{"id":13295,"date":"2018-11-29T22:29:58","date_gmt":"2018-11-29T21:29:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13295"},"modified":"2018-11-30T15:37:58","modified_gmt":"2018-11-30T14:37:58","slug":"a-rischio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/a-rischio\/","title":{"rendered":"A rischio"},"content":{"rendered":"<p>\u00abSembra necessario rimescolare le carte, su un tavolo anch\u2019esso in movimento. In effetti l\u2019incertezza circa l\u2019avvenire del mondo non \u00e8 mai stata cos\u00ec alta. All\u2019incertezza cronica tipica dell\u2019azione umana e del corso della storia si aggiunge ormai l\u2019incertezza sul divenire fisico del mondo. I cambiamenti in corso nel sistema Terra, sintetizzati nella parola Antropocene, potrebbero sfociare in un notevole degrado della sua abitabilit\u00e0, gi\u00e0 in atto\u00bb, scrive il filosofo Dominique Bourg in <em>Une nouvelle terre<\/em> [Descl\u00e9e de Brouwer 2018, p. 11]. \u00abNell\u2019Antropocene la minaccia non \u00e8 pi\u00f9 della categoria rischio. Anzitutto non si tratta pi\u00f9 semplicemente di incertezza. Certo, si pu\u00f2 sempre dire il solito di un ciclone particolarmente violento, un\u2019ondata di calore o un\u2019inondazione particolarmente micidiali, resi per\u00f2 possibili da processi di continuo degrado, come la modificata composizione chimica dell\u2019atmosfera. Degradi di lungo corso che possono portare a infrangere soglie, e sfociare in un mutamento di stato del sistema Terra. Perci\u00f2, non si pu\u00f2 pi\u00f9 imputare a un evento un\u2019origine dei danni che lo trascende. Danni legati a una evoluzione del sistema Terra per nulla circoscritta nel tempo o nello spazio\u00bb. \u00abLa compensazione o l\u2019indennizzo pecuniari sono consustanziali alla societ\u00e0 del rischio. Ma non pu\u00f2 esservi indennizzo o compensazione a fronte di danni di cui si ignora l\u2019origine\u00bb [ivi, p. 60].<br \/>\nCos\u00ec pure per la crisi del 2008. \u00abDescrivere il contesto globale, restituirne la complessit\u00e0 e le sfide: \u00e8 l\u2019ambizione del nuovo libro di Adam Tooze, noto per i suoi lavori sull\u2019economia del Terzo Reich. In <em>Crashed. Comment un d\u00e9cennie de crise financi\u00e8re a chang\u00e9 le monde<\/em> (Les Belles Lettres 2018), decifra i meccanismi del trauma dei subprime. E come l\u2019onda di choc di dieci anni fa ha scosso l\u2019Europa e favorito l\u2019elezione di Donald Trump\u00bb. \u00abPrima di evocare i debiti sovrani del 2010, ricorda che la crisi del 2008 \u00e8 almeno tanto europea che americana\u00bb. \u00abDetto altrimenti: le banche europee non sono state pi\u00f9 virtuose, anzi, e questo la dice lunga sul mondo economico-finanziario di oggi. Se si esamina la meccanica delle crisi, deficit e avanzi dei paesi contano ormai meno dei bilanci delle grandi banche internazionali su cui gli stati non hanno alcuna presa\u00bb. In Europa \u00able politiche dopo la crisi del 2008, incapaci di frenare ineguaglianze e eccessi della globalizzazione, hanno screditato i partiti di centro-sinistra e centro-destra favorevoli al mercato, minando le basi delle democrazie liberali, precisa. Combinate con i timori legati all\u2019immigrazione, alimentano la legittima collera dei popoli. Inoltre, la cattiva gestione della crisi ha accelerato il declino dell\u2019Europa, mentre l\u2019Asia si sviluppa. Perci\u00f2, come individuare i rischi che comprendiamo male? Come uscire dalla stagnazione? Queste domande, conclude lo storico, ricordano sorprendentemente quelle di fine guerra 1914-1918. Sono quelle delle grandi crisi della modernit\u00e0\u00bb [Marie Charrel, \u00abComment la crise de 2008 a chang\u00e9 le monde\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 11\/10\/2018, p. 1]. Un altro mutamento di stato. Perch\u00e9?