{"id":12731,"date":"2018-03-25T20:57:29","date_gmt":"2018-03-25T18:57:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12731"},"modified":"2018-03-25T21:21:26","modified_gmt":"2018-03-25T19:21:26","slug":"globalizzazione-pandemica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/globalizzazione-pandemica\/","title":{"rendered":"Globalizzazione pandemica"},"content":{"rendered":"<p>Nel luglio 2016 della Brexit, in coda in una posta londinese, un signore mi indica Putin e Trump su una rivista: \u201cTrump lo mette sotto\u201d. A dicembre 2017, un vispo ragazzetto parigino mi apostrofa per strada: \u201cSignore, il denaro \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante!\u201d. In mezzo, colta al volo a Milano, una coppia anziana: \u201cCi lascino in pace nei nostri ultimi vent\u2019anni!\u201d. Ciascun per s\u00e9 nella globalizzazione, che va da s\u00e9 perch\u00e9 \u00abla mondializzazione \u00e8 anche biologica\u00bb. Nell\u2019epidemia influenzale 2017-18 \u00abvettore principale \u00e8 il virus A(H1N1) responsabile della pandemia del 2009\u00bb. Battezzata \u2018influenza suina\u2019, \u00abper calmare gli allevatori l\u2019OMS la ribattezz\u00f2 A(H1N1). Ma la corretta denominazione scientifica non serve a nascondere le molte malattie, trasmesse da umani (HIV, SARS, epatite, vaiolo\u2026) o zanzare (febbre tropicale, CHIKV, malaria\u2026) di rapida diffusione spesso mondiale. Gli agenti infettivi seguono l\u2019uomo negli spostamenti, si insediano in bagagli e spedizioni, contaminano tutto\u00bb [Fr\u00e9d\u00e9ric Joignot, \u00abLa mondialisation est aussi biologique\u00bb, <em>Le Monde des Id\u00e9es<\/em>, 24\/02\/2018, p. 5].<br \/>\nEsperto internazionale sulla resistenza batterica agli antibiotici, Antoine Andremont ha scritto, con Stephan Muller, <em>Antibiotiques. Le naufrage. Notre sant\u00e9 en danger<\/em> [bayard 2014]. \u00abLottare contro la resistenza dei batteri agli antibiotici non \u00e8 lottare contro un nemico esterno contro cui \u2018basterebbe\u2019  inventare nuove armi, \u00e8 lottare contro noi stessi, contro le incredibili negligenze dimostrate nella gestione di un bene tanto prezioso. \u00c8 ben pi\u00f9 difficile! Siamo a un punto di rottura, in questo preciso momento gli ultimi baluardi stanno per cedere. Senza una scappatoia conosciuta\u00bb. \u00abLa cifra \u2018ufficiale\u2019 di 25.000 morti l\u2019anno dovuti alla resistenza batterica in Europa ci sorprende perch\u00e9 la maggior parte di noi non ne ha avuti nel proprio ambiente, a differenza del cancro e degli incidenti automobilistici. Ma il rischio \u00e8 che non duri a lungo\u00bb. \u00abIn realt\u00e0, solo i cittadini renderanno possibile il cambiamento obbligando i loro responsabili politici a reagire per ridurre l\u2019uso inappropriato degli antibiotici e incoraggiare lo sviluppo di soluzioni innovative\u00bb [pp. 194-5]. \u00abIl declino degli antibiotici \u00e8 dovuto agli stessi errori che abbiamo fatto sfruttando le altre risorse limitate del pianeta. Bisogna tornare alla ragione fondamentale che ha portato alla scoperta degli antibiotici nel 1928 da parte di Alexander Fleming. I pazienti ne hanno bisogno. Ne dipende la nostra salute collettiva\u00bb [pp. 197-8].<br \/>\n\u00abI batteri lottano per la loro sopravvivenza. Da che mondo \u00e8 mondo, sono sempre riusciti a adattarsi quando l\u2019ambiente diveniva ostile. \u00c8 automatico. Darwiniano insomma\u00bb [p. 16].<br \/>\nCos\u00ec \u00e8 anche per noi involontari cittadini del mondo. \u00abQuando nel 2014 il Pew Research Center\u2019s Global Attitudes Project chiese quale fosse il \u201cpeggiore pericolo al mondo\u201d, scopr\u00ec che negli Stati Uniti e in Europa \u201cle preoccupazioni per l\u2019ineguaglianza sovrastavano ogni altro pericolo\u201d\u00bb [Anthony B. Atkinson, <em><strong>In<\/strong>equality. What can be done?