{"id":12763,"date":"2018-03-28T12:49:00","date_gmt":"2018-03-28T10:49:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12763"},"modified":"2018-03-28T12:49:00","modified_gmt":"2018-03-28T10:49:00","slug":"nuova-teologia-eucaristica-14-hoc-facite-verso-un-nuovo-modello-di-presenza-eucaristica-nel-xx-secolo-zeno-carra3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-14-hoc-facite-verso-un-nuovo-modello-di-presenza-eucaristica-nel-xx-secolo-zeno-carra3\/","title":{"rendered":"Nuova teologia eucaristica (\/14): &#8220;Hoc facite&#8221;: verso un nuovo modello di presenza eucaristica nel XX secolo (Zeno Carra\/3)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/zeno01.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12692\" alt=\"zeno01\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/zeno01-223x300.jpg\" width=\"223\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/zeno01-223x300.jpg 223w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/zeno01.jpg 714w\" sizes=\"(max-width: 223px) 100vw, 223px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Dopo aver presentato i fondamenti e i limiti del modello di comprensione e di celebrazione della presenza eucaristica, denominato \u201cmodello tommasiano-tridentino\u201d, Zeno Carra nel suo volume <i>Hoc facite<\/i> (al quale abbiamo gi\u00e0 dedicato due post <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-10-hoc-facite-di-zeno-carra-1\/\">qui<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-13-hoc-facite-il-modello-classico-di-presenza-eucaristica-zeno-carra2\/\">qui<\/a>), propone uno sguardo su un nuovo modello, di cui presenta la \u201cstoria\u201d (cap. II) e la teoria (cap. III). Occupiamoci ora del cap. II.<\/p>\n<p><i><b>Le origini di un nuovo modello nel XX secolo (cap.II)<\/b><\/i><\/p>\n<p>Anzitutto, Carra precisa che il \u201cnuovo modello \u2026 \u00e8 ancora lontano da essere elaborato sistematicamente\u201d(121). Egli si limita ad identificare nel XX secolo \u201cquegli snodi che hanno contribuito a destrutturare il modello ereditato e tuttora ufficiale\u201d(ivi). Le fonti di questa \u201cdestrutturazione\u201d sono due: da un lato il Movimento Liturgico e la Riforma liturgica, dall\u2019altro il dibattito epistmeologico e le proposte di ridefinizione della presenza eucaristica tra gli anni 50 e gli anni 60, fino a <i>Mysterium Fidei<\/i>. Possiamo considerare in successione questi due grandi \u201capporti critici\u201d.<\/p>\n<p><i>1. Movimento Liturgico e Riforma liturgica<\/i><\/p>\n<p>La riflessione sulla liturgia nel XX \u00e8 stata segnata dalla scoperta del valore di \u201cazione\u201d dell\u2019atto di culto: questo \u00e8 il tema fondamentale sia per M. Festugi\u00e8re (122-127) sia per R. Guardini (127-132). In questo sviluppo accade una \u201cricentralizzazione del fattore <i>tempo<\/i> rispetto al fattore <i>spazio: <\/i>un ente consacrato in cui si d\u00e0 una presenza sostanziale privilegia una accesso spaziale. Un\u2019azione, invece, \u00e8 un processo formale che si snoda nel tempo\u201d(129). Secondo Carra, tuttavia, questa grande intuizione non giunge a porre in questione radicalmente il modello classico: \u201cL\u2019operazione di questi autori sta nel riportare a galla l\u2019importanza della <i>forma liturgica come azione<\/i>, ma non arriva a far interagire esplicitamente tale operazione con quanto \u00e8 ritenuto il cuore dogmatico del sacramento, il suo <i>essenziale<\/i>\u201d (132). La scissione tra questo approccio liturgico e la riflessione sistematica, come vedremo, resta una questione aperta ancor oggi, nonostante ormai un secolo sia trascorso da quei primi tentativi di riflessione.<\/p>\n<p>Ma il secondo filone che contribuisce alla \u201cdestrutturazione\u201d del modello classico di comprensione della presenza reale viene dalla Riforma Liturgica, sia in quanto progettata da <i>Sacrosanctum Concilium (=SC) <\/i>, sia in quanto realizzata dal nuovo <i>Ordo Missae<\/i>.