{"id":13298,"date":"2018-11-30T12:42:51","date_gmt":"2018-11-30T11:42:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13298"},"modified":"2018-11-30T23:38:31","modified_gmt":"2018-11-30T22:38:31","slug":"pena-di-morte-ed-evoluzione-della-dottrina-la-chiesa-impara-dai-segni-dei-tempi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/pena-di-morte-ed-evoluzione-della-dottrina-la-chiesa-impara-dai-segni-dei-tempi\/","title":{"rendered":"Pena di morte ed evoluzione della dottrina: la Chiesa impara dai &#8220;segni dei tempi&#8221;?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/death1.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-13304\" alt=\"death\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/death1.png\" width=\"279\" height=\"181\" \/><\/a><\/p>\n<p>La decisione dello scorso maggio, con cui papa Francesco ha voluto cambiare il catechismo al n.2267, introducendo la &#8220;inammissibilit\u00e0 della pena di morte&#8221;, divenuta efficace dal 1 di agosto, \u00e8 stata oggetto di ampio dibattito, di cui ho dato conto in precedenti post (<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/pena-di-morte-congedo-da-pio-x\/\">in un confronto con CCC e Pio X<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/oltre-la-pena-di-morte-evoluzione-della-dottrina-su-altri-nodi-da-sciogliere\/\">in relazione ad altre questioni urgenti<\/a>\u00a0e <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/guardini-sulla-pena-di-morte-infondata-e-tuttavia-da-rimpiangere\/\">rileggendo uno scritto di Guardini sul tema<\/a>). In questi giorni ho trovato un commento su una rivista francese, &#8220;Catholica&#8221;, che nel suo ultimo numero &#8211; n. 114(2018), pp. 46-73 &#8211; ospita il commento di uno storico del diritto, Cyrille Dounot, dal titolo emblematico, che in traduzione suona: &#8220;<em>Una soluzione di continuit\u00e0 dottrinale. Pena di morte e insegnamento della Chiesa<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Credo sia molto istruttivo leggere accuratamente queste quasi 30 pagine, non tanto per comprendere la tesi tradizionalista che lo sostiene, ma per leggere la dettagliata rassegna che da S. Paolo e S. Pietro arriva fino a Giovanni Paolo II, nella comune ammissione del &#8220;diritto dello Stato&#8221; allo\u00a0<em>ius gladii<\/em>. Considerare come la scrittura, la tradizione dei padri e il magistero abbia, con pochissime e marginali eccezioni, ripetuto per quasi 2000 anni il principio per cui \u00e8 &#8220;di diritto naturale&#8221; e &#8220;di diritto divino&#8221; attribuire allo Stato (e alla Chiesa) il potere di &#8220;uccidere il colpevole&#8221;, \u00e8 sorprendente e istruttivo.<\/p>\n<p>Il lettore pu\u00f2 profittare del fatto che l&#8217;autore, da giurista tradizionalista, non capisce le ragioni che hanno portato papa Francesco a modificare una dottrina pacificamente acquisita da sempre nella Chiesa e quindi mostra come questa &#8220;iniziativa&#8221;, a suo avviso senza alcun precedente, contraddica una lunghissima catena di affermazioni di tono e contenuto ben diverso. Per questo ci regala una collezione davvero sterminata di passi biblici, di testi patristici, di argomentazioni scolastiche e di pronunciamenti magisteriali che riaffermano il &#8220;principio&#8221; dello &#8220;ius gladii&#8221; in capo alla autorit\u00e0 (ecclesiale e statale).<\/p>\n<p><em>La continuit\u00e0 fino alla &#8220;scoperta della dignit\u00e0&#8221;<\/em><\/p>\n<p>La pena di morte \u00e8 rimasta stabilmente nell&#8217;orizzonte ecclesiale per 2000 anni, assumendo quasi una sorta di &#8220;garanzia&#8221; del giudizio di Dio. Il potere degli uomini, che &#8220;rappresenta Dio&#8221;, deve poter &#8220;uccidere il criminale&#8221; per ristabilire la giustizia, per incutere timore e orientare i comportamenti. Alle affermazioni della scrittura, dei padri, dei dottori e dei papi soggiace, con molta evidenza, questa &#8220;teoria del potere&#8221;. Dove gli uomini esercitano la autorit\u00e0 legittima, e secondo procedure garantite giungono alla condanna del reo per grave reato (dall&#8217;assassinio all&#8217;adulterio, dal rapimento