<\/em>, Harvard University Press, 2015, p. 1]. Steve Bannon ha invece iniettato la paura nella campagna elettorale di Trump e il 10 marzo a Lilla la ripropone dalla tribuna di rifondazione dell\u2019ex Front National: \u00abMarine Le Pen l\u2019ha spiegato, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 destra e sinistra, un\u2019invenzione dell\u2019establishment e dei media per impedirci di arrivare al potere. L\u2019ha detto perfettamente: per voi lo Stato-nazione \u00e8 un ostacolo da superare o un gioiello da lucidare, prediligere, custodire? Fate parte d\u2019un movimento mondiale pi\u00f9 grande della Francia, dell\u2019Italia, dell\u2019Ungheria, della Polonia, pi\u00f9 grande di tutto. La storia \u00e8 con noi e ci porter\u00e0 di vittoria in vittoria. [\u2026] Per questo hanno tanta paura di voi\u00bb [Lucie Sollier, \u00abAu FN, un nouveau nom pour une ligne dure\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 13\/03\/2018, p. 8]. La paura \u00e8 la chiave di ogni terrorismo: \u00abnelle parole di Anwar Aziz, uno dei primi suicidi-bomba a Gaza nel 1993, \u201cle battaglie per l\u2019Islam non si vincono col fucile, ma accendendo la paura nel cuore del nemico\u201d\u00bb [Benjamin R. Barber, <em>Fear\u2019s Empire. War, Terrorism, and Democracy<\/em>, W.W. Norton &amp; Company 2003, p. 22].<br \/>\nCon la paura si moltiplica l\u2019ineguaglianza \u2013 come in Europa dopo la prima guerra mondiale \u2013 sin che non ci riconosciamo eguali nel rispetto dei reciproci obblighi imposti dalla vita stessa \u2013 come nel mondo occidentale dopo la seconda guerra mondiale. Ma \u00abpersino in Europa occidentale e Nord America, le lezioni apprese dopo il 1945 sul mondo che gener\u00f2 l\u2019Olocausto e le contromisure allora adottate, sono ora sotto attacco\u00bb. \u00abUna certa visione capitalista del libero mercato ha via via perso di vista il contratto implicito che per lo pi\u00f9 le nazioni occidentali fecero coi loro popoli dopo la seconda guerra mondiale. Quel contratto offriva la promessa che il governo avrebbe provveduto ai servizi fondamentali e alla sicurezza in cambio della rinuncia dei cittadini all\u2019estremismo politico\u00bb [Peter Hayes, <em>Why? Explaining the Olocaust<\/em>, W.W. Norton &amp; Co 2017, p. 334]. Tuttavia, \u00abla realizzazione di una societ\u00e0 meno ineguale nel periodo della seconda guerra mondiale e nei decenni successivi non \u00e8 stata rovesciata del tutto. A livello globale, si sta saldando la grande divergenza coi paesi eredi della rivoluzione industriale. \u00c8 vero che dal 1980 si \u00e8 vista una \u2018svolta dell\u2019ineguaglianza\u2019 e il ventunesimo secolo porta le sfide di invecchiamento, cambiamento climatico, squilibri globali. Ma le soluzioni di questi problemi sono nelle nostre mani. Se abbiamo la volont\u00e0 di usare la maggiore ricchezza attuale per affrontare queste sfide e accettiamo che le risorse dovrebbero essere divise meno inegualmente, in realt\u00e0 c\u2019\u00e8 motivo di ottimismo\u00bb [Atkinson, cit., p. 308].<br \/>\nOttimismo che non c\u2019\u00e8 nel neoliberismo del ciascun per s\u00e9, esemplare nelle parole del presidente di Dow Chemical, Carl A. Gerstacher (1974): \u00abHo sognato a lungo di acquistare un\u2019isola che non fosse di propriet\u00e0 di alcuna nazione [\u2026] e stabilire, sul suolo davvero neutrale di questa isola, la sede centrale mondiale della Dow, esente da obblighi nei confronti di qualunque nazione e societ\u00e0\u00bb. \u00abSaremmo persino in grado di ricompensare generosamente gli abitanti del luogo perch\u00e9 si trasferiscano altrove\u00bb [Giovanni Arrighi, <em>Il lungo XX secolo. Denaro, potere e le origini del nostro tempo<\/em>, il Saggiatore, 20142, p. 92]. Ma non c\u2019\u00e8 \u2018altrove\u2019 nella globalizzazione \u00abesente da obblighi nei confronti di qualunque nazione e societ\u00e0\u00bb. Investendo e disinvestendo, o annunciandolo, ricatta stati nazionali ormai obsoleti (per popolazione, territorio, finanza, potere legale) e disponibili a prezzi di saldo, corruzione inclusa. Come per l\u2019uso inappropriato di antibiotici e risorse naturali, \u00abnon \u00e8 lottare contro un nemico esterno contro cui \u2018basterebbe\u2019 inventare nuove armi, \u00e8 lottare contro noi stessi\u00bb per procedere sulla via di governi e accordi sovranazionali, ma la politica della paura e la globalizzazione esente da obblighi \u00absono entrambe fondate su un\u2019anarchia globale che entrambe promuovono\u00bb [Barber, cit., p. 23]. Lo storico tedesco Ludwig