{"id":13280,"date":"2018-11-01T21:43:37","date_gmt":"2018-11-01T20:43:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13280"},"modified":"2018-11-01T22:40:33","modified_gmt":"2018-11-01T21:40:33","slug":"re-nudo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/re-nudo\/","title":{"rendered":"Re nudo"},"content":{"rendered":"<p>\u00abI tempi cambiano e anche la politica ha bisogno di un rinnovamento. Non si pu\u00f2 eternamente dare il proprio voto agli stessi partiti stabiliti, per assicurare il legame tra potere e popolo. Perci\u00f2, in s\u00e9 la comparsa di nuovi partiti rivela che la democrazia \u00e8 viva e evolve, dato incoraggiante. Per mobilitare nuovi elettori si invoca per\u00f2 troppo spesso il popolo. Se si pensa questo popolo come massa unificata e unita, ci si fanno delle idee che non corrispondono mai alla realt\u00e0. Pu\u00f2 cos\u00ec venir fuori intolleranza per la diversit\u00e0 della societ\u00e0, tanto pi\u00f9 che questi antagonismi servono a consolidare i ranghi dei nuovi elettori. Invece di cercare accordo tra le tensioni rispettando la diversit\u00e0, si rischia di coltivarle per sviare la democrazia in nome di un popolo soltanto immaginario\u00bb [Thierry Kochyut, \u00abLe calvaire du populisme: la mobilisation des m\u00e9contents au nom du peuple\u00bb, in P. Guerguieva e A. Todorov (dir.), <em>\u00c0 la recherche de la representation perdue<\/em>, L\u2019Harmattan 2017, p. 160]. \u00ab\u00c8 necessario inserire nel gioco democratico l\u2019espressione delle differenze, il popolo concreto e reale dietro il popolo astratto\u00bb [Pascal Perrinau, \u00abLa crise de la repr\u00e9sentation politique en Europe\u00bb, ivi, p. 28].<br \/>\nIl popolo concreto e reale preoccupato perch\u00e9 i \u00abmestieri oggi pi\u00f9 richiesti, non necessariamente esistevano dieci o vent\u2019anni fa, si intuisce una mutazione destinata a proseguire, a amplificarsi persino perch\u00e9 l\u2019intelligenza artificiale realizza progressi spettacolari in tempi molto brevi\u00bb. \u00abPerch\u00e9 non \u00e8 facile capirli? Perch\u00e9 seguono una progressione esponenziale, ma non siamo abituati a pensare cos\u00ec, fors\u2019anche incapaci\u00bb [Fran\u00e7ois Taddei, <em>Apprendre au XXIe si\u00e8cle<\/em>, Calmann Levy 2018, pp. 40 e 41]. \u00abQuando si fa un ulteriore passo da un elemento dato verso uno pi\u00f9 complesso, tra i due c\u2019\u00e8 di solito conflitto. In altre parole il conflitto \u00e8 intrinseco all\u2019evoluzione sia per le organizzazioni umane che per le cellule. \u00c8, per cos\u00ec dire, naturale. E il miglior modo per superarlo \u00e8 cooperare. Perch\u00e9, di tutte le specie, l\u2019homo ha trionfato? Perch\u00e9 \u00e8 la specie che ha saputo cooperare alla pi\u00f9 grande scala\u00bb. \u00abI batteri cooperano in numeri molto grandi (miliardi!) ma per obiettivi molto semplici. Le formiche cooperano per obiettivi pi\u00f9 complessi, ma in minor numero. Solo l\u2019Homo sapiens unisce le due caratteristiche: cooperare in numero sempre maggiore per compiti sempre pi\u00f9 complessi. Come ci riesce? Con la forza della fiducia. Cooperiamo a larga scala perch\u00e9 abbiamo insieme fiducia in cose che hanno senso solo perch\u00e9 siamo in molti a darvi fiducia \u2013 al valore della moneta, per esempio, o di un diploma. Siamo pronti a fare cose che uno scimpanz\u00e9 non farebbe mai, come dare una banana per denaro o indurci a imparare in cambio di un pezzo di carta denominato diploma. Questa capacit\u00e0, avere fiducia in cose che hanno senso solo se anche altri vi credono, sembra sia la nostra specificit\u00e0\u00bb [ivi, pp. 32-3]. Bisogna vederle e volerle, anche se non sono banane.