{"id":12838,"date":"2018-04-30T18:25:07","date_gmt":"2018-04-30T16:25:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12838"},"modified":"2018-04-30T18:25:07","modified_gmt":"2018-04-30T16:25:07","slug":"nuova-teologia-eucaristica-22-la-comunita-liturgica-gh-lafont-8","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-22-la-comunita-liturgica-gh-lafont-8\/","title":{"rendered":"Nuova teologia eucaristica (\/22): La comunit\u00e0 liturgica (Gh. Lafont \/8)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lafont02.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-12635\" alt=\"Lafont02\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lafont02.jpg\" width=\"100\" height=\"145\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Una rilettura accurata della tradizione eucaristica permette di individuare nel nodo del &#8220;sacerdozio&#8221; uno dei punti critici pi\u00f9 delicati in vista di un ripensamento della teologia e della pratica. Cos\u00ec, dopo aver osservato il crescere della coscienza liturgica nel corso del XX secolo, ora Gh. Lafont si sofferma sul progetto conciliare e sulla questione di un duplice sacerdozio, che si fa fatica a comprendere in modo unitario e che continua ad alimentare una grande fatica per la Chiesa nel pensare (e nel vivere) appieno la comunit\u00e0 liturgica. Potremmo identificare il cuore di questo intenso studio nella delicata e decisiva relazione tra eucaristia e sacerdozio, che merita una chiarificazione del tutto radicale.<\/em><\/p>\n<p><b>La comunit\u00e0 liturgica<\/b><\/p>\n<p>Quando il Concilio Vaticano II si riun\u00ec, nel 1962, non si tard\u00f2 a constatare che l\u2019insieme dei testi preparati per la discussione non rispondeva veramente all\u2019attesa dei padri conciliari e si sent\u00ec il bisogno di definire una linea teologica e spirituale che unificasse l\u2019immenso lavoro da compiere. Mi sembra che i testi introduttivi dei documenti pi\u00f9 importanti indichino questa linea e ci permettano ancor oggi di cogliere ci\u00f2 che si potrebbe chiamare lo spirito del Concilio<a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>. Io vi ritrovo, prima di tutto, un orientamento verso la <i>salvezza di tutti gli uomini<\/i>, ci\u00f2 che il Vangelo chiama il Regno. L\u2019opera iniziata con la creazione si distende lungo il tempo: essa riguarda \u201ctutti gli uomini, tutte le creature, l\u2019unit\u00e0 di tutto il genere umano\u201d. Con il senno di poi si comprende meglio che la recezione del Concilio \u00e8 stata legata a questa Speranza senza frontiere e ci si domanda se non sia proprio la debolezza di questa Speranza che potrebbe spiegare alcuni dei successivi fallimenti della Chiesa, dopo la chiusura del Concilio. Occorrerebbe dunque mettere in primo piano l\u2019umanit\u00e0 salvata \u2013 un vero atto di fede di fronte al volto sfigurato dell\u2019umanit\u00e0 sofferente, cos\u00ec evidente per tutti. In secondo luogo, l\u2019unico mediatore di questo Regno \u00e8 <i>Ges\u00f9 Cristo, Luce delle genti<\/i>, la cui vita, morte e resurrezione sono il simbolo (nel senso forte che ho dato a questo termine nelle pagine precedenti) e portano a compimento il disegno di Dio. Viene allora <i>la Chiesa, sulla quale risplende il volto di Cristo<\/i>, luce delle nazioni: di essa ci viene detto che \u00e8 il sacramento della unit\u00e0 degli uomini, tanto con Dio quanto tra di loro. La Chiesa \u00e8 dunque come una icona, non solo visibile ma efficace, della umanit\u00e0 in costruzione in vista del suo Modello, il Cristo.