al furto, dall&#8217;eresia alla frode) la natura e Dio esigono che &#8220;il diritto di spada&#8221; ristabilisca la giustizia ed espii la colpa. Si deve leggere, nella trama della lunga tradizione &#8211; a cui hanno aderito anche Paolo, Lutero, il re Sole e Romano Guardini &#8211; una grande continuit\u00e0 in questa sovrapposizione tra autorit\u00e0 umana e autorit\u00e0 divina. La pena di morte, in un certo modo, presuppone una comprensione &#8220;non secolarizzata del potere&#8221;. Quando un uomo o una donna, avendo commesso uno dei reati gravi, perdono l&#8217;onore, perch\u00e9 l&#8217;onore sia ristabilito essi cadono in balia della autorit\u00e0 legittima, che ne trae le conseguenze e li sopprime. Perdere l&#8217;onore, nella societ\u00e0 tradizionale, \u00e8 gi\u00e0 morire. Lo Stato e la Chiesa si limitano a dare visibilit\u00e0 a ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 accaduto nella esperienza del membro della comunit\u00e0 che ne \u00e8 fuoriuscito.<\/p>\n<p>Nell&#8217;immaginario antico, medievale e della prima modernit\u00e0, lo &#8220;scomunicato&#8221; \u00e8 morto. Questa forma &#8220;rozza&#8221; della pena &#8211; che conosce soltanto la &#8220;scomunica&#8221; e la &#8220;morte&#8221; &#8211; conviveva per\u00f2, in quel mondo, con una raffinata teoria del fare penitenza. Ma la logica dell&#8217;onore non permetteva di pensare la &#8220;dignit\u00e0 del soggetto irrelato&#8221;. Il soggetto era tale solo &#8220;comunitariamente&#8221;. Per questo la autorit\u00e0 aveva, di per s\u00e9, diritto di vita e di morte su ogni membro della comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Se, in una societ\u00e0 basata sull&#8217;onore, si pensa in termini di &#8220;dignit\u00e0 del soggetto&#8221;, si introduce un principio di disgregazione della societ\u00e0. Questo \u00e8 ci\u00f2 che hanno conosciuto tutte le forme di &#8220;rilevanza del soggetto&#8221; che hanno attraversato la storia europea, prima nel protestantesimo e poi nel cattolicesimo. Ed \u00e8 stato molto facile, alla societ\u00e0 chiusa basata sull&#8217;onore, contestare il &#8220;principio di dignit\u00e0 del soggetto&#8221; come pericoloso e addirittura criminale. Ci\u00f2 ha giustificato, in modo viscerale, nella nostra tradizione cattolica, la opposizione al &#8220;Modernismo&#8221;, come articolazione insidiosa di questo &#8220;principio di dignit\u00e0&#8221;. Come un &#8220;aver senso&#8221; del soggetto prima ancora di incontrare Dio e il prossimo!<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che nell&#8217;articolo del prof. Dounot si presenti la &#8220;svolta&#8221; contro la pena di morte come un &#8220;arbitrario cedimento all&#8217;abolizionismo&#8221;, che viene ritenuto un approccio tipico degli illuministi come Beccaria e Bentham. La modernit\u00e0, per Dounot, pu\u00f2 solo traviare la tradizione. Il &#8220;piano inclinato&#8221; della decadenza \u00e8 l&#8217;immaginario che impone una ermeneutica solo nostalgica.<\/p>\n<p><em>Dignitatis humanae \u00e8 la svolta<\/em><\/p>\n<p>Ma dobbiamo chiederci: dove possiamo collocare la &#8220;svolta&#8221;? Che cosa ha permesso di giungere, da pochi mesi, a questa nuova evidenza, che prima era o ignorata o esplicitamente condannata, almeno fino a papa Pio XII? Io credo che non si debba e non si possa spostare la responsabilit\u00e0 dello &#8220;strappo&#8221; solo su Francesco. Papa Francesco ha soltanto portato a compimento &#8211; direi finalmente &#8211; ci\u00f2 che era iniziato con\u00a0<em>Dignitatis Humanae<\/em>, ossia con la scoperta che la &#8220;libert\u00e0 di coscienza&#8221; non \u00e8 semplicemente un &#8220;diritto del soggetto&#8221;, ma che fa di ogni uomo e donna una &#8220;persona piena di dignit\u00e0&#8221;, indipendentemente dal suo &#8220;onore&#8221;: <em>siamo &#8220;degni&#8221; indipendentemente dalle nostre azioni sante o peccaminose<\/em>. E la dignit\u00e0 di ogni uomo\/donna \u00e8 radicalmente sottratta al potere dello Stato e della Chiesa. Questo non significa negare Dio, ma affermarlo in una logica non di potere, ma di grazia e di misericordia. Comprendere Dio come leggerezza complessa piuttosto che come autorit\u00e0 semplice. Ecco la svolta che, dal Concilio Vaticano II, attende una lettura conseguente.