{"id":12715,"date":"2018-03-24T18:43:56","date_gmt":"2018-03-24T17:43:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12715"},"modified":"2018-03-24T18:43:56","modified_gmt":"2018-03-24T17:43:56","slug":"con-quali-parole-dire-oggi-la-realta-dei-luoghi-che-abitiamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/con-quali-parole-dire-oggi-la-realta-dei-luoghi-che-abitiamo\/","title":{"rendered":"Con quali parole dire oggi la \u2018realt\u00e0\u2019 dei luoghi che abitiamo?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Chi non possiede oggi, e con soddisfazione, una piccola macchina fotografica, isolata o addirittura incorporata al mobilephone? Con essa \u00e8 possibile un personale rapporto d\u2019istantanea registrazione e memorizzazione di dati reali; \u00e8 in effetti uno strumento molto utile, semplice nell\u2019uso, che sostanzialmente si ritiene neutrale.<br \/>\nIl suo processo tecnico per\u00f2, la fotografia &#8211; termine che etimologicamente significa \u2018scrittura con la luce\u2019 \u2013 \u00e8, non solo moderna conquista caratterizzata da innumerevoli interferenze con le pi\u00f9 rilevanti trasformazioni del mondo abitato e della nostra mentalit\u00e0, ma anche espressione carica di soggettive interpretazioni; \u00e8, anzi, divenuta persino occasione d\u2019arte nelle mani di fotografi ormai celebri, passando attraverso collettivi mutamenti di gusto.<br \/>\nIl percorso della sua legittimazione artistica e culturale ha avuto una tappa fondamentale nel campo dell\u2019architettura, segnalano gli storici, nella rappresentazione dell\u2019inedito tipo architettonico del grattacielo e in scatti che hanno reso il secolo XX eminentemente americano e la citt\u00e0 New York il suo l\u2019emblema urbano, meritevole ovunque di imitazione fino ad oggi.<br \/>\nIl vasto museo dell\u2019immaginario, che la fotografia ha messo a disposizione di tutti nel corso di ormai quasi due secoli, con specifica utilit\u00e0 per architetti, ingegneri e storici d\u2019architettura, risponde tuttora, in duttile convergenza con la parola, a esigenze di ricerca, invenzione, documentazione, comunicazione. Sono acquisti consolidati, inoltre, sia una ormai lunga storia della fotografia per l\u2019architettura, sia il potenziale valore di bene culturale del singolo scatto fotografico, sia l\u2019importanza di archivi privati e pubblici, che ne custodiscono raccolte, per temi o produttori, ai fini dell\u2019incremento delle conoscenze, anche di quelle delle nuove generazioni. La fotografia \u00e8 in effetti una delle pi\u00f9 importanti invenzioni del XIX secolo, divenuta rapidamente strumento primario di comunicazione. L\u2019affinamento delle tecniche fotografiche, tradizionali e digitali, l\u2019hanno resa possibilit\u00e0 per tutti e componente fondamentale di quella che chiamiamo civilt\u00e0 dell\u2019immagine, caratterizzata da propri metodi di indagine, produzione, comunicazione, mercato.<br \/>\nIn Italia l\u2019interesse per l\u2019universo fotografico \u00e8 molto sviluppato, sia tra artisti fotografi sia tra cultori specializzati nei diversi contesti d\u2019arte e d\u2019architettura sia nelle istituzioni pubbliche attente anche a tutela e restauro. Basti qui il rapido richiamo alla gloriosa e notissima produzione Alinari, ai molti fotografi italiani ormai celebri come Ghirri, Basilico, Colombo, Chiaramonte, e molti altri, all\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Archivio della fotografia storica, gestito nell\u2019ambito dell\u2019Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) e alle molte iniziative di associazioni e centri privati.