{"id":13014,"date":"2018-06-25T22:46:07","date_gmt":"2018-06-25T20:46:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=13014"},"modified":"2018-06-26T08:02:25","modified_gmt":"2018-06-26T06:02:25","slug":"profezie-di-coniugi-e-resistenze-di-celibi-un-cambio-di-paradigma-in-atto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/profezie-di-coniugi-e-resistenze-di-celibi-un-cambio-di-paradigma-in-atto\/","title":{"rendered":"Profezie di coniugi e resistenze di celibi: un cambio di paradigma in atto"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12997\" alt=\"Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith-300x241.jpg\" width=\"300\" height=\"241\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith-300x241.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith-1024x825.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Proseguendo una riflessione pi\u00f9 ampia, sollecitata dalle recenti prese di posizione in materia di &#8220;intercomunione&#8221;, ritengo opportuno sviluppare in modo pi\u00f9 complessivo le questioni che riguardano la comunione ecclesiale e la comunione sacramentale in relazione ad identit\u00e0 cristiane appartenenti a diverse confessioni. Lo sviluppo della dottrina implica una &#8220;cambio di paradigma&#8221;, per usare una delle espressioni pi\u00f9 suggestive e coraggiose della Costituzione Apostolica &#8220;Veritatis Gaudium&#8221;. La teologia accademica, proprio in virt\u00f9 di questo compito di &#8220;rivoluzione culturale&#8221; fissato dalla citata Costituzione Apostolica, deve coraggiosamente aprire nuove strade, per consentire ai pastori di riflettere intorno alla tradizione sulla base di categorie e di nozioni davvero di ampio respiro, senza restare costretti in concetti troppo angusti, e pensati in orizzonti ristretti, superati e chiusi nel passato. Vorrei pertanto riprendere sommariamente quanto presentato nel mio post precedente (<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-comunione-del-non-cattolico-dal-pericolo-di-morte-alla-comunita-di-vita-e-di-amore\/\">qui<\/a>) e sviluppare poi, in una serie di punti, alcune linee di riflessione su di un piano nello stesso tempo pi\u00f9 antico e pi\u00f9 nuovo.<\/p>\n<p>1. <strong>Una\u00a0impostazione inadeguata della questione<\/strong><\/p>\n<p>Come appare evidente, la esigenza di collegare le questioni della &#8220;condivisione della mensa eucaristica&#8221; con la &#8220;condizione matrimoniale dei soggetti&#8221; appare una strada feconda e promettente, ma solo purch\u00e9 venga affrontata con gli strumenti realmente pi\u00f9 adeguati. Qui, come \u00e8 evidente, costatiamo un primo punto di debolezza del dibattito in corso: il riferimento dal can. 844, 3-4, appare particolarmente fragile e determina una comprensione inevitabilmente marginale ed eccezionale della esperienza di comunione. Va detto, infatti, che il can. 844 pensa la &#8220;possibile comunione&#8221; come esperienza di singoli individui (non di coniugi), in stato di necessit\u00e0 (e non in forma stabile di vita), e disposti a far propria la &#8220;fede cattolica&#8221; (e non a restare nella loro differenza confessionale). Queste tre determinazioni, di fatto, appartengono ad un altro orizzonte mondano ed ecclesiale, e comunque si riferiscono a circostanze assai diverse. Sperare di costringere la realt\u00e0 coniugale dentro queste categorie \u00e8 una pretesa azzardata, tipico frutto di un approccio molto clericale. A me pare, infatti, che la proposta avanzata dalla maggioranza dei Vescovi della Conferenza Episcopale Tedesca, certamente dettata da ragioni pastorali serie ed urgenti, sia stata argomentata e motivata con ragioni troppo marginali, e all&#8217;interno di un quadro dottrinale e disciplinare che risulta sostanzialmente inadeguato. Il fondamento della nuova possibilit\u00e0 non pu\u00f2 stare nel canone 844, ma solo nell&#8217;approfondimento che del matrimonio e della eucaristia\u00a0 sono stati fatti negli ultimi decenni.