<\/p>\n<p>Mi sembra che ogni riflessione su Dio, su Cristo, sulla Chiesa e sugli uomini oggi dovrebbe essere animata da una sorta di conversione intima a questo Mistero. \u201cMistero\u201d, ossia il segreto che custodice la propria trascendenza anche quando \u00e8 rivelato. Allo stesso modo, se si tratta di esprimere la Chiesa, il linguaggio non sar\u00e0 anzitutto concettuale, ma simbolico: evocher\u00e0 il Mistero e lo comunicher\u00e0. Per questo il primo capitolo di <i>L<\/i><i>umen <\/i><i>G<\/i><i>entium<\/i> non cerca di definire la Chiesa, ma di incontrarla: nella sua relazione con il Mistero di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, con una serie di immagini, delineate nella Sacra Scrittura a partire dall\u2019esperienza umana e religiosa del popolo di Israele. Qui appare il senso della Liturgia: essa \u00e8 il gioco diversificato, complesso, ma anche e anzitutto luminoso, di questi simboli che dicono e collegano Dio, il Cristo e gli uomini nel loro cammino verso il Regno. L\u2019ho gi\u00e0 sottolineato prima, ma lo ripeto qui: questo gioco \u00e8 assolutamente primario nella storia degli uomini. Il dono, per conseguenza la \u201cmorte\u201d, fin dall\u2019inizio, fanno parte del cammino: l\u2019amore \u00e8 gi\u00e0 sempre ferito.<\/p>\n<p>Questo linguaggio simbolico riguarda la Chiesa nella sua totalit\u00e0, per questo mette in luce il carattere comunitario, collettivo, comunionale della Chiesa, vero soggetto attivo della salvezza in cammino. Per questo ho parlato della Chiesa come \u201ccomunit\u00e0 evangelica\u201d, cercando di tradurre con questa espressione la ricchezza della descrizione del Popolo di Dio al n. 9 di LG. Il Concilio continua sottolineando due \u201cregioni\u201d fondamentali di questo cammino del mondo verso il Regno mediante questa comunit\u00e0: la liturgia e la testimonianza, la prima diretta alla relazione con Dio in Ges\u00f9 Cristo, la seconda orientata alla relazione con gli uomini grazie al Vangelo di Ges\u00f9 Cristo. Poich\u00e9 si tratta qui di una ricerca sulla Eucaristia, si pu\u00f2 dire che il soggetto attivo della liturgia \u00e8 la Chiesa, raduno di una comunit\u00e0 di uomini e di donne che celebrano insieme il Mistero della salvezza, come primizie del Regno, che accolgono il dono di Dio, cuore della lode, sacrificio spirituale, spazio di riconciliazione\u2026 La parola chiave della liturgia \u00e8 forse quella del libro dell\u2019Esodo, ripresa nella Prima lettera di san Pietro: <i>sacerdozio regale<\/i> (Es 19,6; 1Pt 2,9) e citata in LG 10, e di cui si trova una bella descrizione, ispirata alla Citt\u00e0 di Dio di S. Agostino, libro X, nel decreto sui presbiteri, <i>Presbyterorum ordinis<\/i> (PO 2). Il primo fondamento di questo Sacerdozio, dice il testo, \u00e8 il Battesimo, con i suoi due aspetti: rigenerazione in Cristo e unzione dello Spirito. Questo sacramento costituisce i cristiani in regno sacerdotale per offrire se stessi a Dio e testimoniare la salvezza davanti a tutti gli uomini; mediante il battesimo ogni uomo \u00e8 inserito nel Corpo e nel Popolo, ne riceve gratuitamente tutta la ricchezza e , con tutti gli altri, \u00e8 coinvolto nel cammino verso il Regno.<\/p>\n<p>Il secondo e ultimo fondamento simbolico \u00e8 l\u2019eucaristia, mediante la quale il gesto di Cristo \u00e8 reso presente in questo tempo, affinch\u00e9 ne scaturisca la grazia dello Spirito, come sorgente di perdono e di filiazione, e affinch\u00e9 il nostro sacrificio spirituale si unisca a quello del Cristo nell\u2019adorazione di Dio.