{"id":12613,"date":"2018-02-18T15:55:21","date_gmt":"2018-02-18T14:55:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12613"},"modified":"2018-02-18T16:11:23","modified_gmt":"2018-02-18T15:11:23","slug":"piccolo-mondo-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/piccolo-mondo-globale\/","title":{"rendered":"Piccolo mondo globale"},"content":{"rendered":"<p>Il 17 febbraio l\u2019Associazione Difendiamo il Futuro ha organizzato a Torino un seminario su <em>Futuro del lavoro e Intelligenza Artificiale<\/em>, con la lezione magistrale di Pietro Terna, docente di Econofisica all\u2019Universit\u00e0 di Torino. Ne ho tratto la convinzione che l\u2019IA \u00e8 la leva che, a servizio di una specifica politica dell\u2019Unione Europea, ci riporter\u00e0 sul sentiero della piena occupazione, anche con lo sviluppo dei servizi alla persona, nella vera rivoluzione digitale in cui impareremo a imparare con \u00abl\u2019intelligenza della messa in rete delle macchine tra di loro, delle macchine e degli uomini, e degli uomini tra loro\u00bb [Pierre Veltz, <em>La soci\u00e9t\u00e9 hyper-industrielle. Le nouveau capitalisme productif<\/em>, Seuil 2017, p. 42]. Inoltre, nel cortometraggio <em>P.I.U.M.A.<\/em>, Pietro Pingitore, in otto minuti, ha illustrato la stessa prospettiva mostrandoci una bimbetta che con la sua umanit\u00e0 anima la sua tata-robot, poi con lei ai giardini ri-anima un giovane dal coma del cellulare e a sera libera il pap\u00e0 dall\u2019ossessione di tablet e cellulare. Miracolo umano nei tempi della versione tecnologicamente avanzata di Alice nel paese delle meraviglie, dell&#8217;isola del tesoro e del pifferaio di Hamelin.<br \/>\nAllargata a est, l\u2019UE ha una specifica ragione e storica opportunit\u00e0 per investire nella rivoluzione digitale dell\u2019IA, perch\u00e9 \u00abun sondaggio del gennaio 2015 ha rilevato che l\u201982% dei rispondenti della ex Germania Orientale considerava migliore la vita precedente\u00bb. \u00abIn tutte le nazioni del Blocco Sovietico la gente scopr\u00ec che per lo pi\u00f9 quanto il governo aveva detto loro sulla \u201crealt\u00e0 del socialismo\u201d era un pacco di bugie. Ma che era vero quel che aveva loro detto sul capitalismo\u00bb [William A. Pelz, <em>A PEOPLE\u2019S HISTORY OF MODERN EUROPE<\/em>, Pluto Press 2016, p. 210 e 211].<br \/>\nCome gi\u00e0 la macchina a vapore, la chimica industriale e l\u2019elettricit\u00e0, l\u2019IA pu\u00f2 essere la leva tecnologica di un mondo nuovo capace di superare il vecchio anche in umanit\u00e0, traghettandoci tra i pericoli oggi ben concreti e visibili in un mondo abbandonato a se stesso da potenti che non lo sono pi\u00f9 (stati nazionali) o sono solo simulacri (imprese globali, di ogni taglia). John K. Galbraith lo conosce bene. \u00abNe ho tratto il convincimento che in nessun campo, pi\u00f9 che in economia e politica, la realt\u00e0 \u00e8 deformata dalle preferenze e inclinazioni sociali, nonch\u00e9 dal tornaconto personale e di gruppo\u00bb [<em>L\u2019economia della truffa<\/em>, tr.it. Rizzoli 2004, p. 10]. \u00abL\u2019errore riconducibile alla vox populi \u00e8 sempre in agguato. Nella vita reale a comandare non \u00e8 la realt\u00e0; sono la moda del momento e l\u2019interesse pecuniario\u00bb [p. 16]. \u00abCome le elezioni sanciscono il potere dell\u2019elettore, cos\u00ec nella vita economica la curva della domanda sancisce il potere del consumatore. Purtroppo, entrambi