<\/p>\n<p>1.1. <i>Sacrosanctum Concilium<\/i><\/p>\n<p>A proposito di SC, la riflessione di Zeno Carra osserva come, al di l\u00e0 della limitata coscienza che i padri conciliari avessero della incidenza della \u201cpratica liturgica\u201d sulla \u201csostanza dogmatica\u201d dell\u2019eucaristia \u2013 per molti di essi \u201cla liturgia \u00e8 dottrinalmente innocua\u201d (194) -, la lettura del testo manifesta almeno tre livelli di revisione del modello classico di presenza eucaristica:<\/p>\n<p>&#8211; la natura \u201cstorico-salvifica\u201d della liturgia (SC 1-13), che fonda una definizione di eucaristia (SC 47) in cui \u201cl\u2019eucaristia \u00e8 sacramento tanto quanto sacrificio, presenza del sacrificio pasquale di Cristo. L\u2019eucaristia al suo centro \u00e8 presenza di un atto e in virt\u00f9 di questo \u00e8 presenza dell\u2019agente. Non pi\u00f9, come voleva il modello classico, presenza ontica (sacramento) da cui dipende una azione salvifica (sacrificio)\u201d (196);<\/p>\n<p>&#8211; in particolare SC 7, dove il testo presenta non tanto \u201cdiversi modi\u201d di presenza di Cristo, ma la grande modalit\u00e0 dell\u2019azione di Cristo nella liturgia, che permette di accedere a diversi \u201cluoghi\u201d o \u201cpoli\u201d della sua presenza. Nel suo testo Carra, con grande finezza, mette a paragone la versione iniziale di SC, con quella di <i>Mediator Dei<\/i> e con il testo finale della Costituzione, offrendo con lucidit\u00e0 una lettura del valore \u201csistematico\u201d del testo conciliare, sia pure riconoscendo la presenza di un doppio linguaggio, classico-sostanziale e attivo-formale.<\/p>\n<p>&#8211; infine \u00e8 decisiva la introduzione conciliare della nozione di <i>actuosa participatio<\/i>, che deve essere accuratamente distinta, sul piano sistematico, dalla \u201cassistenza\u201d: si tratta di affinare sul piano sistematico il valore della differenza tra \u201cpartem capere\u201d e \u201cad-stare\u201d. \u201c<i>Partem capere \u2026 <\/i>sottolinea decisamente il fatto che l\u2019inferenza al dato non \u00e8 seconda e meramente consequenziale ad esso, definito e determinato nel suo in-s\u00e9 essenziale. Essa si estende <i>dentro<\/i> il livello essenziale stesso, ne \u00e8 partecipe e co-costituente. Questo per il fatto che la natura di tale livello essenziale, in quanto liturgia, \u00e8 <i>actio<\/i>\u201d (201). SC 11, 14 e 47-48 introducono profondamente in questa nuova nozione non solo di partecipazione, ma anche di liturgia e di eucaristia.<\/p>\n<p>In sintesi, possiamo trarre da questo primo passaggio una importante conseguenza sul piano sistematico, che Carra esprime a chiare lettere: \u201cQuesto ci autorizza a vedere nel dettato conciliare un ulteriore spazio di operativit\u00e0 sul modello: se l\u2019inferenza \u00e8 co-essenziale al dato essenziale, questo va concepito altrimenti che un in-s\u00e9 sostanziale posto davanti ai credenti. Esso va ricompreso secondo categorie che ammettano l\u2019azione di chi accede quale intrinseca al dato cui essa inferisce. <i>La nozione tomista di sostanza, visti gli esiti pratico-liturgici che essa ha consentito quanto alla posizione dei credenti, non \u00e8 adeguata<\/i>\u201d (203, sottolineatura mia).<\/p>\n<p>1.2. <i>Il N<\/i><i>ovus<\/i><i> Ordo Missae<\/i><\/p>\n<p>Non solo il testo della Costituzione conciliare <i>de liturgia<\/i>, ma anche il nuovo messale agisce sul modello classico di comprensione della presenza eucaristica, introducendo sia una nuova descrizione della \u201cforma missae\u201d, sia elaborando una nuova \u201cformula di consacrazione\u201d. Anche su questi due punti Carra si sofferma in modo convincente e originale:<\/p>\n<p>a) la \u201cforma fondamentale\u201d della messa<\/p>\n<p>Il documento che apre il nuovo messale, IGMR, al numero 72, presenta la forma della eucaristia in 4 azioni di Cristo e della Chiesa. Se di Cristo si dice che \u201caccepit, gratias egit, fregit et dedit\u201d (prese, rese grazie, spezz\u00f2 e diede), cos\u00ec la Chiesa ripete le 4 azioni come \u201cpresentazione dei doni, preghiera eucaristica, frazione del pane e comunione\u201d. \u201cIl cuore dell\u2019evento eucaristico non \u00e8 dunque la prolazione delle parole <i>dichiarative<\/i> sulla materia del pane e del vino e la conseguente conversione sostanziale. Il cuore dell\u2019eucaristia \u00e8 l\u2019accadimento di un\u2019azione, il darsi diacronico di una <i>forma<\/i> coerente e strutturata che unisce tra loro persone, parole, oggetti, tempo e spazio\u201d (207). \u201c<i>Agire tale azione \u00e8 la forma sostanziale della messa<\/i>\u201d (ivi).