{"id":12901,"date":"2018-06-04T10:07:14","date_gmt":"2018-06-04T08:07:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12901"},"modified":"2018-06-04T10:08:33","modified_gmt":"2018-06-04T08:08:33","slug":"nuova-teologia-eucaristica-25-partecipazione-carismatica-gh-lafont-11-fine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-25-partecipazione-carismatica-gh-lafont-11-fine\/","title":{"rendered":"Nuova teologia eucaristica (\/25): &#8220;Partecipazione carismatica&#8221; (Gh. Lafont \/11-fine)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lafont02.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-12635\" alt=\"Lafont02\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lafont02.jpg\" width=\"100\" height=\"145\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Con questo post si conclude questa &#8220;sezione&#8221; della serie dedicata alla Nuova Teologia Eucaristica. Lafont conduce al termine la propria riflessione sulla Eucaristia, con una rilettura della &#8220;partecipazione attiva&#8221; in termini di &#8220;partecipazione carismatica&#8221;. Vengono cos\u00ec ricapitolati tutti i temi portanti della riflessione, come attuazione della profezia con cui il Concilio Vaticano secondo ha pensato la Chiesa come &#8220;comunit\u00e0 sacerdotale&#8221;. Una nuova teologia eucaristica implica una nuova concezione della Chiesa e del ministero.<\/em><\/p>\n<p>\u201c<b>Partecipazione carismatica\u201d<\/b><\/p>\n<p>di Ghislain Lafont<\/p>\n<p>Le discussioni precedenti avevano avuto per oggetto una migliore comprensione di ci\u00f2 che \u00e8 \u201cpartecipazione attiva\u201d alla eucaristia (come anche a tutta la vita della Chiesa). Avevano cercato di valorizzare la visione essenziale della Chiesa secondo il Vaticano II, presente in particolare nei due primi capitoli della <i>Lumen Gentium<\/i>. Secondo la I lettera di Pietro, citata dal Concilio, la Chiesa \u00e8 \u201cstirpe eletta, comunit\u00e0 sacerdotale e regale, nazione santa, popolo che Dio si \u00e8 acquistato\u201d (2,9). Essa \u00e8 tutto questo, ma lo \u00e8 solo in quanto Corpo di Cristo, ossia di colui che ha offerto a Dio suo Padre un \u201csacrificio unico, col quale ha reso perfetti coloro che vengono santificati\u201d (Eb 10,14). Ne consegue che <i>il soggetto sacerdotale che fa oggi memoria viva di questo unico sacrificio, e include in esso il proprio sacrificio, \u00e8 il popolo di Dio, la nazione santa, la Chiesa come corpo<\/i>. Ogni Eucaristia, celebrata in un momento preciso del tempo e in un luogo determinato, \u00e8 tale anzitutto per la comunit\u00e0 che celebra e, allo stesso tempo, per la Chiesa universale che \u00e8 presente in modo mistico ad ogni celebrazione.<\/p>\n<p>Il titolo che abilita ogni cristiano a partecipare all\u2019eucaristia \u00e8 il battesimo, nel quale egli \u00e8 stato immerso nella morte di Cristo ed \u00e8 risorto come creatura nuova. Di l\u00e0 viene che egli partecipa del Sacerdozio Regale di Ges\u00f9 Cristo, insieme a tutti gli altri cristiani. Dire questo \u00e8 essenziale, ma bisogna subito aggiungere: ciascuno, per essere una cosa sola con gli altri nel Corpo di Cristo, \u00e8 dotato da Dio di una misura di grazia ma anche di una missione particolare: tanto l\u2019una quanto l\u2019altra discendono dal dono dello Spirito, su cui occorre operare un discernimento. Il battesimo nel nome di Cristo deve quindi coniugarsi al battesimo nella Potenza dello Spirito. In termini pi\u00f9 tecnici, si dir\u00e0 che il carattere di Cristo e il carisma dello Spirito fanno il cristiano. Il \u201cdiscernimento\u201d di cui papa Francesco ha tanto parlato influisce proprio su questo: quale \u00e8 la misura di grazia, quale \u00e8 la missione evangelica che mi sono donate, in comunione con tutti gli altri, perch\u00e9 il mondo divenga Eucaristia?<\/p>\n<p>Sarebbe bene, dunque, che ogni cristiano, recandosi all\u2019Eucaristia domenicale, dicesse a se stesso: \u201cAndiamo insieme a celebrare la memoria di Ges\u00f9 Cristo e, in lui, gli uni con gli altri, \u201cad offrire noi stessi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio\u201d (Rm 12,1). L\u2019importante, ad inizio di celebrazione, \u00e8 di rinsaldare i legami spirituali che fanno della comunit\u00e0 il Corpo di Cristo, soggetto attivo del Memoriale. Ora, tutto ci\u00f2 si manifesta concretamente nel corpo che noi siamo, uomini e donne presenti qui ed ora: dove collocarsi, quale posizione prendere insieme, come assicurare il silenzio per ascoltare, dar voce al canto comune, rispondere, &#8211; e per alcuni e alcune: