{"id":13354,"date":"2019-01-21T16:49:27","date_gmt":"2019-01-21T15:49:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13354"},"modified":"2019-01-21T16:51:51","modified_gmt":"2019-01-21T15:51:51","slug":"magistero-teologia-e-la-donna-nello-spazio-ecclesiale-discussione-sul-diaconato-femminile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/magistero-teologia-e-la-donna-nello-spazio-ecclesiale-discussione-sul-diaconato-femminile\/","title":{"rendered":"Magistero, teologia e la donna nello spazio ecclesiale.  Discussione sul diaconato femminile"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13355\" alt=\"diaconato-femminile\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1-300x132.jpg\" width=\"300\" height=\"132\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1-300x132.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"right\">\u201c<i>La donna vista come unica e sempre uguale&#8230;in fondo non esiste\u201d <\/i><\/p>\n<p align=\"right\">(K. Rahner)<\/p>\n<p>Le parole dialogiche intrecciate con alcuni interlocutori sul tema \u201cdonna e ministero della Chiesa\u201d hanno fatto emergere questioni sulle quali posso presentare un resoconto, forse utile per il dibattito comune. Mi riferisco ad alcune obiezioni, venute da diversi interlocutori attenti, cui cerco di rispondere con buone argomentazioni, almeno con le migliori che riesco a formulare.<\/p>\n<p>1. <i>Premessa storica e sistematica<\/i><\/p>\n<p>Una prima riserva che mi \u00e8 stata rivolta mi rimprovera una \u201cmetodologia teologica problematica circa l\u2019influsso della Modernit\u00e0 nella interpretazione del Vangelo\u201d. Questa valutazione a me pare discendere da una impostazione che impedisce di comprendere la questione della \u201cautorit\u00e0 femminile\u201d e dalla quale dipende, in sostanza, la mia difficolt\u00e0 centrale nei confronti di una interpretazione estensiva di <i>Ordinatio sacerdotalis<\/i>. Un documento pu\u00f2 legittimamente intendersi come definitivo. Ma ci\u00f2 che \u00e8 in gioco, a mio avviso, non \u00e8 solo la \u201cassistenza divina\u201d assicurata al Magistero, su cui non vi \u00e8 dubbio, ma anche la assistenza divina che si manifesta nel ruolo della donna nella cultura, nella societ\u00e0 e nella Chiesa, che \u00e8 radicalmente cambiato da quando abbiamo dismesso gli abiti mentali che hanno segnato la cultura comune \u2013 cristiana e non cristiana &#8211; dalle origini antiche fino al XIX secolo. Qualora non si riconosca questa novit\u00e0 &#8211; che Giovanni XXIII aveva gi\u00e0 visto con acume 56 anni fa nella Enciclica <i>Pacem in terris<\/i> &#8211; non si riesce ad affrontare realmente il problema del \u201criconoscimento della autorit\u00e0 femminile nella Chiesa\u201d. La tarda-modernit\u00e0 muta i termini della questione, senza essere sopravvalutata. Rispondere a questa sfida ripetendo gli schemi antichi, scolastico-medievali e moderno-tridentini, \u00e8 un modo non adeguato di rispondere con risposte vecchie a domande nuove, e che pu\u00f2 convincere solo chi non prende sul serio la questione. Occorre elaborare altri schemi, su cui la teologia \u00e8 professionalmente chiamata a lavorare e a fare la sua parte. Sono schemi e ipotesi che partono da una nuova evidenza: ossia <i>la parit\u00e0 di autorit\u00e0 di maschio e femmina nella famiglia, nella societ\u00e0 e nella Chiesa<\/i>. Ci\u00f2 \u00e8 il frutto del lento sviluppo degli ultimi 200 anni. Il che non significa affatto negare la differenza tra uomo e donna, omologare le diversit\u00e0, appiattire le cose, ma <i>impone di pensare la differenza con schemi nuovi e pi\u00f9 