{"id":13243,"date":"2018-10-10T08:37:57","date_gmt":"2018-10-10T06:37:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13243"},"modified":"2018-10-10T08:37:57","modified_gmt":"2018-10-10T06:37:57","slug":"sinodo-2018-2-tra-i-segni-dei-tempi-la-donna-nello-spazio-pubblico-anche-ecclesiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sinodo-2018-2-tra-i-segni-dei-tempi-la-donna-nello-spazio-pubblico-anche-ecclesiale\/","title":{"rendered":"Sinodo 2018 (\/2). Tra i segni dei tempi, la donna nello spazio pubblico, anche ecclesiale"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sinod2018.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-13237\" alt=\"sinod2018\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sinod2018.jpg\" width=\"279\" height=\"181\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;font-family: 'Liberation Serif', serif;color: #000000\">Un grande testo, di Giovanni XXIII, nella Enciclica \u201cPacem in terris\u201d (1963), inaugura una nuova considerazione delle \u201ccose moderne\u201d nell\u2019ambito del discorso ecclesiale. Rileggerlo integralmente, durante questi giorni sinodali, pu\u00f2 fare molto bene. Ecco il testo dei paragrafi 21-25 di <\/span><i style=\"font-size: small;font-family: 'Liberation Serif', serif;color: #000000\">Pacem in terris<\/i><span style=\"font-size: small;font-family: 'Liberation Serif', serif;color: #000000\">, che hanno come titolo generale \u201cSegni dei tempi\u201d:<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><b><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Tahoma, Verdana, Segoe, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Il testo di <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Tahoma, Verdana, Segoe, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Pacem in terris (= PT)<\/i><\/span><\/span><\/span><\/b><\/p>\n<blockquote><p><b>Segni dei tempi<\/b><\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p>21.\u00a0<i><b>Tre fenomeni caratterizzano l\u2019epoca moderna.<\/b><\/i><\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p>Anzitutto l\u2019ascesa economico-sociale delle classi lavoratrici. Nelle prime fasi del loro movimento di ascesa i lavoratori concentravano la loro azione nel rivendicare diritti a contenuto soprattutto economico-sociale; la estendevano quindi ai diritti di natura politica; e infine al diritto di partecipare in forme e gradi adeguati ai beni della cultura. Ed oggi, in tutte le comunit\u00e0 nazionali, nei lavoratori \u00e8 vividamente operante l\u2019esigenza di essere considerati e trattati non mai come esseri privi di intelligenza e di libert\u00e0, in balia dell\u2019altrui arbitrio, ma sempre come soggetti o persone in tutti i settori della convivenza, e cio\u00e8 nei settori economico-sociali, in quelli della cultura e in quelli della vita pubblica.<\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p>22. In secondo luogo viene un fatto a tutti noto, e cio\u00e8 l\u2019ingresso della donna nella vita pubblica: pi\u00f9 accentuatamente, forse, nei popoli di civilt\u00e0 cristiana; pi\u00f9 lentamente, ma sempre su larga scala, tra le genti di altre tradizioni o civilt\u00e0. Nella donna, infatti, diviene sempre pi\u00f9 chiara e operante la coscienza della propria dignit\u00e0. Sa di non poter permettere di essere considerata e trattata come strumento; esige di essere considerata come persona, tanto nell\u2019ambito della vita domestica che in quello della vita pubblica.<\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p>23. Infine la famiglia umana, nei confronti di un passato recente, presenta una configurazione sociale-politica profondamente trasformata. Non pi\u00f9 popoli dominatori e popoli dominati: tutti i popoli si sono costituiti o si stanno costituendo in comunit\u00e0 politiche indipendenti.<\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p>24. Gli esseri umani, in tutti i paesi e in tutti i continenti, o sono cittadini di uno stato autonomo e indipendente, o stanno per esserlo; nessuno ama sentirsi suddito di poteri politici provenienti dal di fuori della propria comunit\u00e0 umana o gruppo etnico. In moltissimi esseri umani si va cos\u00ec dissolvendo il complesso di inferiorit\u00e0 protrattosi per secoli e millenni; mentre in altri si attenua e tende a scomparire il rispettivo complesso di superiorit\u00e0, derivante dal privilegio economico-sociale o dal sesso o dalla posizione politica.