{"id":13373,"date":"2019-01-23T13:10:37","date_gmt":"2019-01-23T12:10:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13373"},"modified":"2019-01-23T13:10:37","modified_gmt":"2019-01-23T12:10:37","slug":"la-memoria-corta-di-summorum-pontificum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-memoria-corta-di-summorum-pontificum\/","title":{"rendered":"La memoria corta di &#8220;Summorum Pontificum&#8221;"},"content":{"rendered":"<p lang=\"en-US\" align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_00231.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13374\" alt=\"IMG_0023\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_00231-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_00231-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_00231.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\"><em>La recente soppressione della Commissione &#8220;Ecclesia Dei&#8221; riapre il necessario dibattito intorno alla radice della questione: ossia sul MP &#8220;Summorum Pontificum&#8221; e sulla difficile giustificazione della sua presenza nel corpo ecclesiale. Ripropongo un testo che ho scritto esattamente 10 anni fa, a circa un anno dalla introduzione del VO come &#8220;forma straordinaria&#8221; del rito romano. Riconsiderare oggi questi gravi limiti pu\u00f2 essere occasione per sagge decisioni. Questo testo \u00e8 comparso sulla rivista &#8220;Concilium&#8221; , 45\/2(2009), 125-132.\u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<h1><span style=\"font-family: Batang, serif\">Un bilancio del Motu Proprio <\/span><\/h1>\n<h1><span style=\"font-family: Batang, serif\">&#8220;Summorum Pontificum&#8221;<\/span><\/h1>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"><b>Quattro paradossi e una intenzione dimenticata<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"> Tra tutti gli atti firmati fino ad oggi (siamo agli inizi del 2009, n.d.a) da Benedetto XVI certamente il Motu Proprio &#8220;Summorum Pontificum&#8221;, del 7 luglio 2007, ha concentrato su di s\u00e9 una attenzione assai diffusa, in qualche caso certamente sproporzionata, ma senza dubbio non priva di alcuni buoni motivi. Senza sollevare interrogativi sulle ragioni formali addotte a giustificazione del provvedimento &#8211; cosa che, di per s\u00e9, sarebbe pure possibile &#8211; desidero per\u00f2 annotare una serie di &#8220;tensioni obiettive&#8221;, che il testo ha sollevato nel corpo ecclesiale e nella discussione teologica. Proviamo a indicarne quattro, pi\u00f9 una intenzione dimenticata, per commentarle brevemente.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\">1) <\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"><i>La mediazione impossibile: ossia la contraddizione tra intento pastorale e negazione di ogni pastoralit\u00e0<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"> Una prima tensione appare chiaramente profilarsi tra l&#8217;intento eminentemente pastorale &#8211; come appare dalle dichiarazioni esplicite del documento &#8211; e l&#8217;effetto di distorsione della pastorale che inevitabilmente si \u00e8 prodotto l\u00ec dove il provvedimento \u00e8 stato applicato senza il dovuto discernimento. Una pastorale della &#8220;riforma liturgica&#8221; non pu\u00f2 reggere neppure per poco la presenza, accanto alla nuova forma rituale, della forma precedente, che proprio a causa dei suoi limiti ecclesiologici, teologici e strutturali ha dovuto essere profondamente rivista, emendata, migliorata. Solo l&#8217;indulto salvaguardava \u2013 sia pure a suo modo &#8211; il primato di una lungimiranza pastorale. La nuova soluzione, per la sua natura di provvedimento generale, che pretende di scavalcare la competenza episcopale in materia, rischia di disorientare &#8220;ogni&#8221; possibile pastorale, risolvendo la Chiesa in una azione rituale di carattere non pastorale, ma monumentale e museale, collocandola, in sostanza, fuori della storia o, meglio, senza alcuna storia possibile che non sia la ripetizione del passato. Se ne potrebbe dedurre, da parte di qualche sparuto e sprovveduto cristiano, che la storia, in quanto tale, risulti senza senso. E non sarebbe azzardato trovare, in questa ardita deduzione, la traccia di una ispirazione derivante da un agostinismo esasperato nel suo potenziale di disincanto e di pessimismo. <\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\">\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\">2) <\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"><i>Realt\u00e0 