<br \/>\nL\u2019Italia \u00e8 ricca anche di archivi privati di architetti, che conservano fondi di fotografie relativi a progetti, a studi su aree geografiche di loro interesse; molti sono anche gli quelli privati di fotografi con fondi prodotti da loro per architetti di fama. \u00c9 nazione ricca anche di archivi pubblici con importanti fondi fotografici che, pur non portando firme autorevoli, per qualit\u00e0 intrinseche o per ragioni storiche risultano di grande valore documentario, fonti quindi preziose per studi storici.<br \/>\nHo di recente, col collega Ferdinando Zanzottera, curato il libro Fotografia per l\u2019architettura del XX secolo in Italia. Costruzione della storia, progetto, cantiere, esito di un convegno internazionale organizzato dal Politecnico di Milano e da Regione Lombardia, nel quale 61 autori in 54 saggi concentrano l\u2019attenzione su scatti fotografici degli edifici e dei loro cantieri, nel patrimonio italiano custodito in raccolte e archivi pubblici, soprattutto milanesi e lombardi.<br \/>\nVi emerge, nitido e multiforme in casi e momenti esemplari, il profilo del dinamico dialogo, tra realt\u00e0 e immagine e tra immagine e parola, che inquieta la contemporaneit\u00e0 che Walter Benjamin ha chiamato \u2018epoca della riproducibilit\u00e0 tecnica\u2019 (Kleine Geschichte der Photographie, 1931; L\u2019opera d\u2019arte nell\u2019epoca della sua riproducibilit\u00e0 tecnica, 1936), come momento della storia umana caratterizzato dall\u2019invenzione di mezzi tecnici che consentono rapida, perfetta e veloce perch\u00e9 industrializzata, moltiplicazione di oggetti e di immagini, di \u2018cose\u2019 materiali e immateriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi oggi progetta architettura o partecipa al governo della citt\u00e0, orientandone le trasformazioni fisiche, si trova davvero imbrigliato nella tensione tra immagine e parola da una parte, e realt\u00e0 di fatto e sue immagini dall\u2019altra, quasi fosse difficile se non impossibile catturare la concretezza di un vissuto, di un abitare da parte di cittadini \u2018in carne ed ossa\u2019, da incrementare positivamente valorizzandolo.<br \/>\nSi tratta di una tensione non solo sua, ma di ognuno di noi abitanti in un luogo particolare, protetti da un\u2019architettura che \u00e8 la nostra dimora. Ne avvertiamo la durezza, siamo talvolta tentati di chiuderci in un isolamento che ci difende dai rapporti di vicinato, purtroppo per\u00f2 rendendoci anche pi\u00f9 aridi.<br \/>\nQuesta drammaticit\u00e0 s\u2019inscrive, da una parte, in quel gioco tra parola e immagine, che \u00e8 sostrato culturale previo alla costituzione di ogni possibile contesto comunitario, dall\u2019altra in quella divaricazione tra unicit\u00e0 di esperienza, di vita vissuta in un luogo particolare, e rapida moltiplicazione delle immagini, che rendono fantasmagorica ogni realt\u00e0, anche quella del luogo in cui viviamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Appare oggi problematica una linearit\u00e0 di rapporto tra realt\u00e0 di luoghi, da una parte, e parole e immagini che tendono a catturarli, dall\u2019altra. Mentre abbiamo a disposizione strumenti di facile riproduzione delle nostre immagini e percezioni del contesto in cui viviamo, e mentre abitiamo luoghi che incidono profondamente nella nostra vita, le nostre parole per collegare le prime ai secondi appaiono incerte, persino deboli. Emerge una strana specie di afasia, di impossibilit\u00e0 a comunicare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da dove viene questa difficolt\u00e0 nello stabilire un ponte tra vita e immaginario? Cosa ci sta accadendo? Di cosa siamo alla ricerca? Dove trovare le coordinate per pensare alla vita comune, a quella sintesi di urbs e civitas che \u00e8 radice del nostro Occidente e della sua varia e multiforme energia progettuale?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi non possiede oggi, e con soddisfazione, una piccola macchina fotografica, isolata o addirittura incorporata al mobilephone? 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