{"id":12624,"date":"2018-02-20T11:58:04","date_gmt":"2018-02-20T10:58:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12624"},"modified":"2018-02-20T11:58:04","modified_gmt":"2018-02-20T10:58:04","slug":"nuova-teologia-eucaristica-6-eucaristia-una-questione-di-forma-l-della-pietra-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-6-eucaristia-una-questione-di-forma-l-della-pietra-1\/","title":{"rendered":"Nuova teologia eucaristica (\/6): Eucaristia, una questione di &#8220;forma&#8221; (L. Della Pietra &#8211; 1\/)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rituum.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-12626\" alt=\"rituum\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rituum.jpg\" width=\"200\" height=\"298\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\">\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><em>Un altro autore che merita di essere segnalato all&#8217;interno di questo laboratorio in vista di una &#8220;nuova teologia eucaristica&#8221; \u00e8 Loris Della Pietra, che qui ci presenta un saggio prezioso, in cui rilegge una discussione di quasi un secolo fa, sulla &#8220;forma fondamentale&#8221; dell&#8217;eucaristia, che ha impegnato Guardini e Jungmann e che poi \u00e8 stata riletta da Ratzinger. In un secondo articolo, che verr\u00e0 pubblicato successivamente, egli tirer\u00e0 una serie di conseguenze teologiche e pastorali molto utili per ravvivare e orientare il dibattito attuale sulla eucaristia.\u00a0Loris Della Pietra (1976) \u00e8 presbitero dell\u2019Arcidiocesi di Udine. \u00c8 Rettore del Seminario Interdiocesano di Udine, Gorizia e Trieste e docente di Liturgia e Sacramentaria presso la Facolt\u00e0 Teologica del Triveneto nella sezione di Udine, l\u2019Istituto Superiore di Scienze Religiose di Udine e l\u2019Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Ha pubblicato\u00a0<\/em>Rituum forma. La teologia dei sacramenti alla prova della forma rituale<em>, Edizioni Messaggero-Abbazia di Santa Giustina, Padova 2012; \u00a0<\/em>Una Chiesa che celebra<em>,\u00a0Edizioni Messaggero, Padova 2017;\u00a0<\/em>La parola restituita. La ricchezza del linguaggio liturgico<em>,\u00a0San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2017.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\">\n<p align=\"center\"><span><b>Eucaristia: questione di \u201cforma\u201d. <\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span><b>L\u2019amnesia di un antico dibattito e le sue attuali implicazioni <\/b><\/span><span><b>(\/1)<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right\" align=\"center\"><span style=\"text-align: right\">Qui, verus aeternusque Sacerdos,\u00a0<\/span><i style=\"text-align: right\">formam sacrificii perennis instituens<\/i><span style=\"text-align: right\">,<\/span><span style=\"text-align: right\">hostiam tibi se primus obtulit salutarem,<\/span><span style=\"text-align: right\">et nos, in sui memoriam, praecepit offerre.<\/span><a style=\"text-align: right\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: right\" align=\"right\"><span>La forma fondamentale della messa\u00a0<\/span>\u00e8 quella della cena.\u00a0[\u2026] La forma \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8\u00a0\u00abcomprensibile per se stesso\u00bb.<a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: right\" align=\"right\"><span>Il moto della preghiera a Dio diviene,<\/span>se non lo era gi\u00e0 sin da principio, vero elemento determinante\u00a0per l\u2019atteggiamento di chi vi partecipa.L\u2019Eucaristia diventa la forma fondamentale\u00a0della liturgia della Messa.<a href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"justify\">\n<p style=\"text-align: left\" align=\"justify\">\n<p style=\"text-align: left\" align=\"justify\"><span>L\u2019ambiguit\u00e0 del concetto di <\/span><span><i>forma<\/i><\/span><span> ha lasciato i suoi segni nella comprensione del mistero eucaristico. Se con il termine <\/span><span><i>forma<\/i><\/span><span>, per un lungo tempo, si \u00e8 inteso l\u2019elemento pi\u00f9 nascosto e decisivo, espresso dalle parole \u201cessenziali\u201d, a scapito della realt\u00e0 esteriore e percepibile, grazie ad un dibattito inaspettato, e tuttora poco conosciuto, agli albori del Movimento liturgico, con forma si \u00e8 cominciato a guardare con interesse alla forma celebrativa, percepita, sensibile ed esteriore del sacramento. Un interesse autenticamente teologico, un modo nuovo e antico allo stesso tempo di approcciare il mistero nel suo darsi. Anzi, l\u2019accordare un certo interesse alla forma non annulla o