{"id":12780,"date":"2018-04-04T09:07:06","date_gmt":"2018-04-04T07:07:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12780"},"modified":"2018-04-04T09:07:06","modified_gmt":"2018-04-04T07:07:06","slug":"su-amoris-laetitia-recensione-di-una-recensione-g-meiattini-replica-a-m-gallo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/su-amoris-laetitia-recensione-di-una-recensione-g-meiattini-replica-a-m-gallo\/","title":{"rendered":"Su &#8220;Amoris Laetitia&#8221;: recensione di una recensione. G. Meiattini replica a M. Gallo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/meiattiniAL.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-12735\" alt=\"meiattiniAL\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/meiattiniAL.jpg\" width=\"200\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><em>Alcuni giorni fa Marco Gallo, docente di teologia sacramentaria a Fossano, su questo blog, aveva presentato una accurata recensione del libro di G. Meiattini &#8220;Amoris Laetitia? I sacramenti ridotti a morale&#8221; (che si pu\u00f2 leggere <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-medicina-o-un-veleno-un-libro-su-amoris-laetitia-di-g-meiattini-recensione-di-marco-gallo\/\">qui<\/a>), nella quale offriva diversi spunti critici sulla impostazione del libro e sulle sue conclusioni. Ora Giulio Meiattini, anch&#8217;egli docente di teologia sacramentaria a S. Anselmo, risponde altrettanto puntualmente alle singole critiche, in una lunga replica, che pubblico qui di seguito. Mi sembra molto utile leggere attentamente questo scambio di prospettive e di critiche intorno al testo della Esortazione Apostolica. Per un serio lavoro accademico e pastorale la esposizione completa delle ragioni \u00e8 sempre qualificante, anche quando non concorde. Non ci si deve stupire del fatto che non si sia d&#8217;accordo. La profonda e accurata conoscenza delle &#8220;rationes&#8221; dell&#8217;avversario, se proposta con onest\u00e0 e rispetto, fa sempre bene al dibattito e alla coscienza ecclesiale. Senza mai escludere che la pienezza della verit\u00e0 non stia semplicemente nella ripetizione del gi\u00e0 noto e che la riformulazione della tradizione non si presenti, a prima vista, come confusione. D&#8217;altra parte, in questo scambio di critiche reciproche, vediamo bene la difficile arte della &#8220;collaborazione accademica&#8221;, che implica anche sempre dissenso e confutazione. Per questo suonava molto giusta quella battuta di un teologo milanese, che, presentando un altro teologo, anch&#8217;esso milanese, ebbe a dire: &#8220;Presento il tale&#8230;che \u00e8 mio collega e, CIONONOSTANTE, amico&#8221;.\u00a0 Nel delicato cerchio di questa &#8220;concordia discors&#8221; si inscrive anche questo scambio di testi.<\/em><\/p>\n<h3 align=\"center\"><b>Recensione di una recensione<\/b><\/h3>\n<p style=\"text-align: center\" align=\"justify\">\u00a0\u00a0di Giulio Meiattini<\/p>\n<p align=\"justify\">Ringrazio don Marco Gallo per la lunga recensione critica dedicata al mio libro in un post di alcuni giorni fa apparso su questo medesimo sito. Visto che l\u2019autore afferma di gradire un mio riscontro e il prof. Grillo si \u00e8 detto ben disposto ad ospitarmi sul suo blog auspicando anche lui una mia risposta, vengo volentieri incontro a questo desiderio. Se rispondo relativamente in ritardo (almeno secondo i ritmi incalzanti impostici dall\u2019informatica) \u00e8 perch\u00e9 ho preferito lasciar passare nella tranquillit\u00e0 i giorni della Settimana Santa e della S. Pasqua, ovvero riconoscere il primato della liturgia e dell\u2019Atto divino che in essa si consuma rispetto alla \u201cpratica\u201d inedita della vita (come la chiamerebbe don Gallo). Una scelta \u201cpratica\u201d che ritengo gi\u00e0 una sorta di risposta alla questione dei rapporti fra antropologia e teologia richiamata in alcune pagine del mio libro e ripresa da d. Marco.<\/p>\n<p align=\"justify\">In quanto segue ho cercato non tanto e non solo di \u201crispondere\u201d, quanto di precisare e, per cos\u00ec dire, di ripulire i contorni di quanto Gallo scrive. Questa nitidezza dei termini del problema, prima ancora delle risposte, \u00e8 essenziale in ogni confronto. Diciamo, perci\u00f2, che questo mio intervento si presenta come una specie di \u201crecensione della recensione\u201d, visto che recensire (da <i>re-censeo<\/i>) significa passare in rassegna esaminando.