{"id":13394,"date":"2019-02-05T22:55:31","date_gmt":"2019-02-05T21:55:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13394"},"modified":"2019-02-05T22:55:31","modified_gmt":"2019-02-05T21:55:31","slug":"tra-me-e-me","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tra-me-e-me\/","title":{"rendered":"Tra me e me"},"content":{"rendered":"<p>\u00abFondamento degli stati \u2018moderni\u2019 affermatisi a fine Medioevo, l\u2019imposta deve riguardare tutta la popolazione, essere accettata, regolare e versata per servire il bene comune\u00bb; come nel medioevo, \u00abla fiscalit\u00e0 \u00e8 accettata solo se le popolazioni percepiscono che tutti contribuiscono secondo i loro mezzi e possono costatarne gli effetti benefici\u00bb [Val\u00e9rie Theis, \u00abLe Moyen \u00c2ge, laboratoire de la fiscalit\u00e9\u00bb, <em>Le Monde des Id\u00e9es<\/em>, 19\/01\/2019, p. 5]. Niente bene comune senza tasse e viceversa: il fisco \u00e8 cerniera tra stato e mercato. In democrazia anche la politica \u00e8 bene comune: niente tasse senza rappresentanza. Oggi l\u2019ineguaglianza provoca forme di diffusa rivolta \u00abin cui gran parte della questione \u00e8 la rimessa in causa della fiscalit\u00e0. In questi momenti lo storico medievale pu\u00f2 provare il sentimento di un eterno ritorno, non del passato, ma degli stessi dibattiti, che traducono la triste incapacit\u00e0 degli esseri umani a trovare soluzioni equilibrate per consentire la vita associata\u00bb [ivi].<br \/>\nOstile all\u2019idea stessa di bene comune, il neoliberismo mette in concorrenza fiscale gli stati e \u00abWarren Buffett \u00e8 sorpreso di pagare meno imposte della segretaria\u00bb mentre \u00abprimo nella storia, il candidato Trump ha rifiutato di pubblicare la dichiarazione dei redditi\u00bb. Eppure \u00abdopo la guerra le leggi fiscali americane confermano l\u2019importanza dell\u2019imposta sul reddito a base del sistema redistributivo, con tassi fino al 91% sui redditi pi\u00f9 elevati\u00bb. \u00abCulturalmente egemone, l\u2019antifiscalismo dei pi\u00f9 ricchi la dice lunga sulla strada percorsa dalla seconda guerra mondiale negli Stati Uniti nel contestare il patto fiscale concluso allora tra tutti i cittadini\u00bb [Romain Huret, \u00abAux Etats-Unis, les riches ont eu la peau de l\u2019imp\u00f4t\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp; Entreprise<\/em>, 20-21\/01\/2019, p. 7].<br \/>\n\u00abL\u2019esperienza di mondializzazione a fine XIX secolo mostra che l\u2019intervento dello Stato non fren\u00f2, ma fece accettare le trasformazioni radicali di economia e societ\u00e0\u00bb. \u00abFurono spesso i governi liberali a introdurre regolamentazioni del mercato del lavoro e misure sociali per proteggere i salariati e rendere sopportabili gli effetti della mondializzazione. Rafforzarono la regolamentazione pubblica del mercato del lavoro e le assicurazioni sociali, introdotte anche in diplomazia con accesso al mercato (o circolazione dei lavoratori) in cambio di regolamentazioni sociali convergenti. Nell\u2019istituire la Comunit\u00e0 economica europea la complementarit\u00e0 tra mercati aperti e contropartite sociali fu capita perfettamente e iscritta nei testi. Ma poi \u2013 soprattutto con la svolta imposta da Margareth Thatcher e mai davvero rimessa in causa \u2013 la convergenza sociale \u00e8 stata abbandonata a favore del solo mercato unico dove la concorrenza, specie fiscale, ha spesso prevalso su armonizzazione e coordinamento. Da qui l\u2019attuale impopolarit\u00e0 dell\u2019Unione. Dalla crisi attuale si potr\u00e0 uscire solo a due condizioni. La prima \u00e8 che i dirigenti politici e economici accettino nuove forme di rivendicazioni per completare o sostituire sindacati indeboliti all\u2019interno e all\u2019esterno, e riconoscere che la velocit\u00e0 di cambiamento e le contropartite sociali sono in definitiva una decisione democratica. La seconda \u00e8 estendere questo dibattito a livello europeo, l\u2019unico capace di costruire la protezione sociale di domani alla necessaria scala\u00bb [Pierre-Cirille Hautc\u0153ur, \u00abLes lib\u00e9raux n\u2019ont pas toujours n\u00e9glig\u00e9 les perdants\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 20-21\/01\/2019, p. 1].