virtuali e finzioni giuridiche: ossia la ricostruzione ipotetica del reale per avvalorare la plausibilit\u00e0 dell&#8217;impossibile<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"> Una seconda tensione \u00e8 quella che viene a determinarsi quando si eccede in una ricostruzione ipotetica o congetturale della realt\u00e0 ecclesiale, per costringerla ad ospitare ancora ufficialmente al suo interno ci\u00f2 che da decenni \u00e8 ormai oggettivamente e soggettivamente superato. Non \u00e8 un caso, infatti, che proprio sul piano delle considerazioni &#8220;di diritto&#8221;, come anche su quelle &#8220;di fatto&#8221;, il MP sia stato costretto a procedere con \u201cfinzioni\u201d non piccole e non indolori. Da un lato, infatti, il documento papale configura una &#8220;vigenza giuridica&#8221; del <\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"><i>vetus ordo<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"> che risulta a dir poco discutibile e niente affatto ovvia: essa viene affermata, lapidariamente, ma questo non basta a fondarne la realt\u00e0 e la efficacia giuridica. Qui non si pu\u00f2 presumere alcuna &#8220;parola creatrice&#8221;! E la pretesa di una equivalenza tra &#8220;non abolito&#8221; e &#8220;vigente&#8221; \u00e8 un salto mortale argomentativo che giuridicamente, nel caso specifico, non appare affatto fondato. <\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"> Sul versante opposto, invece, si ipotizza una competenza circa la lingua latina &#8211; con tutto il carico di esperienza e di pratica che essa dovrebbe comportare &#8211; che di fatto non si d\u00e0 pi\u00f9 da almeno 50 anni nel 95% della Chiesa. Un diritto congetturale e un fatto inconsistente che cosa possono promettere di buono? E quale immagine della Chiesa si pu\u00f2 desumere dal tentativo contorto e affannoso di ricostruirne la realt\u00e0 mediante finzioni giuridiche senza tradizione e\/o ipostatizzando l\u2019autorit\u00e0 di \u201cfatti\u201d puramente congetturali? Coniungando la vigenza di ci\u00f2 che non vige pi\u00f9 con l\u2019esistenza di ci\u00f2 che non esiste pi\u00f9, che cosa potremo mai ottenere?<\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\">3) <\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"><i>Un intreccio di logiche provinciali: ossia la differenziazione del mondo e una certa tendenza a &#8220;provincializzarsi&#8221; della curia romana<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\">\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"> Vi \u00e8 poi da considerare la singolare alleanza che \u00e8 venuta a crearsi tra alcune regioni particolari dell\u2019universo ecclesiale cattolico e pratiche mai abbandonate nelle consuetudini non scritte della curia romana. Infatti, se dovessimo recensire i luoghi di pratica resistente del &#8220;vetus ordo&#8221; &#8211; ovviamente escludendo i circoli aristocratici che sopravvivono a se stessi senza pi\u00f9 nessun rapporto effettivo n\u00e9 con la chiesa n\u00e9 con il mondo &#8211; dovremmo mettere insieme alcune periferie della chiesa con il suo nucleo istituzionale pi\u00f9 centrale. Ossia luoghi in cui &#8211; di fatto &#8211; \u00e8 possibile o ridurre ancora la pastorale alla sola pratica rituale, oppure fare a meno della relazione pastorale, traducendola integralmente in &#8220;pratiche d&#8217;ufficio&#8221;. In tali regioni &#8211; cos\u00ec differenziate &#8211; la vita degli uomini pu\u00f2 strutturalmente prescindere dalla riforma liturgica: in alcuni uffici romani come in alcuni villaggi della Cina, della Francia o dell&#8217;Africa, \u00e8 possibile illudersi che il &#8220;rito di Pio V&#8221; possa costituire il presente e il futuro della Chiesa. Ma questa singolare alleanza rappresenta un pericoloso fenomeno di &#8220;provincializzazione della coscienza ecclesiale&#8221;, di cui ci si rende conto non appena si aprano gli occhi sulla realt\u00e0 effettiva (tanto della reale esperienza di vita di quelle stesse provincie periferiche, quanto della faticosa crisi di identit\u00e0 e di rilevanza di settori non esigui di quella provincia che si chiama &#8220;curia romana&#8221;).