{"id":13383,"date":"2019-02-02T02:26:04","date_gmt":"2019-02-02T01:26:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13383"},"modified":"2019-02-02T02:26:04","modified_gmt":"2019-02-02T01:26:04","slug":"sentieri-interrotti-e-dispositivo-ratzinger-considerazioni-sulle-orme-di-m-neri-e-r-ferrone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sentieri-interrotti-e-dispositivo-ratzinger-considerazioni-sulle-orme-di-m-neri-e-r-ferrone\/","title":{"rendered":"Sentieri interrotti e &#8220;dispositivo Ratzinger&#8221;: considerazioni sulle orme di M. Neri e R. Ferrone"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BlogHeaderFinal.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13386\" alt=\"BlogHeaderFinal\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BlogHeaderFinal-300x55.jpg\" width=\"300\" height=\"55\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BlogHeaderFinal-300x55.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BlogHeaderFinal-1024x191.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BlogHeaderFinal.jpg 1340w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/settimanaNews.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13390\" alt=\"settimanaNews\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/settimanaNews-300x84.jpg\" width=\"300\" height=\"84\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/settimanaNews-300x84.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/settimanaNews.jpg 424w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>A pochi giorni di distanza uno dall&#8217;altro, due articoli rispettivamente di Marcello Neri\u00a0 sulla rivista italiana SettimanaNews (che si pu\u00f2 leggere <a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/?s=interrotti\">qui<\/a>) e di Rita Ferrone\u00a0 sul blog americano PrayTell (che si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/www.praytellblog.com\/index.php\/2019\/01\/16\/the-future-of-women-deacons-a-report-on-the-symposium\/\">qui<\/a>) sono intervenuti su questioni generali e particolari con una diagnosi molto simile. Discutendo sui &#8220;sentieri interrotti&#8221; della Chiesa contemporanea e sulle questioni intorno al &#8220;diaconato femminile&#8221;, questi due teologi elaborano una serie di riflessioni di grande interesse.\u00a0Vorrei provare a mettere in luce alcuni aspetti di questi due testi, mettendoli in relazione con una &#8220;dinamica magisteriale&#8221; dalla quale dobbiamo tentare di uscire e che ho chiamato, in un mio precedente post, &#8220;dispositivo Ratzinger&#8221;. Ma inizio con il presentare brevemente i due ragionamenti. Poi li confronto con lo &#8220;stile magisteriale&#8221; degli ultimi 40 anni, per trarne infine alcune conclusioni intorno all&#8217;attuale condizione teologica e magisteriale.<\/p>\n<p>1. <em>M. Neri e le occasioni perdute<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;analisi proposta dall&#8217;autore sulla crisi teologica della Chiesa cattolica pu\u00f2 apparire molto, persino troppo severa. Egli tuttavia ha buon gioco nel riconoscere tutto ci\u00f2 che la Chiesa avrebbe potuto essere, e non \u00e8 stata. Ci\u00f2 accade, oggi, quando leggiamo di rivalutazioni della &#8220;teologia della liberazione&#8221; o di riabilitazioni di teologi come Drewermann. Queste riabilitazioni tardive, rilette 30 anni dopo, esigono una diagnosi chiara: abbiamo buttato via possibilit\u00e0 di Chiesa che oggi diventano molto difficili, per non dire impossibili. Con la presunzione di un &#8220;sapere superiore&#8221; abbiamo tagliato il ramo su cui tutti sedevamo. Di qui l&#8217;istanza verso una grande riconciliazione, che sappia tener insieme ci\u00f2 che invece, in questi ultimi 40, abbiamo facilmente contrapposto ed escluso. Aver fatto morire pezzi di Chiesa possibile rende oggi tutti responsabili di una minore libert\u00e0 e di un impaccio maggiore, di fronte alla freschezza con cui lo Spirito soffia e dovrebbe essere ascoltato e corrisposto.