{"id":12637,"date":"2018-02-23T23:49:56","date_gmt":"2018-02-23T22:49:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12637"},"modified":"2018-02-23T23:49:56","modified_gmt":"2018-02-23T22:49:56","slug":"nuova-teologia-eucaristica-8-eucaristia-questione-di-forma-l-della-pietra-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-8-eucaristia-questione-di-forma-l-della-pietra-2\/","title":{"rendered":"Nuova teologia eucaristica (\/8):  Eucaristia, questione di &#8220;forma&#8221; (L. Della Pietra &#8211; \/2)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rituum.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-12626\" alt=\"rituum\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rituum.jpg\" width=\"200\" height=\"298\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><em>La seconda parte del contributo di L. Della Pietra trae le conseguenze attuali della ripresa del dibattito sulla &#8220;forma fondamentale&#8221; della eucaristia, rivelandone radici antiche e attuazioni pastorali di grande rilievo, in profonda continuit\u00e0 con il progetto conciliare di &#8220;riforma&#8221; della liturgia. Ne derivano considerazioni acute e di grande respiro.<\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><span><b>Eucaristia: questione di \u201cforma\u201d. <\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span><b>L\u2019amnesia di un antico dibattito e le sue attuali implicazioni <\/b><\/span><span><b>(\/2)<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><b>Quale forma per la partecipazione?<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Lo sguardo a questo dibattito interno al Movimento liturgico permette alcune osservazioni importanti anche oggi per la riflessione teologica circa i sacramenti e l\u2019Eucaristia in particolare.<\/span><\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>Innanzitutto <\/span><span><i>il superamento del minimalismo nella pratica liturgica e nella teoria<\/i><\/span><span> che induce a ripensare l\u2019\u201cessenziale\u201d del sacramento. Solo una lettura distratta o distorta pu\u00f2 cogliere in Guardini e Jungmann una presa di posizione unilaterale tendente a minimizzare o negare il valore del punto di vista altrui. Pur indicando come forma fondamentale uno il pasto e l\u2019altro la preghiera eucaristica, entrambi non trascurano di ricordare la presenza significativa di altri elementi. Entrambi superano la concezione limitata delle parole essenziali o necessarie per il sacramento e abbracciano una visione ampia, estesa, ricca di forma (sia essa intesa come pasto o come testo anaforico). La ricerca della forma, quindi, ha permesso di superare la tendenza a esaltare del sacramento solamente ci\u00f2 che consente la validit\u00e0 mantenendo, invece, tutto ci\u00f2 che in esso viene chiamato in gioco. Il dato rituale si impone sulla preoccupazione meramente giuridica.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<ol start=\"2\">\n<li>\n<p align=\"justify\"><span>Tale acquisizione o consapevolezza fa s\u00ec che si possa rivedere una certa teologia che dei sacramenti considera solamente il contenuto. Partecipare all\u2019azione rituale significa innanzitutto accogliere la <\/span><span><i>qualit\u00e0 formale<\/i><\/span><span> della celebrazione ovvero accettare ed entrare globalmente nell\u2019immediatezza del linguaggio rituale per poter accedere al di pi\u00f9 teologico. Tale partecipazione a tutto il quadro rituale nel suo darsi formale \u00e8 la garanzia dell\u2019<\/span><span><i>efficacia<\/i><\/span><span> del sacramento<a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/span><span>. <\/span><span>Gesti e testi, per chi li attraversa <\/span><span><i>corporalmente<\/i><\/span><span>, sono innanzitutto esperienze e in quanto tali creano lo squarcio vitale sul