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\">4) <\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"><i>La resistenza ad oltranza al Vaticano II: ossia una buona occasione offerta ad ogni forma di strutturale (e\/o patologica) nostalgia del pre-concilio<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\">\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"> Non era difficile prevedere, prima ancora della sua approvazione, che questo testo sarebbe diventato il vessillo &#8211; sproporzionato sia rispetto alle intenzioni, sia rispetto alle intelligenze &#8211; per tutte le forme di resistenza alla Chiesa voluta dal Concilio Vaticano II? Forse non si \u00e8 valutato a sufficienza il valore simbolico di una &#8220;rivitalizzazione&#8221; della pratica liturgica pre-conciliare, come supporto simbolico ad ogni nostalgia dell'&#8221;ancien r\u00e9gime&#8221;, di carattere ecclesiale, politico, etico, catechistico, disciplinare o estetico, che sarebbe garantita dall\u2019autorit\u00e0 pi\u00f9 alta. Insomma, una sorta di segreta riscossa nei confronti del mondo moderno, della &#8220;libert\u00e0 di coscienza&#8221; e della uscita dallo stato di minorit\u00e0. Ma in tutto questo non si \u00e8 adeguatamente considerato un altro fatto: che il messale di Pio V entra oggi nel \u201cnuovo uso\u201d come un testo del tutto &#8220;moderno&#8221;, che presuppone come soggetto l&#8217;individuo e che propone una lettura tradizionalistica della tradizione, come fanno tanto facilmente gli uomini moderni e postmoderni. Rispetto ad esso, il progetto del messale di Paolo VI appare invece autenticamente &#8220;antico&#8221;, poich\u00e9 desidera recuperare una esperienza vitale e non museale della tradizione, col fatto di riaffidare al presente e al futuro un ruolo non solo reduplicativo del passato nella ridefinizione della tradizione cristiana. Il richiamo al messale tridentino come una forma di &#8220;utopismo tipicamente moderno&#8221; non \u00e8 affatto una ipotesi da scartare a priori nel valutare le attese sproporzionate e l\u2019impatto deludente del documento papale. <\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\">5) <\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"><i>Una intenzione dimenticata: la \u201criforma\u201d di Giovanni XXIII nel 1962<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"> A quanto detto fin qui si deve aggiungere, per completezza, una ulteriore considerazione: infatti, non solo dal testo Conciliare di &#8220;Sacrosanctum Concilium&#8221; non \u00e8 possibile desumere alcuna &#8220;vigenza parallela&#8221; di due forme rituali dell&#8217;unico rito romano<\/span><\/span><sup><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"><a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\">, ma piuttosto appare evidente il contrario, ossia la chiara intenzione di istituire un percorso di &#8220;adeguamento&#8221; e &#8220;sostituzione&#8221; dell&#8217;assetto rituale preconciliare<\/span><\/span><sup><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"><a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\">. Vi \u00e8 poi da aggiungere che moltissimi provvedimenti attuativi della Riforma, emanati da Papa Paolo VI, rivelano una non equivoca intenzione di sostituire con il regime rituale nuovo quello precedente (come del resto \u00e8 sempre stato nella storia della Chiesa). E tuttavia &#8211; paradossalmente &#8211; si deve anche riconoscere che una tale intenzione pu\u00f2 essere desunta persino dalle intenzioni del predecessore di Paolo VI, ossia da Giovanni XXIII, il quale, nel documento che introduce e rende possibile la &#8220;nuova edizione&#8221; del Messale tridentino del 1962, sottolinea non soltanto di aver voluto continuare (e portare a termine) il progetto di Pio XII di una completa revisione delle rubriche del Breviario e del Messale Romano, ma di aver fatto ci\u00f2 per lo spazio di tempo &#8211; ancora non facilmente calcolabile nel 1960 &#8211; tra la convocazione del Concilio Vaticano II, la sua celebrazione e l&#8217;opera di Riforma Liturgica che gi\u00e0 si prevedeva sarebbe stata compiuta in seguito al Concilio<\/span><\/span><sup><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"><a href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\">. Ne risulta perci\u00f2, con una certa sorpresa, che il Messale del 1962 &#8211; del quale oggi si vuole rendere &#8220;sine die&#8221; parallela la vigenza rispetto a quello di Paolo VI &#8211; era stato approvato da Giovanni XXIII non come una \u201cgrande riforma\u201d \u2013 per riprendere la temeraria definizione che oggi isolati soggetti ecclesiali pretendono di utilizzare &#8211; ma come un &#8220;testo provvisorio&#8221; in attesa della celebrazione del Concilio e della riforma liturgica che gi\u00e0 nel 1960 si prevedeva ne sarebbe scaturita!