<br \/>\nCostruzioni giuridiche, democrazia e mercato funzionano se socialmente condivisi e fatti rispettare da istituzioni a loro volta condivise. Quali? Non Facebook n\u00e9 la rete. \u00abGi\u00e0 nel maggio 2017 in <em>Tweeter and Tear Gas. The Power and Fragility of Networked Protest<\/em> (Yale University Press) la ricercatrice Zeynep Tufekci ha studiato come le reti Internet hanno favorito la mobilitazione popolare delle rivolte della \u2018primavera araba\u2019 e il movimento Occupy Wall Street a New York nel 2011. Ma faceva notare che appoggiarsi a reti volatili e contraddittorie rende difficili elaborazione strategica e organizzazione sulla durata, esponendosi invece a ogni manipolazione. Due analisi, del sito americano BuzzFeed il 6 dicembre 2018, e della Fondazione Jean-Jaur\u00e9s il 14 gennaio 2019 hanno un approccio analogo. Il movimento dei \u2018gilets jaunes\u2019 prende corpo in ottobre 2018, quando la petizione di Priscilla Ludovsky contro l\u2019aumento del prezzo dei carburanti \u00e8 lanciata dal camionista Eric Drouet su Facebook: \u201cTutti insieme il 17 novembre 2018 per il blocco nazionale contro l\u2019aumento del carburante\u201d\u00bb. \u00abOra il rischio \u00e8 che il movimento si sgonfi e che solo i gruppi estremisti continuino a irrigare la rete. Tanto pi\u00f9 che da gennaio 2019 il nuovo algoritmo Facebook privilegia la pubblicazione di amici e gruppi vicini facilitando, secondo la fondazione Jean-Jaur\u00e9s, la creazione di una \u2018bolla filtrante\u2019: \u201cSembra esistere solo l\u2019attualit\u00e0 dei \u2018gilets jaunes\u2019 e delle centinaia di legami, video e commenti indignati cui \u00e8 esposto l\u2019internauta\u201d\u00bb. \u00abCos\u00ec questo potente movimento sociale, come dice BuzzFeed, potrebbe finir male: I \u2018gilets jaunes\u2019 si sono costituiti grazie ai gruppi Facebook, \u00e8 logico che finiscano come i gruppi Facebook: moderati male, rovinati da elementi tossici e pieni di gente con visioni diverse\u00bb [Fr\u00e9d\u00e9ric Joignot, \u00abFacebook, le grand mobilisateur\u00bb, <em>Le Monde des Id\u00e9es<\/em>, 29\/01\/2019, p. 5].<br \/>\nIncompiuta, l\u2019UE \u00e8 la via al governo sovranazionale, \u00abunico capace di costruire la protezione sociale di domani alla scala necessaria\u00bb [Hautc\u0153ur, cit.] tra i rumori veicolati in rete da imprese esentasse. Supera la democrazia rappresentativa: \u00abregistro di comprensione di un sistema politico senza giustizia costituzionale \u00e8 la \u2018democrazia elettorale\u2019 o \u2018rappresentativa\u2019; di un sistema di giustizia costituzionale \u00e8 la \u2018democrazia continua\u2019\u00bb [Dominique Rousseau, <em>radicaliser la d\u00e8mocratie, proposition pour une refondation<\/em>, Seuil 2015, p. 177]. \u00abLe societ\u00e0 sono uscite dalla barbarie abbandonando il linciaggio per la giustizia; sono entrate nell\u2019era democratica ponendo le regole per un equo processo e un tribunale neutro e imparziale. Nella configurazione democratica moderna in cui il suffragio universale non \u00e8 pi\u00f9 fonte di legittimit\u00e0, la giustizia istituzionalmente e eticamente rifondata pu\u00f2 essere l\u2019istituto che manterr\u00e0 la legittimit\u00e0 democratica\u00bb [p. 195]. \u00abL\u2019idea di democrazia continua ha l\u2019ambizione dichiarata di aprire un nuovo ciclo, proporre un pensiero nuovo di democrazia e riconfigurare le sue istituzioni. Trae la sua energia dal popolo concreto attuato in ogni area di attivit\u00e0 sociale, mentre la democrazia rappresentativa ne fa un popolo astratto ridotto a esistere solo come elettore; costruisce il bene comune tramite un regime costituzionale concorrente connesso allo spazio pubblico, mentre la democrazia rappresentativa ne riserva la produzione a un corpo di rappresentanti statali ripiegati su se stessi; incontra la \u2018democrazia degli altri\u2019 e si apre all\u2019universale, mentre la democrazia rappresentativa si protegge dietro il principio di sovranit\u00e0 degli Stati-nazione. La democrazia continua \u00e8 l\u2019istituzionalizzazione prodotta dalle esperienze vissute. Continuamente aperta, dunque, come le esperienze vissute\u00bb [pp. 230-1].