{"id":13028,"date":"2018-06-27T09:55:54","date_gmt":"2018-06-27T07:55:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13028"},"modified":"2018-06-27T09:55:54","modified_gmt":"2018-06-27T07:55:54","slug":"saper-vedere-larchitettura-secondo-bruno-zevi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/saper-vedere-larchitettura-secondo-bruno-zevi\/","title":{"rendered":"Saper vedere l\u2019architettura, secondo Bruno Zevi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Anno del centenario della nascita di Bruno Zevi (1918-2000), il 2018 \u00e8 contrassegnato da molti convegni, relativi atti e pubblicazioni, esposizioni che in vari modi ne ripercorrono personalit\u00e0, produzione di libri e di architetture, \u00a0attivit\u00e0 politica e di professore di storia dell\u2019architettura, prima presso la facolt\u00e0 di Architettura di Venezia poi alla Sapienza in Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vale la pena segnalare, ai non addetti in senso stretto a esercizio di critica e storia dell\u2019architettura moderna, qualche aspetto del suo contributo di critico e di storico, che investe interrogativi di interesse generale. Essi risultano oggi pi\u00f9 sentiti di quanto lo fossero negli anni nei quali Zevi se ne fece portavoce. Lo segnalano le due ultime Biennali internazionali d\u2019architettura di Venezia che, come dichiara continuamente il Presidente Baratta, hanno mirato al duplice scopo di avvicinare il grande pubblico a temi architettonici e urbanistici e di stimolare gli architetti a farsi interpreti delle esigenze di tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra 1945 e 1950 quattro pubblicazioni di Zevi presso Einaudi cambiarono la concezione dell\u2019architettura moderna in Italia ma non solo, suscitando vivaci reazioni, in particolare a Milano dove esse vennero decisamente contrastate dal direttore di \u201cCasabella\u201d, architetto e professore nella facolt\u00e0 di Architettura del Politecnico, Ernesto Nathan Rogers. Erano: <i>Verso un\u2019architettura organica<\/i> (1945); <i>Saper vedere l\u2019architettura<\/i> (1948); <i>Storia dell\u2019architettura moderna<\/i> (1950; <i>Architettura e storiografia<\/i> (1950).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il loro autore vi compose un\u2019articolata costruzione della storia architettura occidentale, europea e americana del XX secolo con premesse nel XIX, in polemica con il fino ad allora prevalente razionalismo, radicato in un funzionalismo nord europeo del quale era protagonista incontrastato e maestro riconosciuto Walter Gropius, fondatore e primo direttore della celebre scuola della Bauhaus, con sede prima a Weimar e poi a Dessau, chiusa per imposizione dei nazisti nel 1933.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il metodo storico critico zeviano non era frutto di improvvisazione; matur\u00f2 da meditati confronti, in seguito continuamente alimentati, con il pensiero di filosofi, critici d\u2019arte, architetti e urbanisti come, per fare qualche nome, Croce, De Sanctis, Argan, Longhi, Venturi, Mumford, Pane, Bettini, Ragghianti, Piccinato. Segn\u00f2 una stagione interpretativa diffusa in varie parti del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Risult\u00f2 immediatamente dirompente il primato dato da Zevi alla produzione dell\u2019americano Frank Lloyd Wright, nello spostamento dell\u2019asse critico sul tema della qualit\u00e0 organica dell\u2019architettura moderna che obbligava, in qualche caso anche con ridimensionamenti, a una revisione delle esperienze europee. La sua proposta, che ebbe anche il merito di stimolare una pi\u00f9 ricca espressivit\u00e0 della razionalit\u00e0 costruttiva contemporanea, fu concomitante con l\u2019affermazione della peculiarit\u00e0 dell\u2019architettura, come arte il cui campo doveva essere nettamente distinto da quello proprio di altre arti figurative cos\u00ec da essere fondato sul primato dello spazio, vero centro della sua creativit\u00e0 non riducibile a qualit\u00e0 pittoriche o scultoree.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo proposito, fu fondamentale per lui mettere a punto cosa significasse \u2018sapere vedere\u2019 l\u2019architettura; lo fece con la<i> vis<\/i> polemica che lo ha sempre caratterizzato, temperamentale ma anche per lui indispensabile per scuotere il mondo degli architetti allora in rapida crescita. Fu questo \u2018saper vedere\u2019 il perno cui \u00e8 fondamentale ancora oggi tornare, per comprendere l\u2019intreccio di riflessioni, interrogativi, propositi &#8211; fra progetto e storiografia d\u2019architettura, tra storia e critica, tra interpretazioni di linguaggi in monumenti antichi e architettura moderna &#8211; che caratterizza il contesto degli architetti, in termini spesso non facilmente comprensibili per i non addetti ai lavori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec Zevi incalz\u00f2 i lettori: \u201cAvete mai pensato alla vostra casa, all&#8217;ufficio, alla scuola, al cinema, alla trattoria, ai negozi, alle strade e alle piazze che frequentate? Avete mai visto gli spazi entro i quali vivete? Avete riflettuto sul valore specifico dell&#8217;architettura, rispetto a quello delle altre arti figurative? Che differenza c&#8217;\u00e8 tra la vostra abitazione e un tempio, o un arco di trionfo? L&#8217;architettura \u00e8 un&#8217;arte \u2018astratta\u2019, oppure ha precisi contenuti? Saper vedere l&#8217;architettura risponde a questi interrogativi: il suo proposito \u00e8 di rivelare il segreto, l&#8217;essenza spaziale dell&#8217;architettura, affinch\u00e9 anche voi sappiate vedere gli ambienti in cui spendete