{"id":13046,"date":"2018-07-08T22:55:20","date_gmt":"2018-07-08T20:55:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13046"},"modified":"2018-07-08T23:07:31","modified_gmt":"2018-07-08T21:07:31","slug":"simulacro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/simulacro\/","title":{"rendered":"Simulacro"},"content":{"rendered":"<p>Daniel Kahneman (Nobel economia 2002) e Amos Tversky, psicologi israeliani, fondarono nel 1979 l\u2019economia comportamentale, contro la teoria dei mercati razionali che elimin\u00f2 il Glass-Steagall Act, varato per regolarli dopo la Grande Depressione del 1929, meno ampia e grave di quella del 2008. Di questa teoria nel dicembre 2011 Kahneman cos\u00ec diceva: \u00abRicordo la prima affermazione: \u201cL\u2019agente della teoria economica \u00e8 razionale, egoista e le sue preferenze non mutano\u201d. Ero attonito. I colleghi economisti lavoravano nel palazzo vicino, ma non avevo capito la profonda diversit\u00e0 dei nostri mondi intellettuali. A uno psicologo \u00e8 di per s\u00e9 evidente che la gente non \u00e8 del tutto razionale n\u00e9 completamente egoista, e i suoi gusti sono tutto meno che stabili\u00bb. Lo citano, in un libro su derivati e crisi, T.V. Somanathan, direttore alla Banca Mondiale a Washington, e V. Anantha Nageswaran, esperto UBS e Credit Suisse [<em>The Economics of Derivatives<\/em>, Cambridge UP 2015, p. 97]. Fare della realt\u00e0 un simulacro costa caro.<br \/>\nViverla bene paga, spiega Fabrizio Benedetti, professore di fisiologia umana e neurofisiologia alla Universit\u00e0 di Torino. \u00abI neuroscienziati tedeschi Esther Diekhof e Oliver Gruber hanno scoperto nel cervello umano un\u2019area nei lobi prefrontali, cio\u00e8 nella parte pi\u00f9 anteriore del cervello, che inibisce i comportamenti impulsivi. Il desiderio di una ricompensa immediata ci spinge a un comportamento, che tuttavia viene inibito dalla ragione, cio\u00e8 dalla previsione di una ricompensa ancora pi\u00f9 importante. La ragione prevale sul desiderio. Possiamo chiamare speranza tutto questo, l\u2019aspettativa, cio\u00e8, che il futuro sar\u00e0 migliore. Spero che la mia salute sar\u00e0 eccellente, e allora evito il dessert, spero che quel lavoro mi far\u00e0 guadagnare bene, e allora evito di andare in spiaggia e mi metto a studiare. La speranza \u00e8 dunque correlata all\u2019attivazione di una zona anteriore del cervello che nel presente mi impedisce di mettere in atto un comportamento che altrimenti risulterebbe deleterio\u00bb [<em>La speranza \u00e8 un farmaco. Come le parole possono vincere la malattia<\/em>, Mondadori 2018, pp. 56-7].<br \/>\n\u00abDiversi anni fa il mio gruppo di lavoro e io iniziammo a chiederci come fosse possibile che una ricompensa nel futuro potesse inibire la sofferenza nel presente. Per esempio, se fuggo da una guerra e sono disposto a affrontare ogni genere di sofferenza pur di migrare in un luogo sicuro, delle dosi pesanti di morfina potrebbero farmi sopportare il dolore causato dalle botte e dalle torture di un individuo senza scrupoli che approfitta della mia fragilit\u00e0 durante il mio viaggio della speranza. \u00c8 possibile che la speranza agisca come la morfina? La scienza deve inevitabilmente utilizzare modelli semplici per studiare fenomeni complessi. Lasciamo quindi il migrante e torniamo alla pratica medica quotidiana. La situazione della routine sanitaria non \u00e8 poi tanto diversa\u00bb [p. 58]. \u00abLa speranza, l\u2019aspettativa, la previsione di un beneficio futuro possono attivare nel cervello almeno due vie biochimiche: quella della morfina e quella della cannabis. Cervelli differenti utilizzano l\u2019una o l\u2019altra, e ci\u00f2 avviene probabilmente su base genetica. Il punto cruciale \u00e8 che la speranza di beneficio e i farmaci utilizzano gli stessi meccanismi. Ed \u00e8 questa la forza della speranza: effetti biologici potenti e capacit\u00e0 di condizionare il cervello, rendendolo pronto a raggiungere l\u2019obiettivo prefissato. Immaginiamo di aver contratto una grave malattia, di stare male, tanto da non poterci muovere. Il desiderio di guarire \u00e8 automatico; non c\u2019\u00e8 bisogno di pensarci, anche determinati comportamenti sono automatici, come restare a letto, immobili, oppure non muovere un arto dolente. Ma tutto il resto non \u00e8 