{"id":13058,"date":"2018-07-29T17:24:40","date_gmt":"2018-07-29T15:24:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13058"},"modified":"2018-07-29T17:24:40","modified_gmt":"2018-07-29T15:24:40","slug":"legittimo-illegittimo-naturale-adottivo-contronaturale-le-vicende-del-figlio-tra-ancien-regime-e-vangelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/legittimo-illegittimo-naturale-adottivo-contronaturale-le-vicende-del-figlio-tra-ancien-regime-e-vangelo\/","title":{"rendered":"Legittimo, illegittimo, naturale, adottivo, contronaturale: le vicende del figlio tra &#8220;ancien r\u00e9gime&#8221; e Vangelo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/15_10_04_ritratto-famiglia.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-9949\" alt=\"15_10_04_ritratto-famiglia\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/15_10_04_ritratto-famiglia-300x147.jpg\" width=\"300\" height=\"147\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/15_10_04_ritratto-famiglia-300x147.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/15_10_04_ritratto-famiglia.jpg 959w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La tarda modernit\u00e0, per come \u00e8 stata vissuta dalla Chiesa cattolica, ha messo in primo piano la comunione familiare come &#8220;tema di incontro-scontro&#8221; tra la tradizione e il nuovo mondo che si dischiudeva: esso era stato inaugurato dalla rivoluzione industriale e dalle rivoluzioni politiche di fine settecento e primi ottocento. Non vi \u00e8 dubbio che il magistero cattolico, soprattutto a partire da Pio IX, ma in seguito e in crescendo, da Leone XIII in poi, ha interpretato le vicende della &#8220;unione sessuale&#8221; e della &#8220;generazione filiale&#8221; come decisive per la identit\u00e0 del cittadino cattolico del tempo. Questo grande fenomeno di &#8220;apertura&#8221; della societ\u00e0, che ha toccato profondamente la &#8220;comunione matrimoniale&#8221; e il &#8220;riconoscimento filiale&#8221;, \u00e8 stato vissuto in modo profondamente traumatico e spesso tematizzato con i toni della difesa ad oltranza dello &#8220;status quo&#8221;. La difesa della comunione matrimoniale e familiare, pur giustificata dalla grande novit\u00e0 che si profilava, correva il rischio di identificarsi sostanzialmente con la difesa dell&#8217; &#8220;ancien r\u00e9gime&#8221; e con la totale svalutazione delle novit\u00e0 importanti che stavano nascendo nella societ\u00e0, nelle coscienze, nelle forme di vita e anche nelle comunit\u00e0 ecclesiali.<\/p>\n<p><strong>I figli tra natura e istituzione<\/strong><\/p>\n<p>La vicenda della &#8220;generazione&#8221; \u00e8 stata, a questo proposito, del tutto esemplare: per lunghi secoli la &#8220;forma canonica&#8221;\u00a0 \u00a0&#8211; introdotta dal Concilio di Trento nel 1563 &#8211; aveva avuto anche una funzione regolativa nella distinzione tra &#8220;filiazione legittima&#8221; e &#8220;filiazione naturale&#8221;. La Chiesa, con intuizione profetica, da met\u00e0 del XVI secolo in poi,\u00a0 aveva &#8220;legittimato&#8221; i figli nei loro diritti mediante il grande artificio istituzionale della &#8220;forma canonica&#8221;. Aveva in qualche modo &#8220;de-naturalizzato&#8221; il rapporto, per garantirne forme e autorit\u00e0, Ma con il passare dei secoli, e con il crescere di una cultura giuridica liberale, la &#8220;legittimit\u00e0&#8221; della filiazione diventava appannaggio dei nuovi stati liberali. A questo sviluppo non prevedibile la Chiesa reagiva, da fine 800, lungo due strade diverse: da un lato contrapponendo legge a legge (da cui il sorgere del codice di diritto canonico nel 1917); dall&#8217;altro contrapponendo natura ad artificio:\u00a0<em>Casti connubii<\/em>, nel 1930, e <em>Humanae Vitae<\/em> nel 1968, indicano bene la forza di questa seconda via, di riscoperta del &#8220;naturale&#8221; rispetto al &#8220;legittimo&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Forma canonica