{"id":12712,"date":"2018-03-21T10:25:30","date_gmt":"2018-03-21T09:25:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12712"},"modified":"2018-03-21T10:25:30","modified_gmt":"2018-03-21T09:25:30","slug":"nuova-teologia-eucaristica-13-hoc-facite-il-modello-classico-di-presenza-eucaristica-zeno-carra2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-13-hoc-facite-il-modello-classico-di-presenza-eucaristica-zeno-carra2\/","title":{"rendered":"Nuova teologia eucaristica (\/13): \u201cHoc facite\u201d: il modello classico di presenza eucaristica (Zeno Carra\/2)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/zeno01.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12692\" alt=\"zeno01\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/zeno01-223x300.jpg\" width=\"223\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/zeno01-223x300.jpg 223w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/zeno01.jpg 714w\" sizes=\"(max-width: 223px) 100vw, 223px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come abbiamo visto nella prima parte della nostra recensione (<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-10-hoc-facite-di-zeno-carra-1\/\">qui<\/a>), il bel volume di Zeno Carra presenta due modelli teorici e pratici di \u201cpresenza eucaristica\u201d. Il primo \u00e8 quello della \u201ctransustanziazione\u201d ed \u00e8 riferito alla tradizione tommasiana e tridentina; il secondo &#8211; che non \u00e8 ancora pienamente definito e al quale il libro vuole dare un esplicito contributo &#8211; si articola intorno al Movimento Liturgico e alla Riforma liturgica, elaborandone teoricamente e praticamente le acquisizioni. In questa seconda parte della mia recensione vorrei mettere in luce i punti che qualificano il modello classico di \u201cpresenza eucaristica\u201d. Va detto che l\u2019autore dedica a queste descrizioni dei modelli una attenzione particolare, e in questo aspetto risiede forse il tratto pi\u00f9 originale e pi\u00f9 significativo della sua ricerca.<\/p>\n<p><i>Il modello tommasiano-tridentino (<\/i>capitolo I)<\/p>\n<p>Questo modello di comprensione e di attuazione della presenza eucaristica \u00e8 stato generato da cause molteplici: in particolare risente delle grandi dispute medievali e moderne, per rispondere alle quali prima Tommaso e poi il Concilio di Trento mettono a punto una <i>ratio sacramenti<\/i> che pu\u00f2 essere sintetizzata in un sistema di relazioni, fatto di \u201cpunti di riferimento\u201d e di \u201clegami formali\u201d tra di essi, che vengono definiti \u201cassi\u201d.<\/p>\n<p>I punti di riferimento sono: \u201cil fondamento cristologico, l\u2019evento celebrativo o rito del sacramento, la chiesa che celebra il sacramento, l\u2019uomo credente che sta nel fatto sacramentale\u201d (112).<\/p>\n<p>Ognuno di questi \u201cpunti\u201d viene analizzato e talvolta duplicato: ad esempio la celebrazione viene distinta in due livelli, quello degli enti e quello del rito.<\/p>\n<p>Il modello si presenta come una serie di \u201craccordi\u201d (detti \u201cassi\u201d) tra i diversi punti, che disegnano la forma complessiva della esperienza eucaristica, cos\u00ec come pensata e attuata dal tardo medioevo al XX secolo. Analizziamoli sinteticamente.<\/p>\n<p>a) <i><b>Asse ente \u2013 rito: <\/b><\/i>\u201cil punto di ancoraggio solido del fatto eucaristia \u00e8 l\u2019ente. Esso governa il livello del rito\u201d (113). Il rito viene estromesso dalla dimensione ontologica della eucaristia. \u201cI quattro snodi rituali consegnati nella forma della cena di Ges\u00f9 alla tradizione (<i>accepit, gratiam egit\/benedixit, fregit, dedit<\/i>) si subordinano al secondo di essi. Il quale a sua volta \u00e8 ridotto alla sua dimensione anamnetico istitutiva (<i>dicens: Hoc est&#8230;hic est<\/i>), ridotta alle sole parole omogenee alla predicazione sugli enti (le parole di azione \u2013 <i>accipite et manducate\/bibite<\/i> \u2013 vi sono esautorate). Gli altri tre nodi perdono pertinenza ontologica, in particolare il polo della comunione: il fatto eucaristia \u00e8 gi\u00e0 compiuto con la consacrazione; la comunione ne \u00e8 una conseguenza, definita uso del sacramento\u201d (113-114)<\/p>\n<p>b) <i><b>Asse Cristo \u2013 ent<\/b><b>e:<\/b><\/i> \u201cCristo \u00e8 <i>presente<\/i> prima che (\/anzich\u00e9) <i>agente\u201d <\/i>(115). L\u2019analisi metafisica degli enti (il passaggio da sostanza a sostanza) \u00e8 garanzia della presenza. \u201cGli eventi storico-salvifici del Cristo (Mistero Pasquale) sono ultimamente irrilevanti al dato oggettivo della presenza\u201d (115). Se l\u2019ente, e non la celebrazione, media l\u2019accesso a Cristo, \u201cci\u00f2 conduce ad una rappresentazione linguistico-mentale per cui Cristo \u00e8 <i>interno<\/i> agli elementi consacrati\u201d (115). Il frutto delle controversie medievali e moderne vuole salvaguardare la mediazione reale effettiva sul livello della sostanza metafisica.