adeguati, che non \u201cprivatizzino\u201d la donna e non le attribuiscano sul piano pubblico una strutturale <\/i><i>irrilevanza o <\/i><i>\u201c<\/i>deminutio capitis<i>\u201d<\/i>. Cavarsela con un riferimento al principio mariano e al principio petrino \u2013 come nuovi criteri di giustificazione della mancanza di autorit\u00e0 riservata alla donna &#8211; non porta ad altro che a riverniciare con una pittura brillante i vecchi mobili di casa, che non funzionano pi\u00f9. In questo senso, con tutta la comprensione per le preoccupazioni del magistero, la teologia ha il compito di segnalare, con modestia, ma anche con audacia, il circolo vizioso delle argomentazioni classiche. Se, come si dice in <i>Donum veritatis<\/i> \u201cl\u2019insegnamento del Magistero \u2013 grazie all\u2019assistenza divina \u2013 vale al di l\u00e0 della argomentazione\u201d &#8211; e questo \u00e8 vero e v\u00e0 difeso dalla tentazione di ridurre il Magistero alle sue argomentazioni &#8211; ci\u00f2 nondimeno quando il Magistero rinuncia del tutto alle argomentazioni, senza perdere per questo alcuna autorit\u00e0, come avviene nel caso di <i>Ordinatio sacerdotalis<\/i>, deve essere accuratamente delimitato a ci\u00f2 di cui il documento si occupa \u2013 ossia la \u201cordinazione sacerdotale\u201d &#8211; e cos\u00ec apre inevitabilmente fronti di riflessione che devono essere considerati e riconosciuti, e che non possono risolversi semplicemente nella autorevolezza di un pronunciamento che si assume e si riconosce come definitivo. Dice infatti, S. Tommaso d\u2019Aquino, nel <i>Commentario alle Sentenze<\/i>, <span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: medium\">\u201cSe noi risolviamo i problemi della fede col metodo della sola autorit\u00e0, possediamo certamente la verit\u00e0, ma in una testa vuota\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p>A ci\u00f2 va aggiunta una seconda avvertenza, che prendo da Romano Guardini, in particolare da un suo scritto giovanile che risulta della massima importanza per affrontare la nostra questione. Si tratta di <i>Ueber die systematische Methode in der Liturgiewissenschaft<\/i>, \u201cJahrbuch fuer Liturgiewissenschaft\u201d, 1(1921), 97-108, testo in cui Guardini formula una importantissima distinzione tra \u201cscienza storica\u201d e \u201cscienza sistematica\u201d. Egli opera tale differenziazione per meglio comprendere la liturgia, ma si tratta di un insegnamento prezioso per l\u2019intero campo della teologia. Egli dice: la storia ci dice ci\u00f2 che \u00e8 stato, ma solo la sistematica pu\u00f2 dirci ci\u00f2 che deve essere. Anche per il nostro tema, possiamo attingere dalla storia un grande patrimonio di prassi, di decisioni e di parole, ma ci\u00f2 che la Chiesa pu\u00f2 e deve fare nel presente e nel futuro non si riduce a ripetere il passato. I \u201csegni dei tempi\u201d &#8211; tra cui il nuovo profilo autorevole e pubblico della donna \u2013 possono e debbono suggerire nuove strade e nuove acquisizioni, purch\u00e9 accettiamo che questi \u201csegni\u201d abbiano qualcosa da insegnarci, e che non siamo immuni da una visione ancora limitata della donna e della storia. Con gradualit\u00e0 e con senso del limite, queste possibilit\u00e0 vanno esplorate con coraggio, non giudicate incompatibili con una identit\u00e0 dedotta solo dal passato. In questa direzione, nella riflessione sul ministero diaconale femminile, mi sembra si muova anche, assai di recente<span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\">, il testo di\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Giancarlo Pani, <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>La donna e il diaconato<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\">,<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: medium\"> \u201cLa Civilt\u00e0 Cattolica\u201d, 3999\/2017, 209-221.