{"id":13035,"date":"2018-07-05T13:54:25","date_gmt":"2018-07-05T11:54:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13035"},"modified":"2018-07-05T13:58:30","modified_gmt":"2018-07-05T11:58:30","slug":"il-nuovo-direttore-di-san-vittore-quale-ruolo-per-i-volontari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-nuovo-direttore-di-san-vittore-quale-ruolo-per-i-volontari\/","title":{"rendered":"Il nuovo direttore di San Vittore: quale ruolo per i volontari?"},"content":{"rendered":"<p>Lo scorso 12 giugno abbiamo incontrato al Fopponino il nuovo direttore di San Vittore. Il dr. Siciliano \u00e8 arrivato accompagnato da don Marco Recalcati, il cappellano, e dalla scorta, dovuta alle minacce di un noto mafioso. \u00c8 direttore da molti anni ed ha guidato vari istituti, da ultimo Opera. L\u2019arrivo a san Vittore \u00e8 stata una \u201cbotta\u201d, ci spiega, perch\u00e9 ogni carcere \u00e8 diverso, per il tipo di detenuti che ospita o per il contesto geografico e sociale in cui si inserisce. San Vittore in particolare \u00e8 un quartiere, contiene tutti: chi gioca, chi legge, chi si dispera, chi spera, chi litiga, chi scherza, chi fa il bene, chi fa il male. \u00c8 un quartiere, a tutti gli effetti, fra gli altri quartieri. Ma troppo spesso \u00e8 invisibile, \u00e8 al centro della citt\u00e0, ma \u00e8 trasparente, per i pi\u00f9; non lo si vede, se non ci si capita dentro (e non \u00e8 poi tanto difficile che succeda). A san Vittore, arrivano gli imputati, cio\u00e8 chi \u00e8 in attesa di giudizio ed \u00e8 questa la sua principale caratteristica: i detenuti rimangono in media pi\u00f9 o meno 3 mesi, quindi molto poco, e questo fa s\u00ec che diverso sia il loro atteggiamento. L\u2019imputato per definizione \u00e8 \u201cinnocente\u201d, ci spiega il direttore, fa di tutto per dimostrare di esserlo, raramente confessa perch\u00e9 altrimenti si autocondanna e, secondo una reazione psicologica del tutto comprensibile, non \u00e8 disposto a mettersi in discussione, non si preoccupa delle vittime e del male che ha fatto; nei confronti degli agenti si pone con atteggiamento di chi vuole \u201ctutto e subito\u201d. L\u2019imputato peraltro vive in una condizione paradossale: mentre il condannato pu\u00f2 beneficiare di una serie di provvedimenti e di misure cautelari (domiciliari\u2026), per l\u2019imputato vi sono meno strumenti agevolativi utilizzabili, e lui\/lei risulta di fatto \u201cpunito\u201d. Gran parte dei carcerati (circa il 60-70%) sono stranieri, extracomunitari, che arrivano catapultati in un altro mondo; vissuti in un contesto culturale radicalmente diverso, con abitudini alimentari, comportamentali, livelli culturali, lontani dai nostri ed anche con una limitata capacit\u00e0 di confronto. In carcere ogni cosa va organizzata, con cura, attenzione, come fosse un\u2019azienda, appunto una citt\u00e0 nella citt\u00e0. Qualche anno fa, l\u2019Italia \u00e8 stata condannata perch\u00e9 le sue carceri non erano in grado di garantire una permanenza dignitosa ai suoi detenuti, ovvero per trattamento degradante, ed \u00e8 stato deciso che le dimensioni minime della cella debbano essere pari a 3 mq per persona. Va da s\u00e9, sottolinea Siciliano, che non \u00e8 un problema di quantit\u00e0 ma di qualit\u00e0. Occorre prendersi cura, farsi carico delle persone a prescindere da quello che hanno compiuto. \u201cE si pu\u00f2 cambiare!! Possono cambiare anche i mafiosi\u201d, ma questo in genere richiede tempo, un lungo percorso di elaborazione interiore. A san Vittore, i tempi di permanenza sono talmente brevi che non si pu\u00f2 pensare che la persona \u201ccambi\u201d, che possa prendere coscienza di quello che ha fatto, e maturare una consapevolezza