{"id":12643,"date":"2018-02-26T09:55:44","date_gmt":"2018-02-26T08:55:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12643"},"modified":"2018-02-26T10:09:45","modified_gmt":"2018-02-26T09:09:45","slug":"la-paura-di-fare-il-salto-sarah-mueller-e-la-caricatura-dellantimodernismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-paura-di-fare-il-salto-sarah-mueller-e-la-caricatura-dellantimodernismo\/","title":{"rendered":"La paura di fare il salto. Sarah, Mueller e la caricatura dell&#8217;antimodernismo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12331\" alt=\"viadelconcilio\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1-296x300.jpg\" width=\"296\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1-296x300.jpg 296w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1.jpg 949w\" sizes=\"(max-width: 296px) 100vw, 296px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Con una considerevole sintonia, quasi all&#8217;unisono, in contesti diversi e in forme differenziate, il Prefetto della Congregazione del Culto, Card. Sarah, e l&#8217;ex-Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Card. Mueller, si sono espressi con inusitata durezza contro forme della prassi e della dottrina ecclesiale, che trovano la loro radice nel Concilio Vaticano II e attuazione nel magistero di papa Francesco. Potremmo dire che forse mai, come in queste dichiarazioni obiettivamente &#8220;sopra le righe&#8221;, \u00e8 emersa nei due cardinali la aperta ostilit\u00e0 verso la Chiesa e verso i pastori che si lasciano guidare dal testo e dallo spirito del Concilio Vaticano II. Esaminiamo brevemente le affermazioni dei due cardinali.<\/p>\n<p><strong>Comunione in bocca\/in ginocchio e cambio di paradigma nella dottrina<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;intervento del Card. Sarah ha la forma di una Prefazione, che egli ha scritto ad un libro dedicato all&#8217;esame della storia della &#8220;comunione sulla mano&#8221; (cfr.http:\/\/www.lastampa.it\/2018\/02\/23\/vaticaninsider\/ita\/vaticano\/sarah-c-un-attacco-diabolico-alleucaristia-che-si-riceve-solo-sulla-lingua-inginocchiati-JeGRVH1L79cu6878QGsqeK\/pagina.html) . In quel contesto, egli si lascia andare a giudizi del tutto unilaterali e privi di equilibrio sulla tradizione della &#8220;Handkommunion&#8221;, arrivando addirittura a configurare un &#8220;attacco diabolico&#8221; in questo sviluppo recente &#8211; che riprende prassi antiche e del tutto assodate &#8211; ma che ai suoi occhi appare semplicemente come &#8220;negazione della sacralit\u00e0&#8221; del sacramento e &#8220;attentato al suo contenuto&#8221;. Le profanazioni del S.S. Sacramento, che per Sarah si identificano anche nella &#8220;intercomunione&#8221; e nelle forme di un ripensamento della dottrina eucaristica, appaiono al Cardinale riducibili, incredibilmente, ad un effetto della Riforma liturgica. Solo una ripresa della prassi di &#8220;comunione in ginocchio e sulla lingua&#8221; sarebbe il baluardo contro queste diverse forme di profanazione. In sostanza, la Riforma della Riforma farebbe da scudo alla autentica santit\u00e0 cattolica.<\/p>\n<p>Il card. Mueller, invece, in un testo scritto per First Things e intitolato &#8220;Sviluppo o corruzione&#8221; (https:\/\/www.firstthings.com\/web-exclusives\/2018\/02\/development-or-corruption), propone una interpretazione del magistero attuale sulla base di una rilettura delle opere di Newman, con cui ritiene di dover liquidare ogni discorso sul &#8220;cambio di paradigma&#8221; nella dottrina cristiana come una forma di &#8220;corruzione&#8221; della tradizione, come una caduta modernistica da cui guardarsi e da censurare. E l&#8217;esempio che propone \u00e8, ovviamente,\u00a0<em>Amoris Laetitia<\/em>, che a suo avviso potrebbe essere letta correttamente soltanto mantenendo una assoluta continuit\u00e0 con i documenti che la precedono.<\/p>\n<p>In entrambi i testi, con tutta la loro differenza, appare con chiarezza il tentativo di &#8220;ridurre a modernismo&#8221; ogni differenziazione rispetto alla prospettiva ottocentesca di comprensione della eucaristia, del magistero e del matrimonio. Vorrei svolgere qualche considerazione intorno a queste posizioni.