<br \/>\nParlamento, governo e corte di giustizia UE realizzano la costituzione accogliendo le sfide di una globalizzazione che risospinge gli stati, privati di sovranit\u00e0 fiscale, alla barbara giustizia del popolo. La sovranit\u00e0 fiscale \u00e8 ora sovranazionale e l\u2019UE ha il potenziale per rendere socialmente accettate e partecipate trasformazioni economiche ora in mano a pochi (i 26 pi\u00f9 ricchi possiedono quanto la met\u00e0 pi\u00f9 povera del mondo: Oxfam, <em>Rapporto 2019<\/em> su dati UBS). Governo, Parlamento e Corte di Giustizia UE, in dialogo coi cittadini e tra loro, hanno il potere e la responsabilit\u00e0 di attuare, con la fiscalit\u00e0, la nuova necessaria equit\u00e0 fra trasformazione economica e coesione sociale, genesi stessa dell\u2019UE.<br \/>\nInvece, in Consiglio d\u2019Europa gli stati si sfidano al ribasso sulla fiscalit\u00e0, in conflitto con l\u2019UE e tra loro, per ora diplomatico. Ma uccide gi\u00e0 i migranti e i governi pi\u00f9 sprovveduti ignorano che i crimini internazionali, come in Kosovo, vivono nella memoria lunga del diritto e degli antagonisti (all\u2019attuale  cattiveria di casa nostra si adatta la prognosi di Tot\u00f2, al funerale in I soliti ignoti: \u00abOggi a lui domani a te\u00bb). \u00abQuando viene la forza \u00e8 morta la giustizia\u00bb \u00e8 un proverbio nostro, ma con Visegrad facciamo guerra a migranti e UE, dando voce politica dell\u2019astio tra vicini di casa e del ciascun per s\u00e9 dei lager. Intanto Germania e Francia si accordano, leva finanziaria e atomica dell\u2019Europa post Brexit. Direttore dell\u2019Institut fran\u00e7ais des relations internationales, Thomas Gomart \u00abnon esita a parlare di \u201cperdita di controllo, di imballata, persino di panico del sistema internazionale\u201d\u00bb. \u00abEvocando Tucidide, ricorda che nella storia l\u2019emergere di una nuova potenza \u00e8 a spese d\u2019una potenza stabilita e spesso porta al conflitto, a meno di condividere valori e interessi, come fu per Gran Bretagna e Stati Uniti. Un ritorno alla guerra tra stati \u00e8 dunque possibile in un mondo dominato dalla logica di potenza. \u00c8 una sfida per i paesi dell\u2019UE vissuti, dopo il 1991, in \u201cinsularit\u00e0 strategica\u201d e che di fronte al jihadismo e al ritorno della competizione tra grandi potenze si ritrovano di nuovo costretti \u201ca pensare la guerra\u201d. Le forme potranno essere diverse: guerre ibride o di debole intensit\u00e0, conflitti nel cyberspazio, conflitti interni agli stati. In tutto questo, Thomas Gomart ne \u00e8 convinto, \u201csoldato \u00e8 un mestiere del futuro\u201d\u00bb [Marc Semo, \u00abLes d\u00e9fis d\u2019un monde en mutation\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 22\/01\/2019, p. 22].<br \/>\nGi\u00e0 oggi i rischi per gli stati sono gravi e \u00absorprendentemente in cima alla lista dei sudori freddi che di notte tengono svegli i capi \u00e8 la collisione col Dipartimento di Giustizia o il Dipartimento del Tesoro USA\u00bb. \u00abGli USA hanno molti motivi di fierezza come combattenti della corruzione. Ma per il bene loro e altrui devono trovare un approccio pi\u00f9 trasparente, proporzionato e rispettoso dei confini\u00bb [\u00abJudge dread\u00bb, <em>The Economist<\/em>, January 19th 2019, p. 12]. \u00abL\u2019alea giuridica \u00e8 tale che le imprese non hanno altra scelta che dichiararsi colpevoli e fornire le prove delle loro colpe. Come rischiare di perdere miliardi, licenza bancaria, accesso ai mercati pubblici, diritto di utilizzare il dollaro? Cos\u00ec, in dieci anni le societ\u00e0 europee hanno versato 40 miliardi di dollari\u00bb [Jean-Michel Bezat, \u00abLe \u2018racket\u2019 de Washington\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 23\/01\/2019, p. 23]. \u00abSe continua, il crescente ricorso alle azioni legali extraterritoriali finir\u00e0 col ritorcersi contro. Scoraggeranno le imprese estere a battere i mercati di capitale USA e incoraggeranno Cina e Europa a promuovere le loro valute in concorrenza col dollaro e sviluppare sistemi di pagamento globali escludenti lo Zio Sam\u00bb [<em>The Economist<\/em>, cit.].<br \/>\nCina e Europa, non stati nazionali impotenti contro l\u2019arma impropria della giustizia imperiale, e solo se l\u2019Europa avr\u00e0 un governo invece di un Consiglio di politici nazionali attenti al loro futuro personale nella crescente sudditanza sovranista, tanto apprezzata in USA e nella Federazione Russa.