mistero. In questo senso, sono forme sia il pasto, sia il discorso anaforico nei suoi contenuti e nel suo darsi formale dove l\u2019agire si compie nel dire. Parole e gesti, entrando nel circuito vivo dell\u2019azione simbolica, trasformano la realt\u00e0 con nuove e inedite attribuzioni di senso. <\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"justify\"><span>3. \u00c8 questo l\u2019obiettivo audace dell\u2019idea di <\/span><span><i>partecipazione <\/i><\/span><span>che emerge da SC 48 allorch\u00e9 si afferma che il mistero eucaristico necessit\u00e0 di essere compreso (\u00abid bene intellegentes\u00bb) \u00abper ritus et preces\u00bb: non soltanto e non tanto <\/span><span><i>nei<\/i><\/span><span> suoi riti e nelle sue preghiere, ma <\/span><span><i>attraverso<\/i><\/span><span> la complessa e delicata mediazione dei riti. La partecipazione attraverso il rito \u00e8 la via regia per comprendere il mistero eucaristico mentre l\u2019adesione puramente interiore e intellettuale risulta del tutto inadeguata allo scopo. Una partecipazione totale all\u2019atto (\u00abconscie, pie et actuose\u00bb) che non mira alla comprensione razionale dei concetti, ma che, piuttosto, si identifica con un \u201cingresso\u201d globale nel mistero <\/span><span><i>agendo<\/i><\/span><span> secondo l\u2019<\/span><span><i>ordo<\/i><\/span><span> stabilito. Oltre ogni tentazione intellettualistica e ogni attivismo partecipativo che indulge a ragioni politiche appiattendo la partecipazione liturgica sulla nozione di democrazia, l\u2019<\/span><span><i>actuosa participatio<\/i><\/span><span> domanda alla comunit\u00e0 celebrante di aderire all\u2019azione che si sta compiendo nella pluralit\u00e0 dei codici, dei ministeri, dei linguaggi. Solo in questo contatto di corpo e di cuore con la realt\u00e0 del sacramento pu\u00f2 darsi efficacia pastorale, un\u2019efficacia garantita dalla stessa \u00abrituum forma\u00bb, come autorevolmente afferma SC 49. Il dettato conciliare e la concreta attuazione in termini di Riforma non fanno altro che recepire il lungo cammino del Movimento liturgico e la discussione sulla <\/span><span><i>Grundgestalt<\/i><\/span><span> eucaristica. Sarebbe un errore di imperdonabile miopia ritenere che la revisione rituale voluta fermamente dal Vaticano II sia fine a se stessa o ridurla ad un cedimento della Chiesa al mutare dei tempi e dei costumi. In realt\u00e0, proprio SC 49 afferma che in ragione dell\u2019efficacia pastorale del mistero eucaristico che risplende e si dona nella forma rituale \u00e8 necessario intraprendere un\u2019opera attenta di rielaborazione rituale: affinch\u00e9 la forma meglio ancora possa rispondere a questa esigenza imprescindibile. Tra le righe il testo conciliare sembra ricordare che, se occorrono nuovi testi e nuovi gesti, \u00e8 altres\u00ec urgente coltivare una migliore predisposizione all\u2019azione rituale, al linguaggio liturgico, alla partecipazione al mistero salvifico \u00abper ritus et preces\u00bb. Non \u00e8 stata la liquefazione dei riti nell\u2019elargizione dei contenuti l\u2019obiettivo della Riforma, ma l\u2019acquisizione della capacit\u00e0 di <\/span><span><i>stare nella forma rituale<\/i><\/span><span> e non semplicemente davanti ad essa assumendola fino in fondo quale <\/span><span><i>fons<\/i><\/span><span> della vita cristiana e non secondaria espressione di una verit\u00e0 gi\u00e0 data. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Da questo percorso di riflessione \u00e8 possibile pervenire ad un punto irrinunciabile che sostiene tutta la questione della forma: ci\u00f2 che viene solitamente emarginato in quanto ritenuto puramente esteriore e dunque accessorio, meramente espressivo e non necessario, viene finalmente riconsiderato in tutta la sua pregnanza antropologica e teologica. L\u2019esperienza del pasto in quanto tale o il linguaggio non appaiono pi\u00f9 semplicemente come mezzi per dire qualcosa, ma esperienze fondamentali, soglie vitali e non trascurabili attraverso le quali il credente pu\u00f2 fare esperienza di fede. Ci\u00f2 appare ancora pi\u00f9 sorprendente se si pensa all\u2019apporto singolare derivato dalla <\/span><span><i>svolta linguistica<\/i><\/span><span> e dalle scienze umane, in particolare dalla fenomenologia della percezione.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Scavare nelle riflessioni di uomini diversi per formazione e inclinazione come Guardini e Jungmann pu\u00f2 essere uno stimolo fecondo anche per chi si interessa di liturgia nel XXI secolo. Il monito di entrambi, pur su terreni e punti di osservazione distinti, \u00e8 quello di non pensare la liturgia al di fuori dell\u2019azione liturgica e di non concepire il valore teologico del sacramento scavalcando il sacramento stesso. L\u2019interesse per la forma \u00e8 soprattutto opposizione ad una riduzione concettuale o teorica di ci\u00f2 che per sua natura si d\u00e0 all\u2019uomo nella variet\u00e0 e nella complessit\u00e0 delle mediazioni.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><b>Eucaristia: questione di forma<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Tale guadagno appare ancora pi\u00f9 prezioso se si bada al fatto che la disputa sulla forma si \u00e8 incentrata proprio sull\u2019Eucaristia, apice dell\u2019esperienza sacramentale della Chiesa.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Quali sono i guadagni di una teologia eucaristica che sappia guardare al sacramento a partire dal suo <\/span><span><i>modo specifico<\/i><\/span><span> ovvero quello rituale? Quali \u201ccontenuti\u201d la \u201cforma\u201d riesce a lasciar passare? I punti seguenti sottolineano alcuni elementi teologici di rilievo che la forma rituale eucaristica consente di individuare.<\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span><i>\u00abPrendete e mangiate\u00bb. Il pasto come forma fondamentale. <\/i><\/span><span>La considerazione del pasto come forma fondamentale dell\u2019Eucaristia in Guardini ha contribuito alla valorizzazione della convivialit\u00e0 per la comprensione del sacramento. Le sue osservazioni mirano a salvaguardare il fenomeno per riportare alla luce il valore sacramentale insito nell\u2019azione di prendere cibo comunitariamente. L\u2019insistenza con la quale Guardini invita a riconoscere la forma in \u00abci\u00f2 che appare ai sensi\u00bb indica appunto l\u2019apprezzamento per il fenomeno rituale &#8211; e del mangiare e del bere in questo caso &#8211; come punto iniziale e imprescindibile di ogni edificio teologico. Sedere a mensa, spezzare il pane, condividere il calice, non sono segmenti superflui di una ritualit\u00e0 inutile e ininfluente, ma momenti \u201cessenziali\u201d della forma del pasto che domandano per loro natura la partecipazione ad essi per entrare in comunione di vita con il mistero di Cristo. Il riferimento al dato biblico non pu\u00f2 essere disgiunto dal ricorso alle competenze che rileggono l\u2019esperienza del pasto dal versante simbolico: nel mangiare in comunione, infatti, si ha una singolare forma di rapporto con il reale, di sintonia con il mondo, di donazione e di condivisione. Il frutto pi\u00f9 maturo (e audace) di questa comprensione \u00e8 il recupero vistoso, soprattutto con l\u2019<\/span><span><i>editio typica tertia <\/i><\/span><span>del <\/span><span><i>Missale Romanum<\/i><\/span><span>. L\u2019esperienza completa del mangiare e del bere, in obbedienza all\u2019ordine di Cristo, oltre a far cadere la barriera tra la comunione del sacerdote e quella dei fedeli, sottolinea la dimensione conviviale sancita chiaramente da SC 47. Ci\u00f2 che appare come una benigna concessione a ben vedere deriva dalla consapevolezza che l\u2019atto del mangiare e del bere qualifica significativamente l\u2019approccio all\u2019Eucaristia.