<\/p>\n<p><em>La &#8220;traduzione&#8221; dall&#8217;onore alla dignit\u00e0, a 360 gradi<\/em><\/p>\n<p>Non stupisce, quindi, che la lettura del prof. Dounot sia tutta pervasa dalla nostalgia. Quel mondo dell&#8217;onore, che aveva costruito un &#8220;sistema di rappresentaza di Dio&#8221; e che vedeva il giudizio di Dio nella punizione del maestro a scuola, nella corv\u00e9 del signore verso il servo,\u00a0 e nella condanna a morte del tribunale ecclesiastico all&#8217;eretico, o all&#8217;adultera o all&#8217;assassino, pu\u00f2 giudicare l&#8217;abolizione della pena di morte come il &#8220;cedimento alla negazione della autorit\u00e0&#8221; tipica del pericolosissimo mondo moderno.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 ci\u00f2 che Francesco ha voluto fare \u00e8 tutt&#8217;altro: si tratta piuttosto di <em>tradurre la autorit\u00e0 di Dio, del Dio giusto perch\u00e9 misericordioso, dalle logiche dell&#8217;onore, alle logiche della dignit\u00e0<\/em>. E la pena, che resta un registro inaggirabile della relazione con la giustizia, nella nuova visione tutto pu\u00f2 gestire, meno che la fine della vita. Dato che il &#8220;bene della vita&#8221; non pu\u00f2 essere mai perduto dal soggetto, anche quando sia ritenuto il pi\u00f9 disonorevole dei soggetti, la sua dignit\u00e0 impone in &#8220;non uccidere&#8221;. Non c&#8217;\u00e8 &#8220;bene comune&#8221; che possa giustificarlo. Le argomentazioni scolastiche in termini di &#8220;legittima difesa&#8221; pagano qui un prezzo molto alto alla comprensione della societ\u00e0 in termini di &#8220;onore&#8221;.<\/p>\n<p>Francesco traduce il vangelo dal linguaggio della societ\u00e0 chiusa a quello della societ\u00e0 aperta. Che cosa accade quando questo complesso passaggio riguarda non soltanto la &#8220;pena di morte&#8221; &#8211; che resta un caso limite per la dottrina ecclesiale &#8211; ma tutto il rapporto con la vita degli uomini e delle donne?<\/p>\n<p>Come ho gi\u00e0 detto in un post precedente, citato all&#8217;inizio di questo, tale trasformazione, con cui possiamo intendere bene il Concilio Vaticano II, \u00e8 guidata da cammini di riscoperta dei &#8220;segni dei tempi&#8221; di cui Giovanni XXIII parl\u00f2 in <em>Pacem in terris.\u00a0<\/em>Potremmo dire che \u00e8 la &#8220;storia della salvezza&#8221; a chiederci di passare dalle logiche di onore alle logiche di dignit\u00e0 nei &#8220;tre segni dei tempi&#8221; che Giovanni XXIII identific\u00f2 profeticamente in quel testo e che &#8220;ammaestrano la Chiesa&#8221; su nuove emergenze, che facilmente non vediamo se continuiamo a ragionare in termini di &#8220;onore&#8221;:<\/p>\n<p>a) La acquisizione della dignit\u00e0 delle classi lavoratrici, che non possono essere &#8220;in balia dell&#8217;altrui arbitrio&#8221; (PT 21);<\/p>\n<p>b) La acquisizione di dignit\u00e0 pubblica della donna, che &#8220;sa di non poter permettere di essere considerata e trattata come strumento&#8221; (PT 22);<\/p>\n<p>c) La dignit\u00e0 di tutti i popoli: &#8220;non pi\u00f9 popoli dominatori e popoli dominati&#8221; (PT 23);<\/p>\n<p>In tutte queste espressioni profetiche, si scorge il sorgere di un &#8220;mondo della dignit\u00e0&#8221; nel lavoro, nei rapporti politici e nel rapporto tra i sessi. Tramonta una societ\u00e0 basata sull&#8217;onore, e sorge una societ\u00e0 basata sulla dignit\u00e0, in cui il lavoro, la politica e la identit\u00e0 sessuale diventano &#8220;degni in s\u00e9&#8221;, non strumentalizzabili ad altro.