<\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p>Al contrario \u00e8 diffusa assai largamente la convinzione che tutti gli uomini sono uguali per dignit\u00e0 naturale. Per cui le discriminazioni razziali non trovano pi\u00f9 alcuna giustificazione, almeno sul piano della ragione e della dottrina; ci\u00f2 rappresenta una pietra miliare sulla via che conduce all\u2019instaurazione di una convivenza umana informata ai principi sopra esposti. Quando, infatti, negli esseri umani affiora la coscienza dei loro diritti, in quella coscienza non pu\u00f2 non sorgere l\u2019avvertimento dei rispettivi doveri: nei soggetti che ne sono titolari, del dovere di far valere i diritti come esigenza ed espressione della loro dignit\u00e0; e in tutti gli altri esseri umani, del dovere di riconoscere gli stessi diritti e di rispettarli.<\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p>25. E quando i rapporti della convivenza si pongono in termini di diritti e di doveri, gli esseri umani si aprono sul mondo dei valori spirituali, e comprendono che cosa sia la verit\u00e0, la giustizia, l\u2019amore, la libert\u00e0; e diventano consapevoli di appartenere a quel mondo. Ma sono pure sulla via che li porta a conoscere meglio il vero Dio, trascendente e personale; e ad assumere il rapporto fra se stessi e Dio a solido fondamento e a criterio supremo della loro vita: di quella che vivono nell\u2019intimit\u00e0 di se stessi e di quella che vivono in relazione con gli altri.<\/p><\/blockquote>\n<p>Questo nuovo respiro, nel guardare al lavoro, alla condizione femminile e alla indipendenza politica, appare sull\u2019orizzonte ecclesiale il giorno 11 aprile del 1963, nello stesso anno in cui il Concilio Vaticano II, iniziato da qualche mese, si struttura e prende forma.<\/p>\n<p>Con la nozione di \u201csegni dei tempi\u201d si inaugura un nuovo sguardo sulla realt\u00e0, uscendo dalla diffidenza e dal pregiudizio del <i>mala tempora currunt<\/i>: ma i \u201ctempi nuovi\u201d e le \u201cres novae\u201d sono anche occasioni di crescita ecclesiale, di ricomprensione e di aggiornamento. Ci\u00f2 che unifica i \u201ctria signa\u201d \u00e8 una inedita rilevanza del \u201cdiritto dei soggetti\u201d: i lavoratori, le donne e i popoli hanno scoperto di avere diritti che gli altri debbono imparare a riconoscere e a valorizzare. E la Chiesa \u00e8 implicata in tutto questo e inizia a svoltare, ossia ad uscire da una comprensione che assolutizza la autorit\u00e0 e che si apre al riconoscimento della libert\u00e0: libert\u00e0 del lavoro, libert\u00e0 della donna e libert\u00e0 dei popoli. Si apre, diremo cos\u00ec, alla \u201csociet\u00e0 aperta\u201d, alla \u201csociet\u00e0 secolare\u201d, alla \u201csociet\u00e0 differenziata\u201d.<\/p>\n<p><b>La donna come \u201cres nova\u201d <\/b><b>e la Riforma della Chiesa<\/b><\/p>\n<p>E\u2019 molto interessante che rispetto al soggetto femminile, il testo di PT 22 dica la novit\u00e0 con queste parole: \u201cl\u2019ingresso della donna nella vita pubblica\u201d, che poi illustra in questo modo: \u201cNella donna, infatti, diviene sempre pi\u00f9 chiara e operante la coscienza della propria dignit\u00e0. Sa di non poter permettere di essere considerata e trattata come strumento; esige di essere considerata come persona, tanto nell\u2019ambito della vita domestica che in quello della vita pubblica.\u201d (PT 22)<\/p>\n<p>E\u2019 evidente come questo \u201csegno\u201d &#8211; a differenza di quello che ha per soggetti i lavoratori e i popoli \u2013 comporta una maggiore difficolt\u00e0, potremmo dire \u00e8 un \u201csegno dei tempi\u201d che ha richiesto e tuttora richiede \u201ctempi pi\u00f9 lunghi\u201d. Forse ci\u00f2 pu\u00f2 essere spiegato per il fatto che il tema \u201cdonna\u201d non solo acquisisce una nuova rilevanza pubblica, ma deve depurarsi da una cattura storica sul piano esclusivamente privato. Ci\u00f2 non vale certamente per il lavoro e per la identit\u00e0 nazionale. Che pertanto hanno solo \u201cmet\u00e0 strada\u201d da fare. Per questo il cammino di \u201criconoscimento dell\u2019ingresso della donna nella sfera pubblica\u201d \u00e8 avvenuto significativamente per la Chiesa \u201cad extra\u201d, ma fatica tanto ad essere elaborato \u201cad intra\u201d, dove si rimane molto spesso ancorati ad una logica sostanzialmente privata, che nega alla donna l\u2019esercizio di una vera autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Potremmo dire che oggi i \u201csegni dei tempi\u201d esigono non soltanto un \u201cnuovo sguardo sul mondo\u201d, ma \u201cuna nuova comprensione che la Chiesa ha di se stessa\u201d: una nuova intelligenza di s\u00e9, quella intelligenza che Paolo VI aveva compreso, meditando i testi del suo predecessore, solo qualche mese dopo la pubblicazione di questo testo, nella solenne apertura della II sessione