{"id":13078,"date":"2018-08-27T16:27:37","date_gmt":"2018-08-27T14:27:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13078"},"modified":"2018-09-02T00:09:58","modified_gmt":"2018-09-01T22:09:58","slug":"clericalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/clericalismo\/","title":{"rendered":"Clericalismo?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center\">Version fran\u00e7aise\u00a0<a title=\"Cl\u00e9ricalisme ?\" href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/clericalisme\/\">ici<\/a><\/p>\n<p>La questione dei preti pedofili ha assunto una rilevanza mondiale. Papa Francesco ha riconosciuto tanto le colpe commesse quanto la carenza di reazioni forti da parte dei vescovi, che hanno facilitato l&#8217;estensione di questa piaga, e la necessit\u00e0 di venire in aiuto seriamente alle vittime, di guarire il danno che esse hanno sub\u00ecto. Senza considerare la domanda forse pi\u00f9 importante, poich\u00e9 riguarda il futuro: come evitare i casi di recidiva. E non bisogna dimenticare la misericordia, che papa Francesco ha messo in esergo di tutto il suo ministero apostolico.<\/p>\n<p>Nella sua ultima lettera indirizzata a tutti i cattolici, papa Francesco ha messo in guardia contro il &#8220;clericalismo&#8221;, che sarebbe alla radice dei mali che denuncia, una sorta di corruzione della vocazione sacerdotale che si \u00e8 lasciata distogliere dal suo senso apostolico ed evangelico, e attirare verso ci\u00f2 che il papa chiama altrove la &#8220;mondanit\u00e0&#8221;, alla quale faceva allusione gi\u00e0 nell&#8217;omelia che rivolgeva ai cardinali nell&#8217;Eucaristia all&#8217;indomani della sua elezione nel 2013.<\/p>\n<p>Vorrei riflettere ancora su tale questione del clericalismo, della mondanit\u00e0. Fratel Michael Davide, nel suo recente libro <i>Preti senza battesimo?<\/i>,<a title=\"\" href=\"\/Users\/Girolamo\/Downloads\/Clericalismo.docx#_ftn1\">[1]<\/a> lo ha detto con forza: dietro questi episodi disastrosi, c&#8217;\u00e8 una questione pi\u00f9 profonda, essenziale: che cos&#8217;\u00e8 in definitiva il sacerdozio presbiterale?<\/p>\n<p>Per rispondere alla questione, penso che sia ora di prenderne davvero sul serio un&#8217;altra, che mi sono permesso di formulare gi\u00e0 da tempo, ma che attende tuttora una risposta: in certi ambienti ecclesiali, ci si domanda se non sarebbe opportuno ordinare dei <i>viri probati<\/i>, traduciamo &#8220;degli uomini che hanno passato delle prove&#8221;. D&#8217;altronde \u00e8 ci\u00f2 che si fa quando si tratta di chiamare un cristiano al diaconato. Ecco allora la questione: possiamo considerare come <i>viri probati<\/i> dei giovani che, appunto, non hanno ancora vissuto delle prove: n\u00e9 quella di una vita coniugale seria, n\u00e9 quella di una vita professionale solida, n\u00e9 quella di impegni nella citt\u00e0 sul piano politico, sociale, associativo? Per dirla altrimenti, essi vengono ordinati soltanto sulla base di una formazione ricevuta in seminario, che si vuole oggi (ma solo oggi) attenta alle dimensioni umane della personalit\u00e0. Ma una &#8220;formazione&#8221; non fa un uomo &#8220;formato&#8221;: \u00e8 soltanto il tempo che permetter\u00e0 di sapere se l&#8217;uomo \u00e8 davvero formato. Ci sono eccellenti percorsi formativi che, per ragioni diverse, hanno fallito e questo o quell&#8217;uomo non corrisponde in definitiva alle speranze legate alla qualit\u00e0 della formazione. Perch\u00e9 dovrebbe essere diverso