automatico. Lo dobbiamo creare noi, sia la fiducia sia il comportamento appropriato, e solo quando questi saranno consolidati nella nostra mente e nel nostro corpo, potremo avere forti aspettative di guarigione\u00bb [p. 61]. \u00abI primi elementi della speranza di guarire sono il desiderio e la motivazione. Il termine \u2018motivazione\u2019 \u00e8 emerso dall\u2019esigenza di spiegare la grossa variabilit\u00e0 dei comportamenti, animali e umani\u00bb. \u00abLa motivazione pu\u00f2 essere considerata come uno stato del cervello che aumenta il livello di allerta, stimolando l\u2019organismo ad agire, e organizza una sequenza coerente di comportamenti che mirano a raggiungere un obiettivo specifico. La motivazione \u00e8 correlata con l\u2019attivazione, nel nostro cervello, del neurotrasmettitore dopamina: maggiore la motivazione, maggiore il rilascio di dopamina, soprattutto in una zona del cervello che si chiama \u2018nucleo accumbens\u2019. Diversamente dal desiderio e dalla motivazione a guarire, che sono risposte quasi automatiche miranti a sopprimere o ad alleviare il disagio, e sono pressoch\u00e9 presenti in tutti, la fiducia emerge in modo differente nei diversi individui in base alle credenze personali, alla cultura e alla societ\u00e0 in cui vivono\u00bb [pp. 62-3]. \u00abDal punto di vista biologico ed evoluzionistico, la fiducia \u00e8 una propriet\u00e0 del cervello umano che ha rilevanza determinante nell\u2019innescare un comportamento prosociale o antisociale. Un comportamento prosociale \u00e8 caratterizzato dall\u2019avvicinamento verso la persona o l\u2019oggetto, mentre uno antisociale consiste nell\u2019opposto, cio\u00e8 l\u2019allontanamento\u00bb [p. 65]. \u00abL\u2019ultimo ingrediente cruciale della speranza \u00e8 l\u2019aspettativa, che \u00e8 una vera e propria macchina del tempo che ci permette di prevedere un evento futuro. La previsione del futuro, ovviamente entro certi limiti, \u00e8 una capacit\u00e0 propria di molti esseri viventi. In particolare, prevedere un pericolo ci permette di anticiparlo, mettendo in atto un repertorio comportamentale adeguato. In questo senso, la specie umana si differenzia da qualsiasi altro animale per il fatto che il pericolo pu\u00f2 essere comunicato una volta per sempre\u00bb. \u00abEsiste una vasta area nella parte anteriore del cervello, i lobi prefrontali, responsabile dell\u2019aspettativa di un evento futuro, e il meccanismo si basa sull\u2019immagazzinamento di esperienze passate che, tutte insieme, ci permettono di anticipare un evento\u00bb [pp. 68-9].<br \/>\nIl cenno di Benedetti ai migranti \u00e8 illuminante. Anche la previsione strategica non predice il futuro, ma la si elabora per renderlo migliore e decidere che cosa desiderare o cambiare per vivere un presente convulso, agitato da forze incerte, complesse, accelerate [Tuomo Kuosa, <em>The Evolution Of Strategic Foresight. Navigating Public Policy Making<\/em>, Gower 2012, p. 228]. La speranza migliora anche il futuro sociale, ma i comportamenti antisociali sono un mercato per gli imprenditori politici: \u00abazione, fenomeni e eventi sono \u2018contestuali\u2019, cio\u00e8 prodotto in certa misura di circostanze che li generano e formano\u00bb [Peter Dahlgren, Lund University, <em>The Political Web<\/em>, Palgrave Macmillan 2013, p. 148]. I paesi di Visegrad combattono migranti che non hanno e altrove \u00abil processo va tanto lontano da costruire il potere politico sulla guerra: guerra e potere sono coessenziali\u00bb (in Somalia, Repubblica Centro-Africana, Congo, Yemen, Sud Sudan, Afghanistan, Iraq, Siria, Mali, Libia) [Bertrand Badie, professore di relazioni internazionali a Science Po, \u00abToward a Theory of Weakness Politics: Does Weakness Rule the World?\u00bb, <em>Global Society<\/em>, 2\/2018, p. 141].<br \/>\nIn passato, \u00abla volont\u00e0 unica dell\u2019America di guidare fondendo potere e legittimit\u00e0 l\u2019ha portata all&#8217;egemonia eliminando l\u2019Unione Sovietica. L\u2019ordine mondiale che ha progettato \u00e8 il veicolo di quella filosofia. Ma Trump preferisce andare indietro alla vecchia idea che il potere \u00e8 diritto. Il suo istinto pu\u00f2 avviare una nuova geopolitica, ma non servir\u00e0 l\u2019America o il mondo a lungo. Ricordatevi le parole di Henry Kissinger: l\u2019ordine non pu\u00f2 semplicemente essere ordinato; per durare deve essere accettato come giusto\u00bb [<em>The Economist<\/em>, \u00abDemolition man\u00bb, June 9th 2018, p. 13].