{"id":12556,"date":"2018-02-11T19:06:21","date_gmt":"2018-02-11T18:06:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12556"},"modified":"2018-02-11T19:06:21","modified_gmt":"2018-02-11T18:06:21","slug":"nuova-teologia-eucaristica-4-habeas-corpus-di-claudio-u-cortoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-4-habeas-corpus-di-claudio-u-cortoni\/","title":{"rendered":"Nuova teologia eucaristica (\/4): Habeas corpus (di Claudio U. Cortoni)"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Habeas.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12558\" alt=\"Habeas\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Habeas-212x300.jpg\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Habeas-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Habeas.jpg 459w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Un altro autore che aiuta ad un profondo e competente ripensamento della teologia eucaristica \u00e8 Claudio U. Cortoni, monaco camaldolese e professore di Sacramentaria medievale al Pontificio Ateneo S. Anselmo. E&#8217; autore di\u00a0\u00a0<strong>\u00abHabeas corpus\u00bb\u00a0Il corpo di Cristo dalla devozione alla sua umanit\u00e0 al culto eucaristico (sec. VIII-XV)<\/strong><strong>\u00a0 <\/strong>(Studia Anselmiana, 170), Roma, 2016. Qui di seguito pubblico una intensa sintesi del suo lavoro, che lo stesso Cortoni ha scritto per questa occasione. Lo ringrazio di cuore per questo testo.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">Nel lontano 1960 Karl Rahner, durante una conferenza tenuta ad un gruppo di teologi cattolici e protestanti, si chiese, a conclusione del suo discorso, che cosa fosse rimasto di oscuro e aperto alla discussione, sulla presenza di Cristo nel sacramento della Cena del Signore. In quell\u2019occasione, Rahner suddivise la riflessione conclusiva in cinque brevi punti, riservando all\u2019ultimo, il quinto, l\u2019invito a riprendere in mano lo studio della storia del dogma della presenza reale, partendo dalle nuove acquisizioni patristiche e medievali:<a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00abLa storia del dogma di cui ci occupiamo [<i>la presenza di Cristo nel sacramento della Cena del Signore<\/i>] e\u0300 stata indagata relativamente bene. Il materiale patristico e medievale e\u0300 a disposizione. Non si potrebbe riprenderlo ancora una volta, per vedere se non sia possibile porre qualche interrogativo illuminante a quelle semplici descrizioni morte che ci fanno conoscere il cammino che la teologia ha percorso, per giungere alla situazione in cui oggi la teologia comunemente si trova? Ci\u00f2 non per rendere nuovamente oscuro ci\u00f2 che e\u0300 gi\u00e0 chiaro, ci\u00f2 che da allora e\u0300 stato gi\u00e0 definito\u00bb.<\/p>\n<p align=\"justify\">Rahner apre una strada di ricerca accattivante, ma quanto mai difficile: prima di tutto si dovrebbe riconsiderare il termine <i>realt\u00e0, <\/i>che per buona parte del Medioevo era sconosciuto ai teologi coinvolti nelle controversie eucaristiche, rispetto al quale si era preferito ricorrere alla <i>verit\u00e0<\/i>. Ma tanto <i>realt\u00e0 <\/i>quanto <i>verit\u00e0 <\/i>sono entrambi <i>substantifs abstraits de qualit\u00e9<a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/i>, dunque sono s\u00ec sostantivi, ma astratti, che designano una qualit\u00e0; la domanda dunque \u00e8: chi \u00e8 la <i>res <\/i>di <i>realitas <\/i>e il <i>verum <\/i>della <i>veritas<\/i>?<\/p>\n<p align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> Rispondere alla domanda significa riconsiderare anche il termine presenza, poich\u00e9 presenza reale \u00e8 presenza di una certa <i>res<\/i>, o essere presente <i>in veritate <\/i>significa che tutto dipende dal <i>verum <\/i>che fonda la <i>veritas<\/i>. Ad aver approfondito tale argomento nel primo medioevo \u00e8 stato Pascasio Radberto, il quale non esita, nel suo trattato sull\u2019eucaristia, ad identificare il <i>verum <\/i> con il Cristo e la <i>veritas <\/i>con il contenuto cristologico di Calcedonia. Pascasio fonda il suo fisicismo eucaristico sul monopersonalismo cristologico sviluppato dai teologi carolingi, e confermato al sinodo di Cividale del Friuli del 795, per arginare il tardivo adozionismo che dalla Spagna mozaraba rischiava di trovare terreno fertile oltre i propri confini. Pascasio ag\u00ec in buona fede, volendo ribadire <i>come <\/i>in Cristo si fosse realizzata la