{"id":12880,"date":"2018-05-27T03:09:24","date_gmt":"2018-05-27T01:09:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12880"},"modified":"2018-05-27T03:09:24","modified_gmt":"2018-05-27T01:09:24","slug":"ordinare-viri-probati-non-e-una-rottura-della-tradizione-di-c-u-cortoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ordinare-viri-probati-non-e-una-rottura-della-tradizione-di-c-u-cortoni\/","title":{"rendered":"Ordinare viri probati non \u00e8 una &#8220;rottura della tradizione&#8221; (di C. U. Cortoni)"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/amazzonia.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12882\" alt=\"amazzonia\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/amazzonia-300x168.jpg\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/amazzonia-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/amazzonia.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><i>Negli ultimi giorni, anche in vista delle discussioni che si apriranno intorno al \u201cSinodo per l\u2019Amazzonia\u201d, con singolare imprecisione e con grave rozzezza il card. Sarah \u00e8 intervenuto sul tema dei \u201cviri probati\u201d e del \u201ccelibato ecclesiastico\u201d, parlando con toni e riferimenti del tutto fuori controllo. Eccone un piccolo saggio, tratto da un&#8217;omelia pronunciata alcuni giorni fa a Chartres:<\/i><\/p>\n<pre>\u00a0<span style=\"color: #222222\">\u201c<i><span style=\"font-family: 'Noto Serif', serif\"><span style=\"font-size: small\">...Il progetto, come \u00e8 stato ripreso da alcuni, di separare il celibato dal sacerdozio mediante l\u2019amministrazione del sacramento dell\u2019Ordinazione Sacerdotale ai coniugi (\u201cviri probati\u201d) \u2013 per \u201cmotivi pastorali o per certe necessit\u00e0\u201d, come si dice \u2013 porta a gravi conseguenze e a una definitiva rottura con la Tradizione Apostolica. \u00a0Allora avremmo stabilito un sacerdozio secondo criteri umani, ma non avremmo continuato il sacerdozio di Cristo \u2013 obbediente, povero e casto. Infatti, il sacerdote non \u00e8 solo un \u201calter Christus\u201d [un altro Cristo], ma \u00e8 veramente \u201cipse Christus\u201d, Cristo stesso! Perci\u00f2 il sacerdote che nella Chiesa segue Cristo sar\u00e0 sempre segno di contraddizione!<\/span><\/span><\/i><\/span><i> \u201c<\/i><\/pre>\n<p align=\"justify\"><i>Definire la ordinazione di \u201cviri probati\u201d come \u201crottura nella tradizione\u201d \u00e8 un modo ingiusto e scorretto di parlare, che rivela la poco umile pretesa di voler chiudere la discussione prima ancora di aprirla. Ho chiesto al prof. Ubaldo Cortoni di precisare brevemente la questione, su basi storiche fondate. Cos\u00ec si scoprono molte cose di grande interesse, che un Prefetto avrebbe almeno il dovere conoscere per non parlare a vanvera.<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">\n<h2 align=\"justify\"><b>La ordinazione di \u201cviri probati\u201d: alcuni punti fermi della storia<\/b><\/h2>\n<p align=\"justify\">\u00a0di Claudio U. Cortoni<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">I \u00abviri probati\u00bb sono un eresia? Sicuramente no, in modo particolare presso la chiesa del sec. VI: basti pensare a papa Ormisda (<i>sedit <\/i>514-523), legittimamente sposato prima di accedere agli ordini sacri, con un figlio, Silverio \u2013 autore dell\u2019epitaffio che ripercorre gli eventi salienti del pontificato paterno \u2013 divenuto a sua volta papa nel 536. Per quanto nota questa vicenda c\u2019\u00e8 da sottolineare come dopo l\u2019ammissione agli ordini sacri, a Ormisda, in quanto uomo sposato, sia stata imposta la continenza, almeno stando ad una legislazione ecclesiastica sviluppatasi sin dal 305.