{"id":13501,"date":"2019-03-09T01:57:30","date_gmt":"2019-03-09T00:57:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13501"},"modified":"2019-03-09T01:57:30","modified_gmt":"2019-03-09T00:57:30","slug":"amoris-laetitia-le-parole-e-il-silenzio-una-lettera-a-giulio-meiattini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/amoris-laetitia-le-parole-e-il-silenzio-una-lettera-a-giulio-meiattini\/","title":{"rendered":"Amoris Laetitia, le parole e il silenzio: una lettera a Giulio Meiattini"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ans011.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13132\" alt=\"ans01\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ans011-168x300.jpg\" width=\"168\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ans011-168x300.jpg 168w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ans011-576x1024.jpg 576w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ans011.jpg 900w\" sizes=\"(max-width: 168px) 100vw, 168px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>La riedizione del testo &#8220;Amoris Laetitia? I sacramenti ridotti a morale&#8221; di Giulio Meiattini presenta una nuova Introduzione, che \u00e8 stata offerta integralmente in lettura da parte di un blog (cfr. <a href=\"https:\/\/www.aldomariavalli.it\/2019\/03\/04\/dalladulterio-allomosessualita-genesi-e-scopo-della-strategia-del-silenzio-nella-chiesa-in-uscita\/\">qui<\/a>). Poich\u00e9 l&#8217;autore \u00e8 professore a S. Anselmo e mio collega, ritengo opportuno scrivere alcune riflessioni, in dialogo con lui, in modo che si possa vedere la grande libert\u00e0 di confronto che l&#8217;Ateneo anselmiano presenta al suo interno e che offre anche alla formazione critica e argomentata dei propri studenti. Sul giudizio intorno al pontificato di Francesco e in particolare su AL questo blog ha gi\u00e0 presentato discussioni critiche, nelle quali lo stesso Giulio Meiattini \u00e8 direttamente intervenuto. Ecco allora il contesto nel quale inserisco anche questa lettera al mio collega.<\/em><\/p>\n<p>Caro Don Giulio,<\/p>\n<p>se ipotizzi che quei ponti ecclesiali e culturali &#8211; che papa\u00a0 Francesco costruisce ormai da 6 anni &#8211; siano destinati ad essere un nuovo &#8220;ponte Morandi&#8221; e se vuoi considerare te stesso come un &#8220;ingegnere&#8221; che &#8220;non vuol tacere&#8221; i rischi di questa costruzione pontificale, a tuo avviso destinata alla rovina, come tu stesso scrivi alla fine della nuova introduzione, questa mi pare una piega apocalittica e direi catastrofica del tuo pensiero, che non avevo letto con tanta pesantezza nel tuo testo in prima edizione. Questo esito, a tuo avviso, dipenderebbe da una &#8220;strategia del silenzio&#8221;, con cui di fatto si &#8220;chiamerebbe bene il male e male il bene&#8221;. E questo sarebbe, a tuo avviso, il &#8220;dato obiettivo&#8221; segnalato dal silenzio piombato improvvisamente su due &#8220;parole-chiave&#8221; della identit\u00e0 cattolica circa il peccato, ossia &#8220;adulterio&#8221; e &#8220;omosessualit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p>Ebbene, io trovo che la tua analisi suoni profondamente unilaterale e senza vero contatto con quella realt\u00e0, umana ed ecclesiale, di cui intendi parlare. Per di pi\u00f9 ci\u00f2 avviene sotto il &#8220;titolo&#8221; di una presunta denuncia della riduzione dei sacramenti alla morale, che tu imputi apertamente al magistero di Francesco. Come avevo gi\u00e0 scritto in un nostro dialogo precedente, dedicato alla prima edizione del tuo libro, a me pare che sia proprio il tuo approccio &#8211; non quello magisteriale &#8211; a non vedere pi\u00f9 la differenza del sacramento dalla morale e a confondere il primo con la seconda. Ci\u00f2 che AL ha fatto, e ci\u00f2 che continua a fare il magistero di Francesco anche dopo AL, sta proprio nel segnare, direi quasi nel &#8220;marcare&#8221;, la differenza tra domanda morale e normativa ed esperienza sacramentale.