<\/p>\n<p>\u00a0<b>A) Difetti di analisi<\/b><\/p>\n<p>Noto che le riflessioni di Gallo (che ha la bont\u00e0 di ricordare di essere stato, anni fa, un mio studente) sembrano scritte per chi ha gi\u00e0 letto il libro, e soprattutto per chi lo ha letto con attenzione. Infatti, non sempre la presentazione dei contenuti viene compiuta in modo preciso. Porto alcuni esempi, che mi sembra rivelino una lettura un po\u2019 \u201crapida\u201d del mio testo.<\/p>\n<p>&#8211; Gallo ritiene che per me \u201cAL corrisponde ad un progetto di magistero inefficace del pontefice\u201d. In realt\u00e0, il libro \u00e8 stato scritto proprio perch\u00e9 questo progetto si sta rivelando \u201cefficace\u201d, anche se a mio avviso in un senso non proprio positivo, come si sar\u00e0 capito. Il papa che vuole avviare processi, come ho scritto nel volume, c\u2019\u00e8 riuscito. Se fosse stato inefficace mi sarei astenuto dal pubblicare questo libro. Capisco che forse Gallo voleva dire qualcos\u2019altro, comunque precisare non guasta.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0&#8211; Non corrisponde a realt\u00e0 scrivere che secondo il sottoscritto il <i>decalogo argentino<\/i>, che Francesco ha fatto proprio, \u201cmostrerebbe persino una forma gnostica della fede, in cui Dio pu\u00f2 chiedere anche di perseverare nel male\u201d. Questa osservazione la faccio non a proposito del decalogo argentino (al quale muovo altre critiche circostanziate che Gallo non enumera), ma commentando il n. 303 di AL, dove si dice che \u201cuna situazione obiettivamente non rispondente alla proposta generale (<i>mandatum<\/i>: nel testo latino) del vangelo (&#8230;) pu\u00f2 essere la donazione che Dio stesso <i>sta chiedendo<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0&#8211; Gallo scrive che per me la questione delle attenuanti non sarebbe \u201csolo una piccola concessione\u201d, ma ci porrebbero davanti (citazione di Seifert) \u201cal debole inizio di una valanga o al primo crollo provocato da una bomba atomica teologica, che minaccia di squarciale l\u2019intero edificio morale dei dieci comandamenti e dell\u2019insegnamento morale cattolico\u201d. Queste parole di Seifert che io riporto e che condivido, riguardano non il problema delle attenuanti, come scrive Gallo, ma precisamente la citazione di AL 303 appena riportata al punto precedente. Quel passo infatti, se preso come suona, mina alle fondamenta la morale cristiana. Andrebbe o riscritto o cancellato. Le critiche di J. Seifert a questo passaggio attendono, queste s\u00ec, delle risposte.<\/p>\n<p>&#8211; Non \u00e8 esatto affermare che nel mio libro \u201cogni relazione che si strutturi <i>fuori dalla forma canonica<\/i> sacramentale sia definita sempre un rapporto oggettivamente adulterino, intrinsece malum\u201d (le citazioni di rimando alle pp. del mio libro ivi riportate non corrispondono, fra l\u2019altro, a questa ricostruzione non vera del mio pensiero). Infatti, non ho mai detto n\u00e9 pensato che i non battezzati o non credenti che si sposano civilmente (fuori dalla forma canonica) siano in una condizione adulterina o di concubinato: un po\u2019 di teologia del matrimonio come istituto naturale dotato dal creatore di intrinseca dignit\u00e0 \u00e8 sufficiente a non cadere in questa ingenuit\u00e0. Il mio giudizio sul carattere adulterino di certe relazioni e situazioni, si limita e si restringe, nel contesto del libro, a chi, sposato sacramentalmente secondo la fede, viola il segno e l\u2019impegno della fedelt\u00e0 sacramentale. Questo \u00e8 il chiaro insegnamento del Nuovo Testamento e della tradizione.<\/p>\n<p>&#8211; Gallo mi rivolge la seguente domanda: \u201cDom Giulio, quando lei ascolta ci\u00f2 che si \u00e8 creato negli anni, magari dopo una colpevole o complessa rottura di fedelt\u00e0, con quale linguaggio dichiara alla coppia in nuova unione <i>che si tratta di un legame per sempre privo di grazia santificante<\/i> e lo liquida come adulterio, male, effetto di un incidente?