{"id":13310,"date":"2018-12-03T12:19:18","date_gmt":"2018-12-03T11:19:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13310"},"modified":"2018-12-03T12:21:14","modified_gmt":"2018-12-03T11:21:14","slug":"la-politica-del-disprezzo-e-leffetto-presepe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-politica-del-disprezzo-e-leffetto-presepe\/","title":{"rendered":"La politica del disprezzo e l&#8217;effetto presepe"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"presepe\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/presepe-300x148.jpg\" \/><\/p>\n<p>Ci sono, nelle tradizioni, logiche profonde e complesse, che vanno rispettate proprio nella loro complessit\u00e0. Anche la tradizione cristiana, e in particolare quella cattolico-romana, non sfugge a queste logiche. Quasi 70 anni fa un parroco diede fuoco a Babbo Natale, sul sagrato della Chiesa, per \u201cdifendere\u201d Ges\u00f9 bambino dai \u201cculti pagani\u201d. Questo episodio diede lo spunto, a C. L\u00e9vi-Strauss per scrivere un bell\u2019opuscolo, dal titolo \u201cBabbo Natale giustiziato\u201d nel quale metteva in luce la profonda continuit\u00e0 tra culto pagano e culto cristiano, sulla base della antica festa del<i>\u00a0Sol invictus,\u00a0<\/i>dove i temi della luce, delle piante sempreverdi e dei \u201cvecchi\/morti\u201d e dei \u201cbambini\/neonati\u201d si intrecciano strutturalmente.<\/p>\n<p>Ora, in questo contesto, quando la polemica diventa vuota e formale, possiamo trovare il paradosso per cui politici senza vero retroterra di fede, la cui sensibilit\u00e0 verso lo straniero \u00e8 proverbiale, diventino i \u201cdifensori del presepe\u201d (e del Crocifisso), pretendendo di far passare pastori e cristiani come\u00a0 \u201cnemici del popolo\u201d.<\/p>\n<p>La questione decisiva, in tutto questo, \u00e8 ci\u00f2 che da tempo chiamo \u201ceffetto presepe\u201d. Vorrei provare a spiegarlo brevemente. In tutte le grandi tradizioni, infatti, i passaggi decisivi \u2013 nel nostro caso cattolico, il Natale e la Pasqua \u2013 diventano \u201cluoghi di riconoscimento\u201d, non solo religioso, ma culturale e sociale. \u201cFare il presepe\u201d a Natale, e \u201cvisitare i sepolcri\u201d a Pasqua diventano luoghi di identit\u00e0. Ma, proprio in questo passaggio, le tradizioni si mettono a rischio, perch\u00e9 concentrano in un punto tutti i \u201cmessaggi\u201d e proprio per questo \u201csovraccarico\u201d rischiano di perderne il senso. Il presepe e il Crocifisso diventano, cos\u00ec, meri simboli di identit\u00e0, in cui la comunit\u00e0 si identifica &#8220;contro qualcuno&#8221;, contraddicendo in modo vergognoso il significato del simbolo stesso.<\/p>\n<p>Il presepe, in modo esemplare, costituisce un caso tipico di questa \u201ctentazione\u201d. Presepe dice, in latino, \u201cmangiatoia\u201d e costituisce la \u201cversione di Luca\u201d del mostrarsi del Salvatore. Che si rivela ai pastori irregolari e non ai buoni credenti regolari del tempo. La tensione, in quel testo di Luca, \u00e8 tra la grandezza del Signore e la piccolezza umana che pu\u00f2 riconoscerlo solo nella irregolarit\u00e0 dei pastori. Nella versione di Matteo, invece, la dose \u00e8 ancora rincarata: la tensione \u00e8 tra la stella e i magi che la seguono, nella loro condizione di stranieri, e la ostilit\u00e0 viscerale dei residenti. Il \u201cpresepe\u201d, mescolando tutti questi messaggi, rischia di non aumentare, ma di diminuire la forza della tradizione, riducendola a un \u201csoprammobile\u201d borghese.\u00a0<i>Il presepe significa che ultimi, stranieri e irregolari riconoscono Ges\u00f9, mentre Governatori, Ministri e residenti regolari cercano di ucciderlo<\/i>. Esattamente come, a Pasqua, sanno riconoscere Ges\u00f9 una donna dai molti mariti, un disabile grave come il cieco nato e un cadavere come Lazzaro, mentre i potenti lo uccidono senza piet\u00e0. Queste sono le categorie privilegiate dalla Chiesa!<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che il mondo cattolico deve chiedere, con parole pacate, \u00e8 un passo avanti nell&#8217;assumere il significato autentico del Presepe e del Crocifisso, chiedendo ai politici di fare un &#8220;passo indietro&#8221; su temi che non si possono fare entrare nella bieca speculazione politica. Ecco come lo aveva detto, alcuni anni fa, il Vescovo di Padova: \u00abFare un passo indietro non significa creare il vuoto o assecondare intransigenze laiciste, ma trovare nelle tradizioni, che ci appartengono e alimentano la nostra fede, germi di dialogo. Il Natale, in questo senso, \u00e8 un esempio straordinario, un\u2019occasione di incontro con i musulmani, che riconoscono in Ges\u00f9 un profeta e venerano Maria\u00bb. Solo con un piccolo passo indietro si fa un grande passo avanti. Nella pura tradizione cristiana. E non \u00e8 un caso che i politici dell&#8217;odio e della indifferenza oppongano a questo una resistenza viscerale.<\/p>\n<p>Vogliono cacciare gli stranieri e i crocifissi dall&#8217;Italia e avere in ogni ufficio crocifissi e presepi come soprammobili? Questo \u00e8 semplicemente disgustoso. Delle due l&#8217;una: o riempiamo di simboli natalizi e pasquali una terra che sappia dimostrarsi accogliente e non indifferente. O scegliamo di cacciare chi \u00e8 senza casa e tutti i crocifissi della terra, ma, almeno per un minimo di pudore, cerchiamo di arrossire davanti ai simboli di ci\u00f2 che non accettiamo e vogliamo soltanto combattere. E&#8217; ovvio che, per chi gioca solo su odio e disprezzo, anche il presepe e il crocifisso possono diventare non strumenti simbolici di comunione, ma strumenti diabolici di disprezzo.\u00a0 A questo uso distorto e\u00a0 perverso dei grandi simboli cristiani ci opporremo sempre con assoluta determinazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Ci sono, nelle tradizioni, logiche profonde e complesse, che vanno rispettate proprio nella loro complessit\u00e0. Anche la tradizione cristiana, e in particolare quella cattolico-romana, non sfugge a queste logiche. 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