<br \/>\nNel nostro tempo, \u00e8 il \u00abnuovo modello, che si delinea a poco a poco, dell\u2019integrazione del mondo nei beni pubblici globali\u00bb [Michel Aglietta e Nicolas Leron, <em>La double democratie. Une Europe politique pour la croissance<\/em>, Seuil, 2017, p. 7]. \u00c8 la cittadinanza condivisa di fatto, ma non di diritto, in una repubblica mondiale dove \u00abparte della popolazione non crede pi\u00f9 all\u2019ipotetica base del dibattito pubblico: presupposti, cifre, tendenze indiscutibili, codici intangibili\u00bb. \u00ab\u00c8 la crisi dei dispositivi di autorit\u00e0 che devono stabilire l\u2019incontestabile. L\u2019opinione delle \u2018comunit\u00e0\u2019 cerca di controbilanciarle non pi\u00f9 solo con voci, credenze popolari, leggende urbane. L\u2019assunto \u00e8 che stabilire la verit\u00e0 sia un processo collettivo e conflittuale, opposto a un sistema di accreditamento verticale che non riesce neppure a capire che \u00e8 contestato\u00bb. \u00abAl dilemma della informazione in eccesso (tutte le versioni della verit\u00e0 in linea) e chiusa (a ciascuno la sua realt\u00e0) corrisponde una crisi dei meccanismi stessi di fiducia. Perci\u00f2 della democrazia\u00bb [Fran\u00e7ois-Bernard Huyghe, <em>Fakenews. La grand peur<\/em>, VA Editions 2018, p. 147-8].<br \/>\nVivere in una res-publica, mondiale di fatto ma non di diritto, che ci include tutti coi nostri diritti, interessi, possedimenti, \u00e8 fare l\u2019esperienza gi\u00e0 \u00abcondotta sul rapporto tra predatore e preda, che mostra come, anche se reso inoffensivo, con la sola presenza il predatore terrorizza le prede e ne diminuisce la fertilit\u00e0, anche se non aggredisce. Conclusione: la paura ha lo stesso impatto del pericolo. Non bisogna soccombervi\u00bb [Taddei, cit., p. 15]. \u00abLa transizione che viviamo genera conflitti di vari tipi? S\u00ec. E non \u00e8 affatto stupefacente. \u00c8 un meccanismo vecchio di milioni di anni. Vediamo bene, nella transizione attuale, vincenti e perdenti, specie nel mercato del lavoro dove lavori ripetitivi fisici o intellettuali sempre pi\u00f9 sono svolti da macchine\u00bb. \u00ab\u00c8 una sfida planetaria. Come distribuire meglio le ricchezze? Sviluppando l\u2019educazione e assicurandoci che tutti vi accedano\u00bb. \u00abPerci\u00f2 \u00e8 responsabilit\u00e0 collettiva condividere i frutti del sapere il pi\u00f9 universalmente possibile\u00bb [ivi, p. 38]. Bene pubblico globale fondamentale, l\u2019educazione, raro quanto la giustizia.<br \/>\nIn questa repubblica mondiale di fatto (visibile da satellite) e non di diritto (invisibile a terra), non abbiamo altra scelta che vivere, salvo che la vita ci sia tolta in qualche guerra. Secondo Kant \u00e8 proprio \u00abil problema della guerra che giustifica il ricorso alla nozione di Repubblica. Secondo lui, solo una costituzione cosiddetta repubblicana \u00e8 in grado di prevenire il rischio di guerra per favorire la pace\u00bb. \u00abPerch\u00e9 la guerra pu\u00f2 essere decisa da uomini che detengono il potere. Vantaggio di una costituzione realmente repubblicana \u00e8 che non pu\u00f2 essere decisa senza l\u2019assenso di tutti\u00bb [Amine Boukerche, <em>La Citoyennet\u00e9 r\u00e9publicaine face au liberalisme \u00e9conomique<\/em>, Apog\u00e9e 2017, p. 65]. Pace in terra.<br \/>\n\u00abSecondo l\u2019interpretazione della Genesi detta della \u2018intendance\u2019, Creazione e creature hanno un valore intrinseco\u00bb. \u00abPer questa interpretazione opta <em>Laudato Si\u2019<\/em>, ma papa Francesco aggiunge forti connotazioni francescane che rinviano alla terza interpretazione possibile, detta di \u2018cittadinanza\u2019. Adamo significa \u2018terra\u2019 o \u2018argilla\u2019 (Gen 2,7), la specie umana ha la stessa stoffa delle altre e non pu\u00f2 invocare alcuna superiorit\u00e0. Tutti gli esseri naturali provengono da un unico Creatore e possono essere dichiarati fratelli e sorelle. La fraternit\u00e0, a cui gli esseri umani sono cos\u00ec chiamati, supera la frontiera della sola umanit\u00e0\u00bb [Dominique Bourg, <em>Une nouvelle terre<\/em>, Descl\u00e9e De Brouwer 2018, pp. 107-8]. La repubblica, mondiale di fatto e non ancora di diritto, \u00e8 sconvolta dai conflitti. L\u2019ONU, sua pietra angolare fondata sulla pace, oggi \u00e8 combattuta da uomini di potere che non tollerano limiti, come i mercati globali.