<\/p>\n<p><em>&#8220;Segni dei tempi&#8221; e Chiesa discente<\/em><\/p>\n<p>Come \u00e8 evidente, il cammino di questi 55 anni \u00e8 stato ricco di novit\u00e0, su tutti questi tre piani. La Chiesa si \u00e8 messa &#8220;alla scuola dei segni dei tempi&#8221; E la pena di morte ha potuto diventare &#8220;inammissibile&#8221; sono se si riesce a collocare questo elemento nel quadro di una profonda trasformazione della dottrina, che la Lettera dell Congregazione per la dottrina della fede ai Vescovi, sul cambiamento del CCC sulla pena di morte, del 1 agosto 2018, definisce cos\u00ec:<\/p>\n<p>&#8220;Se, infatti, la situazione politica e sociale di un tempo rendeva la pena di morte uno strumento accettabile per la tutela del bene comune, oggi la sempre pi\u00f9 viva coscienza che la dignit\u00e0 di una persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi, l\u2019approfondita comprensione del senso delle sanzioni penali applicate dallo Stato, e la messa a punto di sistemi di detenzione pi\u00f9 efficaci che assicurano la doverosa difesa dei cittadini, hanno dato luogo ad una nuova consapevolezza che ne riconosce l\u2019inammissibilit\u00e0 e perci\u00f2 chiede la sua abolizione&#8221; (n. 2).<\/p>\n<p>La giustificazione riconosce come la &#8220;dignit\u00e0 del soggetto&#8221;, acquisita nelle societ\u00e0 contemporanee, costringa ad una profonda revisione della dottrina, che viene definita &#8220;affinamento&#8221;, con la ovvia cautela di un documento ufficiale. Ma il linguaggio diplomatico non pu\u00f2 nascondere che si \u00e8 passati pienamente, con Francesco, da un &#8220;principio di onore&#8221; a un &#8220;principio di dignit\u00e0&#8221;. La Chiesa ha imparato, dal &#8220;segno dei tempi&#8221; della dignit\u00e0 di ogni soggetto di fronte al potere politico, a rileggere la propria dottrina, ad affinarla e a superarne le inadeguatezze e le cecit\u00e0.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 lo stesso &#8220;principio di onore&#8221;, che rendeva ragionevole il &#8220;potere della spada&#8221; attribuito alla autorit\u00e0, a &#8220;negare ogni autorit\u00e0&#8221; alla donna. Quando entriamo nella societ\u00e0 aperta, che attribuisce ad ognuno di essere &#8220;fine in s\u00e9&#8221; , tanto ai maschi quanto alle femmine, quanto tempo dovremo attendere prima di vedere un &#8220;affinamento&#8221; nel modo di considerare la donna in rapporto all&#8217;autorit\u00e0 ecclesiale? Perch\u00e9 mai, tra i tre segni dei tempi indicati da Giovanni XXIII, dovremmo tenere giustamente il volume alto per il primo e per il terzo, ma dovremmo azzerarlo sul secondo? Perch\u00e9 mai sulla pena di morte citiamo solo gli ultimi 3 papi, mentre sulla autorit\u00e0 femminile citiamo con grande enfasi tutti gli autori che giustificano tranquillamente, e senza esitazione,\u00a0 la pena di morte e che silenziamo quando ne parliamo oggi in termini nuovi? Perch\u00e9 il secondo &#8220;segno dei tempi&#8221; non sembra avere nulla da &#8220;insegnarci&#8221;? Perch\u00e9 mai, di fronte al &#8220;segno della donna autorevole in pubblico&#8221;, saremmo destinati a riconoscerci tutti e da sempre &#8220;nati imparati&#8221;?<\/p>\n<p>La migliore conclusione \u00e8 l&#8217;esergo con cui Dounot apre il suo testo. Cita la frase del Card. Journet (+ 1975) che diceva in un suo testo: &#8220;Se il Vangelo vietasse agli Stati di applicare la pena di morte, allora S. Paolo stesso avrebbe tradito il Vangelo&#8221;. Questo ragionamento fa sorridere se pensiamo a come oggi appare la dottrina sui rapporti politici, ma ci rende assai preoccupati se pensiamo a come oggi appare la dottrina sulla dignit\u00e0 ecclesiale della donna. Dispiace riconoscere che non sulla pena di morte, ma sulla donna, il Card. Journet \u00e8 ancora una autorit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La decisione dello scorso maggio, con cui papa Francesco ha voluto cambiare il catechismo al n.2267, introducendo la &#8220;inammissibilit\u00e0 della pena di morte&#8221;, divenuta efficace dal 1 di agosto, \u00e8 stata oggetto di ampio dibattito,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13298"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13298"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13298\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13309,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13298\/revisions\/13309"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13298"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13298"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13298"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}