{"id":13120,"date":"2018-09-07T15:09:12","date_gmt":"2018-09-07T13:09:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13120"},"modified":"2018-09-08T01:14:41","modified_gmt":"2018-09-07T23:14:41","slug":"differenza-sessuale-e-sacramenti-iniziazione-guarigione-e-servizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/differenza-sessuale-e-sacramenti-iniziazione-guarigione-e-servizio\/","title":{"rendered":"Differenza sessuale e sacramenti: iniziazione, guarigione e servizio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Bel-187.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13113\" alt=\"Bel-187\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Bel-187-209x300.jpg\" width=\"209\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Bel-187-209x300.jpg 209w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Bel-187-714x1024.jpg 714w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Bel-187.jpg 1891w\" sizes=\"(max-width: 209px) 100vw, 209px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Nei giorni scorsi ho gi\u00e0 pubblicato la presentazione (<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/donne-e-uomini-il-servizion-nella-liturgia\/\">qui<\/a>) di un testo appena uscito in libreria e che interviene nel dibattito sulla ministerialit\u00e0 maschile e femminile nella Chiesa cattolica: A. Grillo -E. Massimi,\u00a0<\/em>Donne e uomini: il servizio nella liturgia<em>\u00a0(Roma, CLV-Ed. Liturgiche, 2018)\u00a0 Aggiungo in questo post la parte iniziale del mio articolo (<i>\u201c<\/i><\/em>I sacramenti come luogo di elaborazione di identit\u00e0 ecclesiale e di differenza sessuale. Lettura in prospettiva sistematica, con 10 tesi<em><i>\u201d, pp. 39-60)\u00a0<\/i>di cui avevo gi\u00e0 pubbicato le tesi finali (<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dieci-tesi-per-lo-sviluppo-di-ordine-e-matrimonio\/\">qui<\/a>). In questo testo (pp. 39-45) affronto la questione della rilevanza della differenza sessuale nel settenario sacramentale.<\/em><\/p>\n<h3>\u00a0Differenza sessuale e sacramenti: iniziazione, guarigione e servizio<\/h3>\n<h3><\/h3>\n<p style=\"text-align: right\"><i> \u201cOmnis utriusque sexus fidelis\u201d <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><i>(Concilium Lateranense IV) <\/i><\/p>\n<p>Vorrei iniziare la mia riflessione da questo famosissimo <i>incipit<\/i> della Costituzione del Concilio Lateranense IV, ossia dal testo che ha inaugurato formalmente la tradizione del \u201cprecetto pasquale\u201d (1215) nella tradizione occidentale: forse \u00e8 stato poco notato il fatto che la inclusione di \u201centrambi i sessi\u201d (<i>utriusque sexus<\/i>) costituisce un precedente fondamentale circa la \u201cparit\u00e0 di doveri\u201d nella esperienza ecclesiale cristiana. Troviamo qui, indirettamente, il segno di una \u201cvocazione alla parit\u00e0 dei diritti e dei doveri\u201d assunta al proprio centro dalla tradizione cristiana. Se gi\u00e0 nella evoluzione nella prassi di iniziazione del cristiano, con il passaggio dalla circoncisione al battesimo, vi era stato un salto abissale \u2013 con tutte le inevitabili conseguenze sul piano della eguaglianza tra maschi e femmine, che il battesimo consente e che la circoncisione sembra ostacolare \u2013 ora anche sul piano penitenziale veniva stabilito un criterio paritetico al quale ormai ci siamo assuefatti, ma che allora non era affatto scontato. Detto altrimenti: la tradizione liturgico-sacramentale, fondata sulla <i>iniziazione<\/i> e <i>guarigione<\/i> del soggetto credente in Cristo, ha elaborato raffinati criteri di \u201cparit\u00e0 tra i sessi\u201d, che poi per\u00f2 \u00e8 stato molto difficile poter estendere ai <i>sacramenti del servizio<\/i><sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup>, dove la logica della differenza sessuale \u00e8 stata tradotta largamente nelle categorie sociologiche e culturali della societ\u00e0 tradizionale e chiusa. Potremmo dire che il principio di \u201cradicale apertura alla eguaglianza\u201d, incluso nel nucleo originario del Vangelo \u2013 che tende a superare in Cristo