{"id":12634,"date":"2018-02-22T09:39:09","date_gmt":"2018-02-22T08:39:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12634"},"modified":"2018-02-22T09:39:09","modified_gmt":"2018-02-22T08:39:09","slug":"nuova-teologia-eucaristica-7-uneucaristia-in-paradiso-gh-lafont-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-7-uneucaristia-in-paradiso-gh-lafont-2\/","title":{"rendered":"Nuova teologia eucaristica (\/7): Un&#8217;eucaristia in Paradiso? (Gh. Lafont &#8211; \/2)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lafont02.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-12635\" alt=\"Lafont02\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lafont02.jpg\" width=\"100\" height=\"145\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il secondo intervento di Gh. Lafont, all&#8217;interno del confronto di questo blog, identifica lo spazio per una nuova teologia eucaristica in una &#8220;decostruzione&#8221; della teologia classica, per liberarla da una lettura troppo segnata da una interpretazione del sacramento dell&#8217;altare come &#8220;rimedio al peccato&#8221;. Una &#8220;eucaristia in Paradiso&#8221; diventa la provocazione ad una risistemazione del sapere classico sulla comunione, sul sacramento e sul sacrificio. Che non va affatto perduto, ma pu\u00f2 essere conservato solo al costo di un profondo e illuminante ripensamento.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Un&#8217;eucaristia in Paradiso?<\/b><\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, ci sono due racconti sulla creazione dell\u2019uomo all&#8217;inizio della Genesi. Il primo segue l\u2019ordine cronologico della creazione, dal caos primitivo all&#8217;apparizione dell\u2019uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio. Nel testo, questa espressione \u00e8 immediatamente glossata con la menzione della differenza sessuale: \u201cmaschio e femmina li cre\u00f2\u201d. Poi viene una duplice benedizione di Dio espressa con la parola. La prima si traduce concretamente nel duplice dono della fecondit\u00e0 e della signoria sulla terra, sul mare e su tutte le creature che vi abitano. La seconda riguarda il nutrimento: essa \u00e8 comune agli uomini e agli animali e riguarda tutti i vegetali. Si pu\u00f2 notare qui che la parola sul cibo limita in qualche modo ci\u00f2 che di per s\u00e9 sarebbe possibile all\u2019uomo: se egli domina la terra e il mare, ivi compresi animali e pesci, tuttavia pu\u00f2 mangiare solo ci\u00f2 che Dio gli dona: \u201cl\u2019erba che produce seme\u201d.<\/p>\n<p>Nel secondo racconto, l\u2019uomo \u00e8 creato per primo, modellato dalla sabbia del deserto e animato dal soffio della vita. L\u2019uomo vivente \u00e8 collocato da Dio in un giardino meraviglioso e sente di nuovo una parola che riguarda il suo nutrimento: egli pu\u00f2 mangiare dei frutti di tutti gli alberi del giardino (cosa che non lo fa uscire dal mondo vegetale) ma ad eccezione di uno tra di essi, dell\u2019albero della conoscenza del bene e del male. Questa eccezione \u00e8 espressa in una maniera un poco drammatica: al divieto di mangiare si aggiunge una minaccia in caso di trasgressione. Tale minaccia tuttavia rivela all\u2019uomo di essere libero e di poter restare vivo finch\u00e9 osserver\u00e0 il comandamento di Dio: libert\u00e0 e immortalit\u00e0 si aggiungono, quindi, a fecondit\u00e0 e signoria.<\/p>\n<p>Poi entra in questione la solitudine dell\u2019uomo. Per rimediarvi, Dio crea diversi esseri viventi e li conduce all\u2019uomo, ma questi non risolvono la questione. Fanno parte della categoria di esseri su cui l\u2019uomo esercita la sua signoria. Per questo il \u201cfaccia a faccia che sia simile all\u2019uomo\u201d \u00e8 creato a partire dal suo stesso corpo. In un certo senso, l\u2019uomo e la donna sono una sola carne, si riconoscono l\u2019un l\u2019altro e la loro tranquilla nudit\u00e0 esprime la condizione per cui nulla si oppone alla loro piena comunicazione.