{"id":12831,"date":"2018-04-22T16:22:09","date_gmt":"2018-04-22T14:22:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12831"},"modified":"2018-04-22T16:41:47","modified_gmt":"2018-04-22T14:41:47","slug":"shangai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/shangai\/","title":{"rendered":"Shangai"},"content":{"rendered":"<p>Il giocatore scelto a sorte impugna 41 bastoncini di colori associati a punteggi, ne appoggia le punte sul tavolo, li lascia cadere, li sfila uno a uno. Se ne fa muovere altri, tocca a un altro e cos\u00ec fino alla conta finale. Si apprende (attenzione, pazienza, precisione) pi\u00f9 che competere, \u00e8 il senso del gioco.<br \/>\nItalia a parte, nello Shangai elettorale europeo si apprende \u00abche Orban serve anche gli interessi dei dirigenti del Partito Popolare Europeo che, senza dirlo in pubblico, sembrano aver recuperato i temi d\u2019estrema destra a fini elettorali. Tendenza che non si smentir\u00e0 all\u2019avvicinarsi delle elezioni europee 2019. Il calcolo \u00e8 cinico: il rischio \u00e8 l\u2019\u2018orbanizzazione\u2019 degli spiriti europei. Gi\u00e0 all\u2019opera a Bruxelles. Dopo il picco di crisi migratoria nel 2015, l\u2019ossessione del primo ministro ungherese di bunkerizzare l\u2019Europa \u00e8 stata assunta come una priorit\u00e0. Il calcolo \u00e8 anche pericoloso perch\u00e9, proteggendo Orban, il PPE indebolisce Bruxelles nei suoi sforzi per fare rispettare lo Stato di diritto in UE\u00bb. \u00abCome pu\u00f2 la Commissione, guardiana ultima dei trattati, restare credibile se tace su interessi di parte?\u00bb [C\u00e9cile Ducourtieux, \u00abLe coupable soutien \u00e0 Orban\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 12\/04\/ 2018, p. 24]. Altro bastoncino: Orban \u00e8 protetto proprio per indebolire lo Stato di diritto in UE. Laurent Wauquiez, euroscettico presidente del Partito Repubblicano francese, in vista delle elezioni europee \u00ab\u00e8 accerchiato da linee rosse. \u201cNon giocate con Schengen, non giocate con l\u2019euro\u201d, ha ammonito un peso massimo del PPE\u00bb [Olivier Faye, \u00abEurope: les transgressions de Wauquiez passent mal\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 13\/04\/2018, p. 9]. L\u2019UE va protetta come mercato, secondo la dottrina neoliberale di stati minimi e elettori follower.<br \/>\nNel 1938-1945 l\u2019Europa unita \u00e8 stata la risposta \u00abai propositi e agli atti di coloro che, \u2018collaboratori\u2019 o \u2018collaborazionisti\u2019, hanno scelto di collaborare con la Germania nazista nel tempo in cui essa esercitava sull\u2019Europa continentale la sua egemonia\u00bb. \u00abLo spirito della collaborazione anima le forze e le correnti sociopolitiche tradizionali, spesso al potere gi\u00e0 prima della guerra; lo spirito collaborazionista \u00e8 invece proprio delle minoranze fasciste. Tuttavia, se occorre distinguere questi due atteggiamenti, non li si pu\u00f2 contrapporre in modo assoluto, poich\u00e9 non ci sono tra essi frontiere nette\u00bb. \u00abCi auguriamo che gli europei di oggi non dimentichino, dopo due generazioni, che in nessun caso il progetto hitleriano degli anni quaranta pu\u00f2 essere ritenuto un modello precursore, n\u00e9 coloro che accettarono di collaborarvi, in un modo o nell\u2019altro e pi\u00f9 o meno a lungo, possono essere considerati alla stregua di esempi da seguire\u00bb [Yves Durand, <em>Il nuovo ordine europeo. La collaborazione nell\u2019Europa tedesca (1938-1945)<\/em>, tr.it. Il Mulino 2002, p. 10 e 225].<br \/>\nL\u2019unit\u00e0 europea \u00e8 inscritta nella storia, su due vie: armonizzare le diversit\u00e0 nella democrazia e nel  diritto o eliminarle con la violenza \u2013 nazismo, neonazismo, bullismo di stato \u2013 destinata a finire male perch\u00e9 epidemica. Invece l\u2019Europa unita nel diritto e nella democrazia ci ha dato settant\u2019anni di pace e benessere, nonostante la perdurante guerra mondiale (fredda) fino al 1989, quando, cresciuto nelle guerre e rimasto senza contrappesi dopo il crollo dell\u2019URSS, si \u00e8 esteso apparentemente vittorioso nel mondo il \u2018complesso militare-industriale\u2019, contro il quale il presidente Dwight Eisenhower mise in guardia il popolo degli Stati Uniti nel discorso di commiato del 17 gennaio 1961.