<br \/>\n\u00abLa Fair, Isaac &amp; Co. di San Francisco ha dato il nome al punteggio FICO, importante ma spesso ignorato nella crisi subprime 2008. Assegnato a ogni famiglia americana e frutto delle riflessioni di due matematici applicati dello Stanford Research Institute, FICO ha dato aura  scientifica alla valutazione del rischio di credito nel prestito per il consumo alle famiglie americane. \u00c8 calcolato sui versamenti mensili delle famiglie, raccolti da tre grandi enti di credito privati in gigantesche banche dati. Va da 300 a 850 punti. Studi statistici avevano convinto i prestatori che 620 discriminasse tra mutuatari \u201cprime\u201d, con punteggio pi\u00f9 alto e perci\u00f2 solventi, e \u201csubprime\u201d, a rischio, con nota inferiore\u00bb. \u00abLa scientificit\u00e0 dell\u2019approccio confortava una visione culturale tipica degli USA, che la capacit\u00e0 delle famiglie di rimborsare i debiti non dipende da fattori economici globali, ma individuali, la forza di carattere del mutuatario. Questo a priori \u2018psicologizzante\u2019 traspone la logica del quoziente intellettuale come misura del talento a quella della capacit\u00e0 di gestire un bilancio familiare, e quando l\u2019epidemia di fallimenti mise in crisi la notazione, gli enti di credito preferirono alzare la soglia da 620 e 650. Si lasciava cos\u00ec intendere che il livello iniziale era stato mal calibrato, invece di riconoscere nello stato di salute generale dell\u2019economia l\u2019elemento determinante della capacit\u00e0 di rimborso delle famiglie\u00bb. \u00abOra si riparla di FICO per l\u2019annuncio nel 2019 di UltraFICO\u00bb. \u00abRisponde al desiderio del settore del prestito al consumo di aumentare il giro d\u2019affari, bench\u00e9 il FICO medio familiare sia passato da 690 nel 2012 a 702 nel 2018\u00bb. \u00abQuali conclusioni trarne? Le notazioni quali quelle di Fair, Isaac &amp; Co non servono tanto a misurare un rischio di credito pericoloso per l\u2019economia, quanto a giustificare con razionalit\u00e0 apparente, matematica, il desiderio degli enti di credito di fare prestiti pi\u00f9 o meno grandi, e sapere a chi\u00bb [Paul Jorion, \u00abLa notation du risque, faux nez de l\u2019industrie bancaire\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 06\/11\/2018, p. 1].<br \/>\n E tuttavia.<br \/>\n\u00abNuovi trattamenti medici, lotta all\u2019inquinamento, soccorso a popoli colpiti da catastrofi naturali, valutazione del limite di velocit\u00e0 a 80 km\/h: in molte decisioni politiche si richiede di stimare il valore d\u2019una vita, salvata o persa. Se pu\u00f2 sembrare eticamente cinico e contestabile, un nuovo intervento pubblico non si fa pi\u00f9 senza confrontarne i costi coi benefici attesi in termini di vite tutelate\u00bb. \u00abA fine anni 1940, per massimizzare i danni dei potenziali raid aerei sull\u2019URSS, l\u2019US Air Force si rivolge a un gruppo di ricerca della RAND Corporation. La proposta \u00e8 di fare volare molti aerei poco costosi, ingannando le difese russe. Scontenti, i generali dell\u2019Air Force rilevano che nei calcoli non v\u2019\u00e8 cenno alle vite dei piloti sacrificati! Ci vollero vent\u2019anni alla RAND per risolvere il problema\u00bb. \u00abIl problema attir\u00f2 l\u2019attenzione dello specialista di modelli economici dei conflitti Thomas Schelling, Nobel 2005, e del suo studente Jack Carlson, ex pilota militare\u00bb. \u00abAllora fiorivano ovunque negli USA movimenti per la \u2018sovranit\u00e0 del consumatore\u2019. Ispirandovisi, propose che i cittadini stessi stimassero il valore della loro vita. Se non sapevano rispondere, si poteva comunque usare il metodo Carlson: chiedere a un campione di persone quanto pagherebbero, ad esempio, un airbag o un trattamento medico per diminuire dell\u20191% il rischio di morte e calcolare di conseguenza il valore da loro attribuito alla propria vita\u00bb. \u00abSe questo metodo fa discutere, perch\u00e9 riduce il valore sociale di una vita a una valutazione individuale del rischio di morte, \u00e8 tuttavia ancora il pi\u00f9 diffuso nelle decisioni pubbliche\u00bb [B\u00e9atrice Cherrier, \u00abCalculer le prix d\u2018une vie humaine\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 01\/10\/2018, p. 1].<br \/>\nE tuttavia.