per il presbiterato? Non sarebbe meglio ritardare l&#8217;ordinazione fino al momento in cui il <i>vir<\/i> (non pi\u00f9 lo <i>juvenis<\/i>) si sia rivelato <i>probatus<\/i>? Altrimenti, che cosa succede? In molti casi, per fortuna, si hanno dei buoni preti; non \u00e8 necessario descriverli qui: ciascuno di noi ne conosce molti. Ma ci sono anche casi meno felici, che rientrano in ci\u00f2 che papa Francesco chiama il &#8220;clericalismo&#8221;, che pu\u00f2 conoscere delle derive pi\u00f9 o meno forti, queste ultime per fortuna rare. Ho avuto in passato l&#8217;opportunit\u00e0 di insegnare in due universit\u00e0 romane, e mi sono accorto che, in alcuni casi, il &#8220;clericalismo&#8221; era gi\u00e0 presente e si manifestava negli uomini: meno legati ai loro studi, meno desiderosi di santit\u00e0&#8230; molto semplicemente, forse, perch\u00e9 il loro avvenire era assicurato: a meno di colpe gravi o di contro-indicazioni evidenti, sarebbero diventati preti, avrebbero avuto la loro parrocchia, i loro compensi&#8230; dunque una sicurezza di base. Le donne, al contrario, non avevano un avvenire in qualche missione della Chiesa se non manifestavano un buon livello, e dunque era loro necessario &#8220;mettersi alla prova&#8221; (<i>mulieres probatae<\/i>!). \u2013 Tutte queste considerazioni mi fanno pensare che \u00e8 tempo oggi per la Chiesa di prendere letteralmente ci\u00f2 che la Lettera a Tito dice del candidato all&#8217;<i>episcop\u00e9<\/i>.<a title=\"\" href=\"\/Users\/Girolamo\/Downloads\/Clericalismo.docx#_ftn2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>L&#8217;onest\u00e0 mi costringe anche a dire che la Santa Sede mi sembra in parte responsabile di questa deriva, poich\u00e9 essa non ha mai favorito una riforma in profondit\u00e0 di quanto viene chiamato il &#8220;sacerdozio cattolico&#8221;. Il Concilio aveva, non senza difficolt\u00e0, posto alcune basi in questo senso. Alcuni teologi del post-Concilio, in vari paesi, sono entrati in quest&#8217;apertura ed hanno pian piano delineato una figura di prete coerente con le altre grandi intuizioni del Vaticano II sulla Chiesa in se stessa e nella sua missione di evangelizzazione. Un&#8217;immensa bibliografia potrebbe essere qui stabilita. Ma le prese di posizione ufficiali non hanno dato seguito a questa linea. Nel capitolo dedicato a <i>Presbyterorum Ordinis<\/i> e <i>Optatam totius<\/i> del volume <i>L\u2019Eglise catholique a-t-elle donn\u00e9 sa chance au Concile Vatican II ?<\/i>, Gilles Routhier conclude cos\u00ec la sua ricostruzione di quanto \u00e8 avvenuto: &#8220;La riflessione [condotta sotto i papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI] insiste sempre pi\u00f9 sull&#8217;identit\u00e0 del prete e sulla sua spiritualit\u00e0. Inoltre il presbiterato risulta concepito come uno stato di vita pi\u00f9 che come un ministero. Tramite slittamenti successivi, si torna a considerare il presbiterato, che si designa sempre pi\u00f9 a partire dalla categoria sacerdotale, come uno stato di perfezione. In quasi cinquant&#8217;anni, la prospettiva messa in opera dal Vaticano II \u00e8 stata praticamente rovesciata&#8221;.