esautora il contenuto teologico, ma intravede nella forma la possibilit\u00e0 stessa del contenuto: ci\u00f2 che appare e si offre ai sensi dell\u2019uomo non \u00e8 pi\u00f9 da scartare come insincero e fragile, ma \u00e8 esperienza ineludibile, mediazione autorevole e affidabile della grazia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"justify\"><span>Da contesti e punti di vista diversi, fenomenologico l\u2019uno e storico l\u2019altro, Romano Guardini e Joseph Andreas Jungmann, nella prima met\u00e0 del XX secolo, affrontano l\u2019Eucaristia dal versante della \u201cforma fondamentale\u201d (<\/span><span><i>Grundgestalt<\/i><\/span><span>) ovvero della possibilit\u00e0 immediata e primaria che il mistero ha di dire se stesso aprendo una riflessione tuttora produttiva<a href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a>.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><b>Romano Guardini e la cena come <\/b><\/span><span><i><b>forma fondamentale<\/b><\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Guardini, con la sua opera <\/span><span><i>Besinnung von der Feier der heiligen Messe<\/i><\/span><span>, parla di una \u00abforma fondamentale\u00bb della messa, intesa come \u00abforma viva\u00bb, parte integrante della stessa <\/span><span><i>res<\/i><\/span><span> sacramentale, non pi\u00f9 campo di interesse dei rubricisti o dei giuristi, ma luogo di attenzione del teologo dell\u2019Eucaristia. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>La forma consente la celebrazione del mistero e la memoria dell\u2019evento salvifico senza imitarlo o rappresentarlo. Attraverso gesti e parole la comunit\u00e0 non cattura l\u2019evento riproducendolo, ma compie un\u2019<\/span><span><i>azione<\/i><\/span><span> che, nel mutare delle circostanze, salva l\u2019unicit\u00e0 del mistero pasquale.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Tale forma portante del sacramento viene individuata da Guardini nella realt\u00e0 del <\/span><span><i>pasto<\/i><\/span><span> o <\/span><span><i>convito<\/i><\/span><span>. Il sacrificio, continua Guardini, \u00e8 componente essenziale dell\u2019Eucaristia, ma non ne \u00e8 la forma e poich\u00e9 la forma \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 \u00abcomprensibile per se stesso\u00bb, \u00abci\u00f2 che viene colto dall\u2019occhio sensibile\u00bb, \u00abci\u00f2 che \u00e8 ovvio\u00bb, l\u2019Eucaristia si presenta e si offre innanzitutto come pasto. Soltanto da questa consapevolezza si pu\u00f2 cogliere ci\u00f2 che \u00e8 meno ovvio e meno evidente ai sensi, ovvero il <\/span><span><i>di pi\u00f9<\/i><\/span><span> teologico del sacramento.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Guardini \u00e8 convinto che l\u2019aspetto sacrificale della messa e il suo potenziale spirituale non possono essere garantiti a prescindere dalla forma del pasto, ma solo interagendo con tale forma: \u00ab\u00e8 necessaria la forma affinch\u00e9 grazia e devozione diventino realt\u00e0 vitali\u00bb<a href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a>. Il sacrificio in ordine all\u2019Eucaristia \u00e8 \u00abrealt\u00e0\u00bb, \u00aborigine\u00bb, \u00abpresupposto\u00bb e la morte cruenta di Ges\u00f9 permea tutta l\u2019esperienza eucaristica, ma \u00e8 solo attraverso una cena che i credenti accedono a questo mistero.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>A questo punto emerge tutta la teoria guardiniana sulla \u201cforma vivente\u201d quale realt\u00e0 appartenente all\u2019esperienza umana, dove \u00abla totalit\u00e0 e i particolari sono dati l\u2019una negli altri e reciprocamente\u00bb<a href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a> e dove ogni aspetto \u00e8 portatore di significato. Il concetto di \u201cforma\u201d nel pensiero guardiniano corrisponde all\u2019azione dove il soggetto appare coinvolto radicalmente e dove \u00e8 la \u00abforma corporea\u00bb stessa a far emergere l\u2019elemento interiore<a href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\"><sup>7<\/sup><\/a>. Rinvenire la forma di un\u2019azione liturgica non pu\u00f2 limitarsi a un mero esercizio di analisi storica che permetta di comprenderne il momento sorgivo e lo sviluppo seguente, ma deve innanzitutto cogliere l\u2019\u00abatto di vita con cui il credente intende, riceve, compie i santi \u201csegni visibili della grazia invisibile\u201d\u00bb<a href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\"><sup>8<\/sup><\/a>. Si tratta di atti e forme attraverso le quali \u00abla realt\u00e0 religiosa diventa attuale, ed entra nella vita della comunit\u00e0 e del singolo\u00bb in modo tale che l\u2019uomo entra a contatto con la rivelazione divina grazie a queste forme \u00abin un rapporto di partecipazione\u00bb<a href=\"#sdfootnote9sym\" name=\"sdfootnote9anc\"><sup>9<\/sup><\/a>.