<\/p>\n<p>2. <em>R. Ferrone e le nuove possibilit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>In un semplice resoconto di un Simposio tenuto negli USA e dedicato al &#8220;diaconato femminile&#8221;, R. Ferrone ricorda due elementi importanti, che possono integrare il testo di M. Neri. Entrambe vengono dall&#8217;intervento che P. Pottier, uno dei componenti della Commissione papale di studio sul diaconato femminile, ha svolto nel corso del Simposio. Da un lato egli ha ricordato che alle tre richieste dell&#8217;episcopato tedesco a papa Giovanni Paolo II per il diaconato femminile, si rispose drasticamente (ma evasivamente) ribadendo semplicemente che le donne &#8220;non potevano essere ordinate preti&#8221;; d&#8217;altra parte lo stesso Pottier proponeva una rilettura del rapporto tra &#8220;maschile e femminile&#8221; nell&#8217;ambito del ministero ecclesiale, basato non sul principio di &#8220;complementariet\u00e0&#8221;, ma su quello della &#8220;promozione&#8221;: il rapporto tra maschile e femminile non funziona sulla base delle &#8220;reciproche lacune&#8221;, bens\u00ec piuttosto sul potenziamento delle caratteristiche di ciascuno attraverso la presenza e la azione dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>3. <em>Il &#8220;dispositivo Ratzinger&#8221; come criterio di interpretazione<\/em><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che entrambi gli autori segnalano, per quanto in ambiti disciplinari e in culture ecclesiali assai diverse, costituisce un problema comune alla Chiesa universale. Esso discende, io credo, da una semplificazione indebita del rapporto con la storia e da un irrigidimento dottrinale del rapporto con la pastorale. La radice di questo atteggiamento consiste in una &#8220;strategia&#8221; che J. Ratzinger ha introdotto nella Congregazione per la Dottrina della fede, a partire dagli anni &#8217;80. Esso comporta <em>una riduzione della autorit\u00e0 alla \u201crinuncia alla autorit\u00e0\u201d<\/em>. \u00a0Si tratta di un luogo comune molto affascinante, che assume talvolta una notevole rilevanza nella esperienza ecclesiale e che il magistero pu\u00f2 e deve utilizzare in passaggi complessi. Si traduce, formalmente, in una dichiarazione di \u201cnon possumus\u201d, dalla quale deriva, per\u00f2, non una perdita di potere, bens\u00ec una vera &#8220;blindatura&#8221; del potere.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 ho gi\u00e0 presentato in un post precedente questo modello di magistero (cfr. <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-dispositivo-ratzinger-una-delle-radici-dellattuale-paralisi-ecclesiale\/\">qui<\/a>), mi limito qui a richiamarne il centro vitale in pochi punti qualificanti. Vorrei identificare con maggior chiarezza il cuore di tale argomentazione in un ragionamento artificioso \u2013 che per certi versi appare come una sorta di \u201csofisma\u201d \u2013 e che non \u00e8 difficile attribuire a J. Ratzinger, in una parabola temporale di almeno 35 anni, che va dal 1977 al 2013. Si tratta di un \u201cdispositivo teorico\u201d che realizza, mediante una indiscutibile finezza retorica, un risultato prestabilito: bloccare ogni cambiamento e far prevale, affettivamente prima che concettualmente, un primato dell\u2019antico sul moderno. E\u2019 un \u201cdispositivo di blocco\u201d, che blocca affettivamente, \u201cper attaccamento\u201d, ogni progetto di riforma. Eccone le caratteristiche:<\/p>\n<p>a) L\u2019apporto di questo \u201cmodello di pensiero\u201d \u00e8 assai significativo poich\u00e9 riguarda prima il Ratzinger Arcivescovo, poi il Ratzinger Prefetto e infine il Ratzinger papa: \u00e8 cio\u00e8 il frutto non del \u201cprimo Ratzinger\u201d, libero da impegni pastorali, ma del \u201csecondo e ultimo Ratzinger\u201d, impegnato con responsabilit\u00e0 crescenti a livello diocesano e poi, ben presto, di Chiesa universale.<\/p>\n<p>b) Il cuore della argomentazione \u00e8 il frutto non soltanto di una indiscutibile competenza teologica, ma anche della abdicazione alla ragione, in una forma piuttosto marcata, per dar spazio ad un \u201caffetto\u201d, o, ancora meglio, ad un \u201cattachement\u201d, ad una \u201cattaccamento\u201d irrinunciabile e assunto come auctoritas indiscutibile: la\u00a0<i>ratio<\/i>\u00a0cede ad una\u00a0<i>auctoritas<\/i>\u00a0affettivamente sovradeterminata, e per questo incontrollabile.