ogni discriminazione tra le polarit\u00e0 culturali e sociali tra giudeo e greco, libero e schiavo, maschio e femmina (cfr. Gal 3,28) \u2013 riesce in qualche modo ad affermarsi per le logiche di iniziazione\/guarigione, mentre trova un ostacolo strutturale nei sacramenti del servizio, ossia nelle logiche mondane e secolari di esercizio della autorit\u00e0 per il bene comune e di organizzazione della vita sociale per la generazione. In questi campi, diversamente da quanto accade per le logiche della iniziazione e della guarigione, la \u201cdifferenza sessuale\u201d viene trascritta storicamente in una forte differenziazione nella attribuzione ai soggetti di autorit\u00e0\/potere\/servizio, spesso accompagnata da una ardita trasposizione di tale logica sociale e culturale sul piano di una argomentazione teologica ed ecclesiale in vista di una legittimazione naturale e\/o divina dello <i>status quo<\/i>. In altri termini, molto spesso viene spostato a livello di un \u201cpiano naturale\u201d o di un \u201cdisegno divino\u201d l\u2019assetto storico \u2013 lo <i>status quo <\/i>&#8211; di una cultura sociale, che ammette e spesso impone disuguaglianze, discriminazioni, sottomissioni e schiavit\u00f9. <i>La storia \u00e8 tale perch\u00e9 cos\u00ec voluta, ontologicamente, da Dio<\/i>. Tutto \u00e8 sempre esposto al grave rischio di essere giustificato mediante uno stretto \u2013 ma non stringente &#8211; rimando alla natura e alla creazione, che si vorrebbe capace di fornire un criterio di giustificazione e di imposizione verso ogni potenziale o reale discriminazione. Ci\u00f2 altera, in radice, la possibilit\u00e0 che la differenza e la disuguaglianza venga riconosciuta come ingiustizia<sup><a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>Qui vorrei essere molto chiaro: la riduzione sociologica e culturale della tradizione <i>non \u00e8 affatto l\u2019effetto di una lettura tardo-moderna<\/i>, ma appare piuttosto come il <i>portato strutturale<\/i> della tradizione, che si evidenzia in modo assai forte proprio per i due sacramenti del servizio (e a differenza degli altri cinque). In questi ultimi due sacramenti, infatti, essendo in gioco la salvezza \u201cnon propria, ma dell\u2019altro\u201d, accade strutturalmente una correlazione teorica e pratica con la sollecitudine per il \u201cbene comune\u201d, la quale rischia continuamente di confondere il \u201cdisegno di salvezza\u201d con l\u2019\u201dordine pubblico\u201d<sup><a href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>Per lo sviluppo della mia relazione, \u00e8 bene sostare inizialmente su questo assunto metodologicamente decisivo (\u00a7.1), per poi esaminare punto per punto alcune acquisizioni in campo iniziatico\/terapeutico (\u00a7.2), soffermandoci quindi su alcune preziose annotazioni che ci vengono dal pensiero di S. Tommaso nella <i>Summa Theologiae<\/i> (\u00a7.3). Passer\u00f2 quindi ad altri tre passi: dopo una breve rassegna di acquisizioni, per rilanciare il dibattito teologico ed ecclesiale sul tema (\u00a7. 4) ed un <i>excursus<\/i> intorno alle conseguenze della lettera di Giovanni Paolo II <i>Ordinatio sacerdotalis<\/i> sul dibattito intorno al diaconato (\u00a7.5) trarremo qualche filo di sintesi sui due sacramenti del servizio, ordine e matrimonio, nella forma di 10 tesi conclusive (\u00a7.6).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>1. Alcune premesse di carattere metodologico<\/b><\/p>\n<p>L\u2019accenno metodologico fatto in sede iniziale merita una ripresa pi\u00f9 accurata e distesa. Cerco di spiegarmi meglio e di chiarire la argomentazione sistematica e storica che intendo proporre. Ritengo, infatti, che si debba diffidare di tutti quegli approcci, che denunciano semplicemente una \u201criduzione sociologica e culturale\u201d delle questioni intorno al ministero ecclesiale, come se la \u201cdomanda di autorit\u00e0\u201d che sorge dal popolo di Dio di sesso femminile scaturisse da una inedita riduzione del ministero al potere. Come se oggi andasse smarrito quel \u201cdisinteresse\u201d tradizionale e la teologia fosse avvelenata da un approccio \u201cinteressato\u201d. La argomentazione che resiste ad ogni riconsiderazione delle \u201cdifferenze\u201d rivolge alle nuove teorie sul ministero l\u2019obiezione di essere \u201criduttive\u201d. Una posizione simile si trova ripetuta in diversi ambiti della espressione ecclesiale del magistero..