<\/p>\n<p>Se riprendiamo l\u2019insieme di questa descrizione della creazione, la vediamo segnata da una immensa generosit\u00e0. Diremo che \u00e8 \u201cparadisiaca\u201d: \u00e8 vero, e questo paradiso viene da Dio. Ma resta il fatto che in questo dono armonioso rimane un duplice \u201cpunto cieco\u201d, un \u201cbuco nero\u201d che si manifesta a livello del nutrimento. Dio dona il cibo largamente, ma non in maniera illimitata: il cibo permesso \u00e8 circondato dal cibo vietato, in modo che quando l\u2019uomo e la donna mangiano ci\u00f2 che \u00e8 germogliato nel loro giordino, nello stesso tempo mettono in opera la loro signoria sulla terra e riconoscono e accettano la parola di Dio. Questa azione naturale del nutrirsi \u00e8 quindi anche \u201cazione simbolica\u201d, essa esprime un ascolto e una obbedienza. Questo \u201cpunto cieco\u201d tocca poi anche Dio stesso: il suo comandamento, che ha definito per l\u2019uomo uno spazio di libert\u00e0, lascia Dio disarmato davanti all\u2019uso di questa libert\u00e0; se l\u2019uomo la trasgredisse, Dio nulla potrebbe e patirebbe il rifiuto della parola! Certo, Dio \u00e8 onnipotente, ma \u00e8 una onnipotenza che parla, e che dunque dipende da una risposta.<\/p>\n<p>In questo senso, ogni cibo assunto dall\u2019uomo e dalla donna nel paradiso pu\u00f2 essere detto \u201ceucaristia\u201d, ossia riconoscimento e azione di grazie a Dio che dona e che vieta, lode dell\u2019identit\u00e0 divina e \u201csacrificio\u201d, ossia accettazione e offerta di un limite posto dalla Parola di Dio.<\/p>\n<p>Senza dubbio la tentazione era necessaria per permettere all\u2019uomo e alla donna di fare del loro pasto un \u201csacrificio spirituale\u201d. La tentazione in effetti divide e oppone ci\u00f2 che era unito. Satana si rivolge a un solo membro della coppia, propone una spiegazione che divide l\u2019uomo da Dio: Dio sarebbe geloso, e quindi, disprezzando la sua parola, l\u2019uomo potrebbe arrivare alla sua vera statura, quella di un dio. Dunque, parola contro parola, e qui l\u2019uomo comprende che cos\u2019\u00e8 la sua libert\u00e0: dire con una azione l\u2019identit\u00e0 che riconosce a Dio e a se stesso. Siamo sulla soglia della tragedia, che S. Agostino esprime in termini di amore: amore di Dio o amore di s\u00e9?<\/p>\n<p>Si comprende allora che, anche nello stato di innocenza, \u201cl\u2019amore \u00e8 gi\u00e0 sempre ferito\u201d: l\u2019economia dell\u2019amore \u00e8 quella di una preferenza e l\u2019espressione di questa implica una certa perdita che, secondo l\u2019espressione di Newman, \u00e8 un guadagno, <i>loss and gain<\/i>. Acconsentire al limite per ritrovarsi nell\u2019incontro. Per questo io penso che nell\u2019Eden vi sia stata la proposta di una Eucaristia, \u201csacramento e sacrificio\u201d, secondo i termini pi\u00f9 classici: il cibo assunto, mentre nutre effettivamente, esprime anche un riconoscimento nel senso profondo di questo termine (sacramento) verso Dio e verso la sua parola; esso implica nello stesso tempo una offerta che comporta la rinuncia all\u2019autonomia assoluta, per stabilire la comunione (sacrificio).<\/p>\n<p>Questo tema di una liturgia \u201ceucaristica\u201d nel mondo della innocenza primitiva mi sembra abbastanza estraneo alla tradizione teologica. In essa la sacramentalit\u00e0 appare legata in generale alla realt\u00e0 del mondo peccatore e riscattato, per il fatto che essa significa e realizza la redenzione compiuta nel dolore dal Cristo. Essa mette a disposizione dei credenti la riparazione delle distorsioni causate nel mondo, nello spirito e nel corpo degli uomini, in seguito al rifiuto originale opposto a Dio. Prima del peccato, invece, vigeva una armonia organica e gerarchica. Il Dio onnipotente ed eterno ha creato tutte le cose con sapienza e ha promulgato una legge giusta e coerente con il suo disegno iniziale. L\u2019uomo, la pi\u00f9 alta delle creature, \u00e8 anch\u2019esso perfetto: in lui le realt\u00e0 superiori, che sono dell\u2019ordine dello spirito e quindi immateriali, dominano le inferiori e materiali e non dipendono in alcun modo da esse. Perci\u00f2, per quanto riguarda tanto la conoscenza quanto la grazia, una mediazione sacramentale, che riguardasse necessariamente il corpo, sarebbe disordinata e inutile (cfr. per esempio la <i>Summa Theologiae<\/i> di