{"id":13112,"date":"2018-09-02T15:29:10","date_gmt":"2018-09-02T13:29:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13112"},"modified":"2018-09-02T15:29:10","modified_gmt":"2018-09-02T13:29:10","slug":"dieci-tesi-per-lo-sviluppo-di-ordine-e-matrimonio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dieci-tesi-per-lo-sviluppo-di-ordine-e-matrimonio\/","title":{"rendered":"Dieci tesi per lo sviluppo di ordine e matrimonio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Bel-187.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13113\" alt=\"Bel-187\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Bel-187-209x300.jpg\" width=\"209\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Bel-187-209x300.jpg 209w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Bel-187-714x1024.jpg 714w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Bel-187.jpg 1891w\" sizes=\"(max-width: 209px) 100vw, 209px\" \/><\/a><\/p>\n<p><i>Nel testo che ho gi\u00e0 presentato e che ho curato insieme ad Elena Massimi, dal titolo\u00a0<\/i>Donne e uomini: il servizio nella liturgia<i> (Roma, CLV-Ed. Liturgiche, 2018) ho scritto un articolo che si intitola: \u201cI sacramenti come luogo di elaborazione di identit\u00e0 ecclesiale e di differenza sessuale. Lettura in prospettiva sistematica, con 10 tesi\u201d (39-60). Pubblico qui di seguito le dieci tesi finali (57-60).<\/i><\/p>\n<h3><b>Dieci tesi per lo sviluppo di ordine e matrimonio<\/b><\/h3>\n<h3><\/h3>\n<p>Se, in conclusione, proviamo ad concentrarci sullo sviluppo che negli ultimi secoli hanno avuto i due \u201csacramenti del servizio\u201d &#8211; ordine e matrimonio &#8211; possiamo scoprire che il dibattito recente mette in luce <b>una sola grande questione<\/b>. Ossia la riscoperta della \u201clogica di vocazione\u201d dei due sacramenti. In particolare possiamo riscontrare un fenomeno parallelo \u2013 ed opposto \u2013 che riguarda i due sacramenti:<\/p>\n<p>a) Da un lato il matrimonio \u2013 istituzionalizzandosi progressivamente nel XIX e XX secolo \u2013 ha <b>emarginato il tema \u201cvocazione e discepolato\u201d<\/b>, presupponendo astrattamente una identificazione tra livello naturale, civile ed ecclesiale. La recente riscoperta del profilo vocazionale \u00e8 ancora troppo formale e poco riflessa<sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>b) D\u2019altro canto, il lavoro ecclesiale sulla ordinazione \u2013 a partire dai decreti tridentini sui Seminari \u2013 ha profondamente elaborato \u201cvocazione e discepolato\u201d del soggetto ministeriale, ma non di rado ha spostato \u201csolo su quel piano\u201d la attenzione formativa, <b>trascurando dinamiche naturali e culturali<\/b> di prima grandezza.<\/p>\n<p>Questa asimmetria determina oggi diversi scompensi. In particolare chiede contemporaneamente una duplice integrazione:<\/p>\n<p>&#8211; da un lato di recuperare la \u201clogica di vocazione\u201d del sacramento del matrimonio<\/p>\n<p>&#8211; dall\u2019altro di riscoprire la \u201clogica naturale e culturale\u201d del sacramento dell\u2019ordine<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che il Sinodo sulla Famiglia, quello sui Giovani, la Commissione pontificia su diaconato e donna attestino bene questo \u201ctravaglio vocazionale\u201d, in cui poter configurare in modo pi\u00f9 adeguato non soltanto la \u201cformazione dei soggetti\u201d, ma anche la corrispondenza della Parola di Dio alla esperienza e della esperienza alla Parola di Dio. Scoprire che il matrimonio non \u00e8 solo \u201csecondo natura\u201d, ma illumina anche una \u201cvocazione ecclesiale\u201d, e che la vocazione ecclesiale al ministero comprende anche logiche naturali e culturali &#8211; di cui la tradizione ha saputo tener conto su cui e noi facciamo tanta fatica \u2013 appare oggi compito ecclesiale primario.