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Ci\u00f2 che preme maggiormente a Guardini \u00e8 dichiarare il primato dell\u2019azione e dell\u2019esperienza. La stessa Eucaristia \u00e8 innanzitutto un\u2019azione istituita da Cristo dove agire umano e agire divino si compenetrano. Anzi, l\u2019agire umano richiede autenticit\u00e0 e padronanza di parole e di gesti per aderire profondamente all\u2019agire divino. Si tratta, dunque, di saper gestire e cogliere pienamente quell\u2019atto di culto che a Guardini appariva come quasi estraneo al credente contemporaneo, quell\u2019atto capace di portare in s\u00e9 e di trasmettere il senso profondo:<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>non perch\u00e9 vi si dica in aggiunta: questo significa quello, ma perch\u00e9 l\u2019azione simbolica viene \u201cfatta\u201d da chi [ministerialmente] la esercita come atto liturgico ed \u00e8 \u201cletta\u201d in un atto analogo da chi lo percepisce, il senso interiore \u00e8 contemplato nella realt\u00e0 esterna. [\u2026] il simbolo \u00e8 in s\u00e9 stesso qualcosa di spirituale e corporeo, espressione dell\u2019interno nell\u2019esterno.<a href=\"#sdfootnote10sym\" name=\"sdfootnote10anc\"><sup>10<\/sup><\/a><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Da qui sembrava necessaria e inderogabile un\u2019\u00abautentica educazione\u00bb, anzi una rieducazione dell\u2019\u00abesercizio mediante il quale l\u2019atto \u00e8 appreso\u00bb<a href=\"#sdfootnote11sym\" name=\"sdfootnote11anc\"><sup>11<\/sup><\/a> dove non si disperda, ma si coltivi e si promuova \u00abun\u2019immagine pi\u00f9 veritiera dell\u2019uomo, come quell\u2019essere in cui corpo e spirito, esterno e interno, costituiscono un\u2019unit\u00e0\u00bb<a href=\"#sdfootnote12sym\" name=\"sdfootnote12anc\"><sup>12<\/sup><\/a>. In altre parole, secondo Guardini, la questione liturgica non pu\u00f2 soprassedere al compito di un\u2019attenzione privilegiata a far s\u00ec che \u00abgli organi del guardare, del fare, del dar forma devono essere risvegliati e coinvolti entro il processo formativo\u00bb<a href=\"#sdfootnote13sym\" name=\"sdfootnote13anc\"><sup>13<\/sup><\/a>. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Ben lontano da ogni possibilit\u00e0 di immanentismo o di sopravvalutazione del corporeo a danno del teologico, Guardini ricolloca al centro dell\u2019attenzione teologica l\u2019atto rituale vissuto con il corpo e che interagisce con tutto l\u2019uomo prima di ogni altra possibile teorizzazione su di esso. Nell\u2019economia globale del suo pensiero, riconoscere il convito come forma basilare dell\u2019Eucaristia significa attivare un rapporto nuovo col mistero dove l\u2019uomo \u00e8 chiamato in causa e implicato nella complessit\u00e0 delle sue azioni e dove nulla \u00e8 insignificante. Questo \u00e8 ci\u00f2 che Guardini indica con il termine \u00abcontegno\u00bb, un modo nuovo di rapportarsi all\u2019Eucaristia e di atteggiarsi in essa. Un esempio non marginale del nuovo approccio che il pasto come forma richiede \u00e8 l\u2019affermazione perentoria di Guardini: \u00abA una cena si partecipa mangiando e bevendo. La comunione non \u00e8 un momento separato, indipendente, ma la piena realizzazione della memoria del Signore\u00bb<a href=\"#sdfootnote14sym\" name=\"sdfootnote14anc\"><sup>14<\/sup><\/a>. Non \u00e8 pi\u00f9 possibile separare la messa dalla partecipazione al Corpo e al Sangue del Signore attraverso il mangiare e il bere: in quanto cena, il rispetto della forma domanda di aderirvi pienamente e di lasciare che sia la forma stessa a influire sul credente. In altre parole che l\u2019Eucaristia sia innanzitutto pasto, mangiare e bere, non \u00e8 affatto indifferente o superfluo per la comprensione teologica del sacramento, ma le azioni di mangiare e bere comunitariamente il pane e il vino stabiliscono gi\u00e0 una relazione potente, personale e comunitaria, con il Signore che si dona e si fa incontrare nel popolo radunato, nella Parola proclamata e ascoltata, nella preghiera di rendimento di grazie e di intercessione e nel condividere l\u2019unico pane spezzato e l\u2019unico calice.