\u201d. Se il recensore avesse letto con attenzione il mio libro, non mi avrebbe fatto la domanda in questi termini. In una recente intervista concessa a La Nuova Bussola Quotidiana, ho dichiarato: \u201cLa questione non \u00e8 solamente: queste persone vivono in peccato mortale e perci\u00f2, comunicandosi, commettono sacrilegio. Oppure il suo opposto: queste persone non sono in peccato mortale, a motivo delle attenuanti (come ipotizza AL), e allora possono accedere alla comunione. In ambedue i casi si eccede per zelo di accertamento della condizione morale del soggetto, in un ambito (quello della giustificazione personale) in cui non pu\u00f2 aversi la completa certezza. Ci\u00f2 che dunque impedisce, <i>in primo luogo<\/i>, ai separati o divorziati viventi in una nuova unione irregolare di partecipare pienamente all\u2019Eucaristia, \u00e8 la dimensione simbolica della loro vita, che contraddice la dimensione simbolica del sacramento\u201d. Come si pu\u00f2 vedere non sostengo che chiunque vive in situazioni irregolari sia <i>necessariamente<\/i> privo della grazia santificante. Anche se sicuramente essi contraddicono la sapienza creatrice e l\u2019insegnamento esplicito di Ges\u00f9, e perci\u00f2 non si trovano certo in una situazione rassicurante.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0&#8211; Il mio interlocutore avanza la domanda, mi sembra con un pizzico di ingenuit\u00e0: \u201cgiocare la pastorale e la sacramentaria-liturgia in antitesi \u00e8 davvero possibile?\u201d, come se io dessi adito a questa ipotesi. E\u2019 chiaro che non \u00e8 possibile! L\u2019intero libro \u00e8 un tentativo di riagganciare una pastorale a impronta puramente morale al liturgico-sacramentario. Perch\u00e9 la domanda Gallo non la rivolge ad AL, che imposta la pastorale e la disciplina per le unioni irregolari <i>ignorando<\/i> la logica profonda e concreta che scaturisce dal sacramento?<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0&#8211; Mi viene attribuita l\u2019affermazione che \u201cil sacramento (\u00e8) garantito solo dal processo canonico\u201d. Il rimando \u00e8 a p. 77, dove io per\u00f2 non dico nulla di simile, e accenno al processo canonico solo in obliquo e fugacemente, dilungandomi invece sul fatto che l\u2019auspicato discernimento in foro interno (sulle attenuanti, sulle circostanze singole, ecc.) non pu\u00f2 essere fatto seriamente avendo a che fare solo con uno dei due partners che si sono divisi e che si trovano in una nuova unione. Il metodo del processo pu\u00f2 essere di aiuto, per\u00f2, a capire che anche un semplice discernimento e accompagnamento personale, nei casi di cui si va\u2019 parlando, non pu\u00f2 che essere fatto sentendo anche l\u2019altra o le altre parti, cio\u00e8 rispettando un elementare principio di prudenza e obiettivit\u00e0 (e rilevo che di questo aspetto AL e i suoi commentatori pi\u00f9 entusiasti non dicono assolutamente nulla!).<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0&#8211; A proposito della possibilit\u00e0 di inserire anche un rito penitenziale pubblico, che completi il discernimento e l\u2019assoluzione in foro interno, Gallo dice: \u201cIl fatto che nessuna chiesa si sia ancora espressa in merito, tuttavia, rende la riflessione di Meiattini di grande stimolo per l\u2019approfondimento pastorale di questa dimensione, comunque non negata dall\u2019argomento di AL, <i>come invece sostiene l\u2019autore<\/i>\u201d. Secondo il mio recensore io sosterrei che AL \u201cnega\u201d la via penitenziale pubblica. Mi saprebbe dire dove io ho affermato questo? Io ho solo detto che AL non ne parla, e che propone solo la via del foro interno. Punto! Inoltre, il decalogo argentino, dichiarato categoricamente l\u2019unica interpretazione autentica, conferma la via del foro interno e non ne prevede altre. Ma poich\u00e9 \u201cl\u2019unica interpretazione possibile\u201d \u00e8 talmente poco unica in realt\u00e0 (come nel libro faccio osservare) che lascia entrare spifferi da tutte le parti, <i>sono stato io<\/i>, prima di Gallo, a scrivere (a p. 44) che non si pu\u00f2 escludere del tutto che qualche vescovo o conferenza