<br \/>\n<em>The Economist<\/em> estrae un altro bastoncino e informa che siamo in un nuovo mondo. \u00abUna delle idee che pi\u00f9 ha colpito il mondo politico in questi anni \u00e8 che la politica \u00e8 sempre pi\u00f9 definita dalla divisione tra apertura e chiusura invece che sinistra e destra. Apertura sia economica (immigrazione e libero mercato) che culturale (accoglienza di minoranze etniche e sessuali). Chiusura \u00e8 il contrario\u00bb. \u00abMa c\u2019\u00e8 una spiegazione migliore della polarizzazione politica. \u00c8 il divario tra promossi e bocciati\u00bb. \u00abI promossi abbinano un\u2019abilit\u00e0 condivisa nel gestire i lati negativi della globalizzazione con una visione condivisa \u2013 diciamo un cosmopolitismo narcisistico \u2013 che li unisce e ne legittima il disdegno per le trib\u00f9 rivali. I bocciati, intanto, sono uniti nella rabbia contro gli elitari che proclamano l\u2019apertura fin che il loro lavoro \u00e8 protetto. Sempre pi\u00f9 vogliono vedere crollare il sistema. Parlare di apertura e chiusura \u00e8 un duplice errore. Nasconde le forze pi\u00f9 profonde che dividono il mondo, e protegge i vincitori svalutando le legittime preoccupazioni dei perdenti\u00bb [\u00abBagehot. The politics of illusion\u00bb, March 24th 2018, p. 33]. Dalle trib\u00f9 globali alla democrazia e allo Stato di diritto globali.<br \/>\nUn percorso che Razmir Keucheyan, professore di sociologia all\u2019universit\u00e0 di Bordeaux, ci aiuta a capire traendo un altro bastoncino. \u00abArticolare un \u2018fronte culturale\u2019 coi fronti economico e politico esistenti: sta qui la grande idea\u00bb. E fa un esempio. \u00abIn dicembre 2017, i dipendenti dell\u2019impresa di pulizie Onet, in regione parigina, hanno ottenuto una vittoria importante. Subfornitori delle ferrovie francesi SNCF per la pulizia delle stazioni, rivendicavano l\u2019ancoraggio al contratto collettivo di manutenzione ferroviaria della SNCF, il ritiro di una clausola di mobilit\u00e0 che li obbligava a lunghe trasferte, l\u2019aumento dell\u2019indennit\u00e0 di pasto e la regolarizzazione dei colleghi senza documenti. Dopo quarantacinque giorni di sciopero hanno ottenuto l\u2019essenziale, in una lotta che si annunciava tanto pi\u00f9 improbabile perch\u00e9 condotta da immigrati recenti, in una impresa di subfornitura e in un settore che non ha un impatto vitale sulla vita sociale. Bloccare una raffineria, significa bloccare il paese. Ma non fare le pulizie in una stazione periferica in Seine-Saint-Denis\u2026?\u00bb. \u00abLa \u2018battaglia delle idee\u2019 consiste nel politicizzare queste nuove classi popolari\u00bb [\u00abCe que la bataille culturelle n\u2019est pas\u00bb, <em>LE MONDE diplomatique<\/em>, Mars 2018, p. 3].<br \/>\nLa ritrovata \u2013 riappresa \u2013 capacit\u00e0 diffusa di pensare e agire politicamente \u00e8 la chiave di volta dello Stato di diritto e della democrazia nel mondo globale che opprime in egual modo persone di paesi, culture e tradizioni pi\u00f9 diversi. Da qui la guerra all\u2019immigrazione da parte delle destre anche europee, memori che le grandi migrazioni interne e internazionali hanno reso politicamente necessari Stato di diritto e democrazia, soli strumenti possibili di governo, invece che di soppressione, delle diversit\u00e0.<br \/>\nCos\u00ec pure per il reinventato culto nazionalista. \u00ab\u00c8 la classica tattica militare, dividere per meglio controllare\u00bb dice Sinan Hatahet, analista vicino all\u2019opposizione siriana parlando della battaglia finale di Ghouta in Siria [Benjamin Barthe, \u00abBachar Al-Assad et son alli\u00e9 russe reprennent le Goutha\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 13\/04\/2018, p. 3]. Non lontano, solo in apparenza in un altro mondo, Mohana Abad, direttore medico dell\u2019ospedale Al-Awda a Gaza, parla delle centinaia di feriti partecipanti alla \u2018marcia del gran ritorno\u2019 nel territorio palestinese: \u00abLa natura delle ferite, a ginocchia e caviglie, mostra la volont\u00e0 di trasformare dei giovani in handicappati. I cecchini israeliani si addestrano\u00bb [Piotr Smolar, \u00abA Gaza, un troisi\u00e8me vendredi sous les balles\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 15-16\/04\/2018, p. 6]. Tattiche militari dei potenti di turno nel mondo ormai globale dove la scelta \u00e8 armonizzarne le complessit\u00e0 nella democrazia e nel diritto o eliminarle con la violenza, come in Europa abbiamo cercato di fare in due guerre mondiali, pagando un prezzo proibitivo di apprendimento. A scala globale il prezzo \u00e8 inimmaginabile.