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><b>Joseph Andreas Jungmann e l\u2019\u201cEucaristia\u201d come forma della messa<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Anche Jungmann si pone l\u2019obiettivo di chiarire la questione della forma eucaristica. Utilizzando l\u2019indagine storica, il gesuita di Innsbruck con la sua monumentale opera <\/span><span><i>Missarum sollemnia<\/i><\/span><span> intende dare una \u00abspiegazione genetica\u00bb della messa ovvero ricostruendo in modo documentato l\u2019evoluzione della celebrazione eucaristica nei suoi dati formali. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>La prima parte del primo volume di <\/span><span><i>Missarum sollemnia<\/i><\/span><span> \u00e8 tutta dedicata allo studio della \u00abforma della messa\u00bb nel volgere dei secoli. Fin da subito, dunque, Jungmann si inserisce nella questione della forma eucaristica con l\u2019obiettivo di offrire chiarimenti in merito. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Pur considerando le riunioni con la frazione del pane che avvenivano nelle comunit\u00e0 apostoliche, Jungmann non vede una continuit\u00e0 evidente tra questo gesto e il rito eucaristico. Piuttosto il momento conviviale gli appare come una cornice entro la quale si respirava un clima di intensa preghiera e un contesto dove effettivamente si tenevano delle preghiere come, per esempio, la benedizione sul pane all\u2019inizio del banchetto. La scarsa documentazione sulla struttura rituale dell\u2019ultima cena di Ges\u00f9, punto iniziale della tradizione eucaristica della Chiesa, viene attribuita da Jungmann al fatto che comunque essa non avrebbe avuto alcun legame con la forma della celebrazione cristiana.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Gi\u00e0 le primissime testimonianze liturgiche, come la <\/span><span><i>Didach\u00e9<\/i><\/span><span>, depongono a favore del primato della preghiera di memoria e di azione di grazie sul pasto in quanto tale. Questi testi di preghiera, secondo Jungmann, indirizzavano in modo nuovo ed originale il rito cristiano distinguendo opportunamente tra l\u2019Eucaristia ed eventuali agapi fraterne. Nel rilevare questo dato Jungmann pone in luce un punto centrale della sua analisi: se l\u2019Eucaristia vera e propria seguiva e si distingueva dalla cena, come appare dai dati della storia, \u00abera naturale riassumere e dare <\/span><span>nuova forma<\/span><span> al rendimento di grazie\u00bb<a href=\"#sdfootnote15sym\" name=\"sdfootnote15anc\"><sup>15<\/sup><\/a>. Ora, tale nuova forma era data dal testo anaforico che diventava il punto culminante e il centro focale del rito:<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Cos\u00ec mentre da un lato la preghiera eucaristica si arricchiva, si perfezionava e consolidava, dall\u2019altro, con il crescere della comunit\u00e0, la celebrazione liturgica, esorbitando sempre pi\u00f9 dai limiti di una familiare riunione conviviale, poteva e doveva perdere il carattere particolare di banchetto delle riunioni della comunit\u00e0 cristiana cosicch\u00e9 la celebrazione eucaristica si rivelava per il contenuto essenziale della liturgia cristiana.<a href=\"#sdfootnote16sym\" name=\"sdfootnote16anc\"><sup>16<\/sup><\/a><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Jungmann vede nel sopravvento della forma eucaristica del rendimento di grazie sulla forma del banchetto un\u2019evidente conseguenza del processo di spiritualizzazione del culto, tipico del cristianesimo delle origini nei confronti del mondo giudaico, tanto da chiudere la sua analisi alla stessa stregua di Guardini, ma con opposte conclusioni: \u00abl\u2019Eucaristia diventa la forma fondamentale della Liturgia della Messa\u00bb<a href=\"#sdfootnote17sym\" name=\"sdfootnote17anc\"><sup>17<\/sup><\/a>. Tuttavia Jungmann, pur affermando che la via verso una forma sacrificale della messa \u00e8 gi\u00e0 aperta ricorda che \u00abla forma di banchetto rimane sempre come elemento determinante, specialmente per quanto riguarda l\u2019esteriorit\u00e0 del quadro\u00bb<a href=\"#sdfootnote18sym\" name=\"sdfootnote18anc\"><sup>18<\/sup><\/a>. Egli risolve il problema parlando di \u00absacrificio conviviale\u00bb chiamando in causa la ritualit\u00e0 giudaica (le preghiere di benedizione sul pane e sul calice recitate tenendo elevati gli elementi conviviali): \u00abse si considerano in questo senso il ringraziamento e l\u2019offerta quali parti del banchetto, si pu\u00f2 anche spostare in primo piano la forma della mensa. Ma ci\u00f2 rimarr\u00e0 sempre un elemento di secondaria importanza\u00bb<a href=\"#sdfootnote19sym\" name=\"sdfootnote19anc\"><sup>19<\/sup><\/a>.