episcopale possa anche inserire qualche modifica, compresa quella di una via penitenziale pubblica. Dunque io non sostengo che AL \u201cneghi\u201d questa possibilit\u00e0. E se una possibilit\u00e0 in tal senso si aprir\u00e0 sar\u00e0 \u201cnonostante\u201d AL e \u201cgrazie\u201d alla confusione ermeneutica moltiplicatasi nella disarmonia fra AL e decalogo argentino. Se questo \u00e8 magistero&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0Queste precisazione erano doverose \u2013 e se ne potrebbero aggiungere altre sulle quali sorvolo \u2013 per chiarire al lettore che \u201cse vuoi comprendere Caietano (Gallo) devi leggere prima Tommaso (Meiattini)\u201d \u2013 e S. Tommaso mi perdoner\u00e0 l\u2019indebito e irrispettoso accostamento della mia persona alla sua. Mentre Gallo mi scuser\u00e0 se lo rapporto a Caietano, che forse non gli sta simpatico!<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<b>B) Alcune puntualizzazioni critiche<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Un altro aspetto che ritengo poco produttivo nella recensione di Gallo \u00e8 la tendenza, che affiora qua e l\u00e0, a inserire talvolta affermazioni a modo di tesi, ma senza che esse siano poi sviluppate e dimostrate effettivamente. Oppure si fanno osservazioni che fanno un certo effetto, ma che se guardate pi\u00f9 da vicino perdono il loro smalto. Ne do, anche in questo caso, alcune esemplificazioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0&#8211; Leggo: \u201cNella intelligente rilettura critica (di Meiattini) di AL, emerge per\u00f2 una teologia sacramentaria tendenzialmente astorica, persino astratta, che pretende di decidere con la sua forma le storie, che cerca tutela dal diritto, non nella pratica\u201d. Certo, pu\u00f2 essere che io cada in questo astoricismo senza accorgermene (e allora la mia rilettura non sarebbe cos\u00ec intelligente!), ma andrebbe dimostrato, non solo asserito. Gallo dovrebbe spiegare perch\u00e9 partire, come cerco di fare, dalla celebrazione, con tutte le sue implicazioni (anche di diritto, perch\u00e9 no, del diritto con tutta la sua memoria \u201cpratica\u201d e <i>storica<\/i> di secoli di esperienza) sarebbe \u201castratto e astorico\u201d. L\u2019asserzione \u00e8 gratuita. Non a caso Gallo mai cita il capitolo V del mio libro, che \u00e8 interamente dedicato a ribadire la fondazione del vincolo non in una norma astratta o nella legge naturale, bens\u00ec nella fattualit\u00e0 concreta della celebrazione. Inoltre, non ho cercato in nessun modo la tutela del diritto (non sono un canonista, fra l\u2019altro), quanto del sacramento, che comporta evidentemente anche dei risvolti giuridici e canonici in seconda istanza (nel matrimonio \u00e8 evidente), e questo non \u201cpurtroppo\u201d, ma perch\u00e9 l\u2019umano assunto dal Verbo \u00e8 fatto anche di <i>jus<\/i>. Vorrei, insomma, che fosse tutelato il sacramento, affinch\u00e9 esso tuteli noi. Perch\u00e9 \u00e8 il sacramento che ci tutela, non \u201cla pratica\u201d cui accenna Gallo in fine di frase. La pratica (o prassi) da sola \u00e8 quanto di meno tutelante ci possa essere. Se il sacramento (o <i>l\u2019agire <\/i>sacramentale) \u00e8 culmine e fonte, la \u201cpratica\u201d della vita \u00e8 inclusa nel sacramento e nella sua concreta (non astratta) pratica liturgica e da essa garantita e orientata, non viceversa. Sono i sacramenti che salvano e trasformano la \u201cpratica\u201d, cio\u00e8 la vita, non la pratica che salva i sacramenti. E come dico ampiamente nel cap. V (criticando proprio l\u2019impostazione <i>giusnaturalistica<\/i> di AL sovraimposta al \u201cdiritto\u201d e alla teologia del sacramento), il sacramento \u00e8 sempre un fatto concreto, che si verifica in modo celebrativo.