del male che ha fatto. A chi sta fuori, coloro che commettono reati minori, quindi gran parte dei detenuti, danno fastidio, paradossalmente, pi\u00f9 dei mafiosi. Nel pensiero comune, sottolinea il direttore, per chi sta fuori chi commette furti, in casa o attenta alla nostra sicurezza per la strada, o i tossicodipendenti e gli stranieri, risultano essere pi\u00f9 fastidiosi della mafia e forse il nostro sistema pecca di eccessiva carcerizzazione. Ma Siciliano ci tiene a sottolineare che Milano \u00e8 molto attenta al \u201csuo\u201d carcere, \u201cbasta chiedere e si ottiene\u201d. Per chi sta dall\u2019altra parte, gli agenti, il direttore ammette che lavorare nel carcere \u00e8 difficile, poich\u00e9 essi rappresentano l\u2019istituzione che \u00e8 il nemico da combattere. Ed \u00e8 proprio per questo che i volontari sono importanti; quello che li rende insostituibili \u00e8 proprio il loro disinteresse, il fatto di non essere pagati. Chi opera nel carcere senza alcun tornaconto personale, chi decide di passare il suo tempo con loro, solo costui \u201cbuca\u201d, riesce cio\u00e8 ad entrare in \u201crelazione\u201d con i detenuti, ad ottenere pi\u00f9 facilmente la loro fiducia e il loro rispetto. Certo il volontario non pu\u00f2 \u201cgiudicare\u201d, deve occuparsi del detenuto indipendentemente da quello che ha commesso, con l\u2019unico obiettivo di aiutarlo a fare un percorso di vita nuova. Purtroppo i tempi brevi di permanenza gi\u00e0 ricordati lo rendono difficile, ma fin da subito occorre insegnare loro a \u201cprendere in mano la propria vita\u201d. Questo, secondo il direttore, deve essere l\u2019obiettivo ultimo di ogni volontario. Di conseguenza, sotto il profilo organizzativo, i volontari entrano a far parte &#8211; come gli agenti, i medici, il cappellano &#8211; di una rete di operatori che devono interagire, costantemente, lavorando insieme, poich\u00e9 ognuno vede\/si occupa di un tassello, e per comporre il puzzle (che \u00e8 il sostegno al detenuto) ogni informazione utile deve essere condivisa, in un confronto continuo. Occorre cio\u00e8 \u2013 a parere del direttore \u2013 mettere in rete ogni informazione rilevante. Non si tratta di violare la privacy ovviamente, tutt\u2019altro, significa operare tutti insieme per il bene del detenuto. Questa compattezza pu\u00f2 rendere forte l\u2019istituzione nel costruire insieme ogni progetto; non il braccio di ferro o il pugno duro, che viene usato invece da chi \u2013 Stato\/istituzione &#8211; \u00e8 debole e si deve difendere. Tutti e quindi anche i volontari entrano in carcere con un motivo, per realizzare un progetto, pi\u00f9 o meno ambizioso. I bisogni all\u2019interno sono molti (abbigliamento, istruzione, lavoretti\u2026), ma \u00e8 fondamentale tenere occupati i detenuti, per aiutarli a crescere. Occorre tenerli impegnati, farli \u201cfare\u201d, e ci\u00f2 potrebbe voler dire anche solo ascoltare. Molto \u00e8 stato fatto, ma molto si pu\u00f2 ancora pensare, organizzare e realizzare. Entrare significa fare un servizio, un servizio alla persona, che pu\u00f2 comprendere molte cose. All\u2019interno del carcere, ma anche fuori. E quando i detenuti vengono coinvolti in attivit\u00e0 pensate specificamente per loro, non succede nulla, perch\u00e9 essi non possono tradire la fiducia di chi li tratta con rispetto, di chi li tratta come \u201cuomini\u201d, perch\u00e9 spesso essi non lo sono mai stati per nessuno. Occorre trovare lo spazio giusto, uno spazio che \u00e8 legato al progetto e a chi lo propone, poich\u00e9 \u201cla tua capacit\u00e0 e maturazione ti fanno trovare il tuo posto\u201d. E il carcere fa crescere tutti. Il dr. Siciliano ci ha parlato con concretezza e fermezza, unite