tanta parte della vostra esistenza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Passando in rassegna il valore esplorativo di disegni, fotografie, film, esaminando architetture antiche e nuove, Zevi afferm\u00f2 perentoriamente che il solo modo per comprendere un\u2019architettura, per chi fosse specialista e per chi non lo fosse, era quello di muoversi all\u2019interno di essa, di viverla nella sua spazio-temporalit\u00e0, di formulare il proprio giudizio a partire dalla sua interna organizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il suo messaggio fu importante, fece e fa ancora discutere, ma indicava una strada esperienziale, in linea di principio accessibile a tutti, e la possibilit\u00e0 di un riconoscimento, della qualit\u00e0 di bellezza di una costruzione, fondato sulla connessione tra spazio e vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il problema cos\u00ec posto risultava affascinante e appariva persino democratico, ma sollevava anche molti interrogativi che pi\u00f9 tradizionali definizioni avevano risolto. Si pensi a quella celebre di Vitruvio, vissuto nel I secolo dopo Cristo, che intese l\u2019architettura come<i> ratio<\/i> o sintesi di ragioni che legano tra loro funzionalit\u00e0, statica, bellezza. Ognuno di questi tre parametri pu\u00f2 essere identificato in dati concreti di misura, di forma, di quantit\u00e0, di fattura; inoltre la formula invita a mettere a fuoco le ragioni, e quindi i modi e termini, della loro modulazione reciproca, traducibili anche in una narrazione descrittiva e valutativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo spazio invece non \u00e8 propriamente un linguaggio, prende certo forma da componenti materiali che lo delimitano, lo articolano e lo qualificano, ma lo si sperimenta solo in una immersione corporea, che mette in moto una gamma vastissima di esercizi dei sensi. Occorrono parole capaci di lirica celebrazione dell\u2019esperienza che in esso si vive per descriverlo interpretandolo; la terminologia, il racconto, pertanto, deve assumere un carattere pi\u00f9 evocativo che descrittivo, anche se potr\u00e0 far tesoro di spunti presi dal metodo interpretativo vitruviano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019apparente maggiore semplicit\u00e0 di identificazione dell\u2019architettura, che Zevi aveva saputo magistralmente proporre e difendere, mostr\u00f2 presto una interna complessit\u00e0, connessa peraltro a quanto scienze umane, come psicologia e prossemica, mettevano in evidenza. L\u2019architetto parte solitamente, nel proprio progetto, da una pre-visione spaziale, visivamente anticipa nella propria mente lo spazio che intende definire perch\u00e9 possa essere costruito in un impatto corporeo immaginato; nel disegnarlo, per\u00f2, procede secondo la logica sequenza vitruviana: deve individuare sia una corretta articolazione tra i vani interni sia un controllato rapporto tra interno e esterno della sua costruzione; deve darle sicura stabilit\u00e0, deve renderla confortevole e gradevole, bella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si potrebbe pertanto persino dire che solo l\u2019architetto progettista elabora creativamente lo spazio delimitandolo materialmente; il fruitore \u00e8 piuttosto chiamato a viverlo assimilandolo in un certo senso a s\u00e9 fino, nei casi di migliore riuscita, a riconoscervi una forma simbolica della propria condizione di vita. Nella realt\u00e0 dei fatti, tuttavia, la suddivisione dei ruoli, tra abitante e progettista, non \u00e8 mai cos\u00ec netta; abitare e costruire identificano, saldandosi in unit\u00e0, ogni architettura, dal singolo edificio al sistema paesaggistico, come realt\u00e0 relativamente durevole ma anche in continuo divenire, nel succedersi di diverse generazioni che la adattano a s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le brevi considerazioni qui esposte consentono di formulare, come prima mossa di un possibile dibattito, una pur provvisoria sintesi propositiva: Zevi ha messo a disposizione di tutti un metodo, per comprendere l\u2019architettura e per giudicarla a partire dal saperla vedere, che attende ancora di essere compreso a fondo e assimilato. Esso, mi pare, \u00e8 di cruciale importanza, perch\u00e9 non ne fissa il primigenio valore nella sola forma costruita, ma lo porta a compimento, fino a renderlo simbolico, nel vissuto dei suoi abitanti. Quando e come questi ultimi possono o riescono a \u2018dire\u2019 quali spazi di vita, quali luoghi, quali architetture ritengono coerenti, significative, utili, facilitanti la propria vita?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anno del centenario della nascita di Bruno Zevi (1918-2000), il 2018 \u00e8 contrassegnato da molti convegni, relativi atti e pubblicazioni, esposizioni che in vari modi ne ripercorrono personalit\u00e0, produzione di libri e di architetture, \u00a0attivit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":15,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[215],"tags":[216,421,419,7,9,422,420],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13028"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/15"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13028"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13028\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13029,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13028\/revisions\/13029"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13028"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13028"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13028"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}