{"id":12790,"date":"2018-04-07T01:15:58","date_gmt":"2018-04-06T23:15:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12790"},"modified":"2018-04-07T01:15:58","modified_gmt":"2018-04-06T23:15:58","slug":"nuova-teologia-eucaristica-16-hoc-facite-linee-sistematiche-del-nuovo-modello-zeno-carra-4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-16-hoc-facite-linee-sistematiche-del-nuovo-modello-zeno-carra-4\/","title":{"rendered":"Nuova teologia eucaristica (\/16): Hoc facite: linee sistematiche del nuovo modello (Zeno Carra \/4)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/zeno01.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12692\" alt=\"zeno01\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/zeno01-223x300.jpg\" width=\"223\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/zeno01-223x300.jpg 223w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/zeno01.jpg 714w\" sizes=\"(max-width: 223px) 100vw, 223px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Dopo aver percorso i primi due capitoli del testo nei post precedenti, procedo ora, esaminando il III capitolo (pp.217-265), con una sintetica presentazione delle conseguenze sistematiche di questa ampia lettura. Esse riguardano anzitutto il mutamento di modello (a livello teologico-fondamentale) e poi anche una nuova visione dei &#8220;nodi&#8221; fondamentali della dottrina eucaristica.<\/p>\n<p><em>a) Quanto al modello (teologia fondamentale)<\/em><\/p>\n<p>Sul piano di una comprensione generale della rivelazione e della fede, il passaggio dal modello &#8220;tommasiano-tridentino&#8221; a quello del XX secolo implica tre passaggi assai fecondi:<\/p>\n<p>&#8211; l&#8217;analisi del mutamento di modello, con i suoi &#8220;nodi&#8221; e gli assi che li raccordano (Cristo, uomo, Chiesa, rito e oggetti coinvolti nel rito), permette una valutazione &#8220;sincronica&#8221; e &#8220;diacronica&#8221; assai fruttuosa, sia in termini di sviluppo della dottrina, sia in termini di rapporto tra dogma ed eresia;<\/p>\n<p>&#8211; vediamo cos\u00ec contestata una immagine, abbastanza consueta, che interpreta lo sviluppo della dottrina in questi termini: &#8220;la verit\u00e0 che muove la storia si colloca nel contenuto noetico celato sotto le formulazioni verbali dei discorsi teologici&#8221; (222). Invece occorre riconoscere che &#8220;il reale tutto, nelle sue varie funzioni (parola, pensiero, prassi) \u00e8 il luogo di inserzione della verit\u00e0 di Dio a noi (non quindi una sua sola parte, cio\u00e8 il pensiero astratto)&#8221; 224.<\/p>\n<p>&#8211; Di qui deriva una pi\u00f9 adeguata comprensione dei dogmi, i quali &#8220;non sono il contenitore di un pensiero vero e assoluto, la polla sorgiva della verit\u00e0 noetica dentro la storia. Essi sono lo sforzo di risposta operato dalla vita credente della chiesa ai moti di deformazione storia delle forme della fede&#8221; (226).<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 ha conseguenze importantissime sul modo di concepire il rapporto con la verit\u00e0: &#8220;&#8221;il vero non va pensato come l&#8217;inferenza intellettuale adeguata all&#8217;oggetto, ma come l&#8217;armonica collocazione del soggetto nei suoi rapporti col reale&#8221; (230). Dunque il vero sta &#8220;nelle <em>forme<\/em> del reale&#8221;, e, in ultima analisi, in una assunzione dello statuto cristologico della verit\u00e0 (230-231). Ci\u00f2 ha evidentemente ricadute assai feconde sulla &#8220;dottrina eucaristica&#8221;.<\/p>\n<p><em>b) Quanto alla dottrina eucaristica (teologia dogmatico-sacramentaria)<\/em><\/p>\n<p>Il percorso compiuto fino a qui ha dimostrano la necessit\u00e0 di &#8220;nuovo modello&#8221; di teologia eucaristica. E ci\u00f2 per due motivi:<\/p>\n<p>&#8211; il modello classico, elaborato tra medioevo e et\u00e0 moderna, ha in s\u00e9 numerosi squilibri poich\u00e9 &#8220;relega in secondo piano elementi centrali della tradizione quanto al fatto eucaristico&#8221; (233). Quindi Carra cos\u00ec precisa il proprio pensiero: sono &#8220;squilibri nati dal fatto di essersi concentrati su alcuni problemi assurti a centrali nel cambio epocale dal mondo antico al medioevo, e di aver lasciato alla sola tutela del principio di autorit\u00e0 quelle componenti che rimanevano fuori dalla sistematizzazione. Si pensi alla comunione dei fedeli: il modello la rende seconda e secondaria a livello teorizzato; registra una effettiva prassi di marginalizzazione di essa nella vita della chiesa; ricorre al livello della parenesi autorevole per tentare di mantenerla in vita&#8221; (233).