ad una grande attenzione alla persona. Non mi stupisco, salutando gli uomini della scorta, che abbia fatto saltare i nervi a qualche prepotente. Lo scorso 12 giugno abbiamo incontrato al Fopponino il nuovo direttore di San Vittore. Il dr. Siciliano \u00e8 arrivato accompagnato da don Marco Recalcati, il cappellano, e dalla scorta, dovuta alle minacce di un noto mafioso. \u00c8 direttore gi\u00e0 da molti anni ed ha guidato vari istituti, da ultimo Opera. L\u2019arrivo a san Vittore \u00e8 stata una \u201cbotta\u201d, ci spiega, perch\u00e9 ogni carcere \u00e8 diverso, per il tipo di detenuti che ospita o per il contesto geografico e sociale in cui si inserisce. San Vittore in particolare \u00e8 un quartiere, contiene tutti: chi gioca, chi legge, chi si dispera, chi spera, chi litiga, chi scherza, chi fa il bene, chi fa il male. \u00c8 un quartiere, a tutti gli effetti, fra gli altri quartieri. Ma troppo spesso \u00e8 invisibile, \u00e8 al centro della citt\u00e0, ma \u00e8 trasparente, per i pi\u00f9; non lo si vede, se non ci si capita dentro (e non \u00e8 poi tanto difficile che succeda). A san Vittore, arrivano gli imputati, cio\u00e8 chi \u00e8 in attesa di giudizio ed \u00e8 questa la sua principale caratteristica: i detenuti rimangono in media pi\u00f9 o meno 3 mesi, quindi molto poco, e questo fa s\u00ec che diverso sia il loro atteggiamento. L\u2019imputato per definizione \u00e8 \u201cinnocente\u201d, ci spiega il direttore, fa di tutto per dimostrare di esserlo, raramente confessa perch\u00e9 altrimenti si autocondanna e, secondo una reazione psicologica del tutto comprensibile, non \u00e8 disposto a mettersi in discussione, non si preoccupa delle vittime e del male che ha fatto; nei confronti degli agenti si pone con atteggiamento di chi vuole \u201ctutto e subito\u201d. L\u2019imputato peraltro vive in una condizione paradossale: mentre il condannato pu\u00f2 beneficiare di una serie di provvedimenti e di misure cautelari (domiciliari\u2026), per l\u2019imputato vi sono meno strumenti agevolativi utilizzabili, e lui\/lei risulta di fatto \u201cpunito\u201d. Gran parte dei carcerati (circa il 60-70%) sono stranieri, extracomunitari, che arrivano catapultati in un altro mondo; vissuti in un contesto culturale radicalmente diverso, con abitudini alimentari, comportamentali, livelli culturali, lontani dai nostri ed anche con una limitata capacit\u00e0 di confronto. In carcere ogni cosa va organizzata, con cura, attenzione, come fosse un\u2019azienda, appunto una citt\u00e0 nella citt\u00e0. Qualche anno fa, l\u2019Italia \u00e8 stata condannata perch\u00e9 le sue carceri non erano in grado di garantire una permanenza dignitosa ai suoi detenuti, ovvero per trattamento degradante, ed \u00e8 stato deciso che le dimensioni minime della cella debbano essere pari a 3 mq per persona. Va da s\u00e9, sottolinea Siciliano, che non \u00e8 un problema di quantit\u00e0 ma di qualit\u00e0. Occorre prendersi cura, farsi carico delle persone a prescindere da quello che hanno compiuto. \u201cE si pu\u00f2 cambiare!! Possono cambiare anche i mafiosi\u201d, ma questo in genere richiede tempo, un lungo percorso di elaborazione interiore. A san Vittore, i tempi di permanenza sono talmente brevi che non si pu\u00f2 pensare che la persona \u201ccambi\u201d, che possa prendere coscienza di quello che ha fatto, e maturare una consapevolezza del male che ha fatto. A chi sta fuori, coloro che commettono reati minori, quindi gran parte dei detenuti, danno fastidio, paradossalmente, pi\u00f9 dei mafiosi. Nel pensiero comune, sottolinea il direttore, per chi sta fuori chi commette furti, in casa o attenta alla nostra sicurezza per la strada, o i tossicodipendenti e gli