<br \/>\nRepubblica sovranazionale di repubbliche nazionali, l\u2019UE \u00e8 in affanno su tre allargamenti: agli stati ex-comunisti centroeuropei, ai rifugiati, alla cooperazione finanziaria post-crisi 2008. \u00abLa comparsa di nuove modalit\u00e0 di governance negli anni 1990 \u00e8 parsa mettere in causa il metodo \u2018comunitario\u2019 classico. Ma d\u2019altro lato, ambiti di attivit\u00e0 quali asilo e immigrazione sono state \u2018comunitarizzate\u2019 e nulla vieta che gli ambiti attuali del metodo aperto di cooperazione funzioneranno, in futuro, in base al metodo comunitario. Gli ambiti di applicazione del metodo aperto di cooperazione traducono una regia UE intergovernativa? O sono una prima tappa per il salto qualitativo sovranazionale? \u00c8 una questione chiave per l\u2019avvenire d\u2019Europa. E ancora, la risposta intergovernativa alla crisi economica e finanziaria avr\u00e0 impatto durevole su organizzazione e funzionamento dell\u2019UE? Traduce una volont\u00e0 di controllo da parte degli Stati, che hanno per\u00f2 anche preso decisioni che paiono dirigere l\u2019UE verso una governance economica pi\u00f9 collettiva. L\u2019impatto dell\u2019allargamento e la prosecuzione eventuale del progetto di integrazione di nuovi membri \u00e8 l\u2019ultima questione, essenziale. In che modo questo allargamento sar\u00e0 assorbito dall\u2019Unione? L\u2019adesione di nuovi membri ha posto fine alla possibilit\u00e0 di una pi\u00f9 forte integrazione o al contrario preparato la trasformazione dell\u2019Unione in un\u2019entit\u00e0 collettiva pi\u00f9 potente e con un posto di primo piano sulla scena internazionale?\u00bb. [Fabien Terpian, <em>Droit et politique de l\u2019Union Europ\u00e9enne<\/em>, Larcier 2014, pp. 281-2]. A perpetuare l\u2019ineguaglianza interna e esterna, l\u2019apertura UE su Medio-oriente e Africa \u00e8 bloccata in un\u2019Europa arroccata dall\u2019Atlantico agli Urali, con la tecnica di sposare ineguaglianza economica e esclusione etnica. \u00abAnzich\u00e9 incoraggiare una politica redistributiva, l\u2019ineguaglianza spesso promuove il successo di partiti focalizzati sul creare coalizioni elettorali fondate su identit\u00e0 non economiche, come l\u2019etnia\u00bb [John D. Huber, <em>Exclusion by elections. Inequality, Ethnic Identity, and Democracy<\/em>, Cambridge UP 2017, p. 3]. Ma \u00abquando si incoraggia la politica etnica mentre si scoraggiano le politiche pi\u00f9 efficaci a ridurre le diseguaglianze, siamo proprio nei guai\u00bb [ivi, p. 186]. \u00abDividere i non ricchi \u00e8 pi\u00f9 facile coalizzandone elettoralmente una parte coi ricchi, a spese degli altri non ricchi\u00bb, per \u00abtrarne solo loro vantaggio\u00bb [ivi, pp. 187-8]. Vantaggio a parole, perch\u00e9 i ricchi della coalizione si premiano esentandosi dalle tasse in cambio di qualche mancia sociale, come negli USA di Trump e nell\u2019Italia giallo-verde.<br \/>\n\u00c8 il biologo Taddei a ricordarci che \u00abquando si fa un ulteriore passo da un elemento dato verso uno pi\u00f9 complesso, tra i due c\u2019\u00e8 di solito conflitto. In altre parole, il conflitto \u00e8 intrinseco all\u2019evoluzione sia per le cellule che le organizzazioni umane. \u00c8, per cos\u00ec dire, naturale. E il miglior modo per superarlo \u00e8 cooperare. Perch\u00e9, di tutte le specie, l\u2019homo ha trionfato? Perch\u00e9 \u00e8 la specie che ha saputo cooperare alla pi\u00f9 grande scala\u00bb. Una scala oggi mondiale, con l\u2019avamposto UE. Beninteso, per chi preferisce cooperare con successo invece di morire in conflitti insensati, pi\u00f9 probabili tra vicini di casa.