Dehio lo scrisse gi\u00e0 nel 1948. \u00abSarebbe, infatti, temerario il predire per quali vie dirette e indirette la tendenza all\u2019unificazione del globo, che ogni giorno si fa pi\u00f9 piccolo, potrebbe raggiungere la sua meta: soltanto \u00e8 certo che non vi rinuncer\u00e0, dovesse pure avvenire questa cosa miracolosa: che l\u2019umanit\u00e0 dappertutto nello stesso tempo sperimentasse un cambiamento del modo di pensare e abbandonasse il cammino della civilizzazione e della lotta per il potere, sul quale essa, sferzata dallo scatenato demone della volont\u00e0 di vivere, avanza furiosamente nonostante l\u2019orrore da cui nel fare ci\u00f2 viene agitata\u00bb [<em>Equilibrio o egemonia<\/em>, trad.it. Il Mulino 1988, p. 242].<br \/>\nNel mondo sempre pi\u00f9 piccolo e unito, sta a noi, involontari suoi cittadini, rendere umana la nostra volont\u00e0 di vivere contro il \u2018divide et impera\u2019 della paura e del nazionalismo. Politicamente inesistente, la globalizzazione neoliberale cede il passo a imperi criminali, politici, digitali, militari, economici, finanziari, ideologici. Simon Johnson, del Massachusetts Institute of Technology, ci mette in guardia: \u00abCome nel 2008, rischiamo di constatare a nostre spese il ruolo cruciale di una adeguata regolamentazione delle istituzioni finanziarie di importanza sistemica\u00bb [\u00abL\u2019administration Trump pr\u00e9pare Lehman Brothers, \u00e9pisode 2\u00bb, <em>Le monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 08\/03\/2018, p. 7].<br \/>\nParadossalmente spinger\u00e0 l\u2019UE all\u2019unione politica. Pierre-Cyrille Hautc\u0153ur, direttore di ricerca allo EHESS, ricorda che in Europa \u00able cinque banche maggiori rappresentano il 45% del bilancio totale del settore, contro il 30% nel 2008, senza contare le filiali\u00bb. \u00abTroppo grandi per fallire, nella prossima crisi gli stati nazionali non potranno pi\u00f9 assicurare il salvataggio di questi gruppi bancari europei transfrontalieri. Dovr\u00e0 farlo per forza l\u2019UE, che dovr\u00e0 assumere i relativi poteri politico e finanziario. Governi nazionali e UE devono prepararsi\u00bb [\u00abEtats et banques centrales face au risque syst\u00e9mique\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 16\/03\/2018, p. 7]. L\u2019economista Christian Saint-Etienne fa l\u2019ipotesi di \u00abun nocciolo duro intergovernativo capace di condurre a proprie spese una politica di potenza\u00bb. \u00abCon criteri predefiniti, strettamente attuati: essere nell\u2019area euro, e accettare regole budgetarie rigorose e le tre condizioni di successo dell\u2019euro (mini-bilancio della zona, governo economico e attuazione di regole minime fiscali e sociali \u2013 ad esempio un\u2019imposta sulle societ\u00e0 di almeno il 20%). Nessun paese \u00e8 escluso a priori\u00bb, ma \u00abescludendo ogni presa in carico dei debiti del Sud da parte del Nord\u00bb [\u00abUne institution intergouvernementale peut faire de l\u2019Europe une puissance\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 17\/03\/2018, p. 7].<br \/>\n\u00c8 necessario ripeterlo. \u00abSe abbiamo la volont\u00e0 di usare la maggiore ricchezza attuale per affrontare queste sfide e accettiamo che le risorse dovrebbero essere divise meno inegualmente, in realt\u00e0 c\u2019\u00e8 motivo di ottimismo\u00bb. \u2018Se\u2019, dipende da noi involontari cittadini del mondo sempre pi\u00f9 piccolo e unito.<\/p>\n<p><strong>Brexitino<\/strong>. In Italia abbiamo votato mentre un presidente USA lavora solo alla rielezione, isolando internazionalmente il paese; un leader cinese plebiscitato a vita proietta sul mondo un paese sempre pi\u00f9 ostile ai valori universali di libert\u00e0, uguaglianza, democrazia; e un presidente russo \u00e8 all\u2019ennesimo rinnovo con la forza della forza, letteralmente eliminando gli antagonisti. In mezzo, l\u2019Europa deve darsi un governo federale sovranazionale per riattivare il contratto di solidariet\u00e0 che, con la pace, \u00e8 la vera eredit\u00e0 di due guerre mondiali. Molti elettori scelgono per\u00f2 la scorciatoia degli usurati egoismi nazionali, o \u2018nuovi\u2019 regionali, come due ministri del nuovo governo Merkel