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span><i>\u00abRese grazie\u00bb. L\u2019anafora come forma fondamentale. <\/i><\/span><span>L\u2019attenta esplorazione di Jungmann sull\u2019anafora come forma dell\u2019Eucaristia approda a intendere <\/span><span><i>la preghiera eucaristica come componente necessaria per stabilire il nesso tra l\u2019azione rituale e l\u2019evento pasquale che il rito celebra<\/i><\/span><span>. Superato ogni contrasto tra cena e sacrificio in Jungmann rimane fondamentale il tentativo di cogliere il valore teologico dell\u2019anafora nei suoi molteplici aspetti di memoria e rendimento di grazie, di epiclesi e di intercessione. Un contributo non indifferente alla teologia affinch\u00e9 si metta alla scuola della <\/span><span><i>lex orandi<\/i><\/span><span> per cogliere i \u201ccontenuti\u201d a partire dalle strutture letterarie che consentono alla Chiesa di \u201cfare Eucaristia\u201d. Una teologia sacramentaria veramente all\u2019altezza del suo compito non pu\u00f2 esimersi dall\u2019interrogare i testi delle preghiere eucaristiche e in essi le dinamiche di <\/span><span><i>anamnesi<\/i><\/span><span> ed <\/span><span><i>epiclesi<\/i><\/span><span> che raccordano l\u2019agire ecclesiale all\u2019agire di Cristo. Nell\u2019intreccio letterario formato dalle espressioni di lode, di narrazione, di offerta, di invocazione, di memoria e di offerta, l\u2019assemblea celebrante per bocca di colui che la presiede confessa la sua fede e si riconosce nella sua identit\u00e0 come comunit\u00e0 \u201cgraziata\u201d da Dio. La preghiera eucaristica, quindi, \u00e8 un dire\/fare complesso, un\u2019<\/span><span><i>actio<\/i><\/span><span> articolata, dinamica e al contempo rigorosa nel suo ordine, dove la Chiesa proclama la Pasqua del Signore e invoca il suo perenne attuarsi nel tempo.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span><i>Il sacramento tra forma e rito essenziale. <\/i><\/span><span>La riscoperta della forma rituale ha notevolmente depotenziato ci\u00f2 che nel regime teologico classico appariva centrale in quanto necessario ovvero la triade composta dall\u2019unico <\/span><span><i>ministro<\/i><\/span><span> deputato a dire sulla <\/span><span><i>materia<\/i><\/span><span> le parole che costituiscono la <\/span><span><i>forma<\/i><\/span><span>. Il rimanente dell\u2019azione non apparteneva al <\/span><span><i>de necessitate<\/i><\/span><span> del sacramento. Tale concezione, ancora presente nella tematizzazione dei sacramenti nel Catechismo della Chiesa Cattolica, segue una logica dogmatico-giuridica che nell\u2019affermare l\u2019esistenza di un\u2019essenza del sacramento di fatto nega l\u2019essenzialit\u00e0 degli altri elementi. L\u2019interesse teologico per la forma, invece, riconosce che dove ci sono riti non c\u2019\u00e8 posto per le essenze e che la sostanza contenutistica del sacramento \u00e8 sprigionata dalla ricchezza linguistica (verbale e non verbale) del rito mai riducibile ad un\u2019essenza <\/span><span><i>a priori<\/i><\/span><span>. In questo senso, l\u2019<\/span><span><i>Ordo Missae<\/i><\/span><span> presenta, conformemente alle ragioni esposte in SC 47-58, un\u2019articolata scansione di sequenze rituali dove nessun elemento pu\u00f2 essere ritenuto ininfluente in ordine alla <\/span><span><i>efficacitas<\/i><\/span><span> del sacramento. \u00c8 singolare che nella costituzione liturgica l\u2019abbondante ascolto della Parola di Dio, l\u2019omelia come \u00abpar ipsius liturgiae\u00bb, la preghiera universale, la lingua viva, la comunione \u00abex eodem Sacrificio\u00bb al pane e al vino, l\u2019unit\u00e0 delle due mense e la concelebrazione, siano atti che qualificano teologicamente l\u2019Eucaristia e non semplici accessori che rivestono un nucleo.