<a title=\"\" href=\"\/Users\/Girolamo\/Downloads\/Clericalismo.docx#_ftn3\">[3]<\/a><\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8 dunque che induceva a vedere il presbiterato come uno stato di vita? Forse due elementi che sembravano richiedere la pi\u00f9 alta santit\u00e0: la gerarchia e il potere sacro, entrambi orientati anzi tutto non verso la Chiesa, ma verso le celebrazioni sacramentali. <i>L&#8217;idea gerarchica<\/i>, nel suo significato pi\u00f9 alto, risale allo pseudo-Dionigi, questo teologo mistico che ha tentato di pensare il Mistero cristiano con l&#8217;aiuto delle categorie elaborate nella <i>Teologia platonica<\/i> scritta dal genio della scuola di Atene, Proclo: dalla pienezza indicibile dell&#8217;Uno innominabile, al di sopra di tutto, emanano per gradi le intelligenze che, a loro volta, sono all&#8217;origine del grado inferiore ad esse, e sono animate da un desiderio di ritorno verso la Sorgente che le supera. Questa figura riguarda al tempo stesso la gerarchia dei Nomi divini e, sul piano cristiano, l&#8217;ordine delle gerarchie dei cori angelici e, nella Chiesa, delle diverse persone. Il vescovo \u00e8 sulla terra l&#8217;emanazione pi\u00f9 pura della santit\u00e0, di cui il testo descrive l&#8217;attivit\u00e0 simbolica e l&#8217;afflato contemplativo. In Occidente, dopo il Concilio di Trento, questa visione gerarchica ha caratterizzato maggiormente il prete.<\/p>\n<p><i>Il potere sacro<\/i>: \u00e8 ci\u00f2 che permette a chi appartiene all&#8217;ordine gerarchico di compiere atti propriamente divini \u2013 quelli che, nei sacramenti, fanno ci\u00f2 che nessuna creatura pu\u00f2 fare: operare la conversione eucaristica del pane nel Corpo, del vino nel Sangue di Cristo (Eucaristia), far entrare un uomo nel Corpo di Cristo, con il Battesimo e la Penitenza. Qui, lo strumento che permette di pensare tale Mistero, non \u00e8 pi\u00f9 la Teologia platonica, ma la Metafisica di Aristotele.<\/p>\n<p>Ora, entrambe queste componenti dell&#8217;interpretazione del presbiterato sembrano conferire una dignit\u00e0 alla misura della loro trascendenza, e costituiscono al tempo stesso un&#8217;esigenza immensa di santit\u00e0 sacerdotale \u2013 cosa che pu\u00f2 spiegare, del resto, la reticenza opposta in altri tempi da numerosi santi al ricevere l&#8217;Ordine, giudicato completamente al di l\u00e0 delle loro capacit\u00e0.<\/p>\n<p>Mi pare che questa mentalit\u00e0 generale della santit\u00e0 del prete ha governato le prese di posizioni del magistero cattolico, anche dopo il Concilio. \u00c8 su questa base immutata (in cui il celibato trova il suo posto, legato alla <i>catharsis<\/i> greca) che si sono innestate un certo numero di considerazioni pi\u00f9 moderne di ordine psicologico e intellettuale. Ma in definitiva, l&#8217;idea del prete resta estremamente elevata. Troppo elevata? Ci si rende conto di ci\u00f2 leggendo la <i>Ratio fondamentalis Institutionis sacerdotalis<\/i>, recentemente pubblicata dalla Santa Sede con il titolo: &#8220;Il dono della vocazione sacerdotale&#8221;. \u00c8 difficile immaginare una vocazione cristiana che sia superiore a quella tratteggiata in questo testo. La domanda che pu\u00f2 sorgere \u00e8 allora: a quale realt\u00e0 di prete corrisponde questo ammirevole programma?