stranieri, risultano essere pi\u00f9 fastidiosi della mafia e forse il nostro sistema pecca di eccessiva carcerizzazione. Ma Siciliano ci tiene a sottolineare che Milano \u00e8 molto attenta al \u201csuo\u201d carcere, \u201cbasta chiedere e si ottiene\u201d. Per chi sta dall\u2019altra parte, gli agenti, il direttore ammette che lavorare nel carcere \u00e8 difficile, poich\u00e9 essi rappresentano l\u2019istituzione che \u00e8 il nemico da combattere. Ed \u00e8 proprio per questo che i volontari sono importanti; quello che li rende insostituibili \u00e8 proprio il loro disinteresse, il fatto di non essere pagati. Chi opera nel carcere senza alcun tornaconto personale, chi decide di passare il suo tempo con loro, solo costui \u201cbuca\u201d, riesce cio\u00e8 ad entrare in \u201crelazione\u201d con i detenuti, ad ottenere pi\u00f9 facilmente la loro fiducia e il loro rispetto. Certo il volontario non pu\u00f2 \u201cgiudicare\u201d, deve occuparsi del detenuto indipendentemente da quello che ha commesso, con l\u2019unico obiettivo di aiutarlo a fare un percorso di vita nuova. Purtroppo i tempi brevi di permanenza gi\u00e0 ricordati lo rendono difficile, ma fin da subito occorre insegnare loro a \u201cprendere in mano la propria vita\u201d. Questo, secondo il direttore, deve essere l\u2019obiettivo ultimo di ogni volontario. Di conseguenza, sotto il profilo organizzativo, i volontari entrano a far parte &#8211; come gli agenti, i medici, il cappellano &#8211; di una rete di operatori che devono interagire, costantemente, lavorando insieme, poich\u00e9 ognuno vede\/si occupa di un tassello, e per comporre il puzzle (che \u00e8 il sostegno al detenuto) ogni informazione utile deve essere condivisa, in un confronto continuo. Occorre cio\u00e8 \u2013 a parere del direttore \u2013 mettere in rete ogni informazione rilevante. Non si tratta di violare la privacy ovviamente, tutt\u2019altro, significa operare tutti insieme per il bene del detenuto. Questa compattezza pu\u00f2 rendere forte l\u2019istituzione nel costruire insieme ogni progetto; non il braccio di ferro o il pugno duro, che viene usato invece da chi \u2013 Stato\/istituzione &#8211; \u00e8 debole e si deve difendere. Tutti e quindi anche i volontari entrano in carcere con un motivo, per realizzare un progetto, pi\u00f9 o meno ambizioso. I bisogni all\u2019interno sono molti (abbigliamento, istruzione, lavoretti\u2026), ma \u00e8 fondamentale tenere occupati i detenuti, per aiutarli a crescere. Occorre tenerli impegnati, farli \u201cfare\u201d, e ci\u00f2 potrebbe voler dire anche solo ascoltare. Molto \u00e8 stato fatto, ma molto si pu\u00f2 ancora pensare, organizzare e realizzare. Entrare significa fare un servizio, un servizio alla persona, che pu\u00f2 comprendere molte cose. All\u2019interno del carcere, ma anche fuori. E quando i detenuti vengono coinvolti in attivit\u00e0 pensate specificamente per loro, non succede nulla, perch\u00e9 essi non possono tradire la fiducia di chi li tratta con rispetto, di chi li tratta come \u201cuomini\u201d, perch\u00e9 spesso essi non lo sono mai stati per nessuno. Occorre trovare lo spazio giusto, uno spazio che \u00e8 legato al progetto e a chi lo propone, poich\u00e9 \u201cla tua capacit\u00e0 e maturazione ti fanno trovare il tuo posto\u201d. E il carcere fa crescere tutti. Il dr. Siciliano ci ha parlato con concretezza e fermezza, unite ad una grande attenzione alla persona. Non mi stupisco, salutando gli uomini della scorta, che abbia fatto saltare i nervi a qualche prepotente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso 12 giugno abbiamo incontrato al Fopponino il nuovo direttore di San Vittore. Il dr. 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