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0&#8211; Leggo ancora: \u201cLa scelta del foro interno (da parte di AL) come ambito del discernimento \u00e8 piuttosto da leggere come esclusione del foro esterno, cio\u00e8 dell\u2019ambito giudiziale, come via unica per la pastorale di queste situazioni\u201d. Ahim\u00e9! E come si pu\u00f2 confondere e identificare il foro esterno con la \u201cvia giudiziale\u201d? L\u2019espressione foro esterno \u00e8 certo di sapore giuridico, ma la sua semantica abituale e la sua portata concreta travalicano l\u2019aspetto meramente \u201cgiudiziale\u201d (se con giudiziale intendiamo processuale e canonistico) e indicano in senso ampio la dimensione pubblica e riconoscibile di atti e situazioni. In proposito, nel libro cito Kasper e Petr\u00e0 (pp. 80-83) e la loro perorazione a favore dell\u2019unit\u00e0 dei due fori, nella questione delle unioni irregolari, per motivi teologico-sacramentali ed ecclesiologici, non \u201cgiudiziali\u201d. Sottostanno anch\u2019essi alla critica di Gallo? E poi chi mai ha inteso affermare che <i>la via giudiziale<\/i> \u201csia unica via per la pastorale di queste situazioni\u201d? Io no di certo.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0&#8211; Gallo mi obietta che io seguirei \u201cl\u2019astratta dialettica tra interiore ed esteriore\u201d. Ancora una volta il panico dell\u2019astratto, che \u00e8 una sindrome epidemica tipica del nostro tempo. Se si fosse appreso una volta nella vita cosa intende Tommaso per processo di astrazione nella conoscenza, si starebbe ben attenti a disprezzare il termine \u201castratto\u201d. Ma a prescindere da questo quando mai il rapporto interiore-esteriore pu\u00f2 essere considerato astratto, se \u00e8 il modo stesso dell\u2019esistenza dell\u2019essere umano come <i>animal symbolicum<\/i>?<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<b>&#8211; <\/b>Gallo obietta a proposito della mia ricostruzione del conflitto interpretativo su AL: \u201cMeiattini sceglie di esporre le differenti reazioni a AL non in ordine cronologico (anzi) o per aree geografiche, ma quasi polarizzandole. Il panorama delle prese di posizione dei commentatori dell\u2019esortazione apostolica \u00e8 sorprendentemente offerto senza che si ricostruiscano i contesti delle prese di parola\u201d. Avrei dunque privilegiato la polarizzazione fra posizioni diverse, invece che tener conto dei contesti culturali (e cronologici!) che spiegherebbero meglio li diverse interpretazioni. Bene, prendiamo pure in esame i contesti geografici e culturali. Certo che se si mette a confronto Polonia-Argentina si pu\u00f2 dire davvero che il contesto culturale \u00e8 molto diverso. Ma c\u2019\u00e8 anche Polonia-Germania (confinanti), per non parlare poi della situazione italiana, tutt\u2019altro che univoca, e di quella canadese, pure. Non mi sembra che considerata per zone geografiche la diagnosi cambi molto. La spaccatura attraversa come una faglia pressoch\u00e9 tutte le latitudini. Anche all\u2019interno di una stessa diocesi o citt\u00e0. Vallini e Baldisseri, italiani e residenti a Roma, hanno dato in contemporanea due letture ben diverse; Mueller e Meisner, da una parte, e Kasper e Marx, dall\u2019altra, tutti e quattro tedeschi, sul tema non vanno per nulla d\u2019accordo. Allora di cosa parliamo? E un\u2019analisi di carattere \u201ccronologico\u201d cosa aggiungerebbe? Le differenze erano gi\u00e0 tutte simultaneamente presenti, in germe, nel concistoro in cui Kasper ha parlato sul tema prima del primo sinodo.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<b>C) Qualche risposta<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Dati questi presupposti, dai contorni un po\u2019 sfocati e che mi hanno obbligato a questi chiarimenti, si capisce perch\u00e9 le domande postemi da d. Gallo risultino alla fine, anch\u2019esse, un po\u2019 sfocate e non riescano a penetrare, a mio giudizio, nei veri punti nodali su cui poggia la mia critica multilaterale e convergente ad AL. Non \u00e8 il caso di riassumerli di nuovo in questa sede. Stanno comunque nel libro, a disposizione di chiunque e il lettore volenteroso potr\u00e0 riprenderli e metterli a confronto con le considerazioni critiche del recensore, facendosi una idea personale. Non intendo rispondere a tutte e singole le domande dirette (alcune delle quali abbastanza periferiche rispetto al cuore della mia critica ad AL), anche perch\u00e9 gi\u00e0 mi sono dilungato troppo. Mi limito a qualche esempio.