e legge naturale<\/strong><\/p>\n<p>Le vicende dei &#8220;figli&#8221; sono rimaste profondamente condizionate da queste scelte argomentative e procedurali. Da un lato il figlio naturale \u00e8 risultato discriminato rispetto al figlio legittimo: ci\u00f2 per l&#8217;Ancien r\u00e9gime era del tutto evidente e anche raccomandabile e la Chiesa, in modo mai\u00a0 unilaterale, stava dentro questo modello, senza esasperarlo. Non solo per ricevere la eredit\u00e0, ma anche per essere ordinati preti, la condizione di &#8220;figlio naturale&#8221; era considerata come impedimento. Un interesse sociale al patrimonio e alla autorit\u00e0 discriminava necessariamente la irregolarit\u00e0. Ma pi\u00f9 tardi le cose hanno potuto anche capovolgersi. Di fronte ad una &#8220;legittimazione&#8221; del figlio secondo logiche diverse e nuove, il richiamo alla &#8220;natura&#8221; diventava principio per discriminare il figlio legittimato e per chiederne il non riconoscimento. Le locuzioni &#8220;figlio naturale&#8221; o &#8220;figlio illegittimo&#8221; dicono, della stessa persona, due prospettiva di lettura e di soluzione. Per questo ritengo che oggi potrebbe essere una utile provocazione parlare di &#8220;figli contronaturali&#8221;, la cui identit\u00e0 rischia di essere semplicemente pregiudicata dal giudizio sui comportamenti distorti o addirittura delittuosi dei possibili genitori. Poich\u00e9, nella surrogazione della maternit\u00e0, non sono da escludersi strumentalizzazioni, ricatti, pressioni su terzi, che permettano questa filiazione &#8220;in persona alterius sexus absentis&#8221;.\u00a0 In gioco vi \u00e8 un effettivo rischio di disumanizzazione e di contraddizione grave nei confronti della dignit\u00e0 delle donne e dei neonati. Ma, pur con tutto questo vasto ambito di questioni effettivamente delicate, il figlio &#8220;si d\u00e0&#8221; nella sua esistenza e merita di essere considerato in modo concreto e non astratto. Lo spazio di discernimento dei giudici resta inaggirabile. E questo riconoscimento di complessit\u00e0 \u00e8, se non un bene, almeno un male minore. Non vedere o non provvedere \u00e8 una falsa soluzione.<\/p>\n<p><strong>Eguaglianza tra i figli: progresso e rischi<\/strong><\/p>\n<p>Vorrei far notare come qui agisca, opponendo una comprensibile resistenza, una &#8220;cultura della legge&#8221; di carattere apertamente pre-moderno e che merita di essere considerata, nei suoi pro e nei suoi contro. Per capire che cosa sia in gioco in queste rappresentazioni assai diffuse voglio passare attraverso un esempio per me illuminante.<\/p>\n<p>Alcuni anni fa, in occasione della approvazione della legge che equiparava figli legittimi, naturali e adottivi (2012)\u00a0 mi capit\u00f2 di ascoltare una obiezione proveniente da un professore di diritto canonico che mi ha molto illuminato. La legge, infatti, introduceva per la prima volta il principio di unicit\u00e0 dello stato di figlio: ci\u00f2, se valutato dal punto di vista del figlio, appare come una grande conquista, che superava secoli di pesante discriminazione. Ma, se considerata dal punto di vista &#8220;pedagogico&#8221;, la novit\u00e0 poteva apparire anche come un grande rischio. Qui lascio la parola al collega canonista che disse: &#8220;Cos\u00ec i genitori non si sposeranno nemmeno pi\u00f9 per regolarizzare la condizione dei loro figli&#8221;. Questa osservazione rivela una concezione della legge che la considera dal punto di vista esclusivamente &#8220;pedagogico&#8221;. Le leggi orientano e educano i cittadini. Questa concezione, che \u00e8 classica, fatica in molti casi a considerare che la legge non solo &#8220;orienta e plasma il dover essere&#8221;, ma &#8220;riconosce e governa l&#8217;essere&#8221;. Risponde ad un progetto, ma governa anche fatti.