{"id":12825,"date":"2018-04-17T13:11:46","date_gmt":"2018-04-17T11:11:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12825"},"modified":"2018-04-17T13:11:46","modified_gmt":"2018-04-17T11:11:46","slug":"nuova-teologia-eucaristica-20-hoc-facite-sintesi-dellautore-di-zeno-carra-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-20-hoc-facite-sintesi-dellautore-di-zeno-carra-3\/","title":{"rendered":"Nuova teologia eucaristica (\/20): Hoc facite: Sintesi dell&#8217;Autore (di Zeno Carra \/3)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Hocfacite.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-12809\" alt=\"Hocfacite\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Hocfacite.jpg\" width=\"200\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Con questo testo si conclude la &#8220;autopresentazione&#8221; che Zeno Carra ha proposto non tanto del suo volume, quanto di un &#8220;filo rosso&#8221; che lo attraversa tutto e che ci propone una questione decisiva. Come poter oggi assicurare alla &#8220;presenza eucaristica&#8221; un rapporto strutturale con la realt\u00e0? Questo intento, perseguito con lucidit\u00e0, segna anche questa terza e ultima parte della riflessione del giovane teologo veronese.<\/em><\/p>\n<h3 align=\"center\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Hoc facite. Studio teologico-fondamentale sulla presenza eucaristica di Cristo<\/span><\/h3>\n<h3 align=\"center\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Sintesi dell\u2019Autore (\/3)<\/span><\/h3>\n<p align=\"center\">\u00a0<span style=\"font-family: Calibri, serif\">di Zeno Carra<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>Sul finire dello scorso intervento, in cui raccoglievamo le piste promettenti della teologia del \u2018900 quanto alla nostra questione, si rilevava come esse furono in parte bloccate dall\u2019intervento della <\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Mysterium Fidei<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i> di Paolo VI. <\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: Calibri, serif\">3. <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Se, tuttavia, da un lato, l\u2019intervento magisteriale sui neonati tentativi della dogmatica (dovuto certamente anche al clima di disordine \u201ccreativo\u201d che scosse la chiesa di quegli anni) li ha, per cos\u00ec dire, congelati sul nascere, dall\u2019altro lato il magistero stesso, attuando la riforma liturgica richiesta dal Concilio Vaticano II ha ridato pertinenza alle loro istanze sul piano della prassi liturgica. Abbiamo notato in tutte le tre aree esposte in precedenza l\u2019attenzione a riportare al centro l\u2019<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>azione<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> (fenomenologia del rito e della cena) come costitutiva del sacramento. Ebbene, tale istanza (volutamente?) non rest\u00f2 disattesa: <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>Sacrosanctum Concilium<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> afferm\u00f2 autorevolmente che la \u201cpartecipazione\u201d (= prendere parte all\u2019<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>azione<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> liturgica) al sacramento non \u00e8 un fattore secondario (come nell\u2019impianto tomista) ma ad esso essenziale. Agire l\u2019azione liturgica non \u00e8 stare su un livello secondo del sacramento, ma entrare nel suo cuore \u201cessenziale\u201d (<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>Sacrosanctum Concilium<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> 11; 14; 47-48).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Il <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>Missale Romanum<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> riformato da Paolo VI, poi, opera un cambiamento sottile ma significativo proprio su quella sezione della Messa ritenutane il cuore nell\u2019impianto tomista: le parole della consacrazione. Entrando nel racconto di istituzione il presidente non deve pi\u00f9 soffermarsi solamente su quelle parole che Tommaso indicava come essenziali (quelle predicatorie della conversione della sostanza: \u201c<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>Hoc est corpus meum \u2013 Hic est calix sanguinis mei<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">\u201d), ma anche sui verbi di azione \u201c<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>Accipite et manducate \u2013 Accipite et bibite<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">\u201d, che prima erano ritenuti irrilevanti alla conversione sostanziale. Nel punto centrale dell\u2019eucarestia (secondo il sistema tomista) le azioni entrano come essenziali e non restano pi\u00f9 solo rivestimento accidentale e secondario!<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: Calibri, serif\">Da questo rapido (e certamente incompleto) <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>excursus<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> sui movimenti teologici del secolo ventesimo in materia, possiamo raccogliere preziose indicazioni per abbozzare un percorso di ripensamento della sistematica eucaristica.