<\/p>\n<p><strong>Una segnalazione<\/strong> dopo le fonti citate in scheda di lettura. \u00abLo sviluppo delle intelligenze artificiali riattualizza una profezia atroce: sostituiti gli esseri umani con macchine, il lavoro \u00e8 destinato a sparire. Alcuni si allarmano, altri nella mutazione digitale vedono una promessa di emancipazione fondata su partecipazione, apertura, condivisione. I retroscena di questo teatro delle marionette (senza fili) mostrano per\u00f2 tutt\u2019altro spettacolo. Utenti che alimentano gratuitamente le reti sociali con dati personali e contenuti creativi monetizzati dai giganti del Web. Operatori di start-up dell\u2019economia collaborativa, che in quotidiana connessione pi\u00f9 che guidare veicoli o assistere persone producono informazioni su smartphone. Micro-lavoratori che, incollati ai loro schermi a casa o nelle fabbriche dei clic, spingono la viralit\u00e0 dei marchi, filtrano le immagini pornografiche e violente o inseriscono a catena frammenti di testi per software di traduzione automatica. Sfatata l\u2019illusione dell\u2019automazione intelligente, Antonio Casilli fa apparire la realt\u00e0 del lavoro digitale: lo sfruttamento delle piccole mani dell\u2019intelligenza \u2018artificiale\u2019, la miriade sgobbona dei clic sottomessa alla gestione algoritmica delle piattaforme, che riconfigurano e precarizzano il lavoro umano\u00bb [Antonio A. Casilli, <em>En attendant les robots. Enqu\u00eate sur le travail du clic<\/em>, Seuil 2019, 400 pp., 23 \u20ac, quarta di copertina]. \u00abE questo \u00e8 solo l\u2019inizio\u00bb. \u00abMentre leggete queste righe governi e grandi imprese si stanno facendo in quattro per hackerarvi; e se arriveranno al punto di conoscervi meglio di quanto vi conosciate voi, potranno vendervi qualunque cosa, prodotto o politicante che sia\u00bb [Yuval Noah Harari, \u00abIl nostro futuro\u00bb, <em>la Repubblica<\/em>, 13\/01\/2019, p. 17]. \u00abVenti dollari per l\u2019accesso a tutto quanto passa sul loro smartphone. \u00c8 quanto dal 2016 Facebook propone ai 13-35enni\u00bb, \u00abnel quadro d\u2019un progetto presentato come di \u201cricerca\u201d dalla rete sociale, per meglio capire il loro uso degli apparecchi connessi\u00bb [Morgane Tual, \u00abFacebook paie les ados pour les espionner\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 01\/02\/ 2019, p. 8]. La storia fortunatamente ci dice che \u00abtutti i dittatori sono caduti nella medesima trappola; ciechi essi stessi ai valori della libert\u00e0, non riescono a concepire che uomini in disaccordo sul suo significato possano ci\u00f2 non pertanto unirsi per difendere le loro libert\u00e0 contro un patente dispotismo\u00bb [J. Christopher Herold, <em>L\u2019et\u00e0 di Napoleone<\/em>, tr.it. Il Saggiatore 1967, p. 270]. Unirsi, ma non nella rete, dove \u00abstento a persuadermi che non abbian potuto presagire in cuor loro e vedere incombente, prima che avvenisse, l\u2019atroce male comune\u00bb [Lucrezio, De Rerum Natura (5. 1341-1343), tr. di Renata Raccanelli, \u00abLa guerra nei mondi (di Lucrezio)\u00bb, in Alice Bonadini, Elena Fabbro, Filippomaria Pontani (a cura di), <em>Teatri di guerra<\/em>, Mimesis 2017, p. 186]: \u00abun\u2019allegoria della operazione di indottrinamento che le ideologie patriottiche hanno fatto tra la fine del XIX e tutta la prima met\u00e0 del XX secolo, simile a quella che presto i computer avrebbero potuto fare nei confronti della mente umana\u00bb [Stefano Iossa, \u00abDulce et decorum est pro patria mori\u00bb, ivi, p. 267].<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abFondamento degli stati \u2018moderni\u2019 affermatisi a fine Medioevo, l\u2019imposta deve riguardare tutta la popolazione, essere accettata, regolare e versata per servire il bene comune\u00bb; come nel medioevo, \u00abla fiscalit\u00e0 \u00e8 accettata solo se le popolazioni&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13394"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13394"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13394\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13396,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13394\/revisions\/13396"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13394"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13394"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13394"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}