<br \/>\nSalvo lo UK ora sulla via di Brexit, l\u2019UE ha vinto, non facendola, la guerra in Iraq, ancora in corso dal 2004, oltre all\u2019irresolubile danno collaterale di Guantanamo per lo Stato di diritto USA.<\/p>\n<p><strong>Italia a parte<\/strong>. Dopo Berlusconi\/Trump, siamo laboratorio dell\u2019elementare (buoni\/cattivi) marketing elettronico globale, cosiddetto social, oggi sotto i riflettori del Congresso USA con le scuse di Mark Zuckerberg. \u00abMa il padrone di Facebook \u00e8 oggi pi\u00f9 desolato di quando nel 2003, studente a Harvard, aveva creato Facemash, sito che si proponeva di valutare gli studenti dal loro fisico? O le sue scuse sono pi\u00f9 sincere di quelle offerte nel 2006 lanciando News Feed, funzionalit\u00e0 che permette a chiunque di tracciare azioni e gesti degli \u2018amici\u2019? Quanto valgono oggi le sue scuse rispetto a quelle del 2007, quando la rete sociale aveva creato Beacon, piattaforma pubblicitaria che raccoglieva dati dagli acquisti sui siti partner di Facebook? Che dire dell\u2019atto di contrizione del 2009 per il tentativo di appropriarsi a vita dei contenuti postati dagli utilizzatori? E del rincrescimento espresso nel 2010, dopo aver trasferito i loro dati a Microsoft e Yelp? Infine, Zuckerberg si sente pi\u00f9 colpevole di quando nel 2017 si pent\u00ec di aver fatto da vettore della propaganda russa e diffuso false notizie nell\u2019elezione presidenziale USA?\u00bb. \u00abE se l\u2019eterno penitente fosse solo un pericoloso recidivo?\u00bb. \u00abL\u2019amministratore delegato di Facebook ha un bel ripetere nelle audizioni che Facebook non vende i dati, \u00e8 proprio per questo che la borsa ha valorizzato il gruppo 480 miliardi di dollari (390 in euro) e Mark Zuckerberg ne ha ammassati 64\u00bb. \u00abFinora l\u2019Europa era accusata di attitudine difensiva nel cercare di controllare meglio i giganti del Web, non potendo far loro concorrenza con le proprie imprese. Oggi gli Stati Uniti si rendono conto che questa battaglia non \u00e8 naif n\u00e9 ostile all\u2019innovazione. \u00c8 solo la condizione sine qua non perch\u00e9 si sviluppi in armonia con la democrazia\u00bb [\u00abFacebook: ce n\u2019est pas un accident de parcours\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 13\/04\/2018, p. 21]. Armonia che le destre USA e europee detestano perch\u00e9 la democrazia pretende addirittura di porre limiti a imprese oggi libere da obblighi verso ogni societ\u00e0 e nazione, come Facebook. Mark Zurckerberg \u00e8 l\u2019epifania anche generazionale di una rivoluzione industriale che non c\u2019\u00e8 perch\u00e9, scrive il professore di scienze sociali alla Northwestern University Robert J. Gordon, in <em>The Rise And Fall of American Growth<\/em> [Princeton UP 2016], citando Peter Thiel: \u00abVolevamo le auto volanti, invece abbiamo avuto 140 caratteri\u00bb [p. 566]. \u00abLa terza rivoluzione industriale, dell\u2019informazione e comunicazione, cominci\u00f2 nel 1960 ed \u00e8 in corso. Come la seconda, ha realizzato un cambiamento rivoluzionario ma in una sfera relativamente meno ampia dell\u2019attivit\u00e0 umana. La seconda copr\u00ec virtualmente l\u2019intero arco dei bisogni e desideri umani, inclusi cibo, abiti, casa, trasporti, intrattenimento, comunicazione, informazione, salute, medicina, condizioni di lavoro. Ma poche di queste dimensioni, soprattutto intrattenimento, comunicazione e informazione, sono state rivoluzionate dalla terza. I limiti della terza rivoluzione industriale bastano a spiegare perch\u00e9 lo sviluppo della produzione pro-capite e oraria ha cominciato a frenare dopo il 1970\u00bb [ivi, p. 320]. \u00abLa ricognizione storica sulla fonte delle invenzioni dal 1870 pone in evidenza un andamento