<\/p>\n<p>Ricordo, ad esempio, la famosa conferenza dell\u2019anno 2000, dell\u2019allora Prefetto J. Ratzinger, a proposito del concetto di \u201ccommunio\u201d come criterio di interpretazione della Costituzione conciliare <i>Lumen Gentium<\/i><sup><i><a href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a><\/i><\/sup>, su cui si \u00e8 soffermato con competenza R. Repole<sup><a href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a><\/sup> in un recente Convegno della nostra Associazione di Professori di Liturgia. Come \u00e8 evidente, in questo testo possiamo rilevare, come in molti altri autori, un ragionamento che pu\u00f2 essere tradotto per brevit\u00e0 in questo assunto: <i>la pretesa di leggere il concetto di \u2018communio\u2019 come chiave ermeneutica di LG non sarebbe altro che una \u201crichiesta di maggiore potere\u201d da parte di un soggetto ecclesiale (laicale). La pretesa sarebbe da respingere perch\u00e9 indotta non dalla evidenza del Vangelo, ma dalla cultura individualistica e prassistica tardo-moderna<\/i>.<\/p>\n<p>Questo approccio pu\u00f2 essere considerato tipico di un pensiero che appare <i>lato sensu<\/i> \u201cantimodernistico\u201d, il quale progressivamente accede ad un \u201cimmobilismo della tradizione\u201d, poich\u00e9 confonde ogni possibile dinamismo ecclesiale con un grave cedimento alla mentalit\u00e0 del mondo e un tradimento del Vangelo. La mancanza di comprensione del condizionamento sociologico-culturale della tradizione non permette pi\u00f9 di distinguere tra \u201csostanza\u201d e \u201crivestimento\u201d del <i>depositum fidei<\/i>. Non fa pi\u00f9 memoria delle parole profetiche con cui Giovanni XXIII aveva aperto il Concilio Vaticano II e cos\u00ec contraddice il criterio pastorale che quel Concilio aveva introdotto potentemente nella coscienza ecclesiale, fino ad approdare ad una \u2013 pi\u00f9 o meno aperta \u2013 negazione della svolta conciliare.<\/p>\n<p>Questo modo di pensare e di argomentare deve essere accuratamente segnalato come un \u201cluogo comune\u201d di consistenti porzioni del magistero postconciliare, che ha avuto un influsso generale sull\u2019intero <i>corpus<\/i> magisteriale e teologico, ma che ha brillato con particolare evidenza proprio sul piano della riflessione sul ministero e sull\u2019autorit\u00e0. Tale modo di ragionare determina una serie di effetti incontrollati, che \u00e8 bene enumerare con una certa analiticit\u00e0, sebbene solo in via preliminare:<\/p>\n<p>&#8211; chiudendo la tradizione in una storia soltanto \u201cpassata\u201d, di cui si trascurano i condizionamenti culturali e sociali, esso svuota il magistero di ogni potere, poich\u00e9 lo riduce a \u201ccustodire un museo\u201d, senza permettergli di \u201ccoltivare un giardino\u201d, per usare una nota espressione di papa Giovanni XXIII<sup><a href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>&#8211; riduce e inibisce la \u201cesperienza dello Spirito\u201d, che apre la Chiesa ad una fedelt\u00e0 non soltanto al passato, ma anche al futuro, non riuscendo a comprendere che la fedelt\u00e0 alla tradizione deve lasciarsi illuminare non solo dalla Parola di Dio, ma anche dalla esperienza degli uomini e delle donne (GS 46)<\/p>\n<p>&#8211; nel dichiarare di \u201cnon avere il potere\u201d di modificare la disciplina tradizionale,\u00a0 conferma lo \u201cstatus quo\u201d come se fosse la pienezza della risposta ecclesiale al Vangelo, innalzando il passato a regola assoluta e perdendo il registro profetico: nega di avere il potere, ma lo esercita nelle forme autorizzate dal passato. Ottiene un rafforzamento del proprio potere mediante una retorica della negazione del potere.