{"id":13072,"date":"2018-08-24T01:32:00","date_gmt":"2018-08-23T23:32:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13072"},"modified":"2018-08-24T17:58:01","modified_gmt":"2018-08-24T15:58:01","slug":"guardini-sulla-pena-di-morte-infondata-e-tuttavia-da-rimpiangere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/guardini-sulla-pena-di-morte-infondata-e-tuttavia-da-rimpiangere\/","title":{"rendered":"Guardini sulla pena di morte: infondata e tuttavia da rimpiangere?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/guardinibergoglio.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-13073\" alt=\"guardinibergoglio\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/guardinibergoglio.jpg\" width=\"288\" height=\"175\" \/><\/a><\/p>\n<p>In un breve scritto del 1961, <i>Sul problema della reintroduzione della pena di morte<\/i> (in R. Guardini, <i>Scritti politici<\/i>, ed. M. Nicoletti, Brescia, Morcelliana, 2005, 543-547) troviamo una riflessione forte, anche discutibile, ma utile a illuminare, quasi 60 anni dopo, le nostre discussioni successive al mutamento del CCC da parte di papa Francesco sul tema della \u201cpena di morte\u201d. Vorrei qui presentare brevemente il testo di Guardini e la sua tesi di fondo, per poi confrontarlo con la nostra discussione attuale, che ne risulta per certi versi decisamente illuminata.<\/p>\n<p><i><b>1. Il testo e la tesi di Guardini sulla pena di morte<\/b><\/i><\/p>\n<p>Nonostante la sua brevit\u00e0, il testo \u00e8 assai denso. Procede in tre passi. Nel primo denuncia una certa confusione nel dibattito del suo tempo, enumerando una serie di \u201cargomenti\u201d da considerare separatamente: la restrizione della libert\u00e0 non sembra pena sufficiente a ristabilire la giustizia; l\u2019abuso della pena di morte da parte dei regimi nazisti e comunisti l\u2019ha resa un omicidio legalizzato; la esecuzione viene oggi percepita come disumana; non c\u2019\u00e8 accordo sul diritto dello Stato a comminare la pena di morte; non pi\u00f9 colpa e peccato, ma deterrenza e riabilitazione giustificano la pena. \u201cPertanto alla pena di morte sembra mancare una fondazione sufficiente\u201d (544).<\/p>\n<p>Ma queste argomentazioni, ad avviso di Guardini, non colgono il \u201cnesso decisivo\u201d. I difensori della pena di morte partono da un presupposto metafisico-religioso: un giudizio sulla vita o sulla morte pu\u00f2 essere pronunciato solo da uno Stato che si riconosca una autentica autorit\u00e0. Non come esercizio di una funzione dell\u2019ordinamento, ma come \u201crappresentante dell\u2019autorit\u00e0 in quanto tale, dunque della autorit\u00e0 di Dio e della sua maest\u00e0\u201d (545).<\/p>\n<p>Per Guardini questo modo di difendere la pena di morte non deriva da motivi dispotici o sadici, \u201cma dalla stessa radice da cui deriva l\u2019amore, cio\u00e8 dalla convinzione che l\u2019esistenza \u00e8 determinata personalmente, in ultima istanza dalla personalit\u00e0 assoluta di Dio\u201d (545). Ma se lo Stato rifiuta questa rappresentanza, perde quel \u201cpeso ontologico\u201d che costituisce il presupposto di un giudizio legittimo sulla vita e sulla morte. Quando questo \u00e8 perduto, il rapporto con la pena di morte diventa o utilitaristico o criminale.<\/p>\n<p>Siccome Guardini riconosce che, gi\u00e0 ai suoi tempi &#8211; ossia quasi 60 anni fa &#8211; questa riconduzione della autorit\u00e0 alla sua base ontologica \u201cnon sembra avere pi\u00f9 luogo\u201d, allora una eventuale reintroduzione della pena di morte sarebbe priva di fondazione autentica.<\/p>\n<p>Ma per Guardini resta come una ferita aperta: egli ribadisce, con una certa dose di nostalgia, che \u201cl\u2019ordinamento giuridico che punisce determinati delitti gravi con pene che prevedono soltanto una restrizione della libert\u00e0 <i>\u00e8 oggettivamente insufficiente e finisce necessariamente per condurre a una disgregazione della coscienza giuridica e dell\u2019ordine della vita<\/i>\u201d (546). Dunque, per Guardini, l\u2019orizzonte ultimo della comunit\u00e0 sembra poter escludere la pena di morte solo come \u201ccaso di necessit\u00e0\u201d, ma quasi ne esige la possibilit\u00e0 come condizione di una \u201cautorit\u00e0 assoluta\u201d. Sembra che uno Stato, che si privasse strutturalmente della possibilit\u00e0 di giudicare sulla vita e sulla morte, perderebbe la sua caratteristiche autorevole, avendo smarrito la funzione di \u201crappresentanza\u201d della maest\u00e0 divina.