{"id":12813,"date":"2018-04-13T17:17:16","date_gmt":"2018-04-13T15:17:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12813"},"modified":"2018-04-13T17:22:06","modified_gmt":"2018-04-13T15:22:06","slug":"nuova-teologia-eucaristica-19-hoc-facite-sintesi-dellautore-di-zeno-carra-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-19-hoc-facite-sintesi-dellautore-di-zeno-carra-2\/","title":{"rendered":"Nuova teologia eucaristica (\/19): Hoc facite: Sintesi dell&#8217;Autore (di Zeno Carra \/2)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Hocfacite.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-12809\" alt=\"Hocfacite\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Hocfacite.jpg\" width=\"200\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Hoc facite. Studio teologico-fondamentale sulla presenza eucaristica di Cristo<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Sintesi dell\u2019 Autore (\/2)<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">di Zeno Carra<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\">\u00a0<span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>Sul finire della prima parte di questo saggio si \u00e8 rilevata una parzialit\u00e0 interna al sistema tomista sull\u2019eucaristia quanto alla sua collocazione nell\u2019ambito del reale. Di seguito si procede al mostrare il secondo livello della sua inadeguatezza, per la sua ricezione nel mutato orizzonte culturale del secolo XX.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: Calibri, serif\"><b>2.<\/b><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> \u00c8 proprio su questo punto che si articola il secondo livello di risposta alla nostra domanda: perch\u00e9 il sistema tomista non reggerebbe pi\u00f9 l\u2019istanza centrale di \u201crealt\u00e0\u201d del fatto eucaristico?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Gi\u00e0 al primo livello (vedasi sopra) la soluzione dell\u2019Aquinate, pur permettendo di uscire da un vicolo cieco, opera alcune notevoli riduzioni sull\u2019evento eucaristia nella sua complessit\u00e0<\/span><sup><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Calibri, serif\">: essa resta tuttavia collocata in un sistema culturale nel quale la sua <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">c<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">ostruzione filosofica regge. Mi spiego: per un uomo medievale il livello di \u201csostanza\u201d di una cosa \u00e8 il fondamento effettivo e reale di essa. La sostanza dell\u2019ente, per quanto divaricata al massimo dalle sue determinazioni contingenti, storiche, resta inclusa in quell\u2019alveo delle cose che definiamo \u201crealt\u00e0\u201d. Collocare la presenza di Cristo a livello della sostanza metafisica degli enti assicura che tale presenza sia \u201creale\u201d in quanto la sostanza \u00e8 dato di realt\u00e0, \u00e8 il livello fondante della realt\u00e0 di un ente. La metafisica aristotelica vuole descrivere non ci\u00f2 che sta altrove rispetto al \u201cfisico\u201d ma il livello pi\u00f9 vero, pi\u00f9 stabile di questo mondo esperibile.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Questa visione delle cose, che funziona nel XIII secolo, viene progressivamente mutata e non \u00e8 pi\u00f9 tale dopo la svolta epistemologica che, con approssimazione di volgata, indichiamo in Cartesio.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">L\u2019uomo dell\u2019epoca moderna divide l\u2019essere in \u201c<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>res extensa<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">\u201d e \u201c<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>res cogitans<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">\u201d, raccogliendo sotto la prima definizione il mondo fisico, esperibile, sensibile \u2026, e, sotto la seconda, l\u2019ambito dei concetti metafisici. La \u201csostanza\u201d passa dall\u2019essere il fondamento del reale ad essere un puro concetto di ragione, in quanto gli enti metafisici diventano enti di ragione. Il senso comune di un uomo contemporaneo acuisce questa divisione dicendo \u201cconcreto\u201d \/ \u201castratto\u201d. Le determinazioni della metafisica passano negli enti astratti di cui ci serviamo per interpretare il reale, ma che sono collocati nel nostro mondo mentale, ideale.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Che esito ha questo per una dottrina eucaristica costruita sulla metafisica aristotelica dell\u2019ente? \u00c8 facilmente intuibile: il livello prima centrale (la sostanza) viene percepito come realt\u00e0 astratta; il livello prima secondario (gli accidenti nella loro datit\u00e0 percepibile) emerge al centro dell\u2019essere (la realt\u00e0 come concretezza esperibile): le strutture culturali su cui si reggeva il tomista sono capovolte.