<\/p>\n<p>Questa dinamica \u2013 che potremmo definire \u201cautoreferenziale\u201d &#8211; di fatto ottiene l\u2019effetto rischioso di paralizzare la tradizione e di sospenderne la efficacia. Questo, come abbiamo detto sopra, vale in primo luogo per i sacramenti del servizio: sia sul piano del ministero ordinato, sia sul piano del matrimonio, tale irrigidimento ha provocato notevoli disagi negli ultimi decenni, causando un grave arresto tanto del dibattito teorico quando della esperienza pratica. In origine non era affatto cos\u00ec. Per questo ci dedichiamo ora ad una breve rassegna del modo di condurre la riflessione sulla \u201cdifferenza\u201d nell\u2019ambito pi\u00f9 ampio e generale del \u201csapere sacramentale\u201d.<\/p>\n<p><b>2. Il quadro generale della problematica sacramentale su identit\u00e0 ecclesiale e differenza sessuale<\/b><\/p>\n<p>Non \u00e8 difficile dimostrare che la tradizione di riflessione sacramentale sulla \u201cdifferenza sessuale\u201d ha profondamente superato l\u2019opposizione maschio\/femmina quando ha messo a tema il contesto della iniziazione o della guarigione cristiana. Tale tradizione infatti, pur risentendo pesantemente del carico pregiudiziale di una cultura tipica della \u201csociet\u00e0 chiusa\u201d &#8211; ossia di una societ\u00e0 che predetermina la identit\u00e0 sessuale, sociale e culturale dei soggetti \u2013 ha saputo elaborare sorprendenti forme di \u201cinclusione\u201d, per quanto esse appaiano oggi marginali, che illustrano bene la consapevolezza pre-moderna sui quei condizionamenti socio-culturali, che la tarda-modernit\u00e0 ha provato a negare. Per questo vorrei qui <i>capovolgere il luogo comune della apologetica tardo-moderna. Il riduzionismo che essa denunciava come tipico della cultura moderna apparteneva strutturalmente anche alla propria tradizione. <\/i>Occorreva allora &#8211; ed occorre anche oggi &#8211; un discernimento non apologetico della tradizione, che forse solo nel nostro tempo pu\u00f2 esserci finalmente permesso, grazie non soltanto allo stile inaugurato dalla grande stagione conciliare, ma anche dalla potente ripresa di essa, due generazioni dopo, da parte del pontificato profetico di Francesco. Se infatti esaminiamo i sacramenti di iniziazione e di guarigione, osserviamo al loro interno lo sviluppo di una dinamica di profonda integrazione di \u201cmaschio e femmina\u201d, con una evoluzione che ha origini assai risalenti e forme assai esplicite. Proviamo a fare una breve rassegna di questi \u201csegni\u201d, considerando prima il livello della sacramentaria generale, e poi quello della sacramentaria speciale.<\/p>\n<p>2.1. <i><b>De sacramentis in genere<\/b><\/i><\/p>\n<p>a) In generale appare molto opportuno, sulla scia di ci\u00f2 che negli ultimi decenni hanno fatto J. Komonchak e P. Huenermann<sup><a href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\"><sup>7<\/sup><\/a><\/sup>, passare in rassegna, ordinatamente, tutti gli \u201cargomenti\u201d che sono stati elaborati per escludere o per ammettere un \u201cministero ordinato femminile\u201d;<\/p>\n<p>b) Accanto a tale ordinato elenco, risulta assai opportuno indagare, sempre in generale, in che modo sia stata storicamente pensata la \u201cmediazione di Cristo nella Chiesa\u201d sul piano liturgico. Dovremmo chiederci in quale senso e da quali autori sia risultato rilevante, intorno alla persona di Cristo, il sesso maschile piuttosto che la identit\u00e0 ebraica, la natura di pellegrino piuttosto che quella di profeta. Il gioco tra questi elementi non \u00e8 semplicemente un \u201cdato\u201d da assumere, ma un principio per una ermeneutica complessiva del discepolato nella Chiesa. Qui, come \u00e8 evidente, non si d\u00e0 mai una semplice \u201ctraduzione\u201d che non sia anche una \u201cinterpretazione\u201d- Come accade in ogni caso e come solo di recente abbiamo tentato vanamente di negare.