del Concilio Vsaticano II, alla fine del mese di settembre. Un discorso che, nelle intenzioni dello stesso Paolo VI, aveva non solo la funzione di aprire la seconda sessione del Concilio, ma anche di annuciare i contenuti fondamentali del suo pontificato, allora ai suoi primi passi. Eccone un passo decisivo:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abE&#8217; venuta l&#8217;ora, a noi sembra, in cui la verit\u00e0 circa la Chiesa di Cristo deve essere esplorata, ordinata ed espressa, non forse con quelle solenni enunciazioni che si chiamano definizioni dogmatiche, ma con quelle dichiarazioni con le quali la Chiesa con pi\u00f9 esplicito ed autorevole magistero dichiara ci\u00f2 che essa pensa di s\u00e9\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p>Paolo VI, 29\/09\/1963 (Apertura II Sessione Conc. Vaticano II)<\/p><\/blockquote>\n<p>Anche i \u201csegni dei tempi\u201d diventano principio di Riforma della Chiesa, purch\u00e9 la Chiesa non si difenda dalla realt\u00e0, dando credito non ai profeti, ma ai profeti di sventura, e restando fissata a concezioni e dottrine fondate su convenzioni antiche e anche assai radicate, ma incapaci di cogliere le novit\u00e0 della storia come \u201cpassaggio dello Spirito\u201d. L\u2019ingresso della donna in ambito pubblico non \u00e8 semplicemente uno \u201cspettacolo meraviglioso\u201d, ma implica una profonda trasformazione nel modo con cui la Chiesa vive e pratica la autorit\u00e0.<\/p>\n<p><b>I giovani e i segni dei tempi<\/b><\/p>\n<p>Anche nel Sinodo sui giovani, i segni dei tempi devono diventare non solo \u201csguardo e ascolto rinnovato\u201d, ma nuova intelligenza che la Chiesa ha di se stessa. Sulla questione \u201cfemminile\u201d un piccolo esercizio della memoria dovrebbe far capire quale grande posta sia in gioco. Si pensi solo a che cosa era \u2013 per cos\u00ec dire \u2013 la \u201cpastorale giovanile\u201d fino a 60 anni fa: una rigorosa distinzione tra la \u201ceducazione dei giovani\u201d ed \u201ceducazione delle giovani\u201d. Questo riproduceva all\u2019interno della Chiesa le convinzioni di una societ\u00e0 che divideva accuratamente vita maschile e vita femminile, non solo in privato. Vi \u00e8 stata, per decenni, una Azione cattolica femminile, diversa da quella maschile, e una Giovent\u00f9 femminile di Azione Cattolica, dal 1918 al 1969. Con il riconoscimento del \u201csegno dei tempi\u201d, \u00e8 cessata anche la ragione di una differenziazione strutturale tra maschile e femminile. Cos\u00ec \u00e8 avvenuto in moltissimi settori della societ\u00e0 e delle associazioni ecclesiali. Restano ancora Lupetti e Coccinelle, ma secondo logiche in grande trasformazione.<\/p>\n<p>Questo evidentemente non \u00e8 senza rischi: di cadere in una forma di eguaglianza che pu\u00f2 diventare omologazione o differenza perduta. Ma ci\u00f2 non di meno, ci\u00f2 che oggi diviene essenziale \u00e8 la acquisizione ecclesiale di questo \u201cingresso femminile nella vita pubblica\u201d. Su questo piano, le resistenze, mentali e procedurali, sono ancora molto forti, direi viscerali. E\u2019 come se si volesse \u201csmarcare\u201d la Chiesa, nella sua autocomprensione e nella sua disciplina, da questo \u201csegno dei tempi\u201d. Come se l\u2019ingresso della donna nella vita pubblica, riconosciuto ed apprezzato fuori, dovesse lasciare immune la Chiesa da questa ricchezza nuova, che potr\u00e0 essere pienamente sperimentata e vissuta solo se diventer\u00e0 possibile e concreto esercizio di autorit\u00e0. I segni dei tempi sono realmente tali se diventano principi di riforma della Chiesa, per il modo con cui essa considera e tratta la donna, il lavoro e i popoli.<\/p>\n<p>I giovani, di cui il Sinodo si occupa con ammirevole zelo, portano sul corpo le tracce evidenti di questi segni dei tempi. Sono il frutto di un mondo che ragiona ed opera secondo queste novit\u00e0. La Chiesa pu\u00f2 leggervi, di riflesso, la storia di una crescita e di una riforma di s\u00e9. In un certo senso, nel racconto dei giovani e nella loro esperienza, essa \u00e8 costretta a riconoscere che \u201c<i>de te fabula narratur<\/i>\u201d: questa \u00e8 proprio una buona notizia, purch\u00e9 non la si lasci nella astrattezza di una buona, ma sterile intenzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un grande testo, di Giovanni XXIII, nella Enciclica \u201cPacem in terris\u201d (1963), inaugura una nuova considerazione delle \u201ccose moderne\u201d nell\u2019ambito del discorso ecclesiale. Rileggerlo integralmente, durante questi giorni sinodali, pu\u00f2 fare molto bene. 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