{"id":12663,"date":"2018-03-03T18:39:17","date_gmt":"2018-03-03T17:39:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12663"},"modified":"2018-03-03T18:39:17","modified_gmt":"2018-03-03T17:39:17","slug":"una-grande-burocrazia-e-il-suo-capo-struttura-in-dialogo-con-marco-marzano-la-chiesa-immobile-francesco-e-la-rivoluzione-mancata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-grande-burocrazia-e-il-suo-capo-struttura-in-dialogo-con-marco-marzano-la-chiesa-immobile-francesco-e-la-rivoluzione-mancata\/","title":{"rendered":"Una grande burocrazia e il suo capo-struttura.  In dialogo con Marco Marzano, &#8220;La Chiesa immobile. Francesco e la rivoluzione mancata&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/chiesaimmobile.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-12664\" alt=\"chiesaimmobile\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/chiesaimmobile.jpg\" width=\"104\" height=\"156\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u201cUn anziano prete affezionatissimo all\u2019identit\u00e0 cattolica tradizionale, il servitore fedele di una identit\u00e0 clericale che ha coltivato per un\u2019intera vita, il primo boicottatore di ogni vera riforma strutturale dell\u2019istituzione\u201d (155-156): questa definizione forte, dedicata non al Card. Burke, ma a papa Francesco, chiude il volume del sociologo Marco Marzano, <i>La Chiesa immobile. Francesco e la rivoluzione mancata<\/i>, Bari, Laterza, 2018. Il libro si legge d\u2019un fiato, \u00e8 scritto con brillante scioltezza ed \u00e8 fortemente provocatorio. Dipende, in radice, da alcune tesi di carattere strettamente sociologico, che tuttavia, pur cogliendo dinamiche reali, con le quali \u00e8 bene confrontarsi apertamente, non permettono di cogliere il centro della identit\u00e0 di papa Francesco e della stessa Chiesa di cui egli \u00e8 a capo. Applicando alla lettura della sua azione pastorale, del contesto ecclesiale in cui si colloca e delle idee fondamentali che propone uno schema meramente esteriore e funzionale \u2013 ispirato dalla sociologia della organizzazione \u2013 l\u2019autore progetta di trattare la Chiesa come un \u201coggetto di indagine\u201d affine ad Amazon, al Terzo Reich o a un Partito politico. Ma il risultato &#8211; che avrebbe la pretesa della obiettivit\u00e0 e della verit\u00e0, da contrapporre fieramente ai luoghi comuni di progressisti e di conservatori &#8211; mi sembra che approdi ad una lettura certo possibile, non poco utile, forse anche necessaria, ma del tutto insufficiente, e in una certa misura non immune da una certa distorsione.<\/p>\n<p>Ma procedo per ordine: prima presento, il pi\u00f9 possibile <i>sine ira ac studio<\/i>, l\u2019impianto del volume, per procedere in un secondo momento alla sua discussione e infine alla indicazione di alcuni \u201cpunti ciechi\u201d della analisi ivi contenuta.<\/p>\n<p><i>Struttura e tesi fondamentali del volume<\/i><\/p>\n<p>Tre sono i capitoli su cui il testo \u00e8 costruito. Dopo una gustosa introduzione sintetica, col titolo gi\u00e0 di per s\u00e9 significativo <i>Il mistero di un papa gi\u00e0 santo <\/i>(VII-XIV), il primo capitolo si intitola <i>Francesco il riformatore mancato <\/i><i>(3-56) e <\/i>ripercorre i primi cinque anni di pontificato su quattro versanti sensibili della \u201criforma\u201d: la curia romana, la morale sessuale, la questione femminile e il celibato ecclesiastico. Su ciascuno di questi quattro punti l\u2019esame condotto da Marzano individua un disegno \u201cdei riformatori\u201d e una \u201cresistenza conservatrice\u201d, rispetto a cui Francesco manterrebbe una posizione sostanzialmente tradizionale. Anche dove pi\u00f9 chiara appare la discontinuit\u00e0, la si ammette solo a costo di ridimensionarla. Il capitolo si chiude, perci\u00f2, con la costatazione che \u201cuna riforma della Chiesa \u00e8 assai sconsigliabile e controindicata per chi ha davvero a cuore il suo futuro\u201d (56). Questo \u00e8 anche il tema centrale del secondo capitolo, che si intitola <i>Perch\u00e9 la chiesa non cambia<\/i><i> (57-92)<\/i>, nel quale un\u2019analisi sociologica sulla Chiesa come \u201corganizzazione