<br \/>\nFigurarsi l\u2019ordine ordinato da Visegrad, Austria, Italia, Baviera. Le destre europee non vogliono abbattere l\u2019UE, ma dominarla tenendo sotto controllo noi cittadini e volgendo su capri espiatori la rabbia prodotta dal neoliberismo. Il populismo \u00abfu un fattore centrale nello sviluppo del neoliberismo negli anni 1970 e 1980. Perci\u00f2, si pu\u00f2 capire che un analogo populismo in mano alla estrema destra possa far parte della struttura stessa neoliberale\u00bb [Owen Worth, docente di relazioni internazionali e economia politica internazionale alla Limerick University, <em>Rethinking Hegemony<\/em>, Palgrave 2018, p. 157]. \u00abPersino in Europa occidentale e Nord America le lezioni apprese dopo il 1945 sul mondo che gener\u00f2 l\u2019Olocausto e le contromisure allora adottate, sono ora attaccate\u00bb. \u00abUna certa visione capitalista del libero mercato ha via via perso di vista il contratto implicito che per lo pi\u00f9 le nazioni occidentali fecero coi loro popoli dopo la seconda guerra mondiale. Nel contratto c\u2019era la promessa che il governo avrebbe provveduto i servizi fondamentali e la sicurezza in cambio della rinuncia dei cittadini all\u2019estremismo politico\u00bb [Peter Hayes, <em>Why? Explaining the Olocaust<\/em>, W.W. Norton &amp; Co 2017, p. 334].<br \/>\nLa genealogia del populismo neoliberale \u00e8 fondamentale. \u00abFu l\u2019esperimento cileno a permettere agli economisti e agli strateghi neoliberali di volgere la loro attenzione al cuore del mondo sviluppato. L\u2019elezione di Thatcher e Reagan diede luogo a esperimenti diversi sui principi del neoliberismo. Ci\u00f2 che divenne evidente per entrambi fu che si impegnarono in una forma di populismo che forn\u00ec la base per una nuova forma di senso comune\u00bb. Dopo il colpo di stato del 1973 \u00absostenuto da attori economici internazionali, sicurezza USA e economisti radicati nella logica neoliberale\u00bb, \u00abreprimendo ogni opposizione e con lo stretto controllo sulle forze di sicurezza, Pinochet radicalizz\u00f2 la trama della economia del Cile secondo linee di riforma di mercato. Come molti liberali avevano sostenuto nei circoli della Mont Pelerin Society, lo stato doveva avere un ruolo centrale nel forgiare una societ\u00e0 di mercato. In quel caso lo stato ag\u00ec\u00bb. \u00abIl passo fu benaccolto da molti intellettuali centrali nel pensiero neoliberale. Milton Friedman divenne consulente stabile del governo Pinochet e con i suoi associati addestr\u00f2 il gruppo di giovani economisti all\u2019avanguardia della rivoluzione economica cilena dopo il colpo di stato. Anche Hayek fu un forte sostenitore del nuovo regime, dichiarando che preferiva una \u2018dittatura liberale\u2019 a un governo democratico carente di liberalismo\u00bb [Worth, cit., p. 92].<br \/>\n\u00c8 la stessa formula del populismo europeo, gi\u00e0 operativa nei paesi di Visegrad e in Austria.<br \/>\nTrump e destre europee sono populisti non per intesa, ma per emulazione in un azzardo economico e politico (Susan Strange, London School of Economics: <em>Casino Capitalism<\/em>, Basil Blackwell 1986, e <em>Retreat of the State<\/em>, Cambridge UP 1996). Secondo Michael Wolff \u00abl\u2019idea di Bannon \u00e8 che Trump \u00e8 un capitolo, una deviazione persino, della rivoluzione Trump, che da sempre attiene alla debolezza dei due partiti maggiori. La presidenza Trump \u2013 non importa quanto duri \u2013 ha creato l\u2019apertura che fornir\u00e0 ai veri outsider la loro opportunit\u00e0. Trump era giusto l\u2019inizio\u00bb [<em>Fire and Fury. Inside the Trump White House<\/em>, Little Brown 2018, p. 310]. Simulacri di potere, violenza reale.<br \/>\nCiascuna per s\u00e9 le \u2018dittature liberali\u2019 vogliono imporre il paradiso neoliberale con la violenza, in UE per ora ideologica e politica, pur se con perdite umane collaterali, non solo di migranti. Ma nel vicino Medio Oriente il potere \u00e8 gi\u00e0 diritto e rinvia all\u2019intervista del febbraio 2003 (a <em>Elsevier<\/em>, settimanale olandese) di Martin van Creveld, professore di storia militare a Gerusalemme, Hebrew University: \u00abPossediamo molte centinaia di testate atomiche e razzi e possiamo lanciarli ovunque \u2026 La maggior parte delle capitali europee \u00e8 un bersaglio per le nostre forze aeree\u00bb [citato da Gwynne Dyer, gi\u00e0 docente alla Royal Military Academy di Sandhurst, UK, <em>After Iraq. Where Next For The Middle East?