{"id":13032,"date":"2018-07-03T00:54:56","date_gmt":"2018-07-02T22:54:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13032"},"modified":"2018-07-03T00:54:56","modified_gmt":"2018-07-02T22:54:56","slug":"30-anni-di-scisma-lefebvriano-e-il-doppio-gioco-nella-curia-romana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/30-anni-di-scisma-lefebvriano-e-il-doppio-gioco-nella-curia-romana\/","title":{"rendered":"30 anni di scisma lefebvriano e il doppio gioco nella curia romana"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12331\" alt=\"viadelconcilio\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1-296x300.jpg\" width=\"296\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1-296x300.jpg 296w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1.jpg 949w\" sizes=\"(max-width: 296px) 100vw, 296px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con una intervista rilasciata al <em>Tagespost<\/em> il 28 giugno scorso, Bernard Fellay risponde a domande ben formulate intorno ai 30 anni di esperienza dello scisma lefebvriano . Molto opportunamente il testo \u00e8 stata tradotto e proposto da SettimanaNews (<a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/chiesa\/fraternita-s-pio-x-30-anni-dalla-rottura-roma\/\">qui<\/a>). Molte risposte fotografano con molta precisione il livello di lontananza e di ostilit\u00e0 dei lefebvriani\u00a0 verso il cattolicesimo romano, cos\u00ec come si \u00e8 sviluppato dal Concilio Vaticano II in poi. Vorrei soffermarmi soltanto su alcune di queste risposte, che risultano singolarmente utile per parlare non tanto dei lefebvriani, quanto dei loro interlocutori nella curia romana e del loro gioco pericoloso e doppio. Riporto una serie di risposte di Fellay, alle quali faccio seguire miei brevi commenti.<\/p>\n<p>1. La messa riformata<\/p>\n<p>Fellay esprima giudizi sulla messa scaturita dalla Riforma liturgica cos\u00ec carichi di pregiudizi e cos\u00ec ingiusti da gridare vendetta al cielo. Ecco un primo brano in cui si esprime sul Concilio Vaticano II e sulla riforma della messa:<\/p>\n<p>&#8220;Le riforme che ne sono seguite lo hanno dimostrato pi\u00f9 chiaramente del Concilio stesso. Il problema si \u00e8 fossilizzato sulla nuova messa. A Roma \u00e8 stato detto all\u2019arcivescovo Lefebvre aut aut: \u00abLei celebri la nuova messa e tutto \u00e8 a posto\u00bb. I nostri argomenti contro la nuova messa non contavano niente. Nel frattempo, il messale di Paolo VI fu composto con la collaborazione di teologi protestanti. Se si viene costretti a celebrare questa messa, allora sorge realmente un problema. E noi siamo stati spinti a farlo.&#8221;<\/p>\n<p>E&#8217; evidente che la incomprensione della messa scaturita dalla riforma liturgica porta ad una radicale incomprensione del Concilio e del cammino di ricomprensione del mondo moderno operato dal Concilio stesso. Fellay getta discredito sul Concilio e sulla Riforma Liturgica. Con chi esprime questi giudizi non si comincia neppure a discutere. Si scomunica da s\u00e9, per gli argomenti che utilizza.<\/p>\n<p>2. Summorum Pontificum<\/p>\n<p>A proposito della rottura e del ruolo che il card. Ratzinger ebbe nella vicenda, nel 1988 Fellay dice:<\/p>\n<p>&#8220;(Ratzinger) Non ha capito quanto profonde erano le ragioni dell\u2019arcivescovo e il disorientamento dei fedeli e dei preti. Molti non ne potevano pi\u00f9 degli scandali e dei disagi postconciliari e anche del modo in cui era celebrata la nuova messa. Se il card. Ratzinger ci avesse compreso, non avrebbe agito cos\u00ec. E penso che gli sia dispiaciuto. Perci\u00f2 da papa ha cercato di riparare ai danni con il\u00a0<em>motu proprio<\/em>\u00a0e di togliere la scomunica. Gli siamo realmente riconoscenti per i suoi tentativi di riconciliazione.