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Indubbia documentazione storica, ma anche evidenti influssi di marca controversistica inducono Jungmann a portare il suo discorso verso l\u2019alternativa tra cena e sacrificio<a href=\"#sdfootnote20sym\" name=\"sdfootnote20anc\"><sup>20<\/sup><\/a>. Certamente il suo grande merito, in questo argomento, \u00e8 quello di aver sottolineato il valore ampio della preghiera eucaristica ben oltre le ristrette preoccupazioni di rinvenire il momento formale del sacramento nelle cosiddette \u201cparole essenziali\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span><b>La ripresa del tema in Joseph Ratzinger<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>La questione circa la forma eucaristica, presto dimenticata, riemerge grazie al recupero che ne fa agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso Joseph Ratzinger nel saggio dal titolo <\/span><span><i>Forma e contenuto della celebrazione eucaristica<a href=\"#sdfootnote21sym\" name=\"sdfootnote21anc\"><sup>21<\/sup><\/a><\/i><\/span><span>.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Ratzinger colloca la questione all\u2019interno della \u00abnuova coscienza liturgica\u00bb che considera tutto lo spessore teologico e spirituale della forma rituale contemplata all\u2019interno della stessa <\/span><span><i>res<\/i><\/span><span> sacramentale e non pi\u00f9 come pura esteriorit\u00e0 ininfluente ai fini del valore teologico del sacramento. In ordine all\u2019Eucaristia, appare necessario cogliere la \u00abforma generale e portante\u00bb per giungere al cuore dell\u2019evento sacramentale. Tale riscoperta della forma apre indubbiamente prospettive nuove nella teologia liturgica:<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Con il concetto di \u00abforma\u00bb era entrata nel dialogo teologico una categoria sconosciuta la cui dinamica riformatrice era innegabile. Anzi si pu\u00f2 dire che la liturgia in senso moderno \u00e8 nata con la scoperta di questa categoria.<a href=\"#sdfootnote22sym\" name=\"sdfootnote22anc\"><sup>22<\/sup><\/a><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>A questo punto, conclude Ratzinger, si impone effettivamente la questione circa la forma ovvero la questione del rapporto tra campo dogmatico e campo liturgico: che cosa ha da dire quest\u2019ultimo al primo? Come incide la forma rituale sul dogma? Qual \u00e8 il rapporto tra la cena di Ges\u00f9 e il sacramento della Chiesa?<a href=\"#sdfootnote23sym\" name=\"sdfootnote23anc\"><sup>23<\/sup><\/a><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Ratzinger esamina il dibattito tra Guardini e Jungmann non nascondendo fin dalle prime battute la sua sintonia con la posizione di Jungmann.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Riassunte le posizioni di Guardini e Jungmann, Ratzinger propende per la preghiera eucaristica come elemento formale decisivo sostenendo che la tradizione ha opposto \u00abil rifiuto di un piatto adeguamento della liturgia cristiana alla forma dell\u2019ultima cena di Ges\u00f9\u00bb<a href=\"#sdfootnote24sym\" name=\"sdfootnote24anc\"><sup>24<\/sup><\/a> per una forma che riuscisse a dire lo specifico cristologico. Parlare dell\u2019anafora come forma eucaristica significa per Ratzinger eliminare le barriere tra il campo liturgico e quello dogmatico; in essa emerge sia il dono del Signore che si fa cibo per noi, sia il suo sacrificio redentivo: \u00abtra \u201cpasto\u201d e \u201csacrificio\u201d non si d\u00e0 contrasto alcuno; nel nuovo sacrificio del Signore essi s\u2019intrecciano inscindibilmente\u00bb<a href=\"#sdfootnote25sym\" name=\"sdfootnote25anc\"><sup>25<\/sup><\/a>.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Si evince una sorta di timore e una netta presa di distanza da ogni tentativo di interpretare l\u2019Eucaristia come rito nel sospetto che questa categoria essenzialmente antropologica mini la fede nel sacramento. Un eccessivo abbassamento del sacramento in termini di pasto e di elementi conviviali da consumare renderebbe troppo umano, immediato e disponibile l\u2019evento.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Ratzinger ritorner\u00e0 su queste tematiche e soprattutto su una visione \u201clogica\u201d della celebrazione liturgica nell\u2019opera <\/span><span><i>Introduzione allo spirito della liturgia<a href=\"#sdfootnote26sym\" name=\"sdfootnote26anc\"><sup>26<\/sup><\/a><\/i><\/span><span> dove, a<\/span><span> proposito del concetto di partecipazione attiva, egli mette in discussione un certo attivismo partecipativo affermando che \u00abla vera azione liturgica, il vero atto liturgico \u00e8 l\u2019<\/span><span><i>oratio<\/i><\/span><span>\u00bb<a href=\"#sdfootnote27sym\" name=\"sdfootnote27anc\"><sup>27<\/sup><\/a><\/span><span>.