<\/p>\n<p>Provo a dirlo con altre parole: tu vedi una &#8220;strategia del silenzio&#8221; nel non far uso dei termini &#8220;adulterio&#8221;\u00a0 e &#8220;omosessualit\u00e0&#8221; da parte del magistero recente. Ma tu sei proprio sicuro che, continuando ad usare quelle parole, proprio come fai tu, si riesca davvero a parlare della realt\u00e0 umana ed ecclesiale, antropologica e teologica, che abbiamo davanti a noi e nella quale viviamo? Sei certo che il termine &#8220;adulterio&#8221; si possa usare oggi esattamente come 100, 500 o 1500 anni fa e indifferentemente per situazioni tanto diverse? Sei sicuro che le questioni che riguardano gli &#8220;abusi su minori&#8221; possano essere affrontate non con la critica della formazione, del clericalismo e della rappresentazione di s\u00e9, ma solo con il riferimento severo al peccato di omosessualit\u00e0? E addirittura tu pensi davvero che le &#8220;aperture sui divorziati risposati&#8221; volute da AL siano l&#8217;inizio del &#8220;piano inclinato&#8221; che travolger\u00e0 tutto e tutti, solo perch\u00e9 separerebbe per la prima volta esercizio della sessualit\u00e0 e istituzione matrimoniale? In quale considerazione tieni il fatto che la &#8220;sessualit\u00e0&#8221; stessa \u00e8 non solo una parola nuova, ma una esperienza nuova, di cui la tradizione \u00e8 del tutto priva prima del XIX secolo?<\/p>\n<p>Queste domande, che ora ho voluto rivolgerti, sono reali, non sono domande retoriche. Io davvero non capisco come tu possa pensare che &#8220;adulterio&#8221; e &#8220;omosessualit\u00e0&#8221; possano essere considerati semplicemente dei &#8220;peccati&#8221;, come avviene in una societ\u00e0 chiusa,\u00a0 e non indichino anche &#8220;fatiche&#8221; e &#8220;ferite&#8221; con cui i soggetti, in una societ\u00e0 aperta, possono certo vivere e fare il male, ma anche possono trovare, in modo complesso e non lineare, una via verso il bene. Proprio qui, a me pare, vorrei sentire che cosa pensi. Perch\u00e9 di questo, in fondo, tu non parli mai. E non sembri sensibile alle trasformazioni con cui la storia, in cui gli uomini e Dio sono coinvolti, cambia le nozioni e le pratiche, mentre scopre nuove vie. Come fai a non tener conto del fatto che &#8220;adulterio&#8221; \u00e8 anche una nozione morale e giuridica, sottoposta a profonde trasformazioni morali e normative da parte delle forme di vita di un mondo che sperimenta il rapporto tra libert\u00e0 e autorit\u00e0 in modo tanto nuovo? Ci\u00f2 che ha scritto J.-P. Vesco, a proposito del mutamento del concetto giuridico di adulterio &#8211; da reato permanente e a reato istantaneo &#8211; come fa a non incidere sul modo con cui tu valuti, del tutto aprioristicamente, la evoluzione del linguaggio del magistero sotto la guida di Francesco? Qui io trovo che il tuo giudizio si faccia talmente severo e rigido, e cos\u00ec privo di aperture, da vedere in tutta questa elaborazione semplicemente una perdita, una corruzione, una confusione, una decadenza, una morte. Tu la leggi solo come un disastro, come un ponte che crolla. Su questo sento di dissentire profondamente da te, anzitutto a motivo della convinzione secondo cui la tradizione pu\u00f2 vivere solo se sa ancora tradursi, se osa fare ponti, piuttosto che rinunciare a camminare. E se, nel farli, accetta di avere, oltre che molto da insegnare, anche molto da imparare, da quelli che per primo Giovanni XXIII ha chiamato &#8220;segni dei tempi&#8221;. Se invece la tradizione, nella sua pretesa completezza, resta abbarbicata soltanto al passato, quando viene il bene, non se ne accorge. Pensa di difendere il Vangelo, e difende invece solo l&#8217;assetto medievale, tridentino o ottocentesco con cui il matrimonio e la vita sessuale venivano compresi, orientati e disciplinati, in una societ\u00e0 chiusa, senza libert\u00e0 dei soggetti e senza autodeterminazione delle coscienze.