<\/p>\n<p>Su questo punto vorrei formulare infine \u201c10 tesi\u201d, per cercare di gettare qualche luce ci\u00f2 che sta accadendo e che ancora accadr\u00e0:<\/p>\n<p>1. Sulla evoluzione della ordinazione, dovremmo dire che la presenza del \u201cdiacono uxorato\u201d ha gi\u00e0 portato la donna \u2013 ma solo in quanto moglie &#8211; in una certa quale \u201cassunzione di responsabilit\u00e0\u201d per il ministero del marito. Questo semplice fatto, sia pure nella sua limitatezza e precariet\u00e0, ha comunque <b>alterato le logiche rigorosamente celibatarie<\/b> che hanno caratterizzato l\u2019esperienza latina degli ultimi secoli.<\/p>\n<p>2. Ci\u00f2 ha introdotto una variabile le cui implicazioni sono solo agli inizi e che deve essere integrata dalla acquisizione di una <i>eminentia auctoritatis<\/i> da riconoscersi alla donna, dopo che in campo politico, sociale e pubblico ci si \u00e8 aperti a questa decisiva novit\u00e0. <b>Questa differenza \u00e8 irriducibile: non si lascia comprendere sulla base di \u201cmodelli storici\u201d<\/b><sup><b><a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/b><\/sup>. Ad una riduzione \u201cprivata\u201d della autorit\u00e0 femminile del mondo premoderno, il mondo tardo-moderno \u2013 non senza sbandamenti e distorsioni \u2013 ha saputo scoprire e sviluppare un profilo pubblico, sociale e politico della autorit\u00e0 femminile. Ci\u00f2 muta inevitabilmente la disciplina e la dottrina dei sacramenti dell\u2019 ordine e del matrimonio.<\/p>\n<p>3. <b>La Chiesa non pu\u00f2 semplicemente \u201csubire\u201d questo sviluppo<\/b>. Deve assumerlo, orientarlo e dargli pienezza. Ma non pu\u00f2 smentirlo in un movimento autoreferenziale e autoritario, magari citando \u2013 come autorit\u00e0 indiscutibili della tradizione \u2013 i pregiudizi medioevali sul maschile e sul femminile e, per di pi\u00f9, confondendo con essi il Vangelo e la Parola di Dio. Nulla di peggio pu\u00f2 capitare alla Chiesa che piegare l\u2019autorit\u00e0 di Dio a garanzia della resistenza dello <i>status quo<\/i>.<\/p>\n<p>4. Pertanto il \u201clavoro storico\u201d e il \u201clavoro sistematico\u201d, esercitato sul diaconato femminile o sulla vocazione matrimoniale, <b>non possono mai esaurirsi uno nell\u2019altro<\/b>. Per usare le parole di R. Guardini, <i>il metodo storico ci dice che cosa \u00e8 stato nel passato, ma il metodo sistematico &#8211; e solo questo \u2013 pu\u00f2 dirci che cosa dovr\u00e0 essere nel futuro<\/i><sup><i><a href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a><\/i><\/sup>. In altri termini, <b>la storia non pu\u00f2 essere l\u2019alibi per non decidere <\/b>e il riconoscimento di \u201ccose nuove\u201d non pu\u00f2 mai essere escluso. E\u2019 una possibilit\u00e0 interna alla Chiesa, garantita dalla iniziazione cristiana.<\/p>\n<p>5. Anche circa il matrimonio, quindi, una forte accentuazione \u201cvocazionale\u201d ha spesso costituito anche <b>un \u201calibi\u201d per non affrontare la questione femminile all\u2019interno della Chiesa<\/b>, chiudendola nella alternativa tra \u201cmoglie\u201d, \u201cmadre\u201d, \u201csorella\u201d e \u201cfiglia\u201d. Il necessario ripensamento del matrimonio dipende, non secondariamente, da una <b>nuova soggettivit\u00e0 femminile che abita la Chiesa da non pi\u00f9 di un secolo<\/b>. E che deve essere riconosciuto anche in vista della \u201cvocazione al servizio ecclesiale\u201d, per una rinnovata soggettivit\u00e0 ecclesiale della famiglia e anche per un rinnovamento del soggetto ministeriale.<\/p>\n<p>6. Tale soggettivit\u00e0 non sta soltanto in privato, e quindi non pu\u00f2 essere giudicata soltanto \u201cin foro interno\u201d. La svolta che di recente, e con decisione, <i>Amoris Laetitia<\/i> ha assunto nel concepire la pastorale familiare, ha ancora il limite di proporre <b>una soluzione \u201cin foro interno\u201d, la cui articolazione comunitaria appare ancora esile<\/b> e di cui si fa ancora fatica a considerare e a riconoscere l\u2019impatto \u201cpubblico\u201d, al quale si dovr\u00e0 provvedere anche giuridicamente.