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>2. <i>La questione del Magistero nel post-concilio<\/i><\/p>\n<p>Sulla base di quanto premesso, io non dico affatto che il Magistero non possa assumere una posizione irreformabile: questo fa parte della concezione cattolica che non intendo affatto negare. Nemmeno affermo che non possa mai farlo, come se ci\u00f2 fosse una regola generale del Magistero. Dico invece che nel caso specifico la forma particolare \u2013 una dichiarazione di \u201cassenza di autorit\u00e0\u201d &#8211; riguarda esclusivamente la ordinazione sacerdotale e\u00a0<i>non vincola in <\/i><i>alcun modo circa la ipotesi di ordinazione diaconale della donna<\/i>. Anche le importanti espressioni di <i>Veritatis gaudium<\/i> di papa Francesco, sulla capacit\u00e0 del Magistero di dialogare e di \u201cimparare\u201d dalla cultura e di disporsi ad una \u201crivoluzione culturale\u201d, non pu\u00f2 certo essere utilizzata per \u201cnegare al Magistero il potere di definire una dottrina\u201d, n\u00e9 io l\u2019ho mai intesa in questo senso, ma piuttosto \u00e8 volta a mostrare la debolezza di posizioni che, affermando una \u201cassenza di potere\u201d, semplicemente perpetuano relazioni, comprensioni e correlazioni che ormai risultano distorte e inadeguate. Ho citato papa Francesco per recuperare l\u2019orizzonte conciliare che comprende la relazione \u201coriginaria\u201d tra Vangelo ed esperienza. Se invece si pensa di risolvere la \u201cquestione della autorit\u00e0 femminile\u201d semplicemente in un rimando al passato, all\u2019interno di una semplice \u201cassenza di competenza sulla materia\u201d, si finisce facilmente per imboccare un vicolo cieco. Tale vicolo cieco, attraverso una dichiarazione di \u201cincompetenza\u201d, in realt\u00e0 mantiene tutte le \u201ccompetenza classiche\u201d, senza metterle in discussione. Di fatto, assolutizza una dichiarazione che \u00e8 stata formulata solo nel XX secolo, e che si basa su una \u201cprassi pacifica\u201d fino allora \u2013 quella della esclusione della donna da ogni ordinazione \u2013 ma che rimane condizionata strutturalmente da una comprensione culturale ed ecclesiale inadeguata della donna. In questo senso ho parlato, in altri testi, di \u201cdispositivo Ratzinger\u201d, come di un meccanismo che negli ultimi 30 anni ha frustrato stabilmente ogni possibile riforma della Chiesa. Non vi \u00e8 pertanto nessun \u201cabuso\u201d da parte mia, nel citare le parole di papa Francesco: lo faccio non per negare competenze possibili e necessarie del Magistero, ma per ricondurne l\u2019azione al suo orizzonte pi\u00f9 proprio, che non di rado pu\u00f2 risultare dimenticato.<\/p>\n<p>3. <i>Le singole <\/i><i>domande<\/i><\/p>\n<p>Secondo alcuni, nei miei testi sul ministero femminile io \u201cnon offrirei argomenti nuovi\u201d. Debbo precisare che questo \u00e8 del tutto ovvio, perch\u00e9 \u00e8 buona regola quella secondo cui sta a chi \u201cnega\u201d l\u2019autorit\u00e0 femminile proporre argomenti convincenti, non a chi la afferma. <i>Io penso che la donna non abbia alcun \u201cimpedimento\u201d ad assumere autorit\u00e0 ecclesial<\/i><i>e <\/i><i>a livello di diaconato<\/i>. Sta a chi la nega offrire impedimenti argomentati e solidi e non solo \u201cprecedenti\u201d. Tuttavia da questa obiezione scaturiscono altre discussioni, che brevemente riprendo qui