<\/p>\n<p>c) <i><b>Asse Cristo \u2013 rito: <\/b><\/i> le categorie patristiche di \u201cfigura\u201d, \u201cimmagine\u201d, \u201csimilitudine\u201d perdono rilevanza. Ci\u00f2 appare evidente nella \u201cteologia del sacrificio\u201d, dove l\u2019indebolimento della figura medievale porta la giustificazione sul piano degli \u201centi\u201d, producendo una \u201cmoltiplicazione dei sacrifici\u201d. \u201cSe anche ci\u00f2 che \u00e8 di pertinenza del rito (il fatto eucaristia in quanto agito come sacrificio) si deve spostare sul nuovo centro ontico, il rito rimane esautorato anche di ci\u00f2 che gli \u00e8 proprio: essere <i>azione<\/i> mediatrice della <i>azione<\/i> salvifica di Cristo. Il rito rimane un guscio vuoto, mero supporto cerimoniale ad un nucleo che gli sta incastonato al centro\u201d (116). Di qui si spiega la deriva dell\u2019allegorismo.<\/p>\n<p>d) <i><b>Asse uomo \u2013 ente: <\/b><\/i> La centratura ontica del fatto eucaristico determina una centratura noetica dell\u2019accesso dell\u2019uomo alla eucaristia. \u201cData la particolare natura degli enti dopo la consacrazione&#8230;la mediazione sensi&gt;intelletto non pu\u00f2 essere diretta&#8230;Assieme alla svalutazione dell\u2019azione si ha anche la svalutazione del livello sensibile\u201d (117). Anche sul piano del rapporto reciproco (ente \u2013 uomo) la contrapposizione tra \u201ccibo spirituale\/cibo corporeo\u201d corrisponde a questa nuova centralit\u00e0 ontica e noetica della eucaristia.<\/p>\n<p>e) <i><b>Asse uomo \u2013 rito:<\/b><\/i> \u201cil rito sta all\u2019uomo coinvolto nel fatto eucaristia come una sacra rappresentazione che gli si para <i>dinanzi<\/i> proponendoglisi come <i>segno <\/i>di ci\u00f2 che sta collocato al suo centro: la presenzializzazione ontica&#8230;In quanto <i>segno<\/i> pi\u00f9 che <i>simbolo<\/i> il rito si colloca <i>davanti<\/i> all\u2019uomo, non l\u2019uomo dentro di esso\u201d (118). Anche la efficacia del rito \u00e8 ridotta alla magnificenza sensibile, ma \u201c\u00e8 sufficiente che l\u2019uomo stia <i>davanti<\/i> al rito, acconsentendo per fede al fatto che l\u00ec dietro\/dentro si opera qualcosa di importante per la sua salvezza\u201d (118). Cos\u00ec il beneficio della messa, basato su una logica ontica e non sensibile, pu\u00f2 prescindere persino dalla presenza dei beneficiari.<\/p>\n<p>f) <i><b>Asse <\/b><b>E<\/b><b>ucaristia \u2013 Chiesa:<\/b><\/i> \u201cIn epoca patristica il fatto stesso che l\u2019eucaristia sia letta come spazio della presenza agente di Cristo alla sua chiesa ingloba in s\u00e9 il fatto che la celebrazione del sacramento rende concomitantemente presente la chiesa stessa, ossia la genera, la edifica, la compagina. Ma tale reciproca compresenza della presenza di Cristo e del suo corpo, inteso come chiesa, si radica sulla centratura misterico-rituale del fatto eucaristia: l\u2019eucaristia \u00e8 rito, \u00e8 <i>actio<\/i>\u201d (119). Quando si esclude, come fa il modello tommasiano-tridentino, la rilevanza attivo-rituale del fatto eucaristia, a vantaggio di una centratura presenziale-ontica, la Chiesa diventa estrinseca alla eucaristia. Questa trasformazione \u2013 che \u00e8 frutto della teoria \u201ctransustanziale\u201d &#8211; trova le cause (e determina effetti) sugli altri \u201cassi\u201d: il fondamento cristologico \u00e8 inteso in senso statico-naturale; il rapporto ente-rito conosce \u201cla posizione secondaria della comunione rispetto alla consacrazione\u201d, l\u2019accesso individuale piuttosto che comunitario alla Chiesa, il primato di un approccio intellettuale piuttosto che sensibile alla eucaristia.<\/p>\n<p>\u201cDa qualsiasi parte di acceda al modello, la chiesa ne risulta esclusa, collegata solo come conseguenza seconda (e secondaria): lo sviluppo dell\u2019intimismo devoto come via privilegiata di partecipazione alla messa si colloca qui come sintomo eloquente\u201d (120).<\/p>\n<p>Non \u00e8 difficile ammirare la profondit\u00e0 e il rigore di questa analisi. Il modello classico di \u201cpresenza eucaristica\u201d \u00e8 passato ai raggi X e viene mostrato nella sua grandezza, ma anche nei suoi limiti. Il gioco di questi \u201cassi\u201d, come raccordi incrociati tra gli elementi costitutivi della esperienza eucaristica, \u00e8 assolutamente chiaro nel mostrare la esigenza di elaborare un nuovo modello di teologia eucaristica, che, custodendo il meglio del modello medievale-moderno, sappia tradurlo in categorie capaci di salvaguardare il ruolo fondamentale della dinamica rituale. Sar\u00e0 questo l\u2019oggetto della terza parte della mia recensione.<\/p>\n<p>(<em>segue &#8211; 2<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come abbiamo visto nella prima parte della nostra recensione (qui), il bel volume di Zeno Carra presenta due modelli teorici e pratici di \u201cpresenza eucaristica\u201d. 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