<\/p>\n<p>&#8211; lo spostamento del modello classico in un &#8220;mondo nuovo&#8221; come quello del XX secolo esige una nuova profonda calibratura &#8220;per ridare pertinenza sul reale al dato di fede eucaristico&#8221; (233). Ci\u00f2 non pu\u00f2 essere garantito da &#8220;ritocchi su parti del modello: operare su alcuni suoi nodi significa muoverlo strutturalmente nella sua interezza&#8221; (234).<\/p>\n<p>Di qui emergono i &#8220;lineamenti&#8221; di un nuovo modello, che vengono esposti secondo la scansione: Cristo, sacramento, ontologia.<\/p>\n<p>a) <em>Il presenziato (il Cristo) (234-241)<\/em><\/p>\n<p>&#8211; \u00e8 presente non il &#8220;corpo storico che \u00e8 risorto&#8221;, ma &#8220;il crocifisso risorto&#8221;. La Pasqua non \u00e8 un accidente della presenza reale;<\/p>\n<p>&#8211; \u00e8 presente la promessa del corpo umano, come &#8220;compimento della sua natura relazionale&#8221;;<\/p>\n<p>&#8211; presenza corporea e presenza personale sono &#8220;corpo pasquale&#8221;, senza contraddizione. Il luogo storico di questa corporeit\u00e0 come &#8220;piena relazionalit\u00e0&#8221;\u00a0 deve essere connaturato ad esso: &#8220;non quindi lo spazio statico dell&#8217;ente ma il processo dinamico di una struttura di connessioni relazionali: una\u00a0<em>forma<\/em>&#8221; (237);<\/p>\n<p>&#8211; il compimento dell&#8217;in-s\u00e9 di Cristo nella morte-resurrezione \u00e8 anticipato nella forma rituale della cena, che \u00e8 costituita dalla sequenza: prese, benedisse\/rese grazie, spezz\u00f2, diede. Questa forma rituale \u00e8 &#8220;<em>forma crucis<\/em> e <em>forma Christi<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>&#8211; &#8220;Indicare il luogo della presenza sacramentale in una\u00a0<em>forma<\/em> relazionale diacronica, rispetto ad un\u00a0<em>ente<\/em> spazialmente considerato, non \u00e8 affatto sminuire o indebolire la presenza reale, ma fondarla sulla condizione gloriosa e compiuta del suo Presenziato&#8221; (241)<\/p>\n<p>b) <em>Il sacramento (il signum) (241-248)<\/em><\/p>\n<p>&#8211; &#8220;Il sacramento dunque non ha la sua realizzazione in ci\u00f2 che accade di un ente spazialmente considerato nella sua\u00a0<em>inseit\u00e0<\/em>, attorno al quale si disegnerebbe secondariamente e consequenzialmente una forma rituale. Il fatto del sacramento sta proprio nella\u00a0<em>forma rituale agita<\/em>, all&#8217;interno della quale anche gli\u00a0<em>enti<\/em> (siamo nella storia e quindi possiamo considerarli ancora cos\u00ec) pane e vino sono ineludibilmente collocati&#8221; (241-242);<\/p>\n<p>&#8211; La forma del sacramento non \u00e8 la cena <em>tout-court<\/em>, ma &#8220;quel processo in quattro azioni che connette..colui che presiede, pane e vino, discepoli&#8221; (242);<\/p>\n<p>&#8211; Questo significa &#8220;indicare nella azione liturgica, che per l&#8217;eucaristia si ha nell&#8217;<em>azione di tale forma<\/em>, il livello essenziale del sacramento. Non la sua cornice cerimoniale.&#8221; (243) E&#8217; l&#8217;intero processo rituale ad essere riconosciuto come essenziale.\u00a0Ci\u00f2 comporta, a livello dogmatico, &#8220;il deciso superamento della distinzione classica tra sacramento e uso&#8221; (243).<\/p>\n<p>&#8211; &#8220;Il modello classico si fonda sul pensiero spazializzante ontico greco e per questo non esita a rinchiudere il fatto eucaristico sulla relazione di predicazione logico-performativa tra il pronome\u00a0<em>hoc<\/em>, il riferimento al pane\u00a0<em>in s\u00e9<\/em>, ed il predicato <i>corpus meum<\/i>, il tutto attraverso la copula\u00a0<em>est<\/em> (e lo stesso per il vino). Ma uno sguardo fenomenologico ci mostra come questa sia un&#8217;astrazione filosofica che fa una certa violenza al testo. I pronomi dimostrativi (<em>hoc-hic<\/em>) sono riferiti ad un pane e ad un vino\u00a0<em>agiti<\/em>, non ad un pane e vino\u00a0<em>in s\u00e9<\/em>.