<\/p>\n<p><i><b>2. Una parola che viene \u201cda un altro mondo\u201d, ma che sa scrutare quello nuovo<\/b><\/i><\/p>\n<p>La lettura del testo di Guardini \u00e8 davvero sorprendente. Vi appare, forse in modo esageratamente accentuato, una teoria della obbedienza e della autorit\u00e0, non nuova in Guardini, ma che forse crede di trovare nella \u201cpena di morte\u201d la sua forma esemplare. Da questo punto di vista Guardini appartiene ancora, pienamente e in modo convinto, ad un mondo che ritiene inconcepibile escludere totalmente la pena di morte dalla esperienza della \u201cautorit\u00e0 legittima\u201d. Ma Guardini partecipa gi\u00e0 del mondo nuovo e pertanto sa che le condizioni culturali, sociali e storiche non permettono pi\u00f9 di comprendere ci\u00f2 che \u201cfonderebbe\u201d la pena di morte in modo giustificato.<\/p>\n<p>Guardini offre un argomento molto utile per comprendere il mondo che fu: rende giustizia alla tradizione che, interpretando il potere statale come \u201crappresentanza di Dio\u201d &#8211; da Paolo, a Lutero al Re Sole \u2013 non pu\u00f2 rinunciare alla \u201cpena di morte\u201d per non perdere sia l\u2019autorit\u00e0, sia il suo fondamento, ossia Dio. Questo pensiero tradizionale diventa tradizionalismo nel mondo tardo-moderno. Guardini \u00e8, sulla pena di morte, affascinato dalla tradizione, ma in modo non tradizionalistico. Conosce la autonomia, conosce la mediazione. In modo singolare, ma efficace, sa di non poter semplicemente argomentare in modo \u201castratto\u201d, come fanno i tradizionalisti. Se il \u201cfondo ontologico\u201d regge, allora la pena di morte ha la stessa origine dell\u2019amore. E il condannato a morte pu\u00f2 essere riconosciuto come santo. Ma quando il \u201cpeso ontologico\u201d viene a mancare, non pu\u00f2 pi\u00f9 essere presupposto o imposto, e occorre riconoscere che la pena di morte diviene o cinismo o atto criminale.<\/p>\n<p><i><b>3. Una lucidit\u00e0 sofferta, ma illuminante<\/b><\/i><\/p>\n<p>Guardini, nonostante la nostalgia che affiora dalla sua pagina, resta lucido. Offre una soluzione non tradizionalistica. Ma sente il peso di un mondo di cui non comprende fino in fondo la novit\u00e0. Che la scomparsa della pena di morte debba portare \u201ca una disgregazione della coscienza giuridica e dell\u2019ordine della vita\u201d (546) \u00e8 un giudizio che non influisce sulla soluzione, ma che mostra una sofferenza guardiniana di fronte al mondo contemporaneo. Egli riconosce e onora la novit\u00e0, anche se tende a giudicarla con le categorie del passato.<\/p>\n<p>Forse pu\u00f2 essere utile al dibattito di oggi tenere bene a mente la argomentazione di Guardini, con tutta la sua lucida debolezza: vi \u00e8 stato un mondo in cui la autorit\u00e0 di vita o di morte permetteva di identificare, in un solo punto, la sorgente dell\u2019amore e la titolarit\u00e0 della pena di morte. Gi\u00e0 nel 1961, per Guardini, non \u00e8 pi\u00f9 questo il caso. Con dolore e con fatica, egli risponde: quel mondo non torna pi\u00f9, in quella forma e con quell\u2019ordinamento. Se potessimo trovare solo un decimo della lucidit\u00e0 di Guardini, oggi, tra le schiere di coloro che si scandalizzano per la riformulazione del CCC sulla pena di morte! Da lui, se lo hanno letto, hanno imparato solo la nostalgia. Che Guardini sapeva signoreggiare e tenere al suo posto, mentre i tradizionalisti lasciano ad essa, con risentimento, di coprire tutto il campo della questione, senza prestare pi\u00f9 alcuna attenzione n\u00e9 alla storia che cambia n\u00e9 alla cultura che si sviluppa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un breve scritto del 1961, Sul problema della reintroduzione della pena di morte (in R. Guardini, Scritti politici, ed. M. 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