{"id":13486,"date":"2019-03-02T11:08:48","date_gmt":"2019-03-02T10:08:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13486"},"modified":"2019-03-02T11:08:48","modified_gmt":"2019-03-02T10:08:48","slug":"a-proposito-di-summorum-pontificum-una-risposta-a-zeno-carra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/a-proposito-di-summorum-pontificum-una-risposta-a-zeno-carra\/","title":{"rendered":"A proposito di &#8220;Summorum Pontificum&#8221;: una risposta a Zeno Carra"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/oltrepiov.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13488\" alt=\"oltrepiov\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/oltrepiov-179x300.jpg\" width=\"179\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/oltrepiov-179x300.jpg 179w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/oltrepiov.jpg 250w\" sizes=\"(max-width: 179px) 100vw, 179px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Nel post precedente (<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/a-proposito-di-summorum-pontificum-una-lettera-di-zeno-carra\/\">qui<\/a>) Don Zeno Carra aveva proposto alcune riflessioni critiche sul mio post (<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/autobiografia-di-summorum-pontificum-la-riforma-liturgica-incompresa\/\">qui<\/a>) dedicato alla autobiografia di J. Ratzinger come criterio di giudizio per il MP Summorum pontificum. Qui propongo qualche riflessione in risposta alle parole di Don Zeno, per continuare un utile dibattito.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Caro Don Zeno,<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">anzitutto un ringraziamento per aver scritto la tua lettera in risposta ai miei ultimi post e per la libert\u00e0 con cui hai esposto le tue limpide osservazioni. Da sempre credo che il confronto aperto, leale e sincero sia l\u2019unica via, anche nella Chiesa, per affrontare le questioni importanti. Ti sono grato anche per il tono personale che hai voluto dare alle tue parole. In fatto di liturgia e di eucaristia, argomentazioni e questioni si legano sempre ad affetti e ad \u201cattaccamenti\u201d, senza i quali non esiste celebrazione alcuna.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Voglio proseguire il tuo ragionamento, seguendolo \u201cpasso passo\u201d, perch\u00e9 mi sembra che indichi con chiarezza tutto ci\u00f2 su cui siamo d\u2019accordo e i punti su cui pensiamo cose diverse.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">In primis, e qui mi pare non solo che ci sia accordo tra noi, ma che tu sia tra i pochi teologi che hanno espresso <i>apertis verbis<\/i> la incompatibilit\u00e0 tra VO e NO: la reciproca esclusione tra i due &#8220;ordines&#8221; deve essere riconosciuta e accuratamente segnalata, contro ogni falso \u201cconcordismo\u201d, che a me appare per lo pi\u00f9 come una finzione irresponsabile.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">In secondo luogo mi sembra che invece la differenza tra la tua considerazione e la mia appaia pi\u00f9 chiaramente dove tu proponi una \u201cdiversa ermeneutica\u201d della autobiografia ratzingeriana. Su questo punto credo che possa essere utile chiarire alcune questioni, che mi sembrano decisive per comprendere appieno ci\u00f2 che \u00e8 in gioco.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Vorrei farlo mettendo in luce alcuni aspetti del problema che la tua ricostruzione certamente considera, ma in modo forse parziale.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">a) Tu distingui tra una mia critica, che chiami \u201cepistemologia giuridica del fatto riforma\u201d, e un approccio materiale a singoli aspetti della Riforma, che riconosci come fondamento delle parole del futuro Benedetto XVI. Qui mi pare che vi sia un possibile equivoco, che desidero chiarire.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Ci\u00f2 che dal 2007 io rilevo \u00e8 certo un problema che pu\u00f2 essere definito di \u201cepistemologia giuridica\u201d &#8211; ossia riguardante la questione di \u201cquale rito romano sia vigente\u201d &#8211; ma non \u00e8 soltanto n\u00e9 principalmente relativo ad una questione di diritto. E\u2019 piuttosto una questione teologica, pastorale e spirituale a dover essere sollevata.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">b) Il punto debole di SP, infatti, consiste nell\u2019aver reintrodotto \u201cin forma universale\u201d &#8211; per quanto condizionata \u2013 il Vetus Ordo: questo \u00e8 un modo improprio e distorto per affrontare le questioni che tu giustamente sollevi, e sulle quali io non ho alcuna difficolt\u00e0 ad assumerle seriamente, come \u201criflessioni critiche interne alla Riforma liturgica\u201d. Purch\u00e9 si riconosca che con la Riforma Liturgica il rito romano \u00e8 passato, in forma completa e definitiva, da un ordo ad un altro. E che questo \u00e8 avvenuto per assicurare la continuit\u00e0 della tradizione.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">c) Se invece, come accade con <i>Summ<\/i><i>orum Pontificum<\/i>, si riabilita in forma universale, il rito che \u00e8 stato oggetto di revisione da parte della Riforma Liturgica, si getta obiettivamente un discredito complessivo sul cammino ecclesiale, che crea un \u201cpercorso parallelo\u201d, con la pretesa di renderlo \u201cimmune\u201d dalla necessit\u00e0 della Riforma. SP pu\u00f2 anche ripetere senza posa la \u201cesigenza di riconoscere il NO come forma ordinaria e universale del rito romano\u201d, ma di fatto crea le condizioni oggettive perch\u00e9 molti soggetti possano farne a meno per sempre.