<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"><i>6) Conclusioni<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"> Lo &#8220;sviluppo organico&#8221; della tradizione liturgica comporta inevitabili &#8220;svolte&#8221;, con una continuit\u00e0 che ha bisogno di alcune vitali discontinuit\u00e0. Come accade alle generazioni &#8211; dove il figlio \u00e8 pienamente figlio solo quando il padre non gli \u00e8 pi\u00f9 vicino &#8211; un rito di Paolo VI, che avesse sempre accanto il rito di Pio V, resterebbe perennemente infantile e fragile, non crescerebbe mai fino alla maturit\u00e0; mentre un rito di Pio V che non si rassegnasse a perdersi e a ritrovarsi nel figlio, cadrebbe in un paternalismo invadente e in un moralismo senza vera fiducia. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"> Forse ci\u00f2 che oggi ci manca in misura maggiore \u00e8 proprio la coscienza di una tale dimensione generazionale e pedagogica del Concilio Vaticano II, che era ancora cosciente di avere bisogno di figli e di nipoti perch\u00e9 la tradizione antica potesse avere un seguito e che pertanto poteva considerare il proprio <\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"><i>munus<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"> come &#8220;inizio di un inizio&#8221; e non semplicemente come &#8220;continuazione di un traditum&#8221;, senza la pretesa di &#8220;cominciare ex novo&#8221;, ovviamente, ma anche senza la presunzione di poter &#8220;continuare senza novit\u00e0&#8221;. <\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"> Il conflitto di interpretazioni che oggi attraversa pericolosamente la coscienza ecclesiale &#8220;in re liturgica&#8221; dipende in larga parte dalla mancanza di questa autentica preoccupazione tradizionale &#8220;per i figli e per i nipoti&#8221;, che noi oggi possiamo recuperare riscoprendo accuratamente le evidenze che hanno guidato il Movimento Liturgico originario e la Riforma Liturgica ad impostare una seria risposta alla &#8220;questione liturgica&#8221;: che la liturgia cristiana possa ancora &#8220;generare fede&#8221;, possa ancora essere &#8220;fons&#8221; di azione ecclesiale e di spiritualit\u00e0 personale, questa \u00e8 l&#8217;unica speranza che la Riforma liturgica aveva come obiettivo e che noi non possiamo n\u00e9 ignorare n\u00e9 sottovalutare. <\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: large\"> Tale istanza non ha cessato di interrogarci e di provocarci, purch\u00e9 non abbiamo deciso &#8211; ad un tempo disperatamente e presuntuosamente &#8211; di essere gli ultimi cristiani ancora fedeli ad una grande tradizione (solo) antica, ridotta alla figura di un passato prezioso da chiudere in un museo, con aria condizionata e sistemi di sicurezza, ma senza vita e senza figli. <\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\">\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/span><sup><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u0002<\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\">Si raggiunge qualche magro risultato in tal senso solo al prezzo di letture talmente forzate e implausibili, da condurre il lettore non solo sulla soglia dello sbigottimento, ma ben oltre il limite del buon gusto: cfr. ad es. il <\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Dossier<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\">, a cura di N. Bux e A. Vitiello, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Il Motu Proprio di Benedetto XVI &#8220;Summorum Pontificum cura&#8221;, <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\">della Agenzia FIDES, datato 1 agosto 2007 e reperibile sul sito internet <\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\"><span style=\"text-decoration: underline\">www.fides.org.