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Si nota una singolare convergenza sul modo nuovo di accedere alla realt\u00e0, si raccolgono i segni di una nuova \u201contologia\u201d che permetta di uscire dall\u2019<em>i<\/em><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>mpasse<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> in cui la svolta della modernit\u00e0 ha collocato la metafisica aristotelico-tomista dell\u2019ente. Se la \u201crealt\u00e0\u201d delle cose giace sull\u2019orizzonte della storia, della datit\u00e0 effettiva di ci\u00f2 che esperiamo (\u201c<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>res extensa<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">\u201d); se non \u00e8 pi\u00f9 possibile n\u00e9 necessario supporre un mondo a \u201cdue livelli\u201d (G. Bonaccorso); se il livello prima ritenuto fondante (la sostanza) \u00e8 spostato ora a livello di interpretazione di quello che prima era ritenuto il livello secondario (gli accidenti: la storicit\u00e0), e, di converso, questo \u00e8 ora colto come il fulcro unico della \u201crealt\u00e0\u201d \u2026 allora la riflessione del secolo ventesimo ha intuito la via per pensare l\u2019essere delle cose in questa nuova <em>W<\/em><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>eltanschauung<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">: la considerazione fenomenologica delle connessioni relazionali tra le cose sul piano della storia, dell\u2019esperibilit\u00e0. L\u2019essere delle cose sta nella rete di relazioni storiche in cui una cosa \u00e8 collocata, da cui sorge ed in cui diviene se stessa: l\u2019essere si \u00e8 per cos\u00ec dire \u201cestroflesso\u201d e giace sul piano unico di questa creazione che \u00e8 datit\u00e0 effettiva ed esperibile. Fare attenzione alle azioni che riguardano una data cosa non \u00e8 dunque stare su un livello secondario per quella cosa (accidentale), esterno al suo nucleo vero (sostanza): \u00e8 invece cogliere i costitutivi relazionali da cui la tale cosa \u00e8 se stessa. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Le azioni che investono quel pane e quel vino lo costituiscono in ci\u00f2 che esso \u00e8 e diviene: il rito, la celebrazione come <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>forma coerente di azioni<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">, non \u00e8 la cornice al dato della presenza di Cristo: ne \u00e8 il luogo generatore.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">La categoria di <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>forma<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> emerge dunque come centrale in questo nuovo abbozzo di ontologia: l\u2019insieme complesso di <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>relazioni agite<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> su quel pane e quel vino, ossia la messa, costituiscono lo spazio, o meglio, il processo in cui si d\u00e0 la presenza reale di Cristo. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>Fare<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> su pane e vino quelle quattro azioni che Cristo nella sua cena ha fatto (<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>accepit, gratias egit, fregit, dedit dicens\u2026<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">) e che ha prescritto di compiere ritualmente (\u201c<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>Hoc facite<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">\u201d) inscrive ancora ogni volta in questa nostra storia, nell\u2019ambito concreto ed esperibile della realt\u00e0, quella forma quadripolare che egli ha dato, la stessa che egli ha tracciato per <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>dare forma<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> a quello che di l\u00ec a poche ore sarebbe accaduto: la croce. Compiendo quelle quattro azioni su pane e vino, Ges\u00f9 ha predisposto la forma con cui stava per lasciarsi crocifiggere: sacrificio come assunzione della propria datit\u00e0 creaturale (<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>accepit<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">), come rendimento di grazie al Padre su di essa (<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>gratias egit<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">), come consegna proesistente agli altri a detrimento di s\u00e9 (<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>fregit et dedit<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">). Forma con la quale dare ai suoi accesso perenne a quell\u2019evento ogni volta che l\u2019avrebbero fatta: \u201c<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>Haec quotiescumque faceritis, in mei memoriam facietis<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">\u201d. In tale forma egli condensa la sua vicenda terrena e secondo tale forma la compie sulla croce: morendo <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>cos\u00ec<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> egli sigilla la sua umanit\u00e0 <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>in tale disposizione<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">, e la risurrezione, intervendo su Colui che \u00e8 morto <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>cos\u00ec<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">, escatologizza eternamente la sua umanit\u00e0 <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>cos\u00ec<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> conformata. Ecco perch\u00e9 ogni volta che si <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>fa quello<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">, che si agisce tale forma connettendo <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>cos\u00ec<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">, per mano della chiesa, elementi della realt\u00e0 creata &#8211; uomini e cose, pane, vino e cristiani \u2013 questa realt\u00e0 viene connessa a Colui che <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>cos\u00ec<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> sta escatologicamente disposto e proteso verso di noi. La storia viene connessa ogni volta al Crocifisso Risorto, o, di converso, emerge ancora nella storia Colui che, <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>cos\u00ec<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> morto e <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>cos\u00ec<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> risorto, <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>cos\u00ec<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> \u00e8 legato alla realt\u00e0.