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sembra infatti che in Occidente, per quanto riguarda la <i>morale sessuale <\/i>del clero, vi sia una lunga storia di proibizione a contrarre nozze per gli ordini sacri, accompagnata sempre da uno scrupoloso richiamo alla continenza per i \u00abviri probati\u00bb e l\u2019imposizione del celibato per chi gi\u00e0 aveva ricevuto l\u2019ordinazione, arrivando, come nel caso delle sinodali della chiesa carolingia, a considerare i figli nati da tali rapporti servi della gleba. Tale posizione venne rivista almeno in parte al concilio Lateranense II (1139) che esclude i figli dei preti dal ministero sacerdotale, a meno che non avessero abbracciato la vita religiosa, monastica o canonicale [can. 21], quasi in espiazione della colpa dei padri, come gi\u00e0 asserito in diversi modi dalle sinodali della chiesa altomedievale. Il Lateranense II rappresenta un Concilio di svolta per quanto concerne l\u2019imposizione del celibato a coloro che accedono agli ordini sacri, dichiarando il matrimonio dei preti e dei religiosi invalido e non pi\u00f9 solo illecito, come invece nella precedente legislazione ecclesiastica [canoni 6, 7]. Ma dopotutto \u00e8 un Concilio complesso, che tenta una risposta ad una sovrapposizione di tematiche socio-politiche (le investiture), socio-economiche (l\u2019usura), la condanna di tutte quelle correnti ereticali che negavano l\u2019eucaristia, il battesimo dei bambini, il sacerdozio e gli altri ordini ecclesiastici, e il vincolo delle lecite nozze [can. 23].<\/p>\n<p align=\"justify\">Ovviamente l\u2019ordinazione dei \u00abviri probati\u00bb come il matrimonio del clero erano praticati sino al sec. XII-XIV, nonostante una legislazione che ne scoraggiasse tale pratica. Infatti non tutta la chiesa ha comunque accettato acriticamente questa posizione, e oltre ai movimenti eterodossi come i Lollardi o i Gallicani radicali, gi\u00e0 il sinodo di Parigi del 1074, in risposta a quello romano dello stesso anno, si oppone all\u2019imposizione del celibato. Anche tra i giuristi vanno ricordati alcuni nomi come Graziano che nel <i>Decretum <\/i>[D. 27 c.1] d\u00e0 una precedenza al sacramento del matrimonio sul voto di castit\u00e0, o Guglielmo Durando il Giovane (+1330).<\/p>\n<p align=\"justify\">In questo contesto appare singolare il provvedimento di Giovanni XXII per i \u00abviri probati\u00bb, che nel 1322 dispose, affinch\u00e9 venisse ordinato al sacerdozio un uomo sposato, che vi fosse il consenso della moglie, senza il quale il marito, anche se gi\u00e0 ordinato, sarebbe tornato alla vita coniugale cessando di esercitare l&#8217;ordine ricevuto. Un provvedimento che lascia intendere quanto a lungo possa essere sopravvissuta nella chiesa latina l\u2019uso di ordinare uomini legittimamente sposati, ai quali si imponeva la continenza, in linea con quanto il Laterano II afferm\u00f2, proibendo a quanti erano stati costituiti nell\u2019ordine sacro di contrarre matrimonio: \u00abstabiliamo anche che quanti, costituiti nell\u2019ordine del suddiaconato o in quelli superiori, avessero contratto matrimonio o tenessero concubine, siano privati dell\u2019ufficio e del beneficio ecclesiastico. Dovendo essere di fatto e di nome tempio di Dio, vasi del Signore, santuari dello Spirito santo, \u00e8 indegno che diventino schiavi del letto nuziale o della dissolutezza\u00bb [can. 6].