<\/p>\n<p><i><b>2.2.De sacramentis in specie<\/b><\/i><\/p>\n<p>a) Un luogo comune classico \u00e8 il configurarsi di una \u201cministerialit\u00e0 battesimale\u201d (anche se soltanto <i>necessitatis causa<\/i>) da concedere anche alla donna: gli argomenti impiegati sul tema possono essere utili in generale per il dibattito e li considereremo nel prossimo paragrafo. La urgenza di assicurare un accesso alla esperienza ecclesiale ha permesso, persino all\u2019interno di societ\u00e0 chiuse, di elaborare criteri di ministerialit\u00e0 femminile dovuti a ragioni di forza maggiore \u2013 certo \u2013 ma per i quali si sono messe in campo, come vedremo, argomentazioni teologiche fini, di cui oggi faremmo bene a non dimenticarci. La logica \u201cindifferenziata\u201d di accesso al rapporto con Cristo non riguarda soltanto il soggetto, ma potremmo dire che contagia anche il ministro. La apertura \u201calle genti\u201d della Parola di Dio trasforma non solo giudeo e greco, ma anche libero e schiavo e persino maschio e femmina. Il superamento delle differenze non riguarda soltanto il soggetto della salvezza, ma anche il mediatore della salvezza, colui\/colei che agisce non per s\u00e9, ma per l\u2019altro.<\/p>\n<p><i>b)<\/i><i><b> <\/b><\/i>Una prospettiva inversa, invece, riguarda il sacramento della cresima e la sua estensione \u2013 aproblematica? &#8211; al cristiano di sesso femminile, cui si attribuisce la \u201cpiena maturit\u00e0 spirituale\u201d. Questa convinta attribuzione al soggetto femminile della qualit\u00e0 di soggetto destinatario della cresima sembra confliggere con la logica ordinaria che nega lla donna ogni \u201ceminenza di autorit\u00e0\u201d. Ci\u00f2 che sul piano del sacramento dell\u2019ordine sembra esplicitamente negato, sul piano del sacramento della confermazione viene invece affermato senza alcuna esitazione. Anche in questo caso \u00e8 significativo che il ridimensionamento ministeriale \u2013 sulla base della coscienza culturale e sociale del tempo \u2013 non impedisca l\u2019annuncio e la celebrazione della \u201cpiena maturit\u00e0 spirituale\u201d di maschio e femmina, con la acquisizione della differenza all\u2019interno di una profonda identit\u00e0 e parit\u00e0.<\/p>\n<p>c) Infinite ricadute si possono scorgere nella celebrazione eucaristica di questo approccio \u201cnon chiarito\u201d della donna come ministro rimosso del battesimo e come destinatario scontato della cresima. I diversi ministeri eucaristici risentono a fondo di tale questione irrisolta. Se, da un lato, la eucaristia viene compresa come \u201ccompimento del battesimo e della cresima\u201d, allora non si manifestano resistenze ad ammettere anche le fedeli di sesso femminile nella pienezza della dinamica eucaristica; se invece si legge la eucaristia come \u201cesercizio di un ministero\u201d, allora anche la semplice vicinanza all\u2019altare, il servizio nella assemblea o la proclamazione della Parola possono essere colte come una grave infrazione della tradizione e come una minaccia per il futuro della credibilit\u00e0 ecclesiale. Nella eucaristia, che \u00e8 al crocevia tra iniziazione e tutti gli altri sacramenti, le logiche del soggetto e quelle del ministero si intersecano e talora si annullano a vicenda.<\/p>\n<p>d) Se la penitenza ha inserito nella sua storia il confessionale solo a partire dalla prima met\u00e0 del XVI secolo, a Verona, con il Vescovo Giberti, come \u201cstrategia volta a conservare l\u2019 ordine pubblico\u201d, allo scopo di separare con una parete \u2013 che poi sar\u00e0 forata dai buchi stretti di una \u201cgrata fissa\u201d &#8211; il confessore maschio dalla penitente femmina, ci\u00f2 significa che anche il IV sacramento deve dedicare una riflessione specifica al \u201cfemminile\u201d nel campo degli atti del penitente, come anche nella prassi del confessore. E anche qui, mi pare, si potrebbe e si dovrebbe osservare una sorta di biforcazione interna a prassi e teorie: se da un lato e in continuit\u00e0 con i sacramenti della iniziazione la logica dell\u2019<i>omnis utriusque sexus<\/i> ha largamente prevalso, nelle questioni in cui interferisce l\u2019esercizio della autorit\u00e0 o le considerazioni dell\u2019ordine pubblico, la separazione e la discriminazione hanno spesso preso la mano e differenziato \u2013 o discriminato \u2013 vissuti, processi e prospettive.