<\/p>\n<p>Giunto a questo punto, il Concilio si \u00e8 trovato davanti alla necessit\u00e0 di dar conto di un altro aspetto del \u201csacerdozio\u201d, quello dei \u201cpreti\u201d, che deriva dal sacramento dell\u2019Ordine. Si ritrova qui la difficolt\u00e0 che avevo indicato nel mio testo precedente: come conciliare le larghe prospettive sulla Chiesa come Popolo sacerdotale con la tradizione teologica su colui che chiamiamo \u201cprete\u201d? Il problema appare con chiarezza se si legge con cura LG 10. Nel primo paragrafo ritroviamo i testi fondatori del Sacerdozio ecclesiale, gi\u00e0 citati, come abbiamo visto, nella <i>Piet\u00e9 de l\u2019Eglise <\/i> di Dom Lambert Beauduin: Rm 12, 1-3; 1Pt 2,4-10; Ap 1-6 e 5, 9-10; At 2,42-47. Ma nel secondo paragrafo ci troviamo di nuovo di fronte alla interpretazione gerarchica, altrettanto presente nel teologo belga: qui il sacerdozio \u201cregale\u201d viene ora chiamato sacerdozio \u201ccomune\u201d; quanto al sacerdozio \u201cministeriale\u201d, \u00e8 qualificato, come se fosse la stessa cosa, col termine \u201cgerarchico\u201d. Tra di essi si sottolinea una differenza \u201cdi essenza e non solo di grado\u201d, senza che ci\u00f2 sia precisato ulteriormente (in che cosa consistono ciascuna delle due \u201cessenze\u201d qui menzionate?) e nello stesso tempo si assiste ad un capovolgimento: il sacerdozio ministeriale \u00e8 trattato in primo piano, il sacerdozio comune in secondo piano. Definito una riga prima come \u201cgerarchico\u201d, il sacerdozio ministeriale \u00e8 detto \u201cpotest\u00e0 sacra\u201d. Si distinguono allora due oggetti di questa <i>potestas<\/i>: formare e reggere il popolo sacerdotale, celebrare l\u2019Eucaristia. Questa celebrazione a sua volta presenta due aspetti: confeziona (<i>conficit<\/i>) in nome di Cristo il sacrificio eucaristico e lo offre (<i>offert<\/i>) a Dio in nome del popolo intero. Ritornano allora i \u201cfedeli\u201d (non il popolo come tale): il loro sacerdozio regale (ritorna qui il termine) permette loro di \u201cconcorrere\u201d (non si dice come) alla offerta dell\u2019Eucaristia che il prete ministro a fatto a loro nome, ma non li associa alla \u201cconfezione\u201d fatta in nome di Cristo, mentre d\u2019altra parte ricevono gli altri sacramenti e conducono una vita santa.<\/p>\n<p>La questione che voglio qui sollevare, e che mi sembra scaturire dal testo che ho presentato, \u00e8 la seguente: la coppia \u201cgerarchico\/comune\u201d \u00e8 equivalente alla coppia \u201cregale\/ministeriale\u201d? Il cambiamento di termini, da una parte, e il cambiamento dell\u2019ordine con cui vengono presentati, dall\u2019altra, sono senza significato particolare o, al contrario, tradiscono un problema centrale? O ancora: se vi \u00e8 una distinzione di essenza tra le due forme di questo sacerdozio cristiano, qual\u2019\u00e8 l\u2019essenza primaria e quale quella secondaria? Evidentemente, dalla risposta a questa domanda dipenderanno non solo diverse opzioni teologiche sul piano teorico, ma tutta l\u2019arte del vivere cristiano: sul piano evangelico, liturgico e politico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>Penso qui agli inizi delle quattro grandi costituzioni, sulla Chiesa, sulla Liturgia, sulla Rivelazione e sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, ma anche al decreto sulle Missioni. Ci\u00f2 che qui scrivo segue principalmente il testo di LG 1, ma si potrebbe fare altrettanto per gli altri prologhi.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una rilettura accurata della tradizione eucaristica permette di individuare nel nodo del &#8220;sacerdozio&#8221; uno dei punti critici pi\u00f9 delicati in vista di un ripensamento della teologia e della pratica. 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