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span>Se da una parte lo studio di Ratzinger mette in luce l\u2019apporto significativo del Movimento liturgico alla teologia dei sacramenti, grazie alla valorizzazione della forma, d\u2019altra parte si evince una certa tendenza a separare o addirittura a contrapporre l\u2019aspetto verbale, l\u2019unico datore di significato, dall\u2019aspetto non verbale, ritenuto come incapace di dare significativit\u00e0 cristiana all\u2019azione. Una chiara e inequivocabile presa di distanza dalla visione rituale dell\u2019Eucaristia porta a inserire dall\u2019esterno l\u2019elemento \u201cformale\u201d e sostanziale rendendo i gesti conviviali innocui e irrilevanti ai fini della comprensione e della percezione teologica del sacramento.\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<\/span><span><i>(1\/ &#8211; segue)<\/i><\/span><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span><i>Praefatio I de Sanctissima Eucharistia<\/i><\/span><span>, in <\/span><span><i>Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii \u0152cumenici Vaticani II instauratum auctoritate Pauli pp. VI promulgatum Ioannis Pauli pp. II cura recognitum<\/i><\/span><span>, editio typica tertia, Typis vaticanis, 2008, p. 545. <\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> R. <\/span><span>Guardini <\/span><span>, <\/span><span><i>Il testamento di Ges\u00f9<\/i><\/span><span>, Vita e Pensiero, Milano 2002<\/span><sup><span>5<\/span><\/sup><span>, p. 152.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> J. A. <\/span><span>Jungmann<\/span><span>, <\/span><span><i>Missarum sollemnia. <\/i><\/span><span><i>Origini, liturgia, storia e teologia della Messa romana<\/i><\/span><span>, Ancora, Milano 2004<\/span><sup><span>2<\/span><\/sup><span> (ed. anast.), p. 20.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Il dibattito viene ampiamente presentato in <\/span><span>Della Pietra L.<\/span><span>, <\/span><span><i>Rituum forma. La teologia dei sacramenti alla prova della forma rituale<\/i><\/span><span>, Edizioni Messaggero-Abbazia di Santa Giustina, Padova 2012.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Ivi, p. 153.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span>Id<\/span><span>, <\/span><span><i>Etica. Lezioni all\u2019Universit\u00e0 di Monaco (1950-1962)<\/i><\/span><span>, Morcelliana, Brescia 2001, 198.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span>Id<\/span><span>, <\/span><span><i>I santi segni<\/i><\/span><span>, <\/span><span><i>Prefazione<\/i><\/span><span>, Morcelliana, Brescia, 1937, p. 8.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Ivi. <\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote9\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote9anc\" name=\"sdfootnote9sym\">9<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span>Id.<\/span><span>, <\/span><span><i>Religione e rivelazione<\/i><\/span><span>, Vita e Pensiero, Milano 2001, 179.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote10\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote10anc\" name=\"sdfootnote10sym\">10<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span>Id<\/span><span>., <\/span><span><i>L\u2019atto di culto e il compito attuale della formazione liturgica<\/i><\/span><span>, in <\/span><span><i>Formazione liturgica<\/i><\/span><span>, Morcelliana, Brescia 2008, pp. 31-32. <\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote11\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote11anc\" name=\"sdfootnote11sym\">11<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Ivi, 33. <\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote12\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote12anc\" name=\"sdfootnote12sym\">12<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Ivi, 35.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote13\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote13anc\" name=\"sdfootnote13sym\">13<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Ivi.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote14\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote14anc\" name=\"sdfootnote14sym\">14<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> R. <\/span><span>Guardini<\/span><span>, <\/span><span><i>Il testamento del Signore<\/i><\/span><span>, 155.