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">d) Per questo io ritengo che proprio le tue osservazioni a riguardo sia di alcuni aspetti dell\u2019<i>Ordo Missae<\/i> (riti di ingresso, orientamento della celebrazione e riti del venerd\u00ec santo), sia pi\u00f9 in generale dell\u2019inclinazione \u201ccentralista\u201d della Riforma Liturgica postconciliare, possano trovare buoni fondamenti e debbano entrare profondamente nel dibattito postconciliare, purch\u00e9 si riconoscano due \u201ccondizioni\u201d di questa tua attuale considerazione:<\/span><\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">che essa \u00e8 possibile proprio come \u201cripensamento\u201d interno all\u2019atto riformatore. Ossia che gli aspetti \u201cnuovi\u201d del rito antico appaiono solo perch\u00e9 un atto riformatore complessivo ha mutato l\u2019approccio globale verso l\u2019azione liturgica, riconoscendo i limiti della teologia e della prassi precedente;<\/span><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\">\n<ul>\n<li><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">che essa pu\u00f2 avere una sua plausibilit\u00e0 e pertinenza solo se si resta tutti implicati \u201cnella stessa storia comune\u201d. La differenziazione \u201copzionale\u201d tra VO e NO crea, invece, la condizione straniante per cui si rende di fatto \u201copzionale\u201d il cammino ecclesiale di Riforma, non lo si considera pi\u00f9 necessario e ci si pu\u00f2 \u201cchiamare fuori\u201d da esso. E questa critica, ripeto, non \u00e8 solo per le esigenze di una \u201cepistemologia giuridica\u201d, ma per l\u2019imporsi del <i>sensus ecclesiae<\/i> e <i>sensus fidei.<\/i><\/span><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">L\u2019anno della approvazione del MP Summorum Pontificum scrissi una replica al modo con cui A. Scola, nella Prolusione all&#8217;ILP di S. Giustina di quell\u2019anno, aveva ritenuto di armonizzare il rapporto tra \u201clex orandi\u201d e \u201clex credendi\u201d dopo SP. In quel testo (<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-mistero-della-lex-orandi-in-dialogo-con-a-scola\/)\">qui<\/a>)\u00a0facevo notare la debolezza teologica e liturgica della \u201cfinzione\u201d che SP introduce nella esperienza ecclesiale e che non si riesce a giustificare se non arrampicandosi sugli specchi della terminologia tradizionale.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Per concludere, vorrei riferirmi allo stesso esempio che tu fai, alla fine della tua lettera. Tu paragoni la condizione liturgica attuale ai passaggi \u201cgenerazionali\u201d di arredamento dei nostri appartamenti. La modernizzazione di 60 anni fa non esclude affatto che oggi, nelle stesse case, si cerchino \u201cpezzi antichi\u201d per vivere in modo pi\u00f9 ricco e pi\u00f9 pieno la esperienza domestica. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">La tua \u201csimilitudine\u201d intercetta una esperienza profonda, che riguarda inevitabilmente anche la Chiesa, esattamente come il mondo. Mondo in cui si cerca dall\u2019antiquario la credenza o la tavola di 200 anni fa, ma avendo in casa wifi, cancello elettrico, 3 automobili con cruise control, pannelli solari e raccolta differenziata dei rifiuti. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">D\u2019altra parte il mondo civile stenterebbe a capire che in Chiesa si estremizzi questa opzione. E si allestiscano addirittura \u201cdue case\u201d, una tutta moderna e l\u2019altra tutta antica, e che ciascun membro della famiglia, di volta in volta, possa vivere qui o l\u00e0, a seconda dei suoi affetti, attaccamenti o stati d\u2019animo.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Se proviamo a pensarla fino in fondo, vediamo bene che la \u201csoluzione\u201d prospettata da SP \u00e8 un rimedio peggiore del male. Perch\u00e9, per affrontare questioni reali, sceglie la via peggiore, ossia quella di \u201cspaccare l\u2019unit\u00e0\u201d. Forse proprio l\u2019esempio che tu hai fatto permette di pensare fino in fondo la questione, che formulerei cos\u00ec, in due proposizioni di principio, per continuare a discutere, con tutta la accuratezza necessaria:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">a) La Riforma Liturgica deve essere considerata \u201cnecessaria\u201d, ma \u201cnon sufficiente\u201d. Merita riprese critiche, discussioni, approfondimenti e correzioni;<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">b) La continuit\u00e0 con la tradizione, per\u00f2, si trova solo \u201cdentro la riforma\u201d, non accanto, prima o sotto di essa. La Chiesa ha una &#8220;casa rituale comune&#8221;.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Verdana, sans-serif\"><span style=\"font-size: medium\">Avendo negato di fatto entrambi questi principi (assumendo di fatto la Riforma come \u201cnon necessaria\u201d e quindi come \u201caggirabile\u201d in un altro appartamento) SP alimenta una \u201crottura\u201d della tradizione comune. Una percezione \u201ctragica\u201d della Riforma \u2013 che trapela chiaramente dal testo autobiografico considerato &#8211; impedisce di riconoscerne la \u201cfragile profezia\u201d. Per questo il superamento della \u201cfinta soluzione\u201d offerta da SP significa riprendere oggi le tue belle osservazioni, sui diversi livelli, ma non in un \u201caltrove\u201d artificiale, bens\u00ec nell\u2019unica casa comune, quella del rito romano del 1969. Che proprio perch\u00e9 \u00e8 &#8220;definitivamente comune&#8221;, pu\u00f2 essere valutato, corretto, precisato, rimodulato, nel cammino fedele e creativo della tradizione ecclesiale.\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel post precedente (qui) Don Zeno Carra aveva proposto alcune riflessioni critiche sul mio post (qui) dedicato alla autobiografia di J. Ratzinger come criterio di giudizio per il MP Summorum pontificum. 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