burocratica\u201d conduce Marzano a mettere in questione la esigenza di Riforma, a ragionare sulla secolarizzazione occidentale e sulla espansione del cattolicesimo nel sud del mondo e a paventare la \u201cdissoluzione della comunione anglicana\u201d come un incubo concreto della via riformatrice eventualmente assunta dalla Chiesa cattolica. Si giunge cos\u00ec al terzo capitolo, <i>Francesco e l\u2019amicizia come politica <\/i><i>(93-143)<\/i>, in cui l\u2019autore torna ad esaminare il pensiero e la figura del papa, sulla base del principio sociologico della \u201cdisgiunzione delle strutture\u201d, che secondo la scienza della organizzazione permette di introdurre una \u201cdistrazione\u201d all\u2019interno del sistema: in questo modo una serie di contenuti importanti del Magistero di Francesco possono ora presentarsi come modalit\u00e0 per distrarre dal fatto che le riforme non vengano attuate. Tali \u201ccontenuti\u201d sono: l\u2019anticapitalismo e la \u201cpolitica della amicizia\u201d sia <i>ad extra<\/i> (altri cristiani) sia <i>ad intra<\/i> (teologia della liberazione e lefebvriani). A ci\u00f2 si unisce una gustosa lettura sia degli \u201coppositori\u201d, che contribuirebbero a far pensare, illusoriamente che papa Francesco stia effettivamente modificando il sistema, sia dei \u201csupporters\u201d, che raccontano la favola delle opposizioni interne, che non permetterebbero a Francesco di attuare le riforme. Nelle <i>Conclusioni<\/i> (144-156) si afferma recisamente che \u201cla Chiesa resta immobile e anche quest\u2019ultima occasione per cambiarla \u00e8 sfumata\u201d (144).<\/p>\n<p><i>Il paradosso e il formalismo<\/i><\/p>\n<p>Per tentare una valutazione equilibrata di questa lettura vorrei iniziare dal metodo utilizzato. L\u2019autore \u00e8, come abbiamo detto, professore di Sociologia. Una lettura sociologica della figura del papa e della Chiesa che egli guida \u00e8 un grande arricchimento anche per la coscienza ecclesiale, ma non pu\u00f2 \u201cridurre\u201d la Chiesa ad altro da ci\u00f2 che \u00e8, non pu\u00f2 semplificarne troppo la struttura. Intendo dire che, per quanto siano utili e rilevanti le osservazioni condotte sul papa e sulla struttura ecclesiale, se non si tiene conto del rapporto che il Papa e la Chiesa mantengono con il Vangelo e con la vocazione, con il discepolato e con il popolo di Dio, con l\u2019alfa e l\u2019omega , sar\u00e0 difficile uscire da una lettura parziale e distorta.<\/p>\n<p>Vorrei osservare, sempre dal punto di vista del metodo, che il riferimento ai \u201ccontenuti cristiani\u201d risente nel libro di un andamento paradossale: le grandi riforme, su cui Marzano misura l\u2019apporto di Francesco, servono, nello stesso tempo in due direzioni: da un lato dimostrano che non si tratta affatto di un papa n\u00e9 rivoluzionario, n\u00e9 riformatore (e gi\u00e0 su questo \u00e8 legittimo dissentire); ma, d\u2019altra parte, \u00e8 la Chiesa stessa a non richiedere alcuna riforma, per restare pienamente se stessa.<\/p>\n<p>Qui, come \u00e8 evidente, il gioco argomentativo diventa assai rischioso: la critica non \u00e8 semplicemente \u201cda sinistra\u201d, ma anche, e nello stesso tempo, \u201cda destra\u201d. Da sinistra, perch\u00e9 chiederebbe una \u201crivoluzione\u201d che Francesco non pu\u00f2 n\u00e9 vuole attuare; da destra, perch\u00e9 la Chiesa non ha alcuna profezia, se non quella di mantenere salda se stessa e la certezza istituzionale che su di essa viene socialmente proiettata. <em>Utopia profetica<\/em> e <em>religione civile<\/em> coincidono nella analisi, e finiscono per schiacciare Francesco e la Chiesa in un angolo, senza altra possibilit\u00e0 che quella di confermare la rilettura ottocentesca della tradizione tridentina, che si imporrebbe come una \u201cstruttura astorica\u201d che si giustifica da s\u00e9, <i>formaliter tantum.