a U in cui dopo il dominio dell\u2019inventore individuale nel diciannovesimo secolo segu\u00ec per la maggior parte del ventesimo secolo il ruolo preponderante dei laboratori di ricerca delle grandi imprese. Dopo il 1975 tornarono gli inventori individuali come Bill Gates, Steve Jobs e Mark Zurckerberg con la creazione della moderna et\u00e0 elettronica\u00bb [ivi, p. 567]. \u00abLa lenta crescita della produttivit\u00e0, solo 0,6% annuo dal 2009 rispetto al 2,8% tra 1920 e 1970, \u00e8 la pi\u00f9 forte evidenza del modesto impatto sinora manifestato da stampa 3D, robot, veicoli autonomi e Intelligenza Artificiale nell\u2019eliminare impieghi e aumentare la produttivit\u00e0\u00bb. \u00abL\u2019allarmismo dei cosiddetti \u2018tecno-ottimisti\u2019 che una quarta rivoluzione industriale \u00e8 in procinto di distruggere milioni di impieghi in massa finora mostra di essere un\u2019illusione accolta con favore\u00bb [ivi, p. 658]. \u00abIl problema dell\u2019era del computer non \u00e8 la disoccupazione di massa, ma la graduale sparizione di buoni impieghi intermedi fissi a causa non di robot e algoritmi, ma della globalizzazione e dell\u2019esternalizzazione in altri paesi, unitamente alla concentrazione dell\u2019aumento dei posti di lavoro in occupazioni manuali banali e poco remunerate\u00bb [ivi, p. 604]. Questione squisitamente politica, a partire dall\u2019uguaglianza di opportunit\u00e0 educative di sostanza e non solo di intrattenimento, comunicazione e informazione [ivi, p. 647-8]. Zurckerberg \u00e8 lo specchio di una generazione che non ha ancora interiorizzato il saper vivere trasmessoci con Alice nel Paese delle Meraviglie, l\u2019Isola del Tesoro, il Pifferaio di Hamelin e crede in startup, Bitcoin, Big data. Direttrice dell\u2019Unit\u00e0 di Ricerca sulla Resilienza e professore all\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Milano, Cristina Castelli il 16 aprile 2018 vi ha presentato la Open lecture <em>Enzo Avitabile Music Life<\/em>, mettendo a fuoco che la chiave di volta del futuro \u00e8 la resilienza, coltivata in particolare con il linguaggio universale della musica. Risorsa soprattutto dei poveri \u2013 insieme allo studio e alla volont\u00e0, sottolineate da Avitabile \u2013 la resilienza \u00e8 sempre pi\u00f9 preziosa nell\u2019area millenaria d\u2019incontro delle civilt\u00e0 di Africa, Asia, Europa: il Mediterraneo dove da troppi anni muoiono decine e decine di migliaia di persone d\u2019ogni condizione e et\u00e0, in cerca di futuro in Europa, spinte da guerra, fame, ingiustizia. L\u2019Europa che, nell\u2019effimera sua componente di mercato anche politico, si mura viva in una ricchezza materiale anch\u2019essa effimera senza la capacit\u00e0 insostituibile dello Stato di diritto e della democrazia di produrre cittadinanza. Non a caso, \u00abMalta vende passaporti e nazionalit\u00e0\u00bb. \u00abPer poco pi\u00f9 di un milione di euro la piccola isola mediterranea vende la nazionalit\u00e0 maltese, porta d\u2019ingresso nell\u2019Unione Europea\u00bb. \u00abLe condizioni poste dall\u2019Unione europea non sono rispettate. Daphne Caruana Galizia, giornalista assassinata, aveva denunciato queste derive\u00bb [<em>Le Monde<\/em>, 20\/04\/2018, p. 1]. Trecento addetti e sede a Jersey (isola autonoma dipendente dalla Corona inglese), lo studio Henley &amp; Partners ha proposto il programma \u2018cittadini d\u2019investimento\u2019 al presidente socialista maltese Joseph Muscat che si \u00e8 permesso, un mese dopo l\u2019assassinio di Daphne Caruana Galizia, di mancare alla discussione in Parlamento europeo su Stato di diritto e democrazia a Malta, per intervenire a Singapore in un seminario commerciale di Henley\u00bb [J.-B.C. e A. Mi., \u00abProfession, vendeur de nationalit\u00e9\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 20\/04\/2018, p. 3]. Nella sua ferocia l\u2019alternativa non potrebbe essere pi\u00f9 chiara, in tempo di pace e in Europa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il giocatore scelto a sorte impugna 41 bastoncini di colori associati a punteggi, ne appoggia le punte sul tavolo, li lascia cadere, li sfila uno a uno. 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