<\/p>\n<p>2. <strong>Matrimonio, convivenza e comunione originaria<\/strong><\/p>\n<p>Un grande aiuto, per una impostazione convincente della questione della &#8220;intercomunione&#8221;, dovrebbe essere riconosciuto nella condizione di &#8220;coniugi&#8221; dei soggetti implicati nella nuova possibilit\u00e0. La loro natura di &#8220;sposi nel Signore&#8221;, sia pure con un profilo diverso dal punto di vista sacramentale, costituisce una condizione privilegiata nel cammino ecumenico. I Vescovi implicati nella discussione potrebbero facilmente riconoscere che la Chiesa, da molti secoli, ha ripetuto una verit\u00e0 che oggi stentiamo a riconoscere: ossia che dove un uomo e una donna, in una comunit\u00e0 di vita e di amore, iniziano ad esistere uno per l&#8217;altro, a generare, a comunicare, a gioire e a sopportare, l\u00ec si realizza un mistero di grazia che costituisce &#8220;il segno pi\u00f9 limpido&#8221; della alleanza tra Cristo e la Chiesa. La teologia medievale ha saputo riconoscere che il matrimonio \u00e8 l&#8217;unico dei sacramenti ad esistere, in origine, prima della caduta nel peccato. Esso, a differenza degli altri sacramenti, compresa l&#8217;eucaristia, dice una comunione di grazia che sta prima di ogni caduta. S. Tommaso ha detto che &#8220;ratione significationis&#8221; \u00e8 il pi\u00f9 importante dei sacramenti. Questa antica verit\u00e0 ha portata radicale: si colloca alla base della esperienza e la Chiesa deve collocarla nel suo luogo proprio, prima della legge ecclesiale, e anche prima della legge civile. Se il &#8220;matrimonio naturale&#8221;, in altre parole se la &#8220;convivenza&#8221; porta in s\u00e9 questo mistero, \u00e8 evidente che quando un cattolico e una protestante vivono insieme, insieme generano, e &#8220;non sanno pi\u00f9 dove comincia uno e dove finisce l&#8217;altro&#8221;, l\u00ec la Chiesa deve mettersi in ascolto: sono loro i &#8220;magistri&#8221; e gli altri diventano &#8220;ministri&#8221;. Anche se sono vescovi.<\/p>\n<p>Il dibattito dell&#8217;ultimo mese sembra aver dimenticato totalmente questo lato tanto promettente. Ha preferito considerare i singoli coniugi astrattamente rispetto al loro vincolo, assumendoli come individui che rispondono alle regole dottrinali di apparati ecclesiali, gestite da funzionari celibi che, pur con tutta la buona volot\u00e0, non riescono a cogliere le dinamiche di comunione implicate nella condizione coniugale. Questo mi pare un difetto che, sia pure in modo differenziato, accomuna molte delle parti in gioco. Su questo occorre un autentico lavoro di approfondimento, che richiede un coraggioso cambio di paradigma. Non si tratta di approfondire il can 844, ma di lasciarlo da parte, in modo risoluto e senza ulteriori esitazioni. Il canone, evidentemente, continua a essere uno strumento prezioso, ma per altre questioni e secondo altre priorit\u00e0. Esso non riguarda direttamente le vicende dei coniugi cristiani di diverse confessioni, la cui vita chieda di esprimere la comunione coniugale nella comunione ecclesiale e sacramentale.<\/p>\n<p><strong>3. Eucaristia, penitenza e unzione: non per la morte, ma per la vita<\/strong><\/p>\n<p>Un secondo aspetto non riguarda il matrimonio, ma l&#8217;eucaristia e in generale i sacramenti considerati dalla normativa vigente.