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\">Riportando una mia frase \u2013 \u201cMai nel post-concilio, dopo un sinodo dei vescovi, si era assistito a una cos\u00ec evidente polarizzazione\u201d (p. 30) \u2013 Gallo commenta: \u201cAll\u2019attento professore si potrebbe chiedere: che cosa c\u2019\u00e8 di cos\u00ec nuovo nella ricezione faticosa di un importante atto magisteriale? <i>Humanae Vitae<\/i> o <i>Veritatis Splendor<\/i> hanno conosciuto dibattiti e spaccature, visibili o sommersi, ben pi\u00f9 dolorosi\u201d. Se il recensore fosse stato \u201cattento\u201d come il professore, avrebbe colto proprio nella mia frase da lui citata la risposta alla domanda che lui mi fa. Ho scritto infatti: \u201cMai nel post-concilio, <i><b>dopo un sinodo dei vescovi<\/b><\/i>, si era assistito a una cos\u00ec evidente polarizzazione\u201d. HV e VS sono encicliche non esortazioni post-sinodali. La <i>novit\u00e0<\/i> delle discussioni accesesi su AL, su cui Gallo mi interroga, \u00e8 che si tratta appunto di un documento post-sinodale. Io ho rilevato semplicemente che si tratta del<i> primo caso<\/i> di una polarizzazione cos\u00ec profonda <i>dopo (e durante) dei lavori sinodali e a seguito di un documento post-sinodale<\/i>, nella storia recente. Questa \u00e8 la novit\u00e0, dal punto di vista storico, e io lo ritengo un fenomeno degno di nota, qualunque valutazione se ne dia. AL forse non ha intercettato il sentire profondo dell\u2019episcopato, stante l\u2019attuale situazione di disorientamento, oppure non ha saputo farlo nel modo giusto. Va pur detto infatti che nel 2007 (cio\u00e8 appena sette anni prima degli ultimi sinodi sulla famiglia) Benedetto XVI aveva scritto in <i>Sacramentum Caritatis<\/i> 29 che il precedente sinodo aveva confermato la disciplina consueta sui divorziati risposati, gi\u00e0 riconfermata a sua volta da <i>Familiaris consortio<\/i>, e <i>nessuna polarizzazione o polemica del genere si era innescata<\/i>. Ecco la \u201cnovit\u00e0\u201d del fenomeno.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\">Un\u2019altra faccia della novit\u00e0 \u00e8 il fatto curioso che mentre per HV e VS la versione mediatica dominante era quella di due papi che decidevano in modo \u201ccentralista\u201d, la versione mediatica attuale prevalente \u00e8 quella del papa democratico che scrive AL dopo varie consultazioni e in modo sinodale. Diciamo che per chi \u201cstudia\u201d l\u2019iter complessivo (dal primo sinodo fino alla promulgazione della Littera Apostolica interpretativa di AL) questa seconda vulgata appare in gran parte una costruzione giornalistica. Non ho comunque difficolt\u00e0, come invece sembra pensare Gallo nella domanda immediatamente successiva, a riconoscere che l\u2019esperienza della sinodalit\u00e0 pu\u00f2 essere attraversata da questo tipo di crisi. Infatti a p. 147 dico che \u201cforse \u00e8 anche un bene che questi disaccordi siano venuti alla luce\u201d, aggiungendo subito \u201canche se la febbre non \u00e8 ancora la guarigione\u201d. Anche i grandi concili hanno attraversato questo tipo di tensioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0b) Un\u2019altra domanda, che merita attenzione, \u00e8 quella in cui Gallo osserva:<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0\u201cCi trova concordi l\u2019autore quando afferma che lo \u2018strappo\u2019 da <i>Veritatis splendor<\/i> \u00e8 consumato (pp. 108-109). Si potrebbe per\u00f2 chiedere: non era forse consumato uno strappo tra la teoria della coscienza di <i>Dignitatis Humanae<\/i> e VS? Non si risitua forse il discorso proprio a partire dalle categorie di libert\u00e0 di coscienza situata, storica e biografica, l\u2019unica forma in cui pu\u00f2 esistere la fede che fa propria la verit\u00e0? Le pagine del cap. 7 sulla \u201csvolta pastorale\u201d non partono giustamente da qui, dalla logica dell\u2019incarnazione che glorifica l\u2019umano, che \u00e8 sempre da salvaguardare?