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\"><span><i>\u00abSollicitudo de omnibus expressionis formis\u00bb<a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/i><\/span><span>. Che il dato teologico possa essere rinvenuto nelle forme rituali e non a prescindere da esse (o peggio sopportandole) \u00e8 il guadagno fondamentale di questo percorso. Questo sguardo disinvolto sul rito domanda necessariamente di cogliere l\u2019esperienza liturgica come realt\u00e0 composita e articolata nella pluralit\u00e0 dei codici espressivi. Il \u201cgioco linguistico\u201d del rito non si assesta al livello minimo del verbale, ma intreccia tutta la gamma del non verbale nelle dimensioni dello spazio e del tempo e lo stesso verbale si fa parola detta, cantata, taciuta, nonch\u00e9 inno, acclamazione, invocazione. Contro ogni minimalismo, la forma rituale chiede all\u2019uomo celebrante di attraversarla percorrendo le vie lunghe dei linguaggi certamente per esprimere la fede, ma prima ancora per lasciarsi imprimere la salvezza. In altri termini, nel rito la sensibilit\u00e0 e la percezione del mondo non vengono abbandonate per ricercare il trascendente, ma riorganizzate interrompendo l\u2019uso ordinario nella logica della <\/span><span><i>differenza<\/i><\/span><span>. Solo un neo-imperialismo della parola intesa come unica custode e abile veicolo del contenuto pu\u00f2 soffocare la forza del rito che, per sua natura, implica la presenza del corpo con tutte le sue facolt\u00e0.<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\"><span>Dare credito alla forma rituale del sacramento, e dell\u2019Eucaristia in particolare, \u00e8 un impegno audace che chiama in causa la Chiesa se non vuole smentire la dimensione celebrativa quale fonte e culmine della vita cristiana (SC 10). Non basta agire, ma occorre anche credere nel valore teologico dell\u2019azione sacramentale. Sarebbe riduttivo circondare la prassi dei sacramenti di attenzioni meramente rubricali e poi nella riflessione teologica, nella catechesi e nei cammini spirituali trascurare del tutto l\u2019incidenza del lato \u201capparente\u201d del sacramento. Questo perch\u00e9 l\u2019<\/span><span><i>apparenza<\/i><\/span><span> del sacramento \u00e8 davvero il suo <\/span><span><i>apparire<\/i><\/span><span>, l\u2019epifania della grazia. Per consentire ci\u00f2, \u00e8 quanto mai urgente l\u2019integrazione tra teologia, antropologia, storia, filologia e l\u2019intreccio tra le rispettive competenze per indagare il fenomeno liturgico senza pregiudizi antirituali o preclusioni di carattere concettuale. \u00c8 in gioco l\u2019incontro con l\u2019Eucaristia nel suo terreno originario e costitutivo, in quella trama di simbolico e narrativo, di gestuale e di verbale, che offre autorevolmente il contenuto del sacramento. Lo offre ad una comunit\u00e0 convocata che si lascia di volta in volta costruire dal Corpo del Signore, dalla Parola che ascolta, dalla lode che innalza, secondo l\u2019esortazione di Agostino <\/span><span><i>ad competentes<\/i><\/span><span> a proposito della petizione sul pane contenuta nell\u2019<\/span><span><i>oratio dominica<\/i><\/span><span>:<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>L&#8217;Eucaristia \u00e8 dunque il nostro pane quotidiano, ma dobbiamo riceverlo non tanto come ristoro del corpo, quanto come sostegno dello spirito. La virt\u00f9 propria di questo nutrimento \u00e8 quella di produrre l&#8217;unit\u00e0, affinch\u00e9, ridotti a essere il corpo di Cristo, divenuti sue membra, siamo ci\u00f2 che riceviamo. Allora esso sar\u00e0 veramente il nostro pane quotidiano. Ma anche