<\/p>\n<p><strong>La legge c0me pedagogia e come riconoscimento<\/strong><\/p>\n<p>Dietro a questa reazione io vedo profilarsi un rapporto pi\u00f9 complessivo con il mondo tardo-moderno. Vi sono, infatti, anche oggi tendenze a ragionare sulla legge in modo solo pedagogico. Sia ben inteso: \u00e8 proprio la perdita di percezione della dimensione pedagogica della legge una delle croci maggiori del nostro tempo. Ma ci\u00f2 non implica che, per rispondere al relativismo giuridico, dobbiamo diventare tutti fondamentalisti e dimenticare la complessit\u00e0 dei fenomeni.<\/p>\n<p>Come ricordava P. Sequeri, due mesi fa su Avvenire, la generazione \u00e8 uno dei punti ciechi della riflessione teologica sulla famiglia. Essa richiede una comprensione teologica nuova, che tenga conto dell&#8217;orizzonte trinitario e creaturale del generare, senza dimenticare come le forme storiche della condizione di figlio non devono far pesare sui figli le eventuali colpe dei padri. \u00abRabb\u00ec, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perch\u00e9 egli nascesse cieco?\u00bb (Gv 9,2)\u00a0 diceva il senso comune dei discepoli a proposito del cieco nato. Anche S. Tommaso d&#8217;Aquino rimane in questa logica quando, a proposito dei &#8220;figli illegittimi&#8221; da escludere dalla ordinazione scrive: &#8220;Quia obscuratur hominis claritas ex vitiosa origine, ideo ex illegitimo toro nati a susceptione ordinum repelluntur&#8221; (S. Th. Suppl. 39, 5, c). Alcune risposte ecclesiali e anche istituzionali, di fronte a nuove e complesse forme di esperienza filiale, rimangono su questi registri e rischiano o di non vedere il fenomeno nuovo (&#8220;non esistono figli contronaturali&#8221;) o di pregiudicarlo in schemi vecchi (&#8220;non riconosciamoli per salvarli dal peccato&#8221;). Non credo che queste risposte tengano conto della complessit\u00e0 nuova, alla quale possiamo rispondere solo con nuove categorie, capaci di riconoscere non solo il male da combattere, ma il bene possibile, che pure esiste,\u00a0 e la comunione di fronte alla quale dobbiamo sempre saperci inchinare. Se sapessimo guardare alla tradizione con gli occhi di <em>Philomena<\/em> &#8211; la protagonista del famoso film inglese &#8211; sapremmo custodire le ragioni dei figli, anche quando derivano da forme di vita che a nostro avviso sarebbero da censurare o da condannare. Dobbiamo salvare gli spazi di comunione effettiva: anche quando non corrispondono ai nostri ideali.<\/p>\n<p><strong>Saper riconoscere spazi effettivi di comunione<\/strong><\/p>\n<p>La realt\u00e0 della comunione \u00e8 pi\u00f9 grande della Chiesa e dello Stato: \u00e8 come Dio. La comunione che vedevamo garantita dall&#8217;<em>ancien r\u00e9gime<\/em> era e resta piena di valori, ma appare anche segnata da gravi ingiustizie. Le libert\u00e0 che pretendono gli uomini di oggi sono assai rischiose e non di rado contraddittorie, ma non sono incapaci di dischiudere veri spazi di comunione, che vanno riconosciuti e custoditi. Il Vangelo &#8211; dobbiamo sempre ricordarlo anzitutto a noi stessi &#8211; non \u00e8 mai garantito soltanto dal passato. E ci invita a vigilare non anzitutto contro il male che pu\u00f2 sempre sorprenderci, ma piuttosto in vista del bene, che viene come un ladro, quando e da dove meno te lo aspetti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; La tarda modernit\u00e0, per come \u00e8 stata vissuta dalla Chiesa cattolica, ha messo in primo piano la comunione familiare come &#8220;tema di incontro-scontro&#8221; tra la tradizione e il nuovo mondo che si dischiudeva: esso&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13058"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13058"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13058\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13063,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13058\/revisions\/13063"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13058"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13058"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13058"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}