i termini celano un non trascurabile risvolto truffaldino. Nel caso del voto come in quello dell\u2019acquisto di beni e servizi, esso sta nel sorvolare sulla straordinariamente efficiente e generosamente sovvenzionata capacit\u00e0 d\u2019influenzare le facolt\u00e0 di scelta dei cittadini\u00bb [p. 32-3]. \u00abAnche oggi si coltivano e rispettano le arti, le scienze e il loro contributo alla societ\u00e0 e a quello che davvero arricchisce e abbellisce la vita. La frode, pi\u00f9 che trascurabile, sta nel misurare il progresso sociale solo in base alla produzione decisa in gran parte dai produttori, cio\u00e8 dall\u2019incremento del Pil\u00bb [p. 38].<br \/>\n\u00abIl capitalismo avendo lasciato il posto al management <em>cum burocrazia<\/em>, si attribuisce alla propriet\u00e0 una rilevanza fittizia. Ecco l\u2019imbroglio. In questo caso l\u2019inganno ha aspetti rituali: uno \u00e8 il consiglio di amministrazione; selezionato dal management, pienamente subordinato al management, ma ascoltato in quanto voce degli investitori\u00bb. \u00abL\u2019approvazione \u00e8 data per scontata, compresi gli emolumenti dei dirigenti, decisi dai dirigenti stessi. Come stupirsi se questi tendono a essere astronomici?\u00bb [pp. 54-5]. \u00ab\u00c8 questo, lo ripeto, il principale evento economico di questo inizio di Ventunesimo secolo: un sistema della grande impresa basata sulla illimitata facolt\u00e0 di auto-arricchimento\u00bb. \u00ab\u00c8 questo il pi\u00f9 drammatico, e uno dei meno innocenti, tra gli aspetti del management della grande impresa. Ed \u00e8 anche ben poco sorprendente, in un sistema in cui i privilegiati hanno l\u2019ultima parola sui loro privilegi; un\u2019altra truffa non del tutto innocente\u00bb [pp. 60-1].<br \/>\nIn una nota pubblicata il 2 febbraio da Natixis, \u00abPatrick Artus, responsabile degli studi economici della banca e nel consiglio di amministrazione di Total, osserva da dentro la dinamica del capitalismo. E vi vede una \u201clogica implacabile\u201d. In tre tempi. Uno, constata una \u201criduzione della efficienza delle imprese nei paesi OCSE\u201d, che pu\u00f2 ridurre i profitti. Due, per evitarlo, le societ\u00e0 interessate fanno in modo di captare una parte maggiore del valore aggiunto, a spese dei salariati, pagati meno. Ma c\u2019\u00e8 un limite: \u201cl\u2019impossibilit\u00e0 di ridurre i salari sotto un certo livello\u201d, \u201cil salario di sussistenza\u201d. \u00c8 il terzo tempo: per sostenere comunque il rendimento del capitale, i capitalisti speculano, scommettono su bitcoin o immobiliare, le imprese acquistano le proprie azioni, ecc. \u201cQuesta dinamica sfocia di necessit\u00e0 da un lato nell\u2019aumento delle ineguaglianze di reddito, dall\u2019altro in crisi finanziarie\u201d\u00bb [Denis Cosnard, \u00abEt si Karl Marx avait tout pr\u00e9vu?\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 06\/02\/2018, p. 1].<br \/>\nCrisi che la Federal Reserve USA, in \u00abun\u2019elegante fuga dalla realt\u00e0\u00bb, cerca di arginare manovrando il costo del denaro. \u00abIl problema \u00e8 che questi meccanismi, per quanto verosimili e creduti veri, esistono solo nella ferma convinzione degli economisti. Nella realt\u00e0 non ce n\u2019\u00e8 traccia. La convinzione di cui si \u00e8 detto poggia tutta sulla apparente linearit\u00e0 del ragionamento; i fatti non l\u2019hanno suggerita n\u00e9 suffragata. Le imprese non prendono denaro