<\/p>\n<p>e) Con la \u201cunzione degli infermi\u201d la ingombrante rilevanza del \u201ccorpo del malato\u201d &#8211; con le sue peculiarit\u00e0 maschili e femminili \u2013 ha richiesto una accurata disciplina dei gesti e dei sensi, nel necessario incontro tra ministro maschio e malata femmina: forse la storia potrebbe darci buone prove di \u201clogiche di genere\u201d confuse e nascoste sotto le \u201clogiche generiche\u201d o forse aggirate proprio con la genericit\u00e0 dei riferimenti. La vicinanza al malato\/morente \u2013 maschio o femmina \u2013 veniva certamente composta con una diversa prassi verso uomini e verso donne, che corrispondeva al differenziarsi del battesimo della donna adulta rispetto a quello dell\u2019uomo<sup><a href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\"><sup>8<\/sup><\/a><\/sup>. Identit\u00e0 cristiana e differenza sessuata\/sessuale. Cos\u00ec nella stessa malattia e nella medesima morte, maschi e femmine si differenziano.<\/p>\n<p>Al termine di questa breve e sommaria rassegna vorrei annotare due elementi che la tradizione ha faticato ad integrare: da un lato una identit\u00e0 cristiana \u2013 iniziata alla comunione con Cristo e con la Chiesa o guarita dalla perdita peccaminosa o morbosa della comunione \u2013 che ha, come contenuto forte, una radicale esperienza di uguaglianza in Cristo; dall\u2019altro una profonda assunzione dei \u201cruoli sessuali\u201d da una cultura spesso identificata con la natura e con l\u2019ordine divino. Come vedremo, proprio questa confusione tra \u201cordines\u201d &#8211; in particolare tra ordine divino e ordine pubblico<sup><a href=\"#sdfootnote9sym\" name=\"sdfootnote9anc\"><sup>9<\/sup><\/a><\/sup> \u2013 \u00e8 alla radice di uno scollamento della tradizione, di cui il mondo tardo-moderno, pi\u00f9 che essere causa, ha subito gli effetti e ha fatto le spese. Ma anche nel pieno di questa tradizione, all\u2019interno di una societ\u00e0 chiusa come quella medievale, il pensiero teologico ha saputo elaborare strategie di emancipazione dal condizionamento culturale, di cui anche oggi potremmo far tesoro.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> <span style=\"font-size: small\">Nelle categorie del Catechismo della Chiesa Cattolica gli ultimi due sacramenti \u2013 Ordine e Matrimonio \u2013 sono \u201cordinati alla salvezza altrui\u201d (CCC 1534). Ossia, non hanno al centro la propria salvezza, ma quella dell\u2019altro. Per questo sono segni di \u201cservizio\u201d, richiedono una \u201cvocazione\u201d, ma riguardano anche un particolare \u201cesercizio della autorit\u00e0\u201d. Proprio su questo ultimo aspetto &#8211; di \u201cappartenenza ad un ordo\u201d e di \u201cassunzione di diritti e doveri\u201d &#8211; incontriamo anche il livello su cui i due sacramenti, pur nella loro diversit\u00e0, hanno patito non solo una \u201ccontestazione da fuori\u201d, ma una \u201crielaborazione dall\u2019interno\u201d, dovuta al mutare delle condizioni culturali e alle forme sociali con cui si pu\u00f2 concepire la \u201csocietas\u201d, che passa da \u201cinaequalis\u201d ad \u201caequalis\u201d. <\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Anzi, propriamente la forma argomentativa \u00e8 inconsapevolmente orientata alla <i>esclusione di ogni ingiustizia<\/i>, recuperando nella \u201cvolont\u00e0 di Dio\u201d la giustificazione di ogni differenza e di ogni discriminazione. Su questo punto, in modo radicale, assistiamo alla differenziazione del mondo tardo-moderno rispetto alla tradizione pre-moderna. Potremmo dire che la differenza consiste nel non tollerare pi\u00f9 una funzione \u201cgiustificatrice\u201d della fede rispetto allo \u201cstatus quo\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p><a href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> Come \u00e8 evidente, una diretta riconduzione della salvezza all\u2019ordine pubblica crea, inevitabilmente, un corto circuito, che la tradizione ha gestito abbastanza agevolmente, ma che la tarda modernit\u00e0, con la scoperta della \u201clibert\u00e0\u201d e della \u201cuguaglianza\u201d tra i soggetti, fatica a gestire. Il rischio \u00e8 che il \u201cbene comune\u201d e l\u2019\u201dordine pubblico\u201d non riescano a cogliere la ingiustizia della differenze, ma tutto giustifichino in base ad una problematica identificazione tra \u201cordine pubblico\u201d e \u201cbene comune\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p><a href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> Cfr. J. Ratzinger, <i>L\u2019ecclesiologia della Costituzione \u201cLumen Gentium\u201d<\/i>, apparsa sull \u201cOsservatore Romano\u201d il 4 marzo 2000 e poi pubblicata su \u201cNuova Umanit\u00e0\u201d, 22(2000), 383-407.