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Agendo nella realt\u00e0 la forma consegnata nella cena, forma dell\u2019oblazione in croce, che \u00e8 quindi la forma escatologica di Cristo, <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>nelle connessioni conformanti questa stessa realt\u00e0 Cristo si fa realmente presente<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: Calibri, serif\">Ritornando a porre il <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>focus<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> dalla cristologia alla sacramentaria, rileviamo alcune connotazioni di questo abbozzo di ripensamento della presenza reale.<\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Presenza che non si inserisce \u201cdentro\u201d gli enti di pane e vino (\u201c<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>contineri in<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">\u201d), in quanto per lo sguardo dell\u2019uomo moderno non c\u2019\u00e8 un \u201cdentro\u201d \/ \u201csotto\u201d metafisico ad ogni ente: la realt\u00e0 \u00e8 questa, ad un solo piano. Ma presenza che si realizza come instaurazione oggettiva di relazioni, connessioni, attorno al pane e vino, di cui pane e vino sono il nodo ineludibile. Solo di essi si pu\u00f2 fare ci\u00f2 che Cristo ha comandato di fare: senza essi cade il complesso di nessi agiti che \u00e8 il rito della messa. Presenza dunque che non pu\u00f2 darsi a prescindere \/ a monte di pane e vino, ma che si d\u00e0 proprio in quanto su pane e vino si fanno quelle quattro azioni<\/span><sup><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Calibri, serif\">. <\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Presenza che non sfuma nel finire delle quattro azioni (dopo la celebrazione), in quanto non viene meno parte di quel pane su cui sono state fatte, pane che ora non \u00e8 pi\u00f9 quello di prima perch\u00e9 ha attraversato quel complesso formale di quattro azioni.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> <span style=\"font-family: Calibri, serif\">Ma al contempo presenza che non pu\u00f2 prescindere dall\u2019accesso dei fedeli ad essa: il <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>manducare<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> \u00e8 la realizzazione del quarto vettore &#8211; \u201c<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>dedit discipulis suis<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">\u201d \u2013 essenziale al darsi compiuto della forma. Ed infatti nella tradizione non si \u00e8 mai data messa in cui almeno uno non mangiasse di quanto si consacra!<\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Presenza che, in quanto insiste su una rete di azioni, introduce come soggetti necessari i partecipanti: non spettatori supererogatori a qualcosa che \u00e8 dato a prescindere da loro, ma agenti \u2013 ciascuno a suo titolo \u2013 di ci\u00f2 che va agito perch\u00e9 la presenza emerga nella realt\u00e0.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Ma, al contempo, presenza che non viene risolta nel \u201cper noi\u201d delle loro intenzioni: pane e vino sono oggettivamente agiti al di l\u00e0 della mia inferenza mentale. Essi non sono \u201csegni\u201d, meri portatori di un significato la cui sussistenza sta solo nell\u2019intelletto di chi li legge: essi sono cose reali su cui e con cui realmente si fa qualcosa nella loro concretezza materiale; ci sono azioni storicamente compiute sulla cui oggettivit\u00e0 non si pu\u00f2 discutere. Su quel pane e su quel vino si sono fatte quelle quattro azioni e quindi essi \u2013 per una constatazione fenomenologica (dunque ontologica!) &#8211; non sono pi\u00f9 il pane e il vino di prima. <\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: Calibri, serif\">Questa, in sintesi, la tesi proposta dal saggio \u201cHoc facite. Studio teologico-fondamentale sulla presenza eucaristica di Cristo\u201d per ridare spazio, <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>nella cultura di oggi e con i suoi accessi epistemologici alle cose<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">, all\u2019istanza cattolica della \u201crealt\u00e0\u201d della presenza eucaristica di Cristo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><em>(fine -3)<\/em><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><sup><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u0002<\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><span style=\"font-size: small\"> Pane e vino secondo il sistema tomista non sono ultimamente pi\u00f9 rilevanti dopo la consacrazione. Di loro restano solo gli accidenti: segni indicatori inadeguati di una sostanza sempre eccedente che non li sorregge. Paradossalmente, che nella messa si usi pane e vino non importa se non per il motivo <\/span><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>de iure<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><span style=\"font-size: small\"> che Cristo li ha scelti: il fatto della presenza non attiene intrinsecamente per nulla a ci\u00f2 che riguarda pane e vino come tali (venire dalla terra e dal lavoro umano; essere mangiati e bevuti nella condivisione). <\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con questo testo si conclude la &#8220;autopresentazione&#8221; che Zeno Carra ha proposto non tanto del suo volume, quanto di un &#8220;filo rosso&#8221; che lo attraversa tutto e che ci propone una questione decisiva. 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