<\/i><\/p>\n<p>Qui, allora, mi sentirei di obiettare a Marzano che le sue categorie restano quelle di una teoria istituzionale, organizzativa e politica, che dice della Chiesa solo uno \u201cspicchio\u201d. Senza riferimento al Vangelo e allo Spirito, senza riferimento alla Storia e al divenire, appare difficile venire a capo sia del profilo di Francesco, sia della natura della Chiesa. D\u2019altra parte, come \u00e8 bene illustrato dalle puntuali citazioni che Marzano allega in nota al suo testo, nei passaggi decisivi egli dipende da fonti sociologiche, di teoria istituzionale e politica, che orientano pesantemente il giudizio e lasciano poco spazio ai fatti, in tutta la loro complessit\u00e0 e ricchezza.<\/p>\n<p>Dicevo che qui qualcosa del metodo di Marzano non mi convince. Soprattutto se guardiamo alla organizzazione del materiale. In effetti, a me sembra qualificante che, dopo una presentazione nel primo capitolo, da cui si desume un ritratto molto unilaterale di un \u201cFrancesco moderato\u201d &#8211; letto sostanzialmente alla scuola di coloro che lo interpretano in continuit\u00e0 con i predecessori \u2013 e anche dopo un secondo capitolo, che trasforma in \u201cnecessario\u201d ci\u00f2 che prima appariva solo come \u201cpossibile\u201d &#8211; elaborando una teoria della Chiesa come strutturalmente ferma, chiusa e immobile &#8211; il terzo capitolo presenta caratteristiche curiosamente forzate.<\/p>\n<p>Mi chiedo infatti: come si pu\u00f2 presentare ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 \u201ctipico\u201d del magistero di Francesco \u2013 ossia quel \u201cprincipio misericordia\u201d che segna ogni intervento teorico e pratico di questo papato \u2013 come una semplice \u201cmanovra diversiva\u201d &#8211; tecnicamente come una \u201cdistrazione\u201d ottenuta mediante una \u201cdisgiunzione delle strutture\u201d &#8211; per cui, di fatto, ogni contenuto evangelico, profetico, spirituale viene ridotto a sovrastruttura di un sistema istituzionale, il cui capo \u00e8 tenuto a perpetuare di per s\u00e9, quasi indipendentemente da ogni \u201caltra\u201d logica?<\/p>\n<p>Questa scelta non mi persuade e introduce un \u201criduzionismo\u201d di cui soffre forse pi\u00f9 la Chiesa che lo stesso Francesco. Esso riduce, in modo vistoso, ci\u00f2 che per la Chiesa \u00e8 essenziale e fontale a sovrastruttura marginale, a pretesto, a paravento, a diversivo. Questo, francamente, mi pare non solo esagerato, ma principio di una distorsione nella rappresentazione fedele della complessit\u00e0 ecclesiale, cui pure Marzano sembra seriamente interessato.<\/p>\n<p><i>Alcuni punti ciechi<\/i><\/p>\n<p>Nelle pagine iniziali Marzano, correttamente, prende le distanze dalle strumentalizzazione \u201cda destra\u201d che le sue critiche \u201cda sinistra\u201d potrebbero subire. Ma qui a me pare che qualcosa di decisivo venga trascurato. Se giudico la Chiesa e il papa indipendentemente dal Vangelo, riducendo ogni \u201ccontenuto\u201d a strategia istituzionale, contraddico, radicalmente, una delle parole pi\u00f9 decisive non solo del papato d Francesco, ma di tutta la storia della Chiesa. Ossia il superamento della \u201cautoreferenzialit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Mi chiedo: in tutto questo, la passione di Francesco per il Vangelo, dove sta? Perch\u00e9, a tal proposito, Marzano assume cos\u00ec acriticamente il luogo comune del \u201cdisinteresse\u201d di Francesco per la teologia? Egli forse non sospetta\u00a0 neppure che in questi 5 anni, noi tutti abbiamo ascoltato, in diverse occasioni, una teologia molto pi\u00f9 fine e pi\u00f9 fresca, pi\u00f9 acuta e pi\u00f9 coraggiosa di quella che avevamo sentito, dai vertici ecclesiali, nel precedente mezzo secolo? Pu\u00f2 essere semplicemente trascurato il fatto che un papa, pi\u00f9 di 50 anni dopo il Concilio Vaticano II, in soli 5 anni, abbia messo in moto, contemporaneamente, una ristrutturazione della curia romana, una ripensamento della morale familiare e sessuale, un rinnovamento nel modo di pensare il ruolo delle donne sia come ministri, sia come mogli di ministri?