S. Tommaso, III, 61, 2). L\u2019uomo, perfettamente equilibrato in origine, in armonia prestabilita con la legge di Dio, in effetti avrebbe dovuto obbedire alla legge, di cui avrebbe compreso immediatamente il legame con la vita eterna. Su questo piano della intellegibilit\u00e0, di una perfetta razionalit\u00e0, la disobbedienza, in un senso incomprensibile, risulta ingiustificabile, poich\u00e9 tutto era disposto alla perfezione. Ora, comunque essa ha avuto luogo. Bisogner\u00e0 dunque che il Figlio di Dio stesso venga nella carne ferita e ponga il gesto perfetto dell\u2019obbedienza alla volont\u00e0 di Dio. Ci\u00f2 restaurer\u00e0 l\u2019ordine infranto. Ci sar\u00e0 allora posto per i sacramenti, che significano questa obbedienza del Cristo, mettendola a disposizione dell\u2019uomo, in modo significativo ed efficace.<\/p>\n<p>Mi sembra che questa problematica della teologia classica sulla sacramentalit\u00e0 non riesca a dare tutto il suo valore all\u2019aspetto intrinsecamente relazionale della parola. Tale teologia si fonda sulla onnipotenza della parola del Dio infinito; ora, la parola onnipotente \u00e8 creatrice: essa non sperimenta alcun \u201cfaccia a faccia\u201d, non si rivolge a nessuno. Essa \u00e8 assolutamente performativa: <i>ipse dixit et facta sunt<\/i>, \u201cegli dice ed \u00e8 fatto\u201d. Se, poi, questa parola si rivolge ad un destinatario, essa \u00e8 qualcosa di simile ad un imperativo categorico: che si obbedisca o non si obbedisca a questa legge senza fondamento, conta solo la onnipotenza di colui che parla. Ma, nel racconto della Genesi, non sembra essere cos\u00ec: la parola indirizzata, anche se \u00e8 divina, non \u00e8 onnipotente in modo assoluto. Anche se prende la forma di un comandamento formale, ha bisogno di essere ascoltata e compresa dall\u2019uditore che decide della propria risposta. L\u2019ascolto, a sua volta, presuppone il riconoscimento della autorit\u00e0 di colui che parla; essa include anche &#8211; almeno implicitamente &#8211; la coscienza che l\u2019uditore ha di se stesso: \u201c\u00e8 proprio lui che mi si rivolge e sono proprio io che rispondo\u201d. Si comprende allora che la tentazione di Satana non riguarda immediatamente l\u2019atto da compiere (manger\u00e0? non manger\u00e0?), ma le due identit\u00e0: quella di Dio (\u00e8 giusto o ingannatore?) e quella dell\u2019uomo (\u00e8 o non \u00e8 come un dio?). L\u00ec dentro non vi \u00e8 alcun peccato, ma il caso serio di uno scambio di parole. La decisione di fronte alla tentazione implica allora ci\u00f2 che prima ho chiamato sacramento e sacrificio: mangiare o non mangiare significa e realizza la relazione tra le due identit\u00e0, divina e umana; la verit\u00e0 delle due identit\u00e0 non si scopre se non mediante l\u2019accettazione di un limite, quindi di una negazione. E il risultato di questo sacramento \u00e8 la risposta alla domanda: chi \u00e8 Dio? Chi \u00e8 l\u2019uomo? E l\u2019instaurazione della vera relazione tra uomo e Dio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se tutto ci\u00f2 che precede \u00e8 giusto, si vede che vi \u00e8 posto per una \u201cnuova teologia eucaristica\u201d, governata non dalla economia della riparazione del peccato, ma dalla considerazione del simbolismo costitutivo del Mistero di Dio in rapporto all\u2019uomo (all\u2019interno del quale certo si dovr\u00e0 inserire il mistero della Redenzione). Si potrebbe immaginare che la impostazione da seguire debba essere allo stesso tempo una sorta di \u201cdecostruzione\u201d della teologia classica e una \u201ccostruzione\u201d della teologia nuova. Per decostruzione non intendo distruzione, ma analisi degli elementi, spiegazione della loro articolazione, identificazione dei benefici e denuncia delle insufficienze. Ne potrebbe nascere, poco a poco, una ricostruzione sulla nuova base del simbolismo originario, ma che conservi, collocandoli diversamente, gli elementi della teologia classica.\u00a0 \u00a0 \u00a0 <em>(\/2 &#8211; a seguire)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Il secondo intervento di Gh. 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