<\/em>, Yale UP 2008, p. 211].<br \/>\n\u00c8 tempo per l\u2019UE di diventare una democrazia federale, con una vera politica migratoria, un onesto patto sociale e un\u2019efficace politica estera. Ci ha dato la pace, non scontata, perch\u00e9 \u00ablo stato moderno, dopo tutto, \u00e8 sia il \u2018protettore essenziale\u2019 sia il \u2018principale trasgressore\u2019 dei diritti umani. In subordine, un esteso apparato coercitivo pu\u00f2 sopraffare gli effetti \u2018pacificatori\u2019 della democrazia, banalizzando gli eccessi repressivi di regimi autoritari\u00bb [Wade M. Cole, University of Utah, \u00abDoes Might Makes Right? Coercitive Capacity, Democracy, and Human Rights\u00bb, <em>Journal of Human Rights<\/em>, 2\/2018, p. 148]. In Turchia, per dire. E l\u2019euro ci ha protetti nella crisi finanziaria globale generata, partorita e allevata dal dollaro nel Nuovo Secolo Americano. Ma, anche qui, non basta.<br \/>\n\u00abL\u2019Occidente ha studiato la rabbia sprigionata dalle Primavere Arabe, ma non \u00e8 riuscito a cogliere in s\u00e9 il crescente rancore presto istituzionalizzato nell\u2019elezione di politici che canalizzavano, forse persino condividevano, un\u2019identit\u00e0 fissata anzitutto sulla negazione\u00bb. \u00abEntrambi i fenomeni sono stati provocati da radicati maltrattamenti e ingiustizie e la \u2018civilizzata\u2019 assenza di violenza del rancore, una volta istituzionalizzata, pu\u00f2 finire col diventare pi\u00f9 perniciosa e destabilizzante di manifestazioni violente e cruente\u00bb [Rupert Brodersen, PhD International Relations, London School of Economics, <em>Emotional Motives in International Relations. Rage, Rancour and Revenge<\/em>, Routledge 2018, p. 529]. \u00abLa vera prova delle missioni civilizzatrici, tuttavia, sta nei loro risultati non nei tempi buoni, ma in quelli cattivi\u00bb [p. 539]. \u00abSe rendiamo giustizia alla realt\u00e0 storica della democrazia moderna dobbiamo guardarci dall\u2019opporre le istituzioni a chi le contesta, e dobbiamo invece sforzarci di capire il gioco che li lega reciprocamente. Dobbiamo riconoscere che non esistono diritti senza potere, anche se \u2013 ma sono casi limite \u2013 ci sono forme di potere che privano gli individui di ogni diritto\u00bb [Catherine Colliot-Th\u00e9l\u00e8ne, professore di filosofia all\u2019Universit\u00e9 di Rennes I, <em>Democracy and Subjective Rights. Democracy Without Demos<\/em>, Introduction, schermata 521.2, ECPR Press 2018].<br \/>\nL\u2019UE ha grandi poteri e responsabilit\u00e0, con noi europei che nonostante tutto stiamo meglio del resto del mondo. \u00abLe varie forme di blocchi regionali venuti alla ribalta dopo la guerra fredda non facilitano n\u00e9 combattono il neoliberismo. Sono invece istituzioni che possono essere usate a molti scopi e hanno il potenziale di integrare, gestire, limitare o respingere le pratiche egemoniche. Nel loro potenziale, le forme di integrazione regionale appaiono aperte nel loro potenziale\u00bb [Worth, op. cit., p. 176].<br \/>\nLa speranza di migliorare, lo testimonia Benedetti, \u00e8 uno strumento indispensabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Daniel Kahneman (Nobel economia 2002) e Amos Tversky, psicologi israeliani, fondarono nel 1979 l\u2019economia comportamentale, contro la teoria dei mercati razionali che elimin\u00f2 il Glass-Steagall Act, varato per regolarli dopo la Grande Depressione del 1929,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[397],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13046"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13046"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13046\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13048,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13046\/revisions\/13048"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13046"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13046"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13046"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}