<\/p>\n<p align=\"justify\">Il problema non \u00e8 la continenza dei \u00abviri probati\u00bb o il celibato di coloro che erano gi\u00e0 stati costituiti nell\u2019ordine sacro, quanto una mancata visione del sacramento del matrimonio in un\u2019ottica che potesse superare la sua interpretazione di <i>rimedio<\/i> alla concupiscenza, o all\u2019incontinenza, incapace, secondo Pietro Abelardo, di conferire un dono come gli altri sacramenti, essendo solo rimedio ad un male, o come scrive Pietro Lombardo sul matrimonio, che rappresenta un bene minore tra i sacramenti, <i>perch\u00e9 non merita la palma, ma \u00e8 in rimedio<\/i>. In quest\u2019ottica si pu\u00f2 capire anche il can. 6 del Lateranense II, che parla del matrimonio, e in generale dell\u2019unione dell\u2019uomo e una donna, come <i>schiavi del letto nuziale <\/i>[nozze legittime] o <i>schiavi della dissolutezza<\/i>.<i> <\/i>La dissolutezza a cui fa riferimento il can. 6 \u00e8 il concubinaggio o qualsiasi rapporto fuori dalle nozze, a cui tendenzialmente il celibato dei chierici avrebbe dovuto porre rimedio. Ed \u00e8 in questo senso che il matrimonio per i laici, la continenza dei \u00abviri probati\u00bb e il celibato dei chierici possono essere interpretati allo stesso modo come <i>rimedio <\/i>ad un male, l\u2019incontinenza, che il Laterano IV (1215) per quanto riguarda i chierici punisce con severit\u00e0, e ancora di pi\u00f9 per quei chierici che \u00absecondo l\u2019uso della loro ragione, non hanno rinunziato all\u2019unione coniugale [&#8230;], dato che hanno la possibilit\u00e0 di vivere in un legittimo matrimonio [c. 14].<\/p>\n<p align=\"justify\">Contro questa tendenza \u00e8 interessante quanto scrive il giurista Graziano nel <i>Dictum <\/i>27, dopo che in forma compilatoria aveva riportato tutta la legislazione in merito al celibato dei chierici, in merito alle nozze contratte da un diacono, cio\u00e8 appartenente a quegli ordini sacri che impedivano l\u2019accesso al matrimonio: \u201cil diacono pu\u00f2 \u00abcessare il suo ministero\u00bb e \u00abconsumare lecitamente il matrimonio che ha contratto\u00bb&#8230; Poich\u00e9, se nella sua ordinazione ha fatto voto di castit\u00e0, \u00abc\u2019\u00e8 nel sacramento del matrimonio una tale forza che questo matrimonio non pu\u00f2 essere sciolto per violazione del voto\u00bb\u201d [J. Gaudemet]<\/p>\n<p align=\"justify\">Non \u00e8 importante solo il fatto che possa accedere a nozze lecite e che queste in forza del voto di castit\u00e0 non vengano sciolte, ma \u00e8 di grande rilievo quella <i>forza <\/i>che viene riconosciuta al sacramento del matrimonio, che qui non viene evocato solo come <i>rimedio<\/i> alla concupiscenza, anche se l\u2019idea \u00e8 sempre presente nell\u2019intenzione del giurista, mentre qui viene attribuito al sacramento del matrimonio quel dono che Abelardo e il Lombardo avevano negato.<\/p>\n<p align=\"justify\">La continenza e il celibato, che nel caso dello sviluppo di questa particolare disciplina ecclesiastica non sono termini che possano essere sovrapposti n\u00e9 tanto meno confusi, allo stesso modo del matrimonio hanno bisogno di una rilettura teologica che li liberi dall\u2019idea &#8211; oggi pi\u00f9 o meno esplicita &#8211; di essere <i>rimedio <\/i>ad un male, affrontando con maggiore serenit\u00e0 il male di cui dovrebbero essere rimedio: la vita sessuale tra un uomo e una donna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi giorni, anche in vista delle discussioni che si apriranno intorno al \u201cSinodo per l\u2019Amazzonia\u201d, con singolare imprecisione e con grave rozzezza il card. 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