in prestito perch\u00e9 costa poco, ma perch\u00e9 ritengono che dar\u00e0 profitti\u00bb [Galbraith, cit., pp. 80-1]. Tra il 2 e l\u20198 febbraio, tra crolli e volatilit\u00e0, le borse mondiali hanno temuto il possibile rialzo dei tassi di interesse da inflazione per un <em>modesto aumento semestrale<\/em> dei salari USA in un contesto di piena occupazione [Isabelle Chaperon et Arnaud Leparmentier, \u00abLes march\u00e9s entrent dans une nouvelle \u00e8re\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 10\/02\/2018, p. 5]. I soldi facili vanno in borsa, non in investimenti produttivi, hanno ragione Galbraith e Cosnard, cui <em>The Economist<\/em> fa eco raccomandando di non aumentare i tassi, anche se lo stimolo fiscale avviato in America \u00ab\u00e8 mal concepito e temerariamente ampio. Aumenter\u00e0 la volatilit\u00e0 del mercato finanziario. Ma dato che c\u2019\u00e8, \u00e8 tanto pi\u00f9 importante che la Fed non perda la testa\u00bb [\u00abRunning hot\u00bb, February 10th 2018, p. 9].<br \/>\nMa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. \u00abNegli Stati Uniti, il fenomeno dell\u2019ingresso dell\u2019impresa nominalmente privata nel settore pubblico \u00e8 pi\u00f9 massiccio e evidente nell\u2019ambito della Difesa, o, come si dice, al Pentagono. Da qui il settore privato esercita un\u2019influenza determinante sul bilancio delle Forze Armate. E anche, in misura tutt\u2019altro che marginale, sulla politica estera, quella degli armamenti e, in ultima analisi, sugli interventi armati. Cio\u00e8 la guerra\u00bb [Galbraith, cit., p. 95]. Lo testimonia un \u00absoldato di ventura, profittatore di guerra, magnate-ombra: non mancano soprannomi per il fondatore della societ\u00e0 privata di sicurezza Blackwater, responsabile di crimini in Iraq. Ma Erik Prince non \u00e8 pi\u00f9 un paria. Vicino a cristiani fondamentalisti e ultraconservatori, ha libero accesso alla Casa Bianca e conta di entrare in politica\u00bb [Nicolas Bourcier, \u00abErik Prince. Itin\u00e9raire d\u2019un chien de guerre\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 11-12\/02\/2018, p. 12]. Mercato in forte espansione, \u00abper l\u2019umanit\u00e0, la guerra segna la pi\u00f9 grave delle sconfitte\u00bb mentre \u00abi problemi economici e sociali qui descritti, e anche la miseria e la fame, si possono affrontare col pensiero e l\u2019azione, come si \u00e8 gi\u00e0 fatto\u00bb [Galbraith, cit., p. 109].<br \/>\nE in pace \u00abnon ha fondamento l\u2019idea, recentemente sostenuta e applicata, che le riduzioni fiscali contrastino la recessione\u00bb. \u00abIl solo rimedio davvero sicuro alla recessione \u00e8 una domanda robusta da parte del consumatore, cos\u00ec come la debolezza della domanda \u00e8 la recessione. Negli Stati Uniti, specialmente in periodi di stagnazione e recessione, i cittadini a basso reddito necessitano sia di istruzione e cure mediche, sia di maggiori consumi familiari. Tuttavia, di fronte all\u2019aumento delle richieste di aiuto, i governi, a livello federale e locale, tendono a diminuire l\u2019intervento sociale pro capite. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente evidente mentre sto scrivendo. \u00c8 una reazione che riduce ulteriormente il reddito personale e familiare, aggravando la recessione senza nessuna contropartita. Ma questo \u00e8 il livello dell\u2019attuale intelligenza economica\u00bb [ivi, pp. 104-6]. Intelligenza di chi?