<br \/>\nIl mercato si impone alla legge, come nel caso di Elon Musk e Brett M. Kavanaugh. Il primo dirige l\u2019industria dell\u2019auto elettrica Tesla ed \u00e8 stato condannato dalla Securities and Exchange Commission, il gendarme della borsa americana, a un\u2019ammenda di 20 milioni di $ e a lasciare la presidenza Tesla, rimanendone per\u00f2 direttore generale, per avere falsamente dichiarato di disporre dei fondi per ritirare la societ\u00e0 dalla borsa, pena giudicata leggera e probabilmente senza strascichi penali. Presidente della SEC, \u00abJay Clayton ha giustificato la clemenza argomentando che le condanne a imprese e dirigenti alla fine colpiscono gli azionisti\u00bb. \u00abPresa alla lettera, l\u2019affermazione di Clayton garantisce di fatto un\u2019impunit\u00e0 di principio ai dirigenti d\u2019impresa, poich\u00e9 ogni accusa a loro avrebbe un impatto negativo sul valore di borsa dell\u2019impresa. Il corollario \u00e8 che ogni capo d\u2019impresa ha interesse a personalizzare al massimo la sua conduzione\u00bb. \u00abIn tutt\u2019altro ambito \u00e8 la nomina del giudice Kavanaugh alla Corte suprema; in una tribuna libera del 30 settembre sul New York Times, l\u2019ex capo FBI James Comey scrive : \u201cViviamo in un mondo in cui un giudice federale in carica fa eco al presidente scagliandosi contro il comitato senatoriale che ne esamina la nomina, un mondo in cui il presidente \u00e8 accusato di essere predatore seriale di donne, registrato mentre vanta la sua capacit\u00e0 di aggredirle e compara le accuse al suo candidato giudice alle fake news di cui si afferma vittima. La cosa pi\u00f9 inquietante \u00e8 che viviamo in un mondo in cui milioni di repubblicani e i loro rappresentanti pensano che tutto ci\u00f2 non ha importanza\u201d. Non si sente qui l\u2019eco, ma inverso, della giustificazione fornita dal presidente SEC? Basta sostituire \u2018azionisti\u2019 a \u2018repubblicani\u2019 e \u2018Elon Musk\u2019 a \u2018Brett Kavanaugh\u2019\u00bb. \u00abIn un quadro \u2018alla Milton Friedman\u2019, per cui unica responsabilit\u00e0 d\u2019impresa \u00e8 aumentare i profitti, il principio  direttivo diverrebbe: \u2018Se qualcuno la pensa come me, che infranga o no la legge importa poco\u2019, e la nozione di interesse generale si dissolverebbe del tutto perch\u00e9 ognuno cercherebbe di impadronirsi di una parte del mercato dell\u2019opinione, rivendicandone l\u2019indifferenza a questa o quella parte della legge. La relativa impunit\u00e0 dei capi d\u2019impresa \u00e8 generalizzabile alla societ\u00e0 civile?\u00bb [Paul Jorion, \u00abQuand la loi du march\u00e9 s\u2019impose \u00e0 la loi\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 09\/10\/2018, p. 1].<br \/>\nLa legge del mercato dell\u2019opinione si impone alla democrazia, alla giustizia e alla stessa economia di mercato, un ulteriore mutamento di stato in cui \u00abnon pu\u00f2 esservi indennizzo o compensazione a fronte di danni di cui si ignora l\u2019origine\u00bb [Bourg, cit.].<\/p>\n<p><strong>\u00abTria e molla\u00bb<\/strong> \u00e8 la cifra dei nostri rapporti con l\u2019UE (Mario La Torre, economista alla Sapienza di Roma a <em>Radio3Mondo<\/em> il 14\/11\/2018) da noi identificata con la Commissione, che per\u00f2 esegue le decisioni del Consiglio d\u2019Europa: i capi di governo degli stati membri, i ministri per le politiche di settore, l\u2019Eurogruppo per l\u2019area euro. Gi\u00e0 assistente dell\u2019olandese Herman Van Rompuy durante la sua presidenza del Consiglio d\u2019Europa, dell\u2019UE il filosofo e politologo Luuk van Middelaar \u00abesamina la vulnerabilit\u00e0 e soprattutto la trasformazione caotica in un ambiente sempre pi\u00f9 ostile in <em>Quand l\u2019Europe improvise. Dix ans de crises politiques<\/em>, Gallimard 2018\u00bb. \u00abQuesta crisi decennale porta una mutazione profonda: \u201cl\u2019Europa regolatrice\u201d, in origine sotto la tutela della Commissione a Bruxelles, specialista di quote e norme, cede via via il posto a una \u201cEuropa di fatto\u201d, pi\u00f9 politica e pilotata dagli stati componenti\u00bb. \u00abI dirigenti europei si coalizzano per gestire le questioni pi\u00f9 calde\u00bb [Philippe Ricard, \u00abLa mutation de l\u2019UE \u00e0 l\u2019\u00e9preuve des crises\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 20\/11\/2018, p. 21]. Stiamo facendo i bulli con