\u00a0 Anzitutto si deve dire che il codice, nel momento in cui propone &#8220;aperture&#8221; alla amministrazione della eucaristia (come anche della penitenza e della unzione) pensa la realt\u00e0 sacramentale in una forma minimale, e ci\u00f2 almeno in due sensi: pensa alla ricezione e non alla celebrazione, pensa in vista della morte del soggetto e non in vista della vita. Questi sono i limiti strutturali del punto di vista normativo, che rischiano di compromettere ogni valorizzazione dei sacramenti nella strutturazione della vita dei coniugi, nella loro dinamica di vita e di preghiera, di sacrificio e di lode. I sacramenti sono risorsa anche per il cammino ecumenico solo se vengono pensati secondo la logica del Concilio Vaticano II, non secondo le logiche minimaliste che spesso i giuristi e i buracrati impongono alla realt\u00e0 ecclesiale. I coniugi cristiani, sia pure appartenenti a diverse confessioni, se entrano nella dinamica dei sacramenti cattolici, devono aver ben chiaro che cosa la tradizione cattolica propone loro in questi sacramenti: non semplicemente &#8220;fare la comunione&#8221;, non semplicemente &#8220;ricevere la assoluzione&#8221;, non semplicemente &#8220;morire con i conforti della fede&#8221;. Ci\u00f2 che oggi dobbiamo considerare, nella esperienza dei matrimoni tra un coniuge cattolico e un coniuge cristiano non cattolico, \u00e8 la possibilit\u00e0 di offrire la celebrazione eucaristica, il fare penitenza e la preghiera nella malattia grave anche alla esperienza del cristiano non cattolico. Questa ricchezza di parola e di preghiera, di &#8220;ritus et preces&#8221; deve essere considerata strutturale per la vita di comunione dei coniugi. Nella loro comunione originaria dovrebbe diventare ordinario potersi accogliere reciprocamente nelle diverse Chiese, valorizzando in modo differenziato il bisogno di comunione, di conversione e di consolazione che la loro vita materiale e spirituale esige.<\/p>\n<p><strong>4. Autorit\u00e0 episcopale e altre autorit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Per concludere, ci\u00f2 che i Vescovi dovrebbero riconoscere, anche con una certa comprensibile fatica, \u00e8 che nei matrimoni misti le diverse Chiese fanno una esperienza di\u00a0<em>d\u00e9placement<\/em> assai salutare. Si trovano scavalcate da una comunione reale, che alle loro categorie appare impossibile. Quando la realt\u00e0 che hai davanti ti sembra impossibile, sempre \u00e8 in questione una &#8220;teoria inadeguata&#8221;. Quando la realt\u00e0 supera la possibilit\u00e0, \u00e8 in atto una profezia che, presto o tardi, deve essere onorata. Oggi il magistero episcopale deve riconoscere un magistero familiare. Non solo quando teorizza sulla famiglia, ma anche quando si occupa di ecumenismo. Deve riconoscere che, dove un cattolico e una protestante mettono su famiglia, l\u00ec si crea una esperienza ecumenica di dialogo, di confronto e di reciproco apprendimento che aiuta tutta la Chiesa a camminare. Ridurre tutta questa ricchezza alle categorie asettiche del Codice, alle sensibilit\u00e0 formalistiche di celibi senza famiglia, alle paure di pastori incapaci di esercitare quella &#8220;vigilanza&#8221; che spera sempre in un futuro davvero migliore, ci\u00f2 sarebbe non solo una grave occasione perduta, ma forse anche potrebbe rappresentare &#8211; se cos\u00ec posso dire &#8211; una forma particolarmente insidiosa di peccato contro lo Spirito Santo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Proseguendo una riflessione pi\u00f9 ampia, sollecitata dalle recenti prese di posizione in materia di &#8220;intercomunione&#8221;, ritengo opportuno sviluppare in modo pi\u00f9 complessivo le questioni che riguardano la comunione ecclesiale e la comunione sacramentale in relazione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13014"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13014"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13014\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13023,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13014\/revisions\/13023"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13014"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13014"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13014"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}