sotto:<\/p>\n<p>a) Gli elementi che qualificano un sacramento sono frutto di una istituzione originaria e di una lunga elaborazione ecclesiale. Perch\u00e9 mai io dovrei sostenere che i sacramenti non sono n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno di 7? Non discuto n\u00e9 la affermazione tridentina, n\u00e9 la sua attualit\u00e0 oggi. La logica di Lutero, tuttavia, \u00e8 stata recepita anche dai Padri tridentini, perch\u00e9 anch\u2019essi, come Lutero, anche se in modo diverso da lui, hanno voluto distinguere tra <i>sacramenta maiora<\/i> e tutti gli altri. Questa distinzione, senza la quale c\u2019\u00e8 anatema, ci rende liberi di un discernimento storico lungimirante. Ieri come oggi. E se i padri tridentini hanno usato la argomentazione sulla \u201csostanza del sacramento\u201d per poter salvaguardare una prassi di \u201ccomunione sotto una solo specie\u201d, che si differenziava dal comando esplicito e verbale del Signore &#8211; che parla di due specie e non di una sola &#8211; perch\u00e9 mai noi dovremmo far rientrare nella \u201csostanza del sacramento\u201d il sesso maschile, se su questo il Signore non ha detto nulla? Di ci\u00f2 che ha detto, assumiamo una versione riduttiva, mentre di ci\u00f2 che ha fatto assumiamo una versione tassativa. <em>Perch\u00e9 le sue parole su due specie si riducono ad una, mentre la sua azione con un solo genere non pu\u00f2 estendersi anche all&#8217;altro?<\/em> Perch\u00e9 mai questo potrebbe impedirci di arrivare ad ordinare donne al grado del diaconato, non essendovi su ci\u00f2 alcuna parola esplicita di divieto? Qui mi pare che la fragilit\u00e0 di comprensione della tradizione sacramentale non sia la mia, ma quella che presume di aver risolto tutte le questioni sulla base di un pregiudizio, mentre in tal modo contribuisce solo a complicarli, perch\u00e9 non li affronta e pretende che nessuno ne parli. Questo pu\u00f2 accadere in un luogo senza libert\u00e0, mentre la Chiesa \u00e8 luogo in cui lo Spirito continua a soffiare.<\/p>\n<p>b) Certamente lo sviluppo liturgico e rituale fa parte della intelligenza ecclesiale e anche della dottrina. Tale sviluppo \u00e8 avvenuto fino al XIX secolo in un contesto che non conosceva pienamente la libert\u00e0 del soggetto, n\u00e9 il pieno rispetto della coscienza del singolo, soprattutto se di sesso femminile. Queste novit\u00e0, che abbiamo imparato a chiamare \u201cpartecipazione attiva\u201d solo dopo il Concilio Vaticano II, cambiano profondamente la concezione del rito e le forme della partecipazione. E non escludono affatto che anche la donna possa \u201cservire all\u2019altare\u201d, \u201cproclamare la parola\u201d, \u201cdistribuire la comunione\u201d, \u201cpresiedere la preghiera comune\u201d. Tutto questo prima era quasi inconcepibile e oggi pu\u00f2 essere acquisito come tradizione e dottrina ecclesiale. Per farlo occorre riconoscere, con la dovuta gradualit\u00e0, che \u00e8 possibile una integrazione della donna all\u2019interno del ministero ordinato. La \u201cmediazione di Cristo\u201d non \u00e8 riservata soltanto ad un sesso. E la \u201cesperienza creaturale originaria\u201d non corrisponde mai ad un assetto dei rapporti di potere\/servizio tra uomini e donne. In tal modo si userebbe la S. Scrittura per confermare lo <i>status quo<\/i> dell\u2019ordine pubblico, sociale, antropologico ed ecclesiale di un\u2019epoca limitata e diversa dal compimento escatologico. E diversa anche dalla nostra.