<\/p>\n<p>c) Per tale motivo oso attribuire al ragionamento la qualificazione di \u201cdispositivo\u201d: esso non spiega razionalmente, ma avvalora retoricamente e impone giuridicamente una soluzione che non ha solide basi se non in un affetto. Ci\u00f2 determina l\u2019effetto di far \u201cevaporare\u201d ogni legittima istanza di cambiamento, che trasforma immediatamente, e direi quasi forzosamente, in una contraddizione con gli affetti pi\u00f9 cari e perci\u00f2 in una negazione e in una minaccia della tradizione.<\/p>\n<p>d) Funziona, infine o forse anzitutto, da supporto teorico perfetto, quasi da assioma indiscutibile, per affermare un assetto resistente e immobile della Chiesa, di fronte ad un mondo minaccioso ed infido, al quale la Chiesa non deve piegarsi. Recuperando temi e motivi dell\u2019antimodernismo di un secolo prima, il \u201cdispositivo\u201d opera perfettamente da \u201cblocco\u201d contro il disegno riformatore del Concilio Vaticano II, percepito sempre meno come risorsa e sempre pi\u00f9 come \u201cderiva\u201d.<\/p>\n<p>4. <em>La traduzione della tradizione di papa Francesco<\/em><\/p>\n<p>Se la Chiesa pensa che l\u2019unico modo di essere fedele al Vangelo sia continuare in tutto e per tutto come prima \u2013 sia dottrinalmente sia disciplinarmente \u2013\u00a0<i>si convincer\u00e0 subito di dover restare assolutamente immobile per essere pienamente se stessa. Far\u00e0 dell\u2019immobilismo la sua ossessione<\/i>. A questa tentazione Francesco ha voluto rispondere con una parola profetica, ripresa letteralmente dal Concilio Vaticano II, che vuole anzitutto persuadere la Chiesa e il mondo di due cose:<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0<em><i>che la fedelt\u00e0 \u00e8 mediata dal movimento, dalla conversione, dall\u2019uscire per strada, non dalla stasi, dalla paura e dal chiudersi tra le mura;<\/i><\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; che per muoversi occorre riconoscersi la autorit\u00e0 di stare nella storia della Chiesa e della salvezza in modo partecipe e attivo, non come spettatori muti e passivi o come semplici \u201cnotai\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Tale considerazione trova pi\u00f9 di una resistenza non soltanto nella inevitabile inerzia del modello da superare, ma anche in alcuni \u201cluoghi comuni\u201d, autorevolmente sostenuti. \u00a0Questo \u00e8 uno dei punti chiave del \u201cmagistero negativo\u201d, che la tradizione antica, medievale e moderna ha coltivato con attenzione e con cura.\u00a0<i>Si tratta, in ultima analisi, di una \u201cautolimitazione del magistero\u201d<\/i><i>.<\/i>\u00a0Ma tale autolimitazione, che di per s\u00e9 \u00e8 a garanzia di \u201caltro\u201d, e che dunque dovrebbe arginare e ostacolare le forme della autoreferenzialit\u00e0 ecclesiale, \u00e8 entrata con grande forza nella esperienza ecclesiale degli ultimi decenni, in particolare a partire dalla fine degli\u00a0anni\u00a070. E ha progressivamente escluso possibilit\u00e0 ecclesiali e semplificato o rimosso le questioni. Accettare che la storia abbia qualcosa da insegnare: questa \u00e8 la speranza del Concilio Vaticano II. Nel disperare della storia \u00e8 la tentazione pi\u00f9 insidiosa del &#8220;dispositivo-Ratzinger&#8221;, che ancora pesa non poco sia sul nostro modo di considerare le questioni, sia sul nostro rifiuto di riconoscerci una vera autorit\u00e0 per decidere responsabilmente di esse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A pochi giorni di distanza uno dall&#8217;altro, due articoli rispettivamente di Marcello Neri\u00a0 sulla rivista italiana SettimanaNews (che si pu\u00f2 leggere qui) e di Rita Ferrone\u00a0 sul blog americano PrayTell (che si pu\u00f2 leggere qui)&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13383"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13383"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13383\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13393,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13383\/revisions\/13393"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13383"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13383"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13383"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}