<br \/>\n\u00abAi vertici delle 50 societ\u00e0 globali, tra presidenti e amministratori delegati\u00bb Giorgio Galli e Mario Caligiuri hanno \u00abindividuato un ristretto gruppo di 65 persone che fanno parte di svariati consigli di amministrazione di altre multinazionali, universit\u00e0, fondazioni o istituzioni private\u00bb [<em>Come si comanda il mondo<\/em>, Rubbettino 2017, p. 91]. \u00abI leader mondiali della classe dirigente finanziaria e politica quasi sempre provengono dai circuiti delle banche d\u2019affari e di investimento come Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Barclays Bank PLC, UBS, Credit Suisse, Citigroup, Morgan Stanley, Bank of America, Merryll Lynch. Queste ultime, peraltro, sono anche le principali istituzioni che finanziano i due maggiori partiti americani e le campagne elettorali dei candidati alla presidenza\u00bb. \u00abQueste multinazionali, come abbiamo dimostrato, sono dirette da una ristretta \u00e9lite, che, pur essendo a volte coinvolta in episodi di evasione fiscale, di collusione con la criminalit\u00e0 e in traffici illeciti, riesce a controllare le nomine dei principali componenti dei consigli di amministrazione di banche, universit\u00e0, gruppi mediatici e finanziari. Questa \u00e9lite incide sulle decisioni politiche dei governi, indirizzando l\u2019andamento economico, politico e sociale a livello internazionale\u00bb [p. 146]. \u00abPur non esistendo una \u2018cupola globale\u2019 che condiziona i destini del mondo, anche perch\u00e9 le multinazionali sono in sfrenata competizione tra loro, dobbiamo riconoscere che esse esprimono un forte potere di indirizzo sui destini del pianeta. Si tratta di persone che condividono gli stessi orizzonti culturali, i medesimi percorsi formativi, una comune visione del mondo. Persone che tendono all\u2019arricchimento individuale, prescindendo non solo da qualunque interesse nazionale ma, a volte, anche societario\u00bb [pp. 147-8]. Le imprese che eludono il fisco hanno per lo pi\u00f9 \u00absottoscritto il Patto mondiale (Global Compact), adottato nel 2000 su iniziativa ONU con l\u2019impegno di rispettare diritti dell\u2019uomo, diritto del lavoro, ambiente e combattere la corruzione\u00bb. \u00abDa decenni la governance internazionale cresce sull\u2019ipotesi che, nelle parole stesse del Patto, le imprese sono \u201cil motore essenziale nel quadro della mondializzazione\u201d. Impegni civili e pratiche fiscali contraddittorie rivelano, pi\u00f9 che doppiezza, un preciso rapporto di forza: imprese, finanzieri e ricchi filantropi si considerano i pi\u00f9 legittimati e efficaci per dirigere gli affari mondiali, inclusa la salvezza del pianeta\u00bb [Pierre-Yves Gomez, \u00abQuand les riches sauvent la plan\u00e8te\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 13\/01\/2018, p. 7].<br \/>\n\u00abNon a caso, Karl Popper ammoniva che tema centrale della convivenza umana \u00e8 \u201ccome controllare chi comanda\u201d. Sar\u00e0 questo, probabilmente, il tema centrale del nostro tempo\u00bb [Galli e Caligiuri, cit., p. 150]. \u00abAlla radice del problema non c\u2019\u00e8 il disprezzo della legge, ma la forza delle credenze personali e sociali. E infatti non c\u2019\u00e8 traccia di senso di colpa: semmai, c\u2019\u00e8 autocompiacimento\u00bb [Galbraith, cit., p. 12]. L\u2019autocompiacimento del ciascun per s\u00e9, l\u2019odio per la democrazia.