\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0Come si pu\u00f2 capire si tratta di varie domande concatenate. In primo luogo il termine di \u201cstrappo\u201d \u00e8 tutto un programma: personalmente non ritengo il magistero equiparabile a una mostra di Burri! Ma tralascio questo dettaglio. Lo strappo, reale o presunto, dovrebbe essere un problema da esaminare, non da acquisire come fatto scontato e pacifico. Che un teologo come Gallo si accontenti di dire che lo strappo \u00e8 consumato e non si sforzi di verificarne la tenuta teorica mi stupisce: dove sta il lavoro della teologia? Perch\u00e9 il problema, diciamolo francamente, \u00e8 questo: a fronte dell\u2019impostazione teorica rigorosa ed elevata dottrinalmente di VS, come pu\u00f2 AL procedere per \u201cstrappi\u201d senza una rifondazione di altrettanto rigore che mostri le ragioni dello \u201cstrappo\u201d, passando direttamente alla \u201cprassi\u201d? Dove sono esibiti i motivi plausibili di questo \u201cstrappo\u201d? E\u2019 vero che gli strappi oggi vanno di moda, almeno nei calzoni, ma a quanto mi risulta non altrettanto nella tradizione dottrinale della Chiesa. Il pragmatismo di AL, puntellato alla meno peggio da qualche citazione male usata di Tommaso, su cosa si regge in fondo? Produce uno strappo rispetto a un documento dottrinale senza esibire una elaborazione teorica a suo sostegno solo in nome della pastorale? Se cos\u00ec \u00e8, mi sembra che qualcosa non funzioni. Per quanto riguarda il rapporto fra <i>Dignitatis Humanae<\/i> e VS non entro nel merito (non condivido la lettura di Gallo). Cercare poi di reimpostare il discorso \u201cproprio <i>a partire<\/i> dalle categorie di libert\u00e0 di coscienza situata, storica e biografica\u201d, come dice Gallo, non mi sembra francamente sufficiente, anzi mi sembra ingenuo: la coscienza, pur situata, \u00e8 sempre correlata a un\u2019oggettivit\u00e0 irriducibile, la fede a una rivelazione data, la comunit\u00e0 a un Soggetto-Mistero celebrante-celebrato. Come appunto dico nel cap. 7 sulla svolta pastorale in chiave sacramentale. E fra i due poli c\u2019\u00e8, come nel libro illustro (riprendendo una mia categoria preferita) una reciprocit\u00e0 asimmetrica.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0c) In una ulteriore domanda Gallo cita <i>Evangelii Gaudium<\/i> 32, dove si prevede di riconoscere agli episcopati locali \u201cqualche autentica autorit\u00e0 dottrinale\u201d. E\u2019 una frase che se compresa alla luce del Motu proprio <i>Apostolos suos<\/i> di GP II (1998), a cui rinvia in nota papa Francesco, non fa difficolt\u00e0. Dunque non mi sembra che Francesco dica qualcosa di nuovo. A meno che Gallo non voglia dire che Francesco con quell\u2019aggettivo \u201cautentica\u201d intenda conferire un\u2019autorit\u00e0 <i>dottrinale<\/i> maggiore rispetto a prima agli episcopati locali rispetto alla sede di Roma. E questo varrebbe anche in materia di indissolubilit\u00e0 matrimoniale o di altri punti dottrinali sensibili? Allora il papa non avrebbe dovuto citare il documento di Giovanni Paolo II e comunque si tratterebbe di una visione improponibile pensare che ogni episcopato pi\u00f9 pronunciarsi su questioni dottrinali senza la comunione con la Chiesa universale. E perch\u00e9 parlare di autorit\u00e0 dottrinale degli episcopati a proposito delle \u201cinnovazioni\u201d di AL che si presentano solo come misure pastorali di discernimento e non vogliono toccare il principio dottrinale dell\u2019indissolubilit\u00e0?<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0d) Chiede ancora il recensore: \u201cLa dimensione misterico-sacramentale che fonda la vita etica credente non \u00e8 forse l\u2019unica che pu\u00f2 guidare il processo accompagnare-discernere-integrare?\u201d Se Gallo ha letto il mio libro capir\u00e0 di star sfondando una porta aperta. Poi Gallo continua: \u201cNon siamo forse qui al passo successivo rispetto a quello compiuto da Benedetto XVI, quando dichiar\u00f2 le nuove unioni non escluse dal mistero della Chiesa?