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Un\u2019interessantissimo momento sintomatico di questa recezione di Tommaso che vuole mantenere la sistematica tomista (in quanto autorevolmente sancita dal Concilio di Trento), ma che la stravolge senza accorgersene, \u00e8 il dibattito che ebbe luogo tra Filippo Selvaggi e Carlo Colombo a proposito della collocazione epistemologica della presenza eucaristica (1949-1960). Entrambi assumono il dettato di Tommaso e lo collocano nel nuovo orizzonte del XX secolo. Il primo per assicurare la \u201crealt\u00e0\u201d al fatto eucaristico non esita a tradurre le categorie tomiste nel linguaggio della fisica atomica di quegli anni, adagiando la distinzione sostanza-accidenti sulla distinzione (nel modello atomico di Bohr) tra nucleo dell\u2019atomo e sua corona di elettroni! Al di l\u00e0 del tentativo un poco grottesco, ci\u00f2 che colpisce \u00e8 l\u2019istanza da salvaguardare: se per l\u2019uomo moderno la realt\u00e0 \u00e8 il piano \u201cfisico\u201d delle cose, la presenza eucaristica non pu\u00f2 collocarsi \u201caltrove\u201d. La posizione di Colombo avr\u00e0 la meglio nella recezione teologica successiva: il sistema ontologico di Tommaso va recepito in senso squisitamente \u201cmetafisico\u201d: un conto \u00e8 il piano della realt\u00e0 fisica, soggetta all\u2019osservazione empirica, ed un conto \u00e8 la presenza di Cristo: essa va intesa metafisicamente. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Questa seconda linea di recezione, che andr\u00e0 per la maggiore, espone il dogma all\u2019esito inevitabile gi\u00e0 rilevato: se la presenza eucaristica di Cristo \u00e8 un fatto metafisico, essa, in ultima analisi, diviene un dato astratto!<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Che questa sia la pericolosissima strada che abbiamo imboccato lo mostrano molti sintomi della nostra prassi eucaristica:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">la fatica di \u201cspiegare\u201d ai fanciulli (e non solo) il dogma della presenza reale, barcamenandosi tra complicate dissertazioni con cui rendere accessibile e non irrilevante la metafisica dell\u2019ente, da un lato, e semplificazioni eccessive dall\u2019altro (\u201ctu vedi una cosa, ma in realt\u00e0 \u00e8 Ges\u00f9: devi crederci\u201d) nelle quali chiediamo all\u2019uomo del XXI secolo di abdicare alle proprie strutture gnoseologiche per vivere da credente!<\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">L\u2019insistenza sull\u2019accesso mentale-intellettivo (talvolta con rivestimento emotivo) alla celebrazione eucaristica: ci\u00f2 che conta dell\u2019andare a messa alla domenica \u00e8 \u201cportarsi via un bel messaggio\u201d. E l\u2019abitudine ad una prassi celebrativa a ci\u00f2 coerente: didascalizzazioni continue che interrompono il rito (l\u2019importante \u00e8 capirlo, non farlo!); predilezione per uno stile verboso da conferenza (le sezioni cantate sono solo di contorno, di abbellimento); conseguente disposizione dello spazio sacro: palco e platea. Per poi stupirci e dolerci se centinaia di fedeli che il \u201cmessaggio\u201d ormai l\u2019hanno \u201ccapito\u201d non vengano pi\u00f9 a messa, ma preferiscano coltivare questo \u201cmessaggio\u201d, e le emozioni annesse, nel privato delle loro pratiche. <\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Sul versante opposto, lo svilupparsi di pratiche devote che, per salvaguardare l\u2019istanza di realt\u00e0 dell\u2019eucaristia, ossia recuperarne l\u2019incidenza \u201cfisico-concreta\u201d al di l\u00e0 del mero intellettualismo del \u201cmessaggio\u201d, ripescano atteggiamenti del fisicismo altomedievale che identificano <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>tout court<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> l\u2019ostia consacrata con \u201cGes\u00f9\u201d (toccarla, baciarla, passarsela di mano in mano, etc.) <\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Tutto questo denuncia chiaramente che l\u2019utilizzo nella contemporaneit\u00e0 del sistema tomista non custodisce pi\u00f9 la ricchezza del fatto eucaristia nelle sue istanze, prima fra tutte l\u2019istanza di realt\u00e0. L\u2019uomo sta alla realt\u00e0 delle cose in un certo modo: la teologia di Tommaso non offre pi\u00f9 a <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>quest<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">\u2019uomo un discorso teologico che connetta, nello snodo irrinunciabile che \u00e8 l\u2019eucaristia, la presenza di Cristo alla sua realt\u00e0, quale egli la accede. Questo ci pone di fronte un\u2019alternativa: cambiare la testa dell\u2019uomo contemporaneo o ripensare la teologia eucaristica su altre costruzioni filosofiche.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Sapendo di peccare di ingenerosit\u00e0 e di approssimazione, indicherei la prima opzione come propugnata da coloro che denunziano il mondo contemporaneo come strutturalmente errato. Il mondo, l\u2019uomo, le cose, vanno riportate al giusto modo di intendersi. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Mi sembra pi\u00f9 attuabile (e forse pi\u00f9 conforme allo sguardo benedicente del cattolico sulla realt\u00e0?) la seconda via: chiedere alla teologia di ripensarsi per ritrovare istanze che sta rischiando di perdere.