<\/p>\n<p><i>b<\/i><i>) <\/i>la nuova \u201cformula\u201d di consacrazione<\/p>\n<p>Anche in questo caso l\u2019autore, ricorrendo ad una opportuna sinossi, che mette in parallelo il messale tridentino del 1962 e quello del 1969, confronta le parole del \u201cracconto della istituzione\u201d proferite sul pane e sul vino. Le differenze anche tipografiche sono rilevanti poich\u00e9 i verbi di azione (prendete, mangiate e bevete) da esterni diventano interni alla \u201cformula\u201d. Dunque si pu\u00f2 affermare che \u201cnel cuore stesso del vecchio modello, nel punto di scaturigine di tutto quanto \u00e8 eucaristia&#8230;come presenza nella conversione sostanziale della materia per la virt\u00f9 delle parole <i>dichiarative<\/i> di Cristo sugli enti, entrano le istanze maturate nel corso del XX secolo: la centralit\u00e0 del sacrificio; quindi la fondamentalit\u00e0 non accidentale della pasqua di morte e resurrezione; l\u2019emergenza del contenuto presenziato dal livello primario e non pi\u00f9 consequenziale di una azione, di un processo evenienziale, dinamico, storico\u201d (210).<\/p>\n<p>Le grandi potenzialit\u00e0 di queste innovazioni strutturali ad avviso di Carra vengono per\u00f2 recepite secondo un \u201cdualismo\u201d che tende a relegarle nella insignificanza dogmatica di un rivestimento meramente esteriore.<\/p>\n<p><i>2<\/i><i>. Dibattito epistemologico e nuove teorie sulla presenza reale<\/i><\/p>\n<p>Parallelamente a questa \u201celaborazione liturgica\u201d del modello classico di comprensione della presenza eucaristica, a partire dagli anni 40 si \u00e8 sviluppata una riflessione anche sul piano della teologia sistematica, di cui Carra considera due sviluppi: da un lato il dibattito tra Selvaggi e Colombo negli anni 50; dall\u2019altro la comparsa di \u201cnuove teologie della presenza\u201d negli anni 50 e 60, fino all\u2019enciclica <i>Mysterium Fidei.<\/i><\/p>\n<p>2.1. Un dibattito \u201cautoreferenziale\u201d? (Selvaggi vs Colombo)<\/p>\n<p>Un teologo romano e uno milanese negli anni 40-50 si confrontano sull\u2019impatto che la scienza moderna ha sul \u201cpensiero eucaristico\u201d. E giungono a soluzioni opposte, per cercare di salvaguardare il valore \u201contologico\u201d dell\u2019eucaristia. In altri termini, emerge la domanda se la presenza eucaristica riguardi anche la \u201cfisica\u201d o solo la \u201cmetafisica\u201d. Per Carra in questi dibattito appare chiaramente come ci si muova, con opzioni anche opposte, all\u2019interno del modello ontologico classico, che sembra aver esaurito le sue possibilit\u00e0 e non riesce a \u201cfondare intrinsecamente la dimensione escatologica dell\u2019eucaristia\u201d (147).<\/p>\n<p>2.2. Proposte di riformulazione della \u201ctransustanziazione\u201d<\/p>\n<p>Negli stessi anni inizia in Europa un approfondimento della nozione classica di \u201ctransustanziazione\u201d, che contribuisce alla revisione del modello classico di presenza reale. Carra divide in due \u201cfiloni\u201d, corrispondenti a due convegni, la ricerca teologica pi\u00f9 interessante: quello fenomenologico-religioso (Chevetogne 1958) e quello ontologico-relazionale (Passau 1959)<\/p>\n<p>a) prospettiva fenomenologico-religiosa (Leenhardt, De Baciocchi, Ratzinger)<\/p>\n<p>La prima linea di riflessione, frutto anche di confronto ecumenico, rielabora la tradizione dogmatica alla luce delle acquisizioni del movimento liturgico e sposta la \u201cpresenza\u201d dal piano ontologico al piano della relazione, recuperando il fondamento pasquale della eucaristia. In particolare in Ratzinger la transustanziazione \u00e8 tradotta escatologicamente e creaturalmente in \u201cperdita di autonomia\u201d. La soluzione attesta una profonda elaborazione del modello classico, anche se appare non priva di limiti. In sintesi Carra pu\u00f2 affermare che in questo sviluppo \u201cil proprio della presenza passa quindi dal <i>Christus qui continetur sub speciebus<\/i> al <i>Christus qui usus est speciebus\u201d <\/i>(163).<\/p>\n<p>b) prospettiva ontologico-relazionale (Welte, Schillebeecx, Rahner)<\/p>\n<p>Questo secondo filone della ricerca teologica sulla presenza reale mette al centro il superamento di una \u201contologia metafisica\u201d mediante una \u201contologia relazionale\u201d, che ripensa la relazione tra soggetto e oggetto. Elabora soprattutto due categorie \u2013 quelle di \u201cdono\u201d e di \u201csegno\u201d &#8211; mediante cui tenta di tradurre il modello classico in forma nuova. Tuttavia anche questa linea non \u00e8 esente da rischi. In particolare, nella versione offerta da K. Rahner, Carra vede i rischi connessi all\u2019 \u201cutilizzo di un un modello antico in un\u2019epoca nuova, dopo lo spostamento cartesiano degli assi onto-gnoseologici\u201d (179) il cui esito appare paradossale: pur volendo superare il modello scolastico-tridentino, questi tentativi rischiano di confermarne il dualismo e la relativizzazione della dimensione reale-storica, privilegiando ancora un accesso puramente \u201cnoetico\u201d alla presenza.<\/p>\n<p>2.3. La risposta magisteriale (<i>Mysterium Fidei<\/i>)<\/p>\n<p>Infine Carra propone un\u2019acuta considerazione della reazione del magistero, intervenuta nel 1965, con l\u2019enciclica <i>Mysterium Fidei (=<\/i>MF<i>) <\/i>di Paolo VI. Pur avendo la intenzione di non scoraggiare lo sviluppo del nuovo pensiero, nell\u2019intento per\u00f2 di arginarne i rischi, il testo finisce con l\u2019avere un effetto di \u201cblocco\u201d sulla riflessione cattolica intorno al tema della presenza reale, poich\u00e9 l\u2019enciclica assume \u201ctuzioristicamente\u201d il modello classico come unico criterio di discernimento. Qui Carra segnala un problema davvero fondamentale, e lo fa con una chiarezza tanto rara quanto opportuna: \u201cNon si \u00e8 presa in considerazione l\u2019istanza perseguita dai nuovi tentativi: di trovare cio\u00e8 <i>altre<\/i> vie per pensare, dire e vivere la stessa fede che quelle formule, tanto solennemente ribadite, oggi non sono pi\u00f9 in grado di tenere\u201d (184). In realt\u00e0 occorre considerare il rapporto tra storia e dogma in modo meno rigido: \u201cla verit\u00e0 non sta in un flusso noetico di idee atemporali sotterraneo alla storia, ma nell\u2019esperienza stessa della storia dei credenti\u201d (ivi). Cos\u00ec con il testo di MF, \u201criproponendo &#8230;la transustanziazione, si \u00e8 anche riproposto coerentemente il modello di accesso di cui essa, come abbiamo mostrato\u2026, \u00e8 parte e veicolo\u201d (ivi).<\/p>\n<p>Queste considerazioni permettono anche di guardare criticamente alla recezione del Concilio Vaticano II sul tema dell\u2019eucaristia. Anche qui il giudizio espresso da Carra \u00e8 assai convincente: \u201cRiteniamo che l\u2019operazione dell\u2019enciclica apra la strada ad una <i>prassi diffusa nella teologia e nel magistero successivi<\/i>: <i>quella di recepire i testi del concilio forzandoli negli impianti teologici che essi stessi tentavano di superare, avviando cos\u00ec una recezione lessicale ma non strutturale degli stessi<\/i>\u201d (186-187, la sottolineatura \u00e8 mia).<\/p>\n<p>Sulla base di questo \u201cracconto\u201d del XX secolo intorno alla presenza di Cristo nell&#8217;eucaristia, si apre necessariamente lo spazio per la elaborazione di una \u201cnuova teologia eucaristica\u201d, con la costruzione almeno embrionale di un nuovo modello, a cui Carra dedica il III ed ultimo capitolo, del quale parleremo nel prossimo e ultimo post di presentazione di questo importante volume.<\/p>\n<p><em>(continua &#8211; 3)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo aver presentato i fondamenti e i limiti del modello di comprensione e di celebrazione della presenza eucaristica, denominato \u201cmodello tommasiano-tridentino\u201d, Zeno Carra nel suo volume Hoc facite (al quale abbiamo gi\u00e0 dedicato due post&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12763"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12763"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12763\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12764,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12763\/revisions\/12764"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12763"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12763"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12763"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}