<\/p>\n<p><strong>La &#8220;scomunica&#8221; di ogni differenza, eucaristica o dottrinale<\/strong><\/p>\n<p>Mi colpisce molto la radicalit\u00e0 della negazione dell&#8217;altro che traspare da questi testi. Da un lato per Sarah ogni prassi di comunione diversa da quella &#8220;in ginocchio e sulla lingua&#8221; rischia di essere liquidata come &#8220;attacco diabolico&#8221; alla tradizione sacrosanta. Ma come pu\u00f2, il Prefetto della Congregazione del culto, dimenticare totalmente che quella forma &#8211; cos\u00ec come egli la descrive e la illustra nei pastorelli di Fatima, in Giovanni Paolo II e in Madre Teresa di Calcutta &#8211; \u00e8 una legittima interpretazione ottocentesca e novecentesca del &#8220;comunicarsi&#8221;, che il Movimento Liturgico aveva riconosciuto, gi\u00e0 cento anni fa, come limitata e da integrare? Tutta la riscoperta del &#8220;rito di comunione&#8221;, come luogo specifico di relazione con la manducazione del sacramento, ha messo in moto quel ripensamento che oggi, sia pure con una certa comprensibile esitazione, permette alle comunit\u00e0 cristiane &#8211; prima che ai singoli battezzati &#8211; di riconoscersi in quello che fanno. Andare processionalmente (non in ginocchio) verso l&#8217;altare per ricevere (sulla mano) la particola (prodotta nella &#8220;fractio panis&#8221;), per diventare ci\u00f2 che si riceve (Corpo di Cristo ecclesiale dal Corpo di Cristo sacramentale): di tutto questo non vi \u00e8 alcuna traccia nelle parole del Card. Sarah. Cos\u00ec come tanto diversa appare la sua lettura dalla pi\u00f9 ampia comprensione che J. Ratzinger\/Benedetto XVI ha proposto della medesima questione: non solo mai mettendo in opposizione mano e bocca, piedi e ginocchia, ma riconoscendo anche che il meglio della teologia liturgica \u00e8 venuto da un cambiamento del concetto di &#8220;forma&#8221;. Qui egli ha sottolineato, in un certo modo, un &#8220;cambiamento di paradigma&#8221; nella comprensione della &#8220;forma eucaristica&#8221; che ha profondamente sollecitato la Chiesa lungo tutto il XX secolo. Forse una lettura completa dei testi di J. Ratzinger\/Benedetto XVI gioverebbe a tutti.<\/p>\n<p>Questo permette di\u00a0 rileggere anche le parole del Card. Mueller come una sorta di &#8220;cedimento&#8221; alla tentazione di &#8220;ridurre a modernismo&#8221; tutto ci\u00f2 che non \u00e8 mera ripetizione del gi\u00e0 affermato e stabilito. E&#8217; assai curioso che le citazioni che Mueller allega al suo testo siano tutte preconciliari, mentre dal Concilio Vaticano II si lascia suggerire non il centro, ma solo affermazioni marginali. In particolare non vi \u00e8 alcuna considerazione della &#8220;indole pastorale&#8221;, che \u00e8 il profilo pi\u00f9 alto del Vaticano II, e dal quale, fin dal discorso inaugurale di Giovanni XXIII, deriva la necessaria e benedetta distinzione tra due livelli della tradizione che non si possono confondere: &#8220;altra infatti \u00e8 la sostanza della antica dottrina del <em>depositum fidei<\/em>, altra la formulazione del suo rivestimento&#8221;. Questa principio cardine ci permette di leggere il Concilio Vaticano II come &#8220;cambio di paradigma&#8221;, ossia come principio di &#8220;traduzione della tradizione&#8221;, in vista di una fedelt\u00e0 pi\u00f9 autentica e pi\u00f9 radicale. Il fatto poi che tutto questo sia utilizzato da Mueller soltanto per difendere una lettura &#8220;vuota&#8221; di AL identifica bene il cuore della questione. In realt\u00e0 nel suo testo non si difende una dottrina o una disciplina classica, ma un assetto del rapporto tra Chiesa e mondo. Resta in primo piano la nostalgia di una Chiesa come &#8220;societas perfecta&#8221; e la pretesa di identificare il Vangelo con la normativa di una societ\u00e0 chiusa: una teologia d&#8217;autorit\u00e0, priva di ogni rapporto con la libert\u00e0 in senso moderno. In realt\u00e0, in AL, il ripensamento della nozione di matrimonio, di adulterio, di coscienza, di storia e di famiglia non \u00e8 un &#8220;cedimento al mondo moderno&#8221;, ma un modo di comprendere meglio il Vangelo.