\u201d. Sono d\u2019accordo con Benedetto (anche il peccatore infatti resta sempre un membro, anche se ferito, della Chiesa e di cui la Chiesa deve prendersi cura). Ma domando a Gallo: se siamo d\u2019accordo che queste coppie non sono escluse dal mistero della Chiesa, perch\u00e9 si continua a dire che <i>se non fanno la comunione non sono integrate<\/i>? Non si tratta per caso di una forma criptica di neo-sacramentalismo di ultima generazione? Magari ispirato al clima \u201cantidiscriminazione\u201d oggi giunto al parossismo e talora quasi al ridicolo del \u201cdiversamente-abile\u201d e di tutti i vari \u201cdiversamente\u201d? Inoltre, tutta la rivalutazione della \u201csacramentalit\u00e0\u201d della Scrittura e della <i>lectio divina<\/i> che fine fa? Non diciamo in ambito ecumenico che anche se certe confessioni cristiane non hanno l\u2019eucaristia, hanno per\u00f2 il Battesimo e la Parola? Tiriamo allora le conseguenze anche per coloro che pur non potendo accedere all\u2019eucaristia in forma piena, hanno per\u00f2 tutte le altre risorse: Parola di Dio, preghiera, esercizio della carit\u00e0 e delle altre virt\u00f9, partecipazione alla vita della comunit\u00e0 (se i sacerdoti e i teologi per primi credono davvero al \u201csacramento del fratello\u201d e della fraternit\u00e0, tranquillamente glissato). Sappiamo bene che alla prassi della comunione al Corpo eucaristico non corrisponde una proporzionale attenzione alla comunione al Corpo ecclesiale. Perch\u00e9 tutta questa preoccupazione di \u201ceucaristizzare\u201d, dopo che per decenni si \u00e8 parlato e scritto sulle molteplici modalit\u00e0 della presenza del Cristo nella liturgia e fuori della liturgia preoccupandosi di ridurre la superconcentrazione eucaristica degli ultimi secoli? Non \u00e8 che qui subentrano altri motivi psicologici o sociologici, pi\u00f9 che teologici e autenticamente pastorali? E la non-pastorale dell\u2019iniziazione attualmente ancora dominante, non si basa forse sulla medesima logica: i sacramenti non si rifiutano a nessuno? I risultati li vediamo: l\u2019iniziazione cos\u00ec praticata dimostra il drammatico fallimento della generativit\u00e0 della Chiesa che non \u00e8 pi\u00f9 madre feconda di figli, forse proprio perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 sposa fedele dell\u2019unico Signore e invece di generare figli partorisce vento.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0e) Gallo, ad un certo momento, ipotizza una \u201cnuova ermeneutica giuridica\u201d, che consisterebbe nella conversione sistematica del reato di adulterio \u201cda reato continuativo a solo reato istantaneo\u201d. Non ritengo percorribile questa strada. Resto personalmente convinto della solida concezione che il peccato \u201cattuale\u201d di adulterio normalmente pu\u00f2 essere rimesso in foro interno, quello continuativo (condizione di vita stabile e pubblica contraria al sacramento) non pu\u00f2 esserlo se non ha termine. Almeno che non ci arrampichiamo sugli specchi come fa Coccopalmerio (attraverso quella che definirei \u201csimulazione di proposito\u201d). Curioso che Gallo, che qua e l\u00e0 non dimostra simpatia per il \u201cdiritto\u201d, proponga qui una soluzione immediatamente giuridica (\u201cuna nuova ermeneutica giuridica\u201d) per un problema prima di tutto morale che a sua volta poggia sul sacramentale. In questo caso avremmo non solo una riduzione morale del sacramento, ma un\u2019ulteriore riduzione giuridica della morale (di male in peggio).<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0Mi fermo qui! Poich\u00e9 in fondo <i>nemo iudex in causa propria<\/i>, la cosa migliore mi sembra lasciare risuonare ancora le altre domande di d. Gallo (in fondo \u00e8 una recensione da tenere in conto nell\u2019insieme delle reazioni possibili). Non vorrei concludere, per\u00f2, senza un\u2019ultima precisazione, sulla illazione contenuta nel titoletto di un paragrafo di Gallo: \u201cGuardare compiaciuti il conflitto delle interpretazioni\u201d. Cosa fa pensare a Gallo che io sia cos\u00ec cinico?<\/p>\n<p align=\"justify\">Mi scuso per l\u2019eccessiva lunghezza, e ringrazio d. Marco per il tempo e l\u2019attenzione spesi per il mio libretto e il prof. Andrea Grillo per avermi ospitato nel suo blog. Un augurio pasquale a tutti.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0d. Giulio Meiattini osb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alcuni giorni fa Marco Gallo, docente di teologia sacramentaria a Fossano, su questo blog, aveva presentato una accurata recensione del libro di G. Meiattini &#8220;Amoris Laetitia? 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