<br \/>\n<strong>I vestiti nuovi dell&#8217;imperatore<\/strong> \u00e8 una fiaba di Hans Christian Andersen (1837). Due imbroglioni offrono un vestito straordinario (invisibile a stolti e indegni) all\u2019imperatore, che non lo vede e perci\u00f2 lo compra. Tra cortigiani e sudditi anch\u2019essi plaudenti, solo un bambino ride e urla \u201cil re \u00e8 nudo\u201d, ma la sfilata continua. Il nostro nuovo governo ha comprato il vestito sovranista e fingiamo di non vedere il nudo scontro con la Germania del debito al 60% (132% noi, a oggi) con una situazione sociale triste ma un\u2019economia forte, anche di milioni di immigrati integrati in una popolazione anziana. Germania-Giano guarda al futuro col successo elettorale dei Verdi, aperti ai beni pubblici globali di ambiente, cittadinanza, Europa; ma con nostalgia populista dell\u2019arroccamento. Accettato in UE, \u00e8 diritto\/dovere della Corte Costituzionale tedesca impedire spese (presenti\/future, esplicite\/implicite) non approvate dal Parlamento nell\u2019interesse del popolo tedesco. Dopo la crisi finanziaria del 2008 la regolazione monetaria e finanziaria UE \u00e8 stata condizionata da una Germania memore della micidiale inflazione 1923, tomba del marco, trampolino di Hitler. Il governo Berlusconi fu commissariato perch\u00e9 non riduceva il nostro debito riformando le pensioni, ponendo fine ai condoni all\u2019enorme evasione fiscale strutturale e ai salvataggi Alitalia, per prevenire il contagio europeo di una crisi bancaria italiana da collasso del debito pubblico (finanziato in gran parte da noi, banche e depositanti italiani). Il nuovo governo ha rigenerato tutte le pratiche di Berlusconi, all\u2019opposizione perch\u00e9 vuole pi\u00f9 benefici fiscali invece del reddito di cittadinanza, fuori dal suo catalogo cos\u00ec come il rimborso ai cittadini \u2018truffati\u2019 da banche che non hanno fatto loro sottoscrivere l\u2019ovvio: di sapere che titoli bancari a alto rendimento sono proprietari, talora speculativi. Santa ingenuit\u00e0 di banche e clienti. Ingiustamente considerati il Club M\u00e9diterran\u00e9e UE, anni fa a Duisburg, con un sanguinoso regolamento di conti tra nostri ragazzi dell\u2019economia clientelare, abbiamo lasciato il segno \u2013 un po&#8217; come non restituire i debiti. La Germania non \u00e8 sovrana, in UE tratta anche con noi, pur se da posizioni di forza. Nel nostro immaginario vestito sovrano, mandiamo tutti a quel paese con la nostra leadership bicefala e una tifoseria pronta a vendere per un piatto di lenticchie, ma tutto per s\u00e9, la partita in campo BCE sulla garanzia del nostro debito pubblico. In casa, a Riace, azzeriamo il modello di integrazione e arrestiamo il sindaco per sospetti sulla gestione dei fondi \u2013 competente il ministro degli interni, capo della Lega condannata a restituire (in 70 anni) 49 milioni per falsi rimborsi elettorali. Quando si dice bruscolino e trave nell\u2019occhio. La Germania non pu\u00f2 agire da predatore, noi s\u00ec, contro i deboli di casa e facendoci scudo della forma della legge. Il capo 5stelle, giovane senza troppi vincoli di studio e lavoro, a sua volta mette in stato d\u2019accusa i pensionati per ricavarne soldi, con legge a venire, da far piovere con l\u2019elicottero neoliberale ribattezzato reddito di cittadinanza. Il nostro nuovo governo nazionalizza un\u2019economia di consumo esentasse, litigando solo su quanto a chi: pura dottrina neoliberale, in salsa italiana. Il governo insiste poi sulla nostra ricchezza privata, invito ai mercati finanziari, europei inclusi, ad aprire una crisi che ne far\u00e0 un governo finalmente di emergenza, intoccabile e come tale necessario ai mercati per mettere le mani sulla nostra ricchezza privata in nome dei nostri stessi valori cosiddetti sovrani, senza pi\u00f9 interposizione BCE. Il governo non parla ai mercati, che gi\u00e0 sanno, ma a noi italiani per contare i <em>like<\/em>. Malizia del parlar dritto. Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare). I 5stelle navigano in rete e la Lega controlla la RAI, giusta la <em>Tecnica del colpo di stato<\/em> di Curzio Malaparte, nel solo apparentemente lontano 1931. Tutto come da manuale (<em>Il Gattopardo<\/em> di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, tradotto e letto in tutto il mondo).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abI tempi cambiano e anche la politica ha bisogno di un rinnovamento. Non si pu\u00f2 eternamente dare il proprio voto agli stessi partiti stabiliti, per assicurare il legame tra potere e popolo. 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