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote15\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote15anc\" name=\"sdfootnote15sym\">15<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Ivi, p. 15. <\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote16\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote16anc\" name=\"sdfootnote16sym\">16<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Ivi.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote17\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote17anc\" name=\"sdfootnote17sym\">17<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> J. A. <\/span><span>Jungmann<\/span><span>, <\/span><span><i>Missarum sollemnia<\/i><\/span><span>, I, 20. \u00c9 interessante osservare che Jungmann, in due note del suo testo, accenna al fatto che gi\u00e0 Guardini ha affrontato il tema della forma eucaristica (p. 20, nota 63 e p. 155, nota 4).<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote18\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote18anc\" name=\"sdfootnote18sym\">18<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Ivi 20, nota 63.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote19\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote19anc\" name=\"sdfootnote19sym\">19<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Ivi.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote20\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote20anc\" name=\"sdfootnote20sym\">20<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Ivi, 155-167. Disquisendo sulla sacrificalit\u00e0 dell\u2019Eucaristia, Jungmann ritorna sul rapporto del sacrificio con la cena e ricorda quanto gi\u00e0 asserito dal Concilio di Trento ovvero che \u00abquesto Sacramento \u00e8 stato istituito esplicitamente con lo scopo che chi vi partecipa ne prenda cibo\u00bb (p. 164). Jungmann, dunque, non trascura l\u2019aspetto conviviale dell\u2019Eucaristia.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote21\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote21anc\" name=\"sdfootnote21sym\">21<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> J. <\/span><span>Ratzinger<\/span><span>, <\/span><span><i>Forma e contenuto della celebrazione eucaristica<\/i><\/span><span>, in <\/span><span>Id<\/span><span>, <\/span><span><i>La festa della fede. Saggi di teologia liturgica<\/i><\/span><span>, Jaca Book, Milano 2005<\/span><sup><span>2<\/span><\/sup><span>, pp. 33-48.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote22\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote22anc\" name=\"sdfootnote22sym\">22<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Ivi, p. 34.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote23\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote23anc\" name=\"sdfootnote23sym\">23<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Ivi, p. 38.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote24\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote24anc\" name=\"sdfootnote24sym\">24<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Ivi, p. 47.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote25\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote25anc\" name=\"sdfootnote25sym\">25<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Ivi, p. 48.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote26\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote26anc\" name=\"sdfootnote26sym\">26<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span>Id.<\/span><span>, <\/span><span><i>Introduzione allo spirito della liturgia<\/i><\/span><span>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2001.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote27\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"><a href=\"#sdfootnote27anc\" name=\"sdfootnote27sym\">27<\/a><sup><span>\u0002<\/span><\/sup><span> Ivi, p. 168.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un altro autore che merita di essere segnalato all&#8217;interno di questo laboratorio in vista di una &#8220;nuova teologia eucaristica&#8221; \u00e8 Loris Della Pietra, che qui ci presenta un saggio prezioso, in cui rilegge una discussione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12624"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12624"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12624\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12631,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12624\/revisions\/12631"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12624"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12624"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12624"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}