{"id":13362,"date":"2019-01-21T01:06:02","date_gmt":"2019-01-21T00:06:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13362"},"modified":"2019-01-21T01:06:02","modified_gmt":"2019-01-21T00:06:02","slug":"il-peccato-dellecclesia-dei-si-chiama-summorum-pontificum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-peccato-dellecclesia-dei-si-chiama-summorum-pontificum\/","title":{"rendered":"Il peccato dell&#8217;Ecclesia Dei si chiama Summorum Pontificum"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ED.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-13364\" alt=\"ED\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ED.jpg\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a><\/p>\n<p>Con la soppressione della Commissione <em>Ecclesia Dei<\/em>, la Chiesa cattolica ha rimosso un elemento di scandalo all&#8217;interno della Curia romana. Tuttavia, se guardiamo con attenzione alla storia degli ultimi 12 anni, vediamo che lo scandalo era dovuto alla citata Commissione solo in quanto &#8220;strumento&#8221;, ma il cuore della questione e il principio della distorsione era costituito dal &#8220;Motu proprio&#8221; <em>Summorum pontificum<\/em>, che ha introdotto un parallelismo di forme rituali all&#8217;interno della vita della Chiesa, con la pretesa di non toccarne la dottrina e di non minare la riforma liturgica. Le parole con cui viene motivata la soppressione della Commissione chiariscono bene un dato sul quale vorrei soffermarmi: ossia che le questioni di cui la Commissione avrebbe dovuto occuparsi, e che ora le sono state sottratte, non erano di carattere disciplinare, ma di carattere dottrinale. Questo, a mio avviso, determina la esigenza di riconsiderare con urgenza la disciplina distorta e contraddittoria introdotta nel 2007 da <em>Summorum Pontificum<\/em>.<\/p>\n<p><em>Una doppia ferita<\/em><\/p>\n<p>Con quel documento, infatti, si ripristinava l&#8217;uso del Messale di Giovanni XXIII (1962), come &#8220;forma straordinaria&#8221; del rito romano. Questa ipotesi, dopo 12 anni, appare viziata da due errori gravi, sia di carattere dottrinale, sia di carattere giuridico.<\/p>\n<p>Sul piano dottrinale, era chiaro, gi\u00e0 12 anni fa, che il tentativo di separare la &#8220;forma rituale&#8221; dalla Riforma liturgica e dalla Chiesa conciliare era votato al fallimento. L&#8217;azzardo voluto da papa Benedetto XVI non avrebbe n\u00e9 avvicinato le posizioni dei lefebvriani, n\u00e9 assicurato la fedelt\u00e0 dei cattolici tradizionalisti. E dopo 12 anni abbiamo potuto costatare proprio questo esito. Ed \u00e8 giusto riconoscere che la causa di tutto questo non \u00e8 tanto la gestione della Commissione <em>Ecclesia Dei<\/em> &#8211; che pure aveva assunto il ruolo di testa di ponte tradizionalista nel cuore della Curia romana &#8211; quanto la normativa distorta e contraddittoria di <em>Summorum Pontificum<\/em> che, di fatto, rende superflua la riforma liturgica per coloro che aderiscono al <em>Vetus Ordo<\/em>, ossia:<\/p>\n<p>&#8211; non riconosce il dettato di SC sulla necessit\u00e0 di riforma dell&#8217;<em>Ordo Missae<\/em>, permettendo di celebrare come se il Concilio non ci fosse mai stato;<\/p>\n<p>&#8211; scavalca la autorit\u00e0 episcopale in materia liturgica, rendendo irrilevante il discernimento &#8220;in loco&#8221; e sostituendolo con quello della curia romana;<\/p>\n<p>&#8211; contraddice la ecclesiologia conciliare, perpetuando una logica clericale e priva di partecipazione attiva.<\/p>\n<p><em>L&#8217;adagio lex orandi lex credendi<\/em><\/p>\n<p>In secondo luogo,\u00a0<em>Summorum Pontificum<\/em>, introducendo una &#8220;forma straordinaria&#8221; dello stesso rito romano, capovolgeva la relazione tra dottrina e liturgia, ipotizzando che la stessa &#8220;dottrina ecclesiale&#8221; potesse esprimersi in forme rituali di cui una era la correzione dell&#8217;altra. In tal modo presumeva di far dipendere la identit\u00e0 cattolica da una &#8220;definizione astratta&#8221;, che risultava indifferente rispetto alla forma rituale e che poteva quindi esprimersi indifferentemente nel NO o nel VO. Ora dobbiamo riconoscere, anche in base a questo nuovo Motu Proprio del 19 gennaio 2018, che vi \u00e8 in tutto questo una questione dottrinale decisiva, e che non pu\u00f2 essere disattesa. La pretesa che diverse comunit\u00e0 cattoliche possano essere fedeli al Concilio Vaticano II e celebrare la liturgia secondo il VO non pu\u00f2 pi\u00f9 essere risolta n\u00e9 con una decisione universale come <em>Summorum Pontificum<\/em>, n\u00e9 attraverso il discernimento interessato di una Commissione come <em>Ecclesia Dei<\/em>. Se si ritiene che una comunit\u00e0 possa, per ragioni contingenti, far uso di forme rituali diverse dall&#8217;unico rito romano vigente, questa decisione deve essere presa dal Vescovo locale competente, che pu\u00f2 eventualmente concedere un &#8220;indulto&#8221;. La soluzione &#8220;universale&#8221;, introdotta con una forzatura dottrinale e giuridica da <em>Summorum Pontificum<\/em>, genera una chiesa non &#8220;universa&#8221;, ma &#8220;introversa&#8221; e contraddice gravemente le decisioni del Concilio Vaticano II, che ha chiesto esplicitamente la riforma di quel rito che <em>Summorum Pontificum<\/em> vorrebbe rendere universalmente accessibile. Questo \u00e8 il vero nodo della questione. Qui sta il peccato che ha portato alla soppressione di <em>Ecclesia Dei<\/em>. E che dovr\u00e0 condurre ad una ridefinizione della disciplina, che restituisca alla questione dottrinale la sua centralit\u00e0 e ai vescovi diocesani la competenza per ogni decisione che faccia eccezione alla vigenza di un&#8217;unica forma del rito romano, cos\u00ec come voluta dal Concilio Vaticano II e dalla Riforma liturgica ad esso successiva, che deve essere riconosciuta &#8220;irreversibile&#8221; tanto sul piano dottrinale quanto sul piano disciplinare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con la soppressione della Commissione Ecclesia Dei, la Chiesa cattolica ha rimosso un elemento di scandalo all&#8217;interno della Curia romana. 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