<\/p>\n<p>7. Ci\u00f2, d\u2019altra parte, \u00e8 coerente con una lunga e sapiente tradizione, che ha il limite di una gestione delle questioni che trova nella differenza radicale tra \u201cforo interno\u201d e \u201cforo esterno\u201d una logica antica e nobile, ma che non corrisponde pi\u00f9 alla nostra esperienza relazionale contemporanea. Il tema della <b>\u201cidentit\u00e0 femminile\u201d fa esplodere le categorie medievali\/moderne <\/b>che ne avevano sottostimato il ruolo,<b> <\/b>proprio in una <b>rigida opposizione tra \u201crilevanza privata e irrilevanza pubblica\u201d<\/b>.<\/p>\n<p>8. La forte resistenza della Chiesa nel superare questa irrilevanza dovr\u00e0 elaborare il suo travaglio attraverso un accurato inventario di<b> forme linguistiche e istituzionali pi\u00f9 adeguate<\/b>. Non solo in ambito familiare, ma anche in ambito ministeriale. Per non lasciarsi condizionare piuttosto dalle logiche della societ\u00e0 chiusa che non dalla parola del Vangelo: per coniugare il Vangelo in una societ\u00e0 aperta, nella quale la identit\u00e0 vive sempre di differenze, che tuttavia non possono essere predeterminate n\u00e9 teoricamente n\u00e9 disciplinarmente.<\/p>\n<p>9. Questa apertura alle nuovo identit\u00e0 non \u00e8 n\u00e9 perdizione dell\u2019uomo n\u00e9 negazione di Dio, ma \u00e8 nuova e pi\u00f9 profonda relazione al mistero. E\u2019 il mistero di Dio e dell\u2019uomo, del Dio fatto uomo e dell\u2019uomo riconciliato con Dio, ad <b>esigere che al ministero ecclesiale, e al ministero ordinato, possano accedere \u2013 in forme articolate &#8211; non solo uomini, ma anche donne<\/b>. Se accettiamo una famiglia in cui la \u201cpatria potest\u00e0\u201d \u00e8 ora esercitata al maschile e al femminile, non possiamo rifiutare che la autorit\u00e0 ecclesiale \u2013 proprio quella stessa autorit\u00e0 ufficiale e formale, non una diversa o minore \u2013 possa declinarsi non solo al maschile, ma anche al femminile.<\/p>\n<p>10. Resistere nella antica negazione \u2013 fondata <b>non sul giudizio ponderato di una chiesa aperta dallo Spirito, ma sul pregiudizio viscerale di una societ\u00e0 chiusa<\/b> &#8211; significherebbe, ormai, resistere ostinatamente non alle futili innovazioni della moda del momento, ma alla potenza profetica di una novit\u00e0 che il Vangelo prima suscita e poi impone.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>Un riflesso significativo di questo imbarazzo sta nella riconsiderazione della \u201cfede\u201d in rapporto al sacramento. Per un riconsiderazione di questa questione cfr. A. Grillo, <i>Fede e Matrimonio. La teologia pastorale tra dogmatica e diritto canonico<\/i>, \u201cSacramentaria &amp; scienze religiose\u201d, 26\/48(2017), 145-161.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a>Anche al Concilio di Gerusalemme la possibilit\u00e0 di \u201cbattezzare i pagani\u201d senza passare per la circoncisione, era \u201cpriva di precedenti storici\u201d. Non si poteva argomentare sulla base di evidenze precedenti, ma ci si doveva aprire ad una novit\u00e0 non prevedibile, attestata dalla pi\u00f9 grande libert\u00e0 dello Spirito.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p><a href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a>Cfr. R. Guardini, <i>Ueber die systematische Methode in der Liturgiewissenschaft<\/i>, \u201cJahrbuch fuer Liturgiewisseschaft\u201d, 1(1921), 97-108.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel testo che ho gi\u00e0 presentato e che ho curato insieme ad Elena Massimi, dal titolo\u00a0Donne e uomini: il servizio nella liturgia (Roma, CLV-Ed. 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