<\/p>\n<p>La nostalgia per un &#8220;magistero che non tace&#8221;, mi sembra troppo simile alla paura di fronte ad un mondo complesso, ma non perduto, complicato, ma non abbandonato. A mio avviso \u00e8 proprio il magistero precedente a Francesco che spesso taceva e restava fermo alle formulazioni classiche, senza comprendere le cose nuove, ma difendendo soltanto lo &#8220;status quo&#8221;. Dove tu trovi silenzio, io vedo parola e profezia; dove tu sentivi risuonare una parola autorevole, io colgo spesso paura e chiusura diffidente.<\/p>\n<p>E&#8217; invece proprio il sacramento, quando non si riduce a confermare una morale o un assetto istituzionale, a mantenere aperto escatologicamente il giudizio sulle vite, facendo spazio alla volont\u00e0 di Dio, che non \u00e8 mai riducibile alla obbedienza ad una legge.\u00a0 Io non vorrei che la difesa del cattolicesimo, che tu proponi con tanto vigore, diventasse, anche per te, la difesa di un &#8220;assetto istituzionale cattolico&#8221;, della morale e del diritto, rispetto a cui il sacramento ha invece il compito di illuminare la realt\u00e0 e anche di contestarla. La confusione tra questi livelli mi sembra molto rischiosa. E la lettura catastrofica che ne trai risponde certo a criteri astratti, ma non alla realt\u00e0 concreta di relazioni sentimentali e sessuali, che non possiamo catalogare semplicemente con le nozioni di un mondo del passato che, cos\u00ec come emerge dalle tue parole, non esiste pi\u00f9. E tuttavia la fine di un mondo non \u00e8 n\u00e9 la fine della vita incontenibile di uomini e donne, n\u00e9 la fine della fresca missione della Chiesa. Forse proprio qui sta o cade la tua analisi troppo amara. Non si tratta di &#8220;parole sparite&#8221;, n\u00e9 di censure opportunistiche, n\u00e9 di cancellazione di peccati, ma di riconsiderazioni accurate e opportune del rapporto tra Vangelo e cultura umana e civile.<\/p>\n<p>Papa Francesco sa bene che, se non si affronta, anche linguisticamente, questa sfida nuova e urgente, non si riuscir\u00e0 ad annunciare il Vangelo in modo davvero efficace. La sua non \u00e8 una operazione al ribasso, come tu tendi a presentarla con tanta severit\u00e0, ma una preziosa mediazione tra epoche diverse, che parlano lingue diverse e che pensano con categorie diverse. Tutto questo avviene\u00a0 solo al servizio di una continuit\u00e0 ecclesiale non monumentale o documentale, ma esistenziale ed istituzionale. Per assicurare la quale, per\u00f2, tanto le parole, quanto le istituzioni, devono essere disposte a convertirsi.<\/p>\n<p>Non un silenzio impaurito intorno a parole-chiave, ma una elaborazione urgente di parole nuove, chiede anche ai teologi una partecipazione appassionata, rigorosa e critica, piuttosto che una liquidazione nostalgica e catastrofica della questione in gioco. Ma capisco che, proprio qui, noi due, come tanti altri, giudichiamo le cose con metri molto diversi e reagiamo, alle stesse parole, uno col riso o l&#8217;altro con il pianto.\u00a0 Tuttavia resto convinto che, se sapremo farci carico di questa differenza di linguaggi e di prospettive, senza cadere nella trappola di squalificare l&#8217;altro, riusciremo a contribuire al commino comune, per una Chiesa che sappia evitare di confondere il sacramento con la morale, la morale con la legge e la legge con la volont\u00e0 di Dio.<\/p>\n<p>Ti saluto cordialmente<\/p>\n<p>Andrea<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La riedizione del testo &#8220;Amoris Laetitia? I sacramenti ridotti a morale&#8221; di Giulio Meiattini presenta una nuova Introduzione, che \u00e8 stata offerta integralmente in lettura da parte di un blog (cfr. qui). 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