<\/p>\n<p>Il gioco di Marzano &#8211; che in parte dipende dal suo metodo sociologico, in parte dall\u2019utilizzo di fonti non del tutto disinteressate \u2013 funziona cos\u00ec: da un lato chiede a Francesco una sorta di palingenesi della Chiesa. E non la ottiene, ovviamente. Viceversa, quando qualcosa muta effettivamente, allora cerca di trovare \u201cprecedenti\u201d anteriori a Francesco, per negare che la novit\u00e0 sia cos\u00ec nuova. Esemplari sono, nelle pagine finali del libro, le lunghe citazioni di Caffarra e Pierantoni contro il testo di AL. Si citano le posizioni estreme, per dimostrare che in realt\u00e0 AL non ha minimamente cambiato la \u201ccostituzione materiale\u201d della Chiesa, dunque di una istituzione che sembra prescindere non solo da Francesco, ma dal Vangelo stesso!<\/p>\n<p>Viceversa, Francesco, ad es. nello straordinario discorso tenuto al Collegio degli scrittori della &#8220;Civilt\u00e0 Cattolica&#8221;, ha saputo parlare di 3 caratteristiche del teologo &#8211; irrequietezza, incompletezza e immaginazione &#8211; con una forza e con una profondit\u00e0 quasi inaudite, che mai si troverebbero in \u201cprecedenti\u201d magisteriali. Qui la differenza \u00e8 differenza di linguaggio. Linguaggio per\u00f2 inteso non come espressione o come diversivo, ma come esperienza o come sostanza. Ci\u00f2 che mi sarei aspettato, proprio da un sociologo, \u00e8 una attenzione pi\u00f9 viva per la \u201ctraduzione della tradizione\u201d che Francesco, da cinque anni, persegue coraggiosamente e coerentemente nel suo magistero. Ci\u00f2 dipende, anzitutto, dall\u2019uso di un \u201clinguaggio diverso\u201d, in cui la Chiesa possa riconoscersi non anzitutto come \u201cstruttura\u201d o \u201cburocrazia\u201d, ma come \u201cpopolo\u201d e come Sposa.<\/p>\n<p>Questa Sposa del Signore, se vuole seguire il suo Capo e Maestro \u2013 che non \u00e8 il Papa \u2013 deve essere disposta a muoversi, deve saper tornare a prendere l\u2019iniziativa. Cos\u00ec \u00e8 sempre stato. Talora nella forma del movimento di un ghiacciaio; talaltra nella libert\u00e0 di una \u201cpiuma al vento\u201d. Quando lo Spirito soffia, la Chiesa non resta, ma va, non si ferma, ma si muove. Questa mobilit\u00e0 le ha assicurato di poter camminare, per tanti secoli, in mezzo alla storia. Francesco e la sua Chiesa non sono immobili. Non possono esserlo, perch\u00e9 strutturalmente non sono \u201cper s\u00e9\u201d, ma \u201cper altro\u201d. Purtroppo questo poderoso richiamo ad essere \u201cper altro\u201d, che \u00e8 tanto centrale in Francesco, nel libro non ha trovato spazio alcuno.\u00a0 Se il papa guarder\u00e0 nello specchio del libro, potr\u00e0 apprezzarvi molte cose, ma non vi si riconoscer\u00e0.<\/p>\n<p>Per questo motivo fondamentale, alla fine di questa vivace lettura, comunque sempre stimolante e piena di forza, anche quando \u00e8 criticabile, mi viene da dire, quasi da cantare: \u201cLa Chiesa \u00e8 mobile, qual piuma al vento\u201d; per seguire il suo Signore essa \u201cmuta d\u2019accento e di pensier\u201d. Cos\u00ec \u00e8 accaduto tante volte lungo la storia. Cos\u00ec \u00e8 avvenuto anche nel Concilio Vaticano II, e Francesco da tale Concilio ha imparato non a fare la rivoluzione \u2013 che sar\u00e0 sempre irrimediabilmente \u201cmancata\u201d \u2013 ma a promuovere la riforma, di cui la Chiesa ha sempre vissuto. E di essa dovr\u00e0 vivere ancora, in forme nuove e sorprendenti, senza aver paura della loro meravigliosa complessit\u00e0, senza lasciarsi incantare\u00a0n\u00e9 dalle vibranti ritrosie di monsignori navigati, n\u00e9 dalle studiate teorie di sociologi attenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; \u201cUn anziano prete affezionatissimo all\u2019identit\u00e0 cattolica tradizionale, il servitore fedele di una identit\u00e0 clericale che ha coltivato per un\u2019intera vita, il primo boicottatore di ogni vera riforma strutturale dell\u2019istituzione\u201d (155-156): questa definizione forte, dedicata&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12663"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12663"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12663\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12676,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12663\/revisions\/12676"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12663"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12663"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12663"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}