<a title=\"\" href=\"\/Users\/Girolamo\/Downloads\/Clericalismo.docx#_ftn4\">[4]<\/a><\/p>\n<p>Da qui deriva la doppia questione che mi pongo: se \u00e8 vero che il platonismo articolato di Proclo e la metafisica di Aristotele hanno fornito un tempo gli strumenti per la costruzione teologica del sacramento dell&#8217;Ordine, quali sarebbero gli strumenti da utilizzare oggi che \u2013 senza rinnegare questo passato e assumendolo per quanto \u00e8 possibile \u2013 permetterebbero di\u00a0 costruirlo altrimenti? Se, d&#8217;altra parte, \u00e8 vero che la concezione soggiacente al &#8220;dono della vocazione sacerdotale&#8221; \u00e8 da un lato molto alta e, dall&#8217;altro, inadatta forse alla congiuntura culturale di oggi, non si rischia forse ogni sorta di devianze? Quando il seminarista uscir\u00e0 dal suo seminario, molto (troppo?) consapevole della situazione trascendente della sua vocazione, e che si trover\u00e0 a confrontarsi da una parte con la realt\u00e0 di questo mondo difficile e, dall&#8217;altra, con la propria fragilit\u00e0 umana, non rischier\u00e0 di vacillare e di non saper troppo come gestire la propria esistenza? La grazia di Dio e l&#8217;aiuto degli uomini permettono certo alla maggior parte di &#8220;combattere la buona battaglia&#8221;. Ma non bisognerebbe riflettere pi\u00f9 seriamente sui fallimenti? Non soltanto la pedofilia, ma l&#8217;abbandono relativamente frequente del &#8220;sacerdozio&#8221; nel giro di qualche anno o, fatto meno grave e pi\u00f9 frequente, l&#8217;autoritarismo dei preti e la loro maniera rigida di comportarsi con gli altri, o di gestire le questioni di denaro? Non \u00e8 questo esattamente il clericalismo che condanna papa Francesco? Questo non sarebbe dovuto al fatto che la formazione, cos\u00ec come \u00e8 messa in opera, finisce per rivelare l&#8217;impasse in cui in realt\u00e0 ha messo i giovani? La vera questione \u00e8: che cos&#8217;\u00e8 un &#8220;prete&#8221;? E non penso di essere presuntuoso, suggerendo di andare a cercare la risposta nei teologi che hanno lavorato su questo dopo il Concilio e le cui aperture, tanto misurate quanto belle, non hanno ancora scalfito la sicurezza dell&#8217;istituzione.<\/p>\n<p>Nel 1971 c&#8217;\u00e8 stato un sinodo sui preti. E se nel 2021 potesse essercene un altro, partendo dall&#8217;idea di <i>viri probati<\/i>? \u00c8 la richiesta che volentieri indirizzerei umilmente a papa Francesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>(traduzione di Emanuele Bordello)<\/em><\/p>\n<div>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"\/Users\/Girolamo\/Downloads\/Clericalismo.docx#_ftnref1\">[1]<\/a> Purtroppo l&#8217;editore francese non ha mantenuto il titolo provocatore ma fondato dell&#8217;originale italiano. Ho recensito la traduzione francese nelle <i>Collectanea OCR<\/i>, in corso di pubblicazione.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"\/Users\/Girolamo\/Downloads\/Clericalismo.docx#_ftnref2\">[2]<\/a> Ho abbozzato qualche riflessione su questo punto nel mio ultimo libro <i>Piccolo saggio sul tempo di papa Francesco<\/i>, EDB, Bologna 2017, p. 83-91.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"\/Users\/Girolamo\/Downloads\/Clericalismo.docx#_ftnref3\">[3]<\/a> <i>Cahiers de la Revue th\u00e9ologique de Louvain n\u00b0 41<\/i>, Leuven, Peeters 2016, 157-158.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"\/Users\/Girolamo\/Downloads\/Clericalismo.docx#_ftnref4\">[4]<\/a> Mi ricordo qui di quanto mi diceva tanto tempo fa il compianto Philippe Delhaye, professore all&#8217;Universit\u00e0 di Lovanio: &#8220;Nel Medioevo, si sono fatti di tutti i preti dei religiosi, e di tutti i religiosi dei preti&#8221;. Il Concilio avrebbe potuto far evolvere tutto questo.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Version fran\u00e7aise\u00a0ici La questione dei preti pedofili ha assunto una rilevanza mondiale. 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