&#8221;<\/p>\n<p>Anche queste parole, che Fellay carica ovviamente di un tono del tutto particolare, rivelano uno degli equivoci pi\u00f9 insidiosi che stanno sotto tutta queste vicenda. Anche solo la possibilit\u00e0 che il testo di Summorum Pontificum sia stato inteso come una sorta di &#8220;risarcimento del danno&#8221; e di &#8220;condizione&#8221; per l&#8217;accordo appare davvero come una gravissima responsabilit\u00e0. Da parte dei lefebvriani, per la incomprensione della riforma, e da parte di Benedetto XVI, per la relativizzazione e la banalizzazione della riforma stessa. Dopo 30 anni da quello scisma non ci sono ragioni per mantenere ancora un parallelismo tra forme diverse e contraddittorie dello stesso rito, che non sono fondate n\u00e9 teologicamente, n\u00e9 giuridicamente, n\u00e9 liturgicamente.<\/p>\n<p>3. Le condizioni chieste da Roma per l&#8217;accordo<\/p>\n<p>Ma forse il testo pi\u00f9 sorprendente e preoccupante \u00e8 quello che Fellay dedica alle richieste romane per arrivare a un accordo. Ecco le sue parole:<\/p>\n<p>&#8220;Noi dobbiamo mettere in questione certi punti del Concilio. I nostri interlocutori a Roma ci hanno detto: i punti principali \u2013 libert\u00e0 di coscienza, ecumenismo, nuova messa \u2013 sono problemi aperti. Si tratta di un progresso incredibile. Finora si diceva: dovete obbedire. Ora i collaboratori della Curia dicono: dovreste aprire un seminario a Roma, una universit\u00e0 per la difesa della tradizione. Non \u00e8 pi\u00f9 tutto bianco e nero.&#8221;<\/p>\n<p>E&#8217; inevitabile che Fellay dimostri un certo entusiasmo: se Roma, senza alcuna responsabilit\u00e0, facesse anche solo lontanamente pensare che libert\u00e0 di coscienza, ecumenismo e nuova messa possano essere &#8220;variabili non necessarie&#8221; della identit\u00e0 cattolica, \u00e8 chiaro che per i lefebvriani sarebbe un vero trionfo. Non farebbero alcuna fatica a riconciliarsi con una Roma divenuta, improvvisamente e improvvidamente, lefebvriana. Ma chi pu\u00f2 avere detto a Fellay quelle parole irresponsabili, se non qualche membro della Commissione Ecclesia Dei? E non sar\u00e0 il caso si sottoporre questi ufficiali ad una verifica, almeno rispetto alla tradizione cattolica cos\u00ec come il Concilio Vaticano II l&#8217;ha disegnata? Non sar\u00e0 forse che i membri di quella commissione, a furia di celebrare con il rito antico, si siano scoperti pi\u00f9 innamorati del Concilio di Trento che del Concilio Vaticano II? Chi attribuisce al successore di Lefebvre il ruolo di &#8220;difensore della tradizione&#8221;\u00a0 manifesta di essere del tutto disorientato sulla storia degli ultimi 5o anni e di non avere il\u00a0 minimo senso della tradizione che cammina e che si risana.<\/p>\n<p>Non lasceremo a monsignorini romani senza vera cultura ecclesiale e analfabeti di liturgia e di teologia conciliare la facolt\u00e0 di svendere la riforma liturgica, l&#8217;ecumenismo e la libert\u00e0 di coscienza per un piatto di lenticchie. Su questo punto Roma non pu\u00f2 che essere rigorosamente intransigente. Per restare aperta allo Spirito Santo. E isolare definitivamente tutti coloro che vogliono ridurre la Chiesa ad un museo. E tuttavia, se dovessi considerare attentamente il tavolo delle trattative con Fellay, non saprei francamente da quale parte del tavolo dovrei guardare con maggiore preoccupazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Con una intervista rilasciata al Tagespost il 28 giugno scorso, Bernard Fellay risponde a domande ben formulate intorno ai 30 anni di esperienza dello scisma lefebvriano . 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