tutti gli altri stati europei, a rischio nostro di cittadini italiani e, in logica di mercato, a profitto di Lega e 5Stelle che si spartiscono il nostro stato e le sue ipotetiche finanze, e con bullismo anche reciproco (i pi\u00f9 scaltri coi loro amori) occupano lo spazio mediatico e un\u2019Italia disarticolata a nord con la Lega in maggioranza, alla pari in Centro, coi 5Stelle in maggioranza a Sud, in coerenza con la geografia clientelare (tasse, influenza, soldi). Anche Brexit ci penalizza. \u00abPer anni, i sovranisti hanno disegnato l\u2019uscita dall\u2019euro e dall\u2019Ue come la pi\u00f9 semplice delle prospettive. Solo pochi giorni fa, un esponente del governo mi spiegava privatamente che l\u2019Italia potrebbe ambire a diventare come la Svizzera o Singapore, usando la maggiore flessibilit\u00e0 derivante dall\u2019uscita per competere contro Francia e Germania. Sono le stesse argomentazioni che usavano politici britannici come Boris Johnson e David Davis prima di incartarsi in un negoziato da incubo\u00bb, nonostante sterlina, bomba atomica, tre paradisi fiscali [Ferdinando Giugliano, \u00abLondra e Roma alla fiera delle illusioni\u00bb, <em>la Repubblica<\/em>, 18\/11\/2018, p. 1]. All\u2019Italia che conta il governo giallo-verde offre pace fiscale dopo i condoni 2003 e 2009 di Berlusconi, spremitura festosa dell\u2019euro nel declino neoliberale della nostra economia (niente tasse). In un sondaggio 2008 di Banca d&#8217;Italia, era \u00ab\u201campiamente diffusa l&#8217;opinione secondo cui il condono corrisponde ad un segnale di debolezza dello Stato\u201d (un italiano su due lo ritiene ingiusto e solo il 17% lo ritiene comunque necessario)\u00bb [<em>Adnkronos<\/em>, 10\/06\/2018, 14:11]. La pensano cos\u00ec anche in Europa. Due condoni e una pace fiscali in quindici anni testimoniano il degrado del nostro stato che, dietro la foglia di fico giallo-verde, \u00e8 la causa del nostro distacco non solo dall\u2019UE, ma dall\u2019Europa. Il nostro anomalo rifiuto a contribuire secondo i propri mezzi al sistema di beni comuni chiamato stato, lo disarticola non solo elettoralmente in territori governati da chi li controlla di fatto e, in nome del territorio, pu\u00f2 aprire la strada a nuove regioni (quelle ricche) a statuto speciale. Con le recenti elezioni \u00e8 entrata in Parlamento una generazione giovane e forse innovativa. Intanto brancoliamo nel sequel volutamente confusionario degli eventi a trazione politica, e all\u2019occhio disgustato e stanco si apre la vista di una sovranit\u00e0 latina che invita i capitali esportati (poi condonati e, se ritorna la lira, moltiplicati di valore) allo shopping nel temporary outlet del nostro patrimonio pubblico, gi\u00e0 annunciato ufficialmente. E della parte del nostro patrimonio privato messo sul mercato dall\u2019eventuale crisi del credito e delle banche, ricche di titoli del nostro debito pubblico pencolante oltre la categoria del rischio: senza \u00abindennizzo o compensazione a fronte di danni di cui si ignora l\u2019origine\u00bb, nel nostro caso volutamente, vale a dire la renitenza fiscale sistematica e assecondata come in USA, ma senza dollaro e potenza. Pi\u00f9 sveltamente e concretamente, la sovranit\u00e0 latina riforma la  giustizia contro i nostri diritti di cittadini, e la sicurezza contro i diritti umani, creando sommerso e uno stato brado in deriva sudamericana. Lega e 5Stelle lo vendono a colpi di comunicazione come una start-up, in un\u2019UE che \u00e8 gi\u00e0 innovazione di sistema sviluppata in decenni dalla vera start-up della Comunit\u00e0 Europea del Carbone e dell\u2019Acciaio. Di questo stato brado, abbiamo ogni interesse a non pagare ulteriori rate, a cominciare dalla prossima nelle elezioni europee. Spendiamo meglio la sola sovranit\u00e0 che malvolentieri il mercato neoliberale ancora ci riconosce, quella del consumatore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abSembra necessario rimescolare le carte, su un tavolo anch\u2019esso in movimento. In effetti l\u2019incertezza circa l\u2019avvenire del mondo non \u00e8 mai stata cos\u00ec alta. 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