<\/p>\n<p>c) In un terzo punto alcune affermazioni da me ascoltate nel dibattito mostrano di fraintendere gravemente non quanto ho scritto io, ma quanto si \u00e8 sviluppato sul piano liturgico ed ecclesiale dopo il Concilio Vaticano II. Ne \u00e8 una chiara spia il modo con cui viene formulata una domanda retorica che qui riporto: \u201cdovrebbe ad esempio la Chiesa ripensare chi sia il ministro della celebrazione eucaristica, dato il ruolo nuovo dei laici promosso dal Concilio Vaticano II?\u201d. Proprio questo \u00e8 un punto qualificante del Concilio Vaticano II, che a me pare sia pesantemente frainteso nella discussione. Il Concilio e la Riforma liturgica che ne \u00e8 seguita ha chiesto esattamente questo: ripensare la definizione del \u201cministro\u201d. Ogni eucaristia, dopo la riforma liturgica, ha almeno \u201ctre ministri\u201d, perch\u00e9 ha tre libri. Vi \u00e8 una Presidenza, vi \u00e8 un ministero della Parola e vi \u00e8 un ministero del canto. Ci\u00f2 che la tradizione ha riscoperto, negli ultimi 60 anni \u00e8 che la nostra definizione \u201cstretta\u201d di ministero, che identifica l\u2019unico ministro con il Presidente, ha impoverito la tradizione e ha determinato una grave deriva clericale. Cos\u00ec come una \u201cospitalit\u00e0 eucaristica\u201d non pu\u00f2 mai essere smentita dalla natura \u201ciniziatica\u201d della Eucaristia. Il gesto simbolico con cui papa Francesco, proprio nella Messa <em>in Coena Domini<\/em>, ossia nel cuore della intimit\u00e0 iniziatica, ha introdotto la abitudine di \u201cfare comunione\u201d con non cristiani, condannati al carcere e per di pi\u00f9 anche con donne, \u00e8 una profezia di senso irriducibile alle sempre possibili chiusure di ogni rito su se stesso e sulle proprie meticolose rubriche da farmacisti.<\/p>\n<p>d) Circa il Magistero implicato in <i>Ordinatio sacerdotalis<\/i>, trovo \u201csurreale\u201d &#8211; utilizzando la curiosa terminologia impiegata da alcune osservazioni dei lettori &#8211; che mi si attribuisca ci\u00f2 che non ho mai affermato. Io non dico, e lo ripeto, che <i>Ordinatio sacerdotalis<\/i> affermi che la ordinazione femminile sar\u00e0 sempre una possibilit\u00e0 aperta per la Chiesa. Affermo invece che <i>Ordinatio sacerdotalis<\/i> esprime, con un alto grado di autorevolezza, la assenza di potere della Chiesa nella possibilit\u00e0 di <i>ordinazione sacerdotale<\/i> di soggetti femminili. Il che non esclude in nessun modo, e per principio, la possibilit\u00e0 di <i>ordinazione diaconale<\/i> di soggetti femminili, e dunque un loro accesso, per quanto parziale, al ministero ordinato. Essendo un documento che esclude una fattispecie \u2013 la ordinazione sacerdotale, appunto \u2013 di esso non \u00e8 ammessa alcuna interpretazione analogica, estensiva dell\u2019oggetto del divieto, secondo un principio di diritto comune. La mancanza di potere della Chiesa riguarda, nella Dichiarazione, esclusivamente la \u201cordinazione sacerdotale\u201d, non la \u201cordinazione al diaconato\u201d.<\/p>\n<p>Anche in presenza di una legge canonica diversa \u2013 che parla appunto in generale di \u201cordinazione\u201d di cui sarebbe \u201csostanza\u201d il senso maschile\u00a0 (cjc 1025, \u00a71) &#8211; sar\u00e0 la legge a cambiare, non la interpretazione di Ordinatio Sacerdotalis. Ci\u00f2 dipender\u00e0 da una inclusione o esclusione del \u201csesso maschile\u201d rispetto alla sostanza del grado pi\u00f9 basso del sacramento dell\u2019ordine. Cosa su cui la Chiesa potrebbe riconoscere di non avere radicalmente potere se vi fosse una parola esplicita del Signore che lo impedisse. Cos\u00ec come accade, ad es., per il matrimonio, su cui la \u201cassenza di potere\u201d sulla scioglimento dipende da una parola esplicita e inaggirabile del Signore. Ma