ci\u00f2 che vi spiego \u00e8 pane quotidiano e cos\u00ec anche le letture che ascoltate ogni giorno in chiesa \u00e8 pane quotidiano e l&#8217;ascoltare e recitare inni \u00e8 pane quotidiano. Questi sono i sostegni necessari al nostro pellegrinaggio terrestre. Allorch\u00e9 saremo giunti nella patria, ascolteremo forse la Scrittura? Vedremo e ascolteremo lo stesso Verbo, lo mangeremo, lo berremo, come fanno gli angeli adesso. Gli angeli hanno forse bisogno di libri sacri, di commentatori, di lettori? Per nulla affatto. La loro lettura \u00e8 la visione, poich\u00e9 vedono la Verit\u00e0 in persona e si saziano alla sorgente dalla quale noi riceviamo solo delle gocce. Abbiamo dunque parlato del pane quotidiano, perch\u00e9 in questa vita ci \u00e8 necessaria questa petizione<a href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>La conformazione a Cristo passa, dunque, attraverso la partecipazione al Corpo e al Sangue ricevuti nella celebrazione eucaristica dove accanto ai santi doni anche le letture bibliche, l\u2019omelia, le preghiere e i canti sono pane quotidiano che alimenta il credente e lo irrobustisce nel cammino. \u00c8 nella fedelt\u00e0 all\u2019\u00abid quod sumimus\u00bb, ripetuto nella forma eucaristica, che la Chiesa riconosce il suo Signore e diventa tutt\u2019uno con lui.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>La lezione che ci proviene da questo dibattito interno al Movimento liturgico del XX secolo, ma con sorprendenti radici nell\u2019antichit\u00e0 e promettenti risvolti nell\u2019attualit\u00e0, induce ad una profonda considerazione dell\u2019istanza fenomenologica. Solo la \u201csosta\u201d nel dato fenomenico della forma rituale, la capacit\u00e0 di \u201cpensiero totale\u201d (Casel), la partecipazione piena all\u2019azione possono garantire una degna appropriazione del contenuto teologico. Cos\u00ec la Chiesa grazie alle <\/span><span><i>apparenze<\/i><\/span><span> della forma rituale pu\u00f2 riconoscere con rinnovato stupore, arrendevole confidenza e immutata passione per le cose di Dio e dell\u2019uomo il mistero del suo Signore che a lei incessantemente si dona.\u00a0 ( Fine \/2\u00a0<\/span>)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Cf. A. <\/span><span>Dal Maso<\/span><span>, <\/span><span><i>L\u2019efficacia dei sacramenti e la \u00abperformance\u00bb rituale. Ripensare l\u2019\u00abex opere operato\u00bb a partire dall\u2019antropologia culturale<\/i><\/span><span>, Edizioni Messaggero &#8211; Abbazia di Santa Giustina, Padova 1999, 352-358.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span>Benedetto XVI<\/span><span>, <\/span><span><i>Sacramentum caritatis<\/i><\/span><span>, Esortazione apostolica post-sinodale sull\u2019Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, n. 40.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span>Agostino d\u2019Ippona<\/span><span>, <\/span><span><i>Discorso<\/i><\/span><span> 57, 7,7.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La seconda parte del contributo di L. Della Pietra trae le conseguenze attuali della ripresa del dibattito sulla &#8220;forma fondamentale&#8221; della eucaristia, rivelandone radici antiche e attuazioni pastorali di grande rilievo, in profonda continuit\u00e0 con&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12637"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12637"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12637\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12642,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12637\/revisions\/12642"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12637"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12637"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12637"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}