e quasi annichilito per terra\u201d, che \u201cbacia il piede al Cristo, dalle gigantesche dimensioni\u201d, come ha scritto Paolo VI nel primo famoso discorso al Concilio Vaticano II, nel settembre del 1963.<\/p>\n<p>Il giorno dopo, tornato a casa, a Savona, posso considerare la sera, in una riunione nella Parrocchia, quanto anche il percorso della iniziazione cristiana dei bambini possa essere riletto e promosso da questa prospettiva pastorale, confermata con tanta forza dal nuovo papa Francesco.<\/p>\n<p>Intanto le diverse occasioni di incontro, di presa di parola, di presenza del nuovo Papa confermano la prima impressione: una rilettura non trionfalistica, non imperiale, non sommosacerdotale, non gerarchica si fa strada su tutti i livelli e pu\u00f2 rinnovare tutto, se lo si vorr\u00e0 davvero.<\/p>\n<p>Sabato 16 mi aspetta una giornata di lavoro a Lugano, per i catechisti della Diocesi. Il tema \u00e8 quello della \u201cfede celebrata\u201d. Il contesto \u00e8 l\u2019Anno della Fede. E\u2019 un contesto che risente della ambiguit\u00e0 di una \u201cscelta mancata\u201d. Come si fa a celebrare il 50^ del Concilio Vaticano II, unendolo ai 20 anni del Catechismo della Chiesa Cattolica? Questa scelta, che ha inaugurato l\u2019anno della fede, risulta letteralmente travolta dai fatti degli ultimi tre giorni. E\u2019 stata proprio questa crescente mancanza di chiarezza a compromettere la figura ecclesiale degli ultimi anni, che ora pu\u00f2 essere riscattata.<\/p>\n<p>Ieri, domenica, al ritorno da Lugano, decido di onorare il voto di una settimana fa. Allungo di poco la strada e ritorno a Sotto il Monte. Dopo la celebrazione eucaristica salgo all\u2019Abbazia di S. Egidio e visito la tomba di Padre David Maria Turoldo, mentre nel silenzio scendono soffici fiocchi di neve. Nel segno di Giovanni XXIII e del grande frate servita medito su questi giorni e su come, quasi di colpo, la Chiesa si sia trovata consolata nella sua diversit\u00e0, nel suo anelito a dar la parola allo Spirito, a farsi prossima a tutti, a riprendere il cammino sospeso o interrotto, per troppi anni.<\/p>\n<p>Dovremo raccontare ai nostri figli e ai nostri nipoti questi giorni di grazia. Dovremo narrarli in tutte le loro sorprese, in tutto ci\u00f2 che era inatteso e che, realizzandosi di colpo,\u00a0ci ha quasi levato la parola. Nelle pieghe di queste poche giornate \u00e8 spirato un vento fresco, una brezza leggera, nella quale abbiamo potuto riconoscere l\u2019impronta inconfondibile del bene che si fa largo e della libert\u00e0 dello Spirito Santo, che soffia dove vuole, spesso contro ogni nostra attesa. E cos\u00ec apre alla speranza, vincendo ogni presunzione e ogni disperazione. La chiesa cammina, per\u00a0 davvero.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A distanza di 6 anni, rievocare questa &#8220;settimana intorno alla elezione di Francesco papa&#8221; pu\u00f2 aiutare a capire da dove \u00e8 iniziato tutto. Avevo pubblicato il post a caldo, alcuni giorni dopo la elezione. 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