&#8221; (245)<\/p>\n<p>&#8211; &#8220;Il modello della transustanziazione impedisce alla\u00a0<em>ratio sacramenti<\/em> di avere in s\u00e9 la tensione escatologica: se transustanziati pane e vino consacrati\u00a0<em>non possono assolutamente <\/em>essere l&#8217;anticipo storico dell&#8217;irruzione progressiva dell&#8217;eskaton: essi non sono pi\u00f9 se stessi e quindi ci\u00f2 che avviene di loro non ha nulla a che fare con il destino finale del creato, in cui tutto sar\u00e0 compiuto in pienezza e non transustanziato! Il modello che andiamo abbozzando permette invece l&#8217;istanza escatologica: la presenza del Risorto emerge alla storia nella connessione formale-relazionale\u00a0<em>tra<\/em> gli elementi. Questi dunque non perdono se stessi ma si compiono nella loro relazionalit\u00e0 a tutto il resto, proprio in quanto assunti nella posizione della forma sacramentale&#8221; (247).<\/p>\n<p>c) <em>L&#8217;ontologia (la res) (248-257)<\/em><\/p>\n<p>Occorre ancora chiedersi, per\u00f2, se l&#8217;avverbio\u00a0<em>substantialiter<\/em>, che ha contraddistinto la tradizione eucaristica degli ultimi 500 anni, possa essere ridotto soltanto a questa interpretazione negativa &#8211; diremmo non occasionalistica della eucaristia &#8211; e privato di &#8220;contenuto positivo&#8221;. Per rispondere a questa obiezione, ed elaborare una &#8220;ontologia eucaristica&#8221;, occorre per Carra procedere su diversi piani:<\/p>\n<p>&#8211; &#8220;La domanda va dunque posta stando dentro al modello che la riflessione teologica consegna. Cosa ne \u00e8 di\u00a0<em>questo<\/em> pane e\u00a0<em>questo<\/em> vino\u00a0<em>liturgicamente agiti<\/em>?&#8221; (249);<\/p>\n<p>&#8211; Ma se l&#8217;accesso a Cristo risorto \u00e8 dato &#8220;in una\u00a0<em>forma relazionale dinamica<\/em>, anzich\u00e9 in una\u00a0<em>inseit\u00e0 ontica sostanziale<\/em>, allora i punti di connessione della forma, gli elementi in essa coinvolti, sui quali essa distende il suo insieme processuale, organico e coeso di vettori connettivi, sono tutti intrinseci alla forma stessa&#8230;La forma si compie nella manducazione sacramentale, perch\u00e9 essa ne \u00e8 parte strutturale&#8230; La manducazione \u00e8 essenziale al sacramento e quindi alla presenza&#8221; (251).<\/p>\n<p>&#8211; &#8220;Anche la chiesa, nel suo rapporto con l&#8217;eucaristia, \u00e8 a pieno titolo\u00a0<em>corpus Christi<\/em>: poich\u00e9 essa \u00e8 parte intrinseca della forma sacramentale della Sua presenzializzazione. La comunione dei fedeli all&#8217;unico pane preso, eucaristizzato, fratto e dato \u00e8 partecipe della forma presenzializzante. E quindi l&#8217;elemento credenti-chiesa, che tale vettore della forma connette, \u00e8 parte dell&#8217;unica presenza corporea del Cristo pasquale&#8221; (251-252).<\/p>\n<p>Di <em>qui<\/em> deriva, ultimamente, anche una acuta rilettura di SC 7 sulla presenza di Cristo: &#8220;Non dunque vari\u00a0<em>modi<\/em> giustapposti (e non ulteriormente teorizzabili) della presenza reale di Cristo (<em>modo<\/em> eucaristico,\u00a0<em>modo<\/em> ecclesiale,\u00a0<em>modo\u00a0<\/em>di colui che presiede&#8230;), ma diversi <em>poli<\/em> intrinseci all&#8217;unica <em>forma organica<\/em> di presentificazione\u00a0<em>reale, corporea e non occasionale<\/em> (quindi &#8220;sostanziale&#8221;) dello stesso Cristo crocifisso risorto&#8221; (252)<\/p>\n<p><em>Con questa ultima parte si conclude la recensione del testo di Zeno Carra. L&#8217;autore, dietro mia richiesta, ha scritto un testo di presentazione sintetica del suo pensiero, che proporr\u00f2 in questa stessa rubrica, in diversi post, nei prossimi giorni, come arricchimento al dibattito sulla &#8220;nuova teologia eucaristica&#8221;.<\/em><\/p>\n<address><em>\u00a0<\/em>(4 &#8211; fine)<\/address>\n<address>\u00a0<\/address>\n<address>\u00a0<\/address>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo aver percorso i primi due capitoli del testo nei post precedenti, procedo ora, esaminando il III capitolo (pp.217-265), con una sintetica presentazione delle conseguenze sistematiche di questa ampia lettura. 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