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/span><sup><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u0002<\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\">Per fare un esempio, si consideri attentamente il dettato di SC 25 e 128: &#8220;I libri liturgici siano riveduti quanto prima, servendosi di persone competenti e consultando vescovi di diversi paesi del mondo&#8221; (SC 25); &#8220;Si rivedano quanto prima, insieme ai libri liturgici, a norma dell&#8217;art. 25, i canoni e le disposizioni ecclesiastiche che riguardano il complesso delle cose esterne attinenti al culto sacro, specialmente per la costruzione degna e appropriata degli edifici sacri, la forma e l&#8217;erezione degli altari&#8230;<\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Quelle norme che risultassero meno rispondenti alla riforma della liturgia siano corrette o abolite; quelle invece che la favoriscano siano mantenute o introdotte<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\">&#8221; (SC 128, corsivo mio). Si deve notare come la <\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>mens<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\"> del Concilio non faccia alcun riferimento a &#8220;tradizioni parallele&#8221;, ma esplicitamente parli di &#8220;correzione&#8221;, &#8220;abolizione&#8221;, oltre che di &#8220;nuove introduzioni&#8221;. D&#8217;altra parte, la fragilit\u00e0 della teoria del &#8220;doppio uso parallelo&#8221; appare chiara quando si consideri oggi l&#8217;esigenza di &#8220;adeguamento&#8221; dello spazio liturgico, voluta esplicitamente dal Concilio e promossa con forza dal post-concilio, e che invece una teoria del &#8220;parallelismo di forme rituali&#8221; potrebbe rendere non solo difficile <\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>di fatto<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\">, ma addirittura impossibile <\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>per principio<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\">. <\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/span><sup><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u0002<\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\">Il documento in questione \u00e8 il Motu proprio &#8220;Rubricarum Instructum&#8221; di Giovanni XXIII del 25 luglio 1960, con il quale si d\u00e0 seguito al progetto di Pio XII, il quale, mentre maturavano il disegno e gli studi preparatori di una generale riforma liturgica, decise dapprima di rivedere le rubriche del Breviario Romano, ma poi, dopo aver consultato i Vescovi, mise mano al progetto di revisione complessiva delle rubriche di Breviario e Messale Romano, affidandone lo studio alla Commissione incaricata della riforma generale della liturgia. A ci\u00f2 Giovanni XXIII aggiunge: &#8220;<\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Nos autem,<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>postquam, adspirante Deo, Concilium Oecumenicum coadunandum esse decrevimus, quid circa huiusmodi Predecessoris Nostri inceptum agendum foret, haud semel recogitavimus. Re itaque diu ac mature examinata, in sententiam devenimus, altiora principia, generalem liturgicam instaurationem respicentia, in proximo Concilio Oecumenico patribus esse proponenda; memoratam vero rubricarum Breviarii ac Messalis emendationem diutius non esse protrahendam<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Batang, serif\"><span style=\"font-size: small\">&#8220;. E&#8217; qui evidente come il progetto dell&#8217;imminente Concilio crei una tensione tra il limitato disegno di una revisione delle rubriche e il ripensamento degli &#8220;altiora principia&#8221; che avrebbero portato alla pi\u00f9 generale riforma del rito romano. Quella edizione del Messale Romano, che ne sarebbe scaturita due anni dopo, viene dunque pensata come destinata all'&#8221;interregno&#8221; tra il rito di Pio V e il rito che in seguito alla Riforma Liturgica sarebbe stato promulgato successivamente (da Paolo VI): si trattava, insomma, di una provvisoria, ma non pi\u00f9 rinviabile, revisione del precedente sistema rubricale, in vista di un pi\u00f9 complessivo ripensamento, del quale si sentiva, gi\u00e0 nel 1962, un urgente bisogno, e che tuttavia dal Papa non poteva essere anticipato &#8220;motu proprio&#8221;, proprio per rispettare l&#8217;imminente solenne celebrazione del Concilio<\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><span style=\"font-size: small\">. <\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente soppressione della Commissione &#8220;Ecclesia Dei&#8221; riapre il necessario dibattito intorno alla radice della questione: ossia sul MP &#8220;Summorum Pontificum&#8221; e sulla difficile giustificazione della sua presenza nel corpo ecclesiale. 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