<\/p>\n<p><strong>La critica a Francesco e la critica al Concilio Vaticano II<\/strong><\/p>\n<p>In realt\u00e0, come appare chiaramente soprattutto dal testo di Mueller, vi \u00e8, in questa critica cos\u00ec radicale degli sviluppi magisteriali recenti &#8211; in materia liturgica e matrimoniale &#8211; una esplicita critica a Francesco e al suo magistero. Non \u00e8 sorprendente che le &#8220;fonti&#8221; di cui si alimentano i due cardinali siano tutte preconciliari: da un lato i pastorelli del 1916, dall&#8217;altro i documenti antimodernistici di Pio X. Si discutono questioni attuali con strumenti vecchi e inadeguati. Francesco, invece, ha preso sul serio il Concilio Vaticano II e lo attua con fedelt\u00e0 e coerenza. E&#8217; come se questi cardinali dessero voce a quella parte di Chiesa che si era illusa di poter &#8220;addomesticare&#8221; il Vaticano II. Di poterne spegnere la profezia, di poterne aggirare le riforme, di poterne svuotare il dettato. Francesco risulta scandaloso perch\u00e9 fedele. Il &#8220;cambiamento di paradigma&#8221; non \u00e8 il suo, ma quello conciliare. Che egli ha imparato bene, se, nell&#8217;identificare il profilo del &#8220;teologo&#8221; ha parlato di tre virt\u00f9 necessarie: inquietudine, incompletezza, immaginazione. D&#8217;altra parte, proprio su questo piano, ad entrambi i cardinali, mi sentirei di consigliare una rilettura storica delle questioni che sollevano. Le pratiche di comunione eucaristica, lungo la storia, sono state assai diversificate e, soprattutto, hanno conosciuto &#8220;crisi&#8221; molto pi\u00f9 gravi di quelle per cui oggi ci stracciamo le vesti. Quanto ai &#8220;diversi paradigmi&#8221;, chi potrebbe negare che la teologia del matrimonio &#8211; ma non solo essa &#8211;\u00a0 abbia ricevuto diverse soluzioni secondo paradigmi differenziati? Il primato della tradizione giudaica e poi canonico romana, l&#8217;impatto con il mondo barbarico, la speculazione scolastica nel medioevo, la svolta istituzionale dopo Trento, la codificazione nel 1917 non sono forse diversi paradigmi che non dobbiamo confondere immediatamente con il Vangelo e con la dottrina?\u00a0 Mi chiedo se una maggiore consapevolezza di queste differenze nella e della storia non renderebbe il giudizio di Sarah e di Mueller non solo teoricamente pi\u00f9 equilibrato, ma anche dotato di maggior afflato ecclesiale.<\/p>\n<p><strong>Una citazione del 1945<\/strong><\/p>\n<p>Per concludere vorrei citare un testo, che trovo suggerito da un bel post del prof. Stefano Ceccanti, nel quale E. Mounier, nel 1945, invitava a non aver paura di &#8220;saltare&#8221;, di aprirsi al nuovo, di uscire da letture troppo povere e timide della grande tradizione cristiana. Vorrei dedicarlo non tanto ai due cardinali, ma a tutti coloro che, senza dirlo cos\u00ec esplicitamente, partecipano di questa tiepida apparenza di prudenza, che tanto facilmente si identifica con la diffidenza, con la paura e con la profezia di sventura:<\/p>\n<p>&#8220;Uomini che hanno paura del salto, ecco cosa siamo diventati, uomini educati ad avere paura del salto. Tutti passano dall\u2019altra parte e noi rimaniamo su questa riva degli abissi del futuro. Come faremo a imparare di nuovo il coraggio di saltare, esattamente in quei punti in cui la prudenza ci zittisce o farfuglia?\u201d (E. Mounier, L\u2019avventura cristiana, ed. Fiorentina, Firenze 1953, p. 99, ediz. originale 1945).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con una considerevole sintonia, quasi all&#8217;unisono, in contesti diversi e in forme differenziate, il Prefetto della Congregazione del Culto, Card. Sarah, e l&#8217;ex-Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Card. Mueller, si sono espressi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12643"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12643"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12643\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12646,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12643\/revisions\/12646"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12643"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12643"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12643"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}