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Il secolo ventesimo si \u00e8 caratterizzato in tal senso su vari fronti: diverse aree del pensiero credente hanno tentato, anche indipendentemente le une dalle altre, di ripensare l\u2019impianto teologico classico<\/span><sup><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Calibri, serif\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Sinteticamente queste aree teologiche e i loro apporti sono:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">il Movimento Liturgico: esso ha riportato in primo piano il fatto della celebrazione, come struttura coerente e coesa di azioni che la chiesa pone in atto: non mera cerimonia che incornicia un nucleo essenziale di natura altra dal rito. Tra i meriti della riflessione in questo campo c\u2019\u00e8 l\u2019aver rilevato che antropologicamente la pratica concreta, storica, del rito plasma la spiritualit\u00e0 interiore dell\u2019uomo. Non \u00e8 dunque valida solo la direzione dal pensiero (inferenza sull\u2019essere) alla pratica, ma per la liturgia vale il contrario: ci\u00f2 che l\u2019uomo fa muta ci\u00f2 che l\u2019uomo pensa e sente. In questo modo si \u00e8 rimessa in primo piano l\u2019azione storica dell\u2019uomo. Forse il limite degli apporti del movimento liturgico sta nel non aver incrociato significativamente la speculazione della teologia dogmatica di ambito sacramentario: liturgia e dogmatica sono rimaste due discipline contigue ma non del tutto comunicanti nelle loro strutture.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Il dialogo ecumenico: il confronto pacificato tra le diverse dogmatiche confessionali sul tema della presenza eucaristica ha portato a passi di reciproco riconoscimento: le chiese e confessioni cristiane hanno mutuato l\u2019una dall\u2019altra le istanze custodite dalle tradizioni diverse. Il recupero, per la teologia cattolica, dell\u2019interesse protestante alla forma antropologica della cena in cui l\u2019eucaristia \u00e8 sorta, ha contribuito ad un risultato parallelo a quello del movimento liturgico: ci\u00f2 che accade sul piano sacramentale \u00e8 determinato essenzialmente dalle <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>azioni<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> del \u201ccontesto\u201d di una cena in cui esso accade. Il rischio nell\u2019assunzione di apporti dalla teologia riformata sta per\u00f2 nel mutuare, senza accorgersene, un\u2019istanza protestante inaccettabile per la dogmatica cattolica: fare della cena di Ges\u00f9 con i suoi la forma dell\u2019eucaristia significa dare per presupposto che si riproponga <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>quella<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> dinamica dei fatti, per la quale il Signore \u00e8 presente a noi, non per via sacramentale, <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>prima e a prescindere da<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">ll\u2019istituzione del sacramento. Tutti i tentativi teologici in tal senso sottolineano infatti la presenza del Signore alla sua chiesa come requisito necessario per comprendere l\u2019eucaristia. Se ci\u00f2 in parte \u00e8 legittimo, in parte \u00e8 anche rischioso: si richiede come presupposto quel fatto che il sacramento \u2013 secondo il dogma cattolico \u2013 pretende di produrre: la presenzializzazione del Signore. Si ha qui l\u2019assunzione acritica di una struttura mentale protestante che non accetta che i sacramenti, azioni storiche dell\u2019uomo (\u201copere\u201d), siano effettivamente mediazioni di grazia. Essi possono esserne espressione, manifestazione, occasione, ma non <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>mediazione<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">. L\u2019impianto tomista, pur nei limiti rilevati, custodiva invece l\u2019istanza della mediazione: non \u00e8 la presenza del Sig<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">n<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">ore (gi\u00e0 data a monte) a produrre la sua presenzializzazione sacramentale, ma la <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>virtus<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> che dal Signore \u00e8 stata conferita una volta per sempre alle parole della consacrazione e che ha affidato all\u2019azione di cui la chiesa \u00e8 soggetto. Per Tommaso veramente un\u2019azione storica, umana, \u00e8 attuazione efficace di grazia: fare quel piccolo segmento di rito, unico rimasto rilevante nel suo sistema, \u00e8 porre in atto la presenza sacramentale del Signore. \u00c8 vera mediazione ecclesiale (S. Th. III, q. 78, a. 4).<\/span><\/p>\n<\/li>\n<li><span style=\"font-family: Calibri, serif\">Un ultimo ambito della riflessione teologica del \u2018900 \u00e8 la speculazione dogmatica proprio in materia di presenza eucaristica. Si tratta di quei tentativi che la volgata teologica ha trasmesso nelle sigle riduttive di <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>transignificazione<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> e <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>transfinalizzazione<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">: sigle che hanno rilevato solo le loro parzialit\u00e0 senza ricordarne gli apporti fecondi. Tra questi merita di essere rilevato il tentativo di rifondare la <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">c<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">ostruzione filosofica del sistema eucaristico: al posto della metafisica aristotelico-tomista (di cui abbiamo rilevato i limiti