in assenza di una tale parola, che non pu\u00f2 essere sostituita da azioni compiute dal Signore, la determinazione non avviene anzitutto mediante un giudizio storico, che avrebbe in questo caso un oggetto indefinito, ma attraverso un giudizio sistematico, che non pu\u00f2 mai essere risolto soltanto con riferimento ai \u201cprecedenti\u201d. D\u2019altra parte di tratta certo di una \u201cprassi risalente\u201d, ma che \u00e8 diventata proposizione esplicita e giuridica solo nel XX secolo. La determinazione del \u201csesso maschile\u201d come parte della \u201csostanza del sacramento\u201d \u00e8 quindi definizione ecclesiale positiva, che si pu\u00f2 definire canonicamente \u201cdiritto divino positivo\u201d solo con un uso molto spregiudicato \u2013 e direi anche poco responsabile \u2013 delle categorie giuridiche che vengono messe in campo. Sulla base di queste categorie imprecise non \u00e8 possibile escludere la ordinazione diaconale femminile sulla base di <em>Ordinatio Sacerdotalis<\/em>. Anzi, una ostinata persistenza in questa lettura \u201cestensiva\u201d, proposta soprattutto da alcuni canonisti, potrebbe rischiare di confondere una \u201cposizione ufficiale\u201d con una \u201cinvincibile misoginia clericale\u201d.<\/p>\n<p>La ratio di questa \u201capertura al diaconato\u201d non sta dunque in una contestazione della \u201cautorit\u00e0 del Magistero\u201d, ma piuttosto nella rigorosa obbedienza al suo dettato, unita ad una riflessione sulla natura stessa del tema su cui il Magistero si pronuncia: infatti la \u201cautorit\u00e0 femminile\u201d non \u00e8 soltanto un \u201cdato creaturale e naturale\u201d, che sarebbe a disposizione di una comprensione diretta e dottrinale, ma \u00e8 un \u201cdato storico e spirituale\u201d che non pu\u00f2 essere compreso una volta per tutte, neppure dal Magistero della Chiesa. Il quale resta al servizio della libert\u00e0 con cui lo Spirito Santo guida la storia: esso parla con \u201csegni\u201d che devono essere sempre giudicati con discernimento e cautela, non pregiudicati con diffidenza e timore. Leggere \u201cin Cristo\u201d il maschile e il femminile significa riconoscere una differenza, ma non farla dipendere dal pregiudizio umano, dalle convenzioni sociali, o dalle diverse culture, ma solo dal giudizio di Dio a da ci\u00f2 che lo Spirito mostra, sorprendentemente, lungo la storia aperta del rapporto tra Dio, uomo e donna. Questo \u00e8 un giudizio capace di sorprendere e che non si preoccupa di predeterminare le identit\u00e0 prima che la storia le faccia fiorire del tutto, cosa che, appunto, non \u00e8 anticipabile in nessun caso da una dottrina rigida, con cui il Magistero ha avuto sempre la sapienza di non identificarsi.<\/p>\n<p>4. <i>Brevi conclusioni<\/i><\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che il punto su cui i miei interlocutori hanno avvertito maggiori difficolt\u00e0 risulta il rapporto tra Vangelo e esperienza. In sostanza essi riconducono anche la esperienza degli uomini \u201calla sua profondit\u00e0 originaria, secondo il piano del Creatore\u201d, e la predeterminano in un quadro statico: in tal modo non si espongono ad alcun \u201csegno dei tempi\u201d, ma sanno gi\u00e0 il contenuto della esperienza, prima ancora di incontrarla. Per loro i \u201csegni dei tempi\u201d sono solo un\u2019altra occasione con cui la Chiesa esplica la sua funzione docente: non riconoscono di avere nulla da imparare. Questa lettura semplicistica dei \u201csegni dei tempi\u201d rivela la pretesa che sta dietro alla negazione di ogni autorit\u00e0 alla donna: poter ricondurre il fenomeno di trasformazione \u201ctardo moderna\u201d della identit\u00e0 femminile ai pregiudizi che la storia ha proiettato sul \u201cdefectus eminentiae gradus\u201d del sesso femminile. In tal modo, io credo, restando in questa logica della autosufficienza maschile, non si rende un servizio alla Chiesa. La tensione tra Vangelo ed esperienza non \u00e8 riducibile ad un accordo previo, gi\u00e0 disponibile in una dottrina teologica immutabile, ma deve essere onorata fino in fondo, in tutta la sua \u201cmeravigliosa complicatezza\u201d, nel corso della storia, accettando che vi siano \u201csegni\u201d da cui imparare e che prima erano sconosciuti. Questo \u00e8 un compito del magistero e della teologia, in dialogo e senza censure. La nuova figura di autorit\u00e0 che la donna ha assunto gradualmente negli ultimi 200 anni, nella cultura comune di gran parte del mondo e anche parzialmente all\u2019interno della Chiesa, attende un riconoscimento ecclesiale cattolico che la integri nel ministero ordinato. Ci\u00f2 dovr\u00e0 avvenire all\u2019interno del quadro, nei limiti in cui lo consente, ma senza reticenze, ambiguit\u00e0 o ipocrisie. Soprattutto senza usare la storia come uno schermo, su cui proiettare tutte le proprie paure, o come un rifugio o come un via di fuga dal reale.<\/p>\n<p>L\u2019autorit\u00e0 delle donne, assunta come \u201csegno dei tempi\u201d \u00e8 luogo di espressione dello Spirito, che la Chiesa deve imparare a riconoscere. Se essa pretendesse di farne a meno, spostando addirittura su Dio tale deliberazione, si priverebbe di un organo fondamentale e cadrebbe in una condizione di minorit\u00e0. Uscire dallo stato di minorit\u00e0 diventa, per il futuro, un compito inaggirabile: <i>uscire dallo stato di minorit\u00e0 ecclesiale, dovuto al mantenimento della donna in condizione di minorit\u00e0 nella Chiesa<\/i>. Ognuno deve svolgere tale compito nei limiti delle proprie responsabilit\u00e0: da un lato il magistero dei pastori, dall\u2019altro il magistero dei teologi. Ciascuno con le sue competenze e senza alcuna possibilit\u00e0 che l\u2019uno possa fare a meno dell\u2019altro o &#8211; e sarebbe molto peggio &#8211; che l\u2019uno pretenda di ridurre l\u2019altro al silenzio.<\/p>\n<p>Resta, alla fine, un rapporto molto serio, ma anche molto sereno, con il riconoscimento di una \u201cauctoritas\u201d di cui la Chiesa ha bisogno. E che non pu\u00f2 essere risolta sulla base di stereotipi del femminile che la storia ha faticosamente superato. Perch\u00e9 dobbiamo ammettere, con le parole sapienti di K. Rahner, che \u201cl<i>a donna vista come unica e sempre uguale&#8230;in fondo <\/i><i>n<\/i><i>on esiste\u201d. <\/i>Se questo \u00e8 vero, molte cose potranno e dovranno cambiare. Non per disattendere il Vangelo, ma per comprenderlo meglio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa donna vista come unica e sempre uguale&#8230;in fondo non esiste\u201d (K. Rahner) Le parole dialogiche intrecciate con alcuni interlocutori sul tema \u201cdonna e ministero della Chiesa\u201d hanno fatto emergere questioni sulle quali posso presentare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13354"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13354"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13354\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13370,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13354\/revisions\/13370"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13354"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13354"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13354"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}