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9<\/strong>. \u00abLe \u00e9lite economiche sono avvantaggiate poich\u00e9 operano a livello globale mentre la politica si muove su basi ancora prevalentemente nazionali. In quest\u2019asimmetria sempre pi\u00f9 profonda, a causa soprattutto della diversa modalit\u00e0 di selezione delle \u00e9lite, le democrazie rischiano di risultare inefficienti e inadeguate, lasciando esplodere una crisi sociale senza precedenti\u00bb [Galli e Caligiuri, cit., p. 148]. \u00abAd esempio i due economisti americani Hunt Allcott (universit\u00e0 di New York) e Matthew Gentzkow (Stanford) hanno formato una base delle principali \u2018fake news\u2019 delle elezioni americane e mostrato che non hanno potuto far eleggere Trump (\u201cSocial Media and Fake News in the 2016 Elections\u201d, Journal of Economic Perspectives n\u00b0 31\/2, 2017). Le scienze comportamentali ci aiutano a spiegarne il debole impatto. Nelle \u2018fake news\u2019 il lettore cerca anzitutto conferma o amplificazione delle sue credenze, senza modificarle: \u201cDetesto Hillary Clinton e mi piacciono tutte le fake news su di lei, anche le pi\u00f9 aberranti\u201d. Questo comportamento ha un impatto fondamentale sul mercato delle \u2018fake news\u2019. Poich\u00e9 di un mercato si tratta. L\u2019apporto delle reti sociali, di Internet in genere, al tema classico della disinformazione \u00e8 che inventare e far circolare \u2018fake news\u2019 genera traffico e, dunque, un guadagno per ogni clic. Al di l\u00e0 di ogni ideologia, fanno guadagnare tanto pi\u00f9 quanto pi\u00f9 vasto \u00e8 il mercato. L\u2019elettorato populista \u00e8 attratto proprio da informazioni alternative a quelle dei media affermati. Perci\u00f2 \u00e8 molto pi\u00f9 redditizio inventare e diffondere \u2018fake news\u2019 su Hillary Clinton, Europa, rifugiati\u00bb [Philippe Askenazy, \u00abLe \u2018fake news\u2019 sont d\u2019abord un march\u00e9\u00bb, <em>Le Monde \u00c8co&amp;Entreprise<\/em>, 31\/01\/2018, p. 7]. In USA ha vinto il mercato sulla democrazia, non un partito. Come scrive Galbraith, \u00abl\u2019errore riconducibile alla vox populi \u00e8 sempre in agguato\u00bb. Nuova \u00e8 la tecnologia, non la storia n\u00e9 l\u2019attualit\u00e0, anche modesta: \u00abun intellettuale della Lega, il professor Gianfranco Miglio, un accademico milanese che aveva contribuito a far conoscere in Italia il pensiero di Carl Schmitt, si dichiarava apertamente favorevole al \u201cmantenimento della mafia e della \u2018ndrangheta\u2019 al Sud\u201d, precisando sibillinamente: \u201cIo non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un\u2019assurdit\u00e0. Esiste anche un clientelismo buono, che pu\u00f2 determinare la crescita economica\u201d\u00bb [Jacques de Saint Victor, <em>Patti scellerati. Una storia politica delle mafie in Europa<\/em>, tr.it. UTET 2013, p. 336; l\u2019articolo di Miglio \u00e8 del 20 marzo 1999 su <em>Il Giornale<\/em>, col titolo \u00abNon mi fecero ministro perch\u00e9 avrei distrutto la repubblica\u00bb]. A ognuno il suo mercato libero, anzi liberato dalla democrazia. C\u2019\u00e8 di meglio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 17 febbraio l\u2019Associazione Difendiamo il Futuro ha organizzato a Torino un seminario su Futuro del lavoro e Intelligenza Artificiale, con la lezione magistrale di Pietro Terna, docente di Econofisica all\u2019Universit\u00e0 di Torino. 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