prendere la parola, portare oggetti ecc. Tutto ci\u00f2 forma un corpo vivente, dove le parti sono in rapporto di reciprocit\u00e0, come un \u201cordine\u201d, direi come una \u201ccoreografia\u201d. Se, quando siamo a teatro, guardiamo bene il balletto che si svolge davanti a noi, non fissiamo gli occhi unicamente su ci\u00f2 che chiamiamo \u201cprimi ballerini\u201d, ma sull\u2019insieme, poich\u00e9 il solista si iscrive nelle evoluzioni del corpo di ballo, composto di uomini e donne. Evidentemente io non ho alcuna esperienza di ci\u00f2, ma sarei tentato di pensare che dei solisti, che danzino \u201cin comunione\u201d con l\u2019intero corpo di ballo, e non \u201cper farsi vedere\u201d, aiutino gli altri ad eseguire bene la loro parte, allo stesso modo per cui, se questi ultimi sono contenti del loro ruolo, senza gelosia o risentimento, aiutano i solisti. Non conosco personalmente dei danzatori, ma da attori che conosco ho sentito molte volte questa frase: \u201cper recitare bene a teatro, bisogna dimenticare e donare se stessi\u201d.<\/p>\n<p>Evidentemente nessuna celebrazione pu\u00f2 essere \u201criuscita\u201d senza che qualcuno, in mezzo a tutti, presieda al centro, prenda la parola e faccia certi gesti in nome del Corpo e con esso. Nessuno pu\u00f2 fare ci\u00f2 se non ha un \u201ccarisma personale\u201d, riconosciuto nella comunit\u00e0 e ad essa \u201cordinato\u201d, ossia collocato in nome di Cristo in questo ministero di unit\u00e0 attiva. Spero che quanto ho scritto nelle pagine precedenti (ma anche in pubblicazioni anteriori) dia credito a questa proposta. Ho tentato di mostrare che vi \u00e8 stata, fin dagli inizi della Chiesa, la tentazione per i cristiani di \u201cdisertare le assemblee\u201d, alla quale ha corrisposto, per i preti, quella di celebrare \u201cper\u201d gli altri, ma \u201csenza\u201d gli altri, in modo che, poco a poco, \u00e8 invalsa la mentalit\u00e0 per cui \u201cla messa \u00e8 affare del prete\u201d. Questa mentalit\u00e0 si \u00e8 anche sviluppata all\u2019ombra di una teologia della Eucaristia centrata non sul Memoriale del Sacrificio spirituale ma sulla purificazione dai peccati e l\u2019allontanamento della minaccia dell\u2019Inferno (come se il sacrificio unico di Cristo non avesse gi\u00e0 purificato tutto), al punto che, se non ci fosse stato il peccato, non ci sarebbe stato n\u00e9 Cristo n\u00e9 sacrificio&#8230;Tuttavia noi sappiamo, dal libro della Genesi, che l\u2019essenza del sacrificio consiste nell\u2019ascolto attivo della Parola di Dio e nel consenso al lasciarsi spiazzare richiesto dalla Parola a colui che obbedisce. Nell\u2019Eden, nello stato di innocenza, questa parola \u00e8 risuonata non a proposito di valori altamente \u201cspirituali\u201d, ma intorno ad \u201calimenti\u201d, poich\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 terrestre. Ci\u00f2 che Dio si aspettava, era che l\u2019uomo confermasse la sua innocenza: non come una attitudine ingenua o infantile, ma come un rapporto libero e filile col Padre. Ci\u00f2 che l\u2019uomo non ha fatto agli inizi, Ges\u00f9 di Nazareth, figlio di Dio e vero uomo lo ha fatto, e l\u2019Eucaristia permette a coloro che lo hanno ricevuto nella fede, di farne memoria, e di offrirlo congiuntamente alla partecipazione che essi ne fanno non solo sul piano della liturgia, ma della loro umanit\u00e0: e ci\u00f2 durer\u00e0 in eterno.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, la \u201cpartecipazione dei fedeli\u201d all\u2019Eucaristia \u00e8 il loro impegno, in anima e corpo, in grazia e carisma, in comunione con gli altri, affinch\u00e9 tutta l\u2019assemblea possa allo stesso tempo entrare nella memoria viva del Mistero pasquale di Ges\u00f9, riceverne i frutti e con esso offrire anche se stessa. Questo vuol dire il titolo di questo ultimo capitolo: \u201cpartecipazione carismatica\u201d, ossia ciascuno secondo il proprio dono e nessuno senza il dono degli altri. Questo \u00e8, io penso, \u201cl\u2019ordine della carit\u00e0\u201d di cui parlava Pascal, e che san Paolo descrive nel capitolo 13 della Prima lettera ai Corinzi, giusto nel contesto della \u201ccena del Signore\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con questo post si conclude questa &#8220;sezione&#8221; della serie dedicata alla Nuova Teologia Eucaristica. Lafont conduce al termine la propria riflessione sulla Eucaristia, con una rilettura della &#8220;partecipazione attiva&#8221; in termini di &#8220;partecipazione carismatica&#8221;. 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