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p><a href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a> Cfr. R. Repole, <i>Riforma della liturgia e immagine di Chiesa. Tra <\/i>Sacrosanctum Concilium<i> e <\/i>Lumen Gentium<i>, <\/i>in P. Chiaramello (ed.), <i>Il Concilio Vaticano II e la liturgia: memoria e futuro<\/i>, Roma, CLV-Ed. Liturgiche, 2013, 59-81, in particolare alle pp. 61-62.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p><a href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a>Cfr. G.Ruggieri, <i>Esiste una teologia di papa Giovanni?<\/i>, in <i>Un cristiano sul trono di Pietro. Studi storici su Giovanni XXIII<\/i>, a cura della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna, Servitium editrice, Bergamo 2003, 253-274.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p><a href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a> Cfr. <span style=\"font-size: small\">P. Huenermann, <\/span><span style=\"font-size: small\"><i>Zum Streit ueber den Diakonat der Frau im gegenwaertigem Dialogsprozess \u2013 Argumente und Argumentationen<\/i><\/span><span style=\"font-size: small\">, \u201cTheologische Quartalschrift\u201d, 192(2012), 342-378. Ma gi\u00e0 40 anni prima cfr. P. Huenermann svolgeva gi\u00e0 40 anni fa <\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: small\">in <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Conclusions Regarding the Female Diaconate<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: small\">, \u201cTheological Studies\u201d 36\/2 (1975), 325\u201333 e <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: small\">J. Komonchack <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Teological Questions on the Ordination of Women<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: small\">, in A. M. Gardiner (ed.), <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Women and Catholic Pristhood: an expanded Vision. Proceedings of the Detroit Ordination Conference<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: small\">, New York \u2013 Paramus \u2013 Toronto, Paulist Press, 1976, 241-259. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p><a href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a>Su questa differenziazione nel battesimo, cfr. M. Scimmi, \u201cUna lettura al passo con i tempi delle fonti sulle diacone\u201d, in S. Noceti (ed.), <i>Diacone. Quale ministero per quale Chiesa?<\/i>, Brescia, Queriniana, 2017 (GdT 399), 223-265, soprattutto 229ss.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote9\">\n<p><a href=\"#sdfootnote9anc\" name=\"sdfootnote9sym\">9<\/a>Tra questi due \u201cordines\u201d &#8211; divino e pubblico \u2013 l\u2019ordo liturgico \u00e8 un \u201ctertium genus\u201d che merita attenzione, poich\u00e9 non si lascia gestire \u201cimmediatamente\u201d n\u00e9 come ordine divino n\u00e9 come ordine pubblico. Piuttosto non si identifica n\u00e9 con l\u2019uno n\u00e9 con l\u2019altro, pur essendo correlato all\u2019uno come all\u2019altro, ma in una forma \u201cin divenire\u201d. Sta al di l\u00e0 dell\u2019ordine pubblico, ma al di qua dell\u2019ordine divino. E relativizza il primo mentre dinamicizza il secondo.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi ho gi\u00e0 pubblicato la presentazione (qui) di un testo appena uscito in libreria e che interviene nel dibattito sulla ministerialit\u00e0 maschile e femminile nella Chiesa cattolica: A. Grillo -E. 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