nella trasposizione all\u2019epoca moderna) propongono un approccio fenomenologico. L\u2019apporto interessantissimo, che converge nella medesima direzione dei due sottolineati prima, sta nell\u2019indicare che l\u2019essere di una cosa non \u00e8 metafisicamente <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>contenuto in<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> essa (sistema sostanza-accidenti), ma che una cosa \u00e8 se stessa per la rete di relazioni che <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>dall\u2019esterno<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> di essa la costituiscono tale. La cosa \u00e8 ci\u00f2 che di essa si fa, \u00e8 il come essa si riceve dalle azioni che sono agite su di lei e la fanno sorgere. L\u2019applicazione al pane e vino consacrati \u00e8 presto fatta: essi sono corpo e sangue di Cristo in virt\u00f9 della rete relazionale complessa di azioni e intenzioni che su di essi \u00e8 agita. Questa proposta non mira \u2013 come sostenevano i suoi detrattori \u2013 a privare di portata ontologica la presenza eucaristica di Cristo, apportando \u201csolo\u201d marginali considerazioni fenomenologiche: essa mira a raccogliere la nuova prospettiva ontologica con cui la cultura attuale coglie l\u2019essere delle cose e ad iscrivere in essa il fatto dell\u2019eucaristia. La fenomenologia non si pone accanto alla vecchia metafisica aristotelica dell\u2019ente, ma pretende di sostituirla nella sua portata ontologica. Il rischio delle proposte teologiche di quest\u2019ambito \u00e8 stato quello di evidenziare unilateralmente <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>una sola <\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">linea del fascio di relazioni esterne all\u2019ente che lo costituisce come tale, quella <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>conoscitiva<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> uomo <\/span><span style=\"font-family: Wingdings, serif\">\uf0e0<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> ente: \u201cLa tal cosa \u00e8 tale <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>per il fatto che io la conosco<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> come tale\u201d. Applicato all\u2019eucaristia ci\u00f2 rischiava di far scivolare la presenza di Cristo nella soggettivit\u00e0 del mio rapporto inferenziale con pane e vino consacrati. L\u2019insistenza unilaterale su questa dimensione ha portato ha privilegiare la categoria di \u201csegno\u201d (da cui la sigla \u201ctransignificazione\u201d), impostando la questione in modo troppo parziale: \u201cpane e vino sono corpo e sangue di Cristo in quanto ne sono <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>segno<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"> per me\/per noi\u201d. Paolo VI intervenne contro questa riduzione nell\u2019enciclica <\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>Mysterium Fidei<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif\">. La denunci\u00f2 come inadeguata. Ma non incoraggi\u00f2 gli apporti pi\u00f9 prettamente ontologici di queste proposte, contribuendo cos\u00ec a renderli irrilevanti nell\u2019apporto del pensiero teologico.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: Calibri, serif\">Se questi ultimi tentativi fossero stati accompagnati a superare le loro parzialit\u00e0 e a mettere in gioco tutta la forza della loro proposta fenomenologico-ontologica, forse dogmatica e liturgia avrebbero potuto incontrarsi in una sistematica nuova. Ma cos\u00ec non fu.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<em><span style=\"font-family: Calibri, serif\">(continua &#8211; 2)<\/span><\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><sup><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u0002<\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><span style=\"font-size: small\"> Per un quadro pi\u00f9 completo di tali riduzioni si veda la sintesi operata dal prof. A. Grillo su questo medesimo sito internet: <\/span><\/span><span style=\"color: #0000ff\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-13-hoc-facite-il-modello-classico-di-presenza-eucaristica-zeno-carra2\/\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><span style=\"font-size: small\">http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-13-hoc-facite-il-modello-classico-di-presenza-eucaristica-zeno-carra2\/<\/span><\/span><\/a><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><sup><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u0002<\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><span style=\"font-size: small\"> Si veda anche la recensione del prof. A. Grillo: <\/span><\/span><span style=\"color: #0000ff\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-14-hoc-facite-verso-un-nuovo-modello-di-presenza-eucaristica-nel-xx-secolo-zeno-carra3\/\"><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><span style=\"font-size: small\">http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-14-hoc-facite-verso-un-nuovo-modello-di-presenza-eucaristica-nel-xx-secolo-zeno-carra3\/<\/span><\/span><\/a><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hoc facite. 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