salvezza dell\u2019uomo, operata come vero Dio e vero uomo, e che nell\u2019eucaristia fosse presente questo mistero in senso storico. Ma egli era ormai incapace di distinguere tra corpo storico e sacramentale, senza che quest\u2019ultimo fosse inteso solo come immagine. L\u2019obiezione che gli venne sollevata non era del tutto scontata: ogni consacrazione deve essere allora considerata un\u2019incarnazione? Per quanto riguarda invece il termine <i>res, <\/i>il senso non si \u00e8 mai allontanato da quello cristologico altomedievale, ma lentamente ha trovato uno spazio specifico in una <i>realitas <\/i>che non si fermava pi\u00f9 al solo corpo di Cristo, ma come afferma Anselmo d\u2019Aosta, riguardava l\u2019intera <i>dispensatio Christi<\/i>, e cio\u00e8 il senso soteriologico del corpo di Cristo: incarnazione, passione, morte e resurrezione. Anselmo anteponeva la <i>dispensatio Christi <\/i>ad ogni possibile discussione sulla materia e forma del sacramento, perch\u00e9 esse appartengono alle sensibilit\u00e0 umane, e cio\u00e8 alle diverse consuetudini delle chiese, e questo lo diceva rispetto al dibattito nato attorno all\u2019uso degli azimi presso i latini, consuetudine allora aborrita dalla chiesa bizantina. Ogni differenza per Anselmo era ammissibile se al centro della celebrazione c\u2019era la memoria della <i>dispensatio Christi<\/i>. Il <i>verum <\/i>di Pascasio e la <i>dispensatio Christi <\/i>di Anselmo pongono il primo vero problema nello studio dell\u2019interpretazione dell\u2019eucaristia nel Medioevo: quale cristologia, e dunque quale soteriologia, sta alla base dell\u2019eucaristia?<\/p>\n<p align=\"justify\">La crisi degli azimi \u00e8 coeva alla seconda controversia eucaristica del sec. XI, la quale pi\u00f9 che risolvere il problema della presenza reale, ha prodotto una definizione di sacramento in genere che sar\u00e0 quella adottata ufficialmente dalla chiesa nel sec. XIII. Berengario di Tours, il padre di questa definizione, recupera l\u2019interpretazione agostiniana di sacramento della tarda et\u00e0 carolingia, non desumibile direttamente dagli scritti di Agostino, ma dalla lettura di Alcuino e Ratramno, il grande oppositore di Pascasio. Da entrambi gli autori altomedievali Berengario capisce che prima va definito il sacramento in genere, per poi poter capire il sacramento eucaristico, convinto come era che nell\u2019interpretazione dell\u2019eucaristia non ci si potesse decidere o solo per una lettura fisicista, e cio\u00e8 per una realt\u00e0 immediata del corpo storico, o unicamente per una riduzione alla <i>figura<\/i>, e cio\u00e8 per una realt\u00e0 del corpo mediata da un\u2019immagine, ma che andasse cercato un nuovo equilibrio. Il maestro di Tours, nonostante le due condanne, che riprovavano la sua interpretazione eucaristica in favore del fisicismo pascasiano, divenne la fonte prima se non unica di Pietro Lombardo, il quale a sua volta rappresent\u00f2 l\u2019autorit\u00e0 teologica adottata e resa ufficiale da Innocenzo III. Dunque l\u2019eterodossia non pu\u00f2 mai essere esclusa dal processo che porta ad una formulazione dogmatica, anzi \u00e8 l\u2019interlocutrice senza la quale il processo teologico non avrebbe esito: Ratramno di Corbie e Berengario di Tours si interrogano intorno ad un termine che sarebbe entrato molto tardi nella discussione intorno ai sacramenti, il simbolo, e cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di raccordare assieme <i>veritas-realtias <\/i>e <i>figura-imago<\/i>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Innocenzo III, che recupera e rende ortodosso quanto non avrebbe mai avuto speranza di essere accettato prima, rappresenta con il suo trattato sulla messa un ponte tra i commentari liturgici che lo hanno preceduto e le <i>Summae<\/i>,<i> <\/i>che seguiranno all\u2019ingresso di Pietro Lombardo nella teologia ufficiale della chiesa. Non si tratta solo di un cambiamento di stile, di una nuova forma assunta dalla teologia, ma di una nuova domanda che veniva posta al sacramento eucaristico: la domanda non \u00e8 pi\u00f9 sul <i>chi<\/i>, ossia sul corpo storico o sacramentale di Cristo, ma sul <i>come<\/i> quel corpo fosse in quelle due specie. Cos\u00ec il termine transustanziazione and\u00f2 soppiantando tutto un lessico che nei secoli precedenti si era formato intorno alla consacrazione delle specie eucaristiche, creando forse ordine, ma impoverendo la riflessione teologia