che, in vista delle elezioni bavaresi, lo contestano da destra [Thomas Wieder, \u00abA Berlin, la droite conservatrice en croisade\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 20\/03\/2018, p. 5]. Nella crisi dell\u2019ordine neoliberale \u00e8 indispensabile un pensiero adeguato, in Europa con la scelta storica se federarsi o tornare ciascuno a casa propria, senza sapere quale, nella globalizzazione del ciascun per s\u00e9. A modo nostro, abbiamo replicato Brexit: un leader che promuove l\u2019UE criticandola e opposizioni, nate apparentemente dal nulla o dal mito, che volgono contro l\u2019UE la reazione sociale alla globalizzazione neoliberale, pure meno violenta in Europa che nel mondo. Come in Brexit, se il voto \u00e8 cosa seria, la responsabilit\u00e0 sostanziale \u00e8 di elettori confusi che scelgono movimenti nazionalisti, magari sociali, pur dichiarando in tutti i partiti di confidare pi\u00f9 nella UE che nello Stato italiano per risolvere i problemi: rispettivamente, il 38 e 19% degli elettori totali, il 22 e 7% della Lega, il 28 e 12% del M5s [\u00abLa fiducia nello Stato e nell\u2019Unione Europea\u00bb, <em>la Repubblica<\/em>, 12\/03\/2018, p. 10]. Inoltre, \u00abi reati calano. La paura cresce\u00bb [Domenico Affinito e Milena Gabanelli, <em>Corriere della Sera<\/em>, 12\/03\/2018, p. 21]. Il partito di Salvini sale da 153 a 4.808 voti a Macerata dopo che un attivista ha ucciso tre innocenti in nome della sicurezza [Luciano Fontana, \u00abLe responsabilit\u00e0 di chi ha vinto\u00bb, <em>Corriere della Sera<\/em>, 06\/03\/2018, p. 1]. \u00abSe ammettiamo che ci\u00f2 dipenda in parte anche dall&#8217;accidia, dall\u2019inerzia, dall\u2019indifferenza della gran parte di noi cittadini comuni\u00bb, come mi scrive un amico, nel mondo globale dell\u2019ineguaglianza noi italiani non siamo un rebus, siamo una preda, nell\u2019irreale presunzione di sovranit\u00e0 di un bilancio e una moneta dipendenti in tutto e per tutto dalla tutela, ora al tramonto, della Banca Centrale Europea contro agenzie di rating, imperi globali e gi\u00e0 oggi la stessa UE in crisi darwiniana. Col Regno Unito, gi\u00e0 fummo cacciati dal sistema monetario europeo da uno speculatore privato. \u00c8 vitale fare una seria riflessione e dare affidabili chiarimenti sulle nostre aspettative, a partire dal basso di noi, involontari cittadini del mondo residenti in Italia, perch\u00e9, se non possiamo permetterci i lussi del Regno Unito, nell\u2019euro possiamo per\u00f2 risparmiarci le sofferenze greche e, non facendoci cacciare, i ben pi\u00f9 gravi malanni argentini dopo il divorzio dal dollaro. Soprattutto, possiamo dire la nostra nell\u2019UE (nata da due guerre mondiali e una fredda) spinta a divenire politica dalla prossima crisi finanziaria globale, per molti incerta non \u2018se\u2019 ma \u2018quando\u2019, nella globalizzazione pandemica \u00abesente da obblighi nei confronti di qualunque nazione e societ\u00e0\u00bb. Meglio considerarli non gufi (che vedono nel buio), ma medici che valutano la familiarit\u00e0 dei nostri malanni. Comunque il male minore, perch\u00e9 \u00absenza l\u2019impegno degli USA per l\u2019ordine internazionale e il potere necessario a difenderlo contro sfidanti determinati e abili, i pericoli saranno pi\u00f9 gravi. Se cos\u00ec sar\u00e0, un futuro di guerra potrebbe essere pi\u00f9 vicino di quel che pensi\u00bb [\u00abThe next war\u00bb, <em>The Economist<\/em>, January 27th 2018, p. 9]. Specie dopo il 22 marzo, quando Trump, con la guerra dei dazi dichiarata alla Cina e minacciata per ricatto all\u2019UE, ha nominato consigliere per la sicurezza nazionale il \u00abradicale e dottrinario\u00bb John Bolton, \u00abfavorevole agli attacchi preventivi contro la Corea del Nord. Il brutto vento che soffia da Washington \u00e8 lontano dal calmarsi\u00bb [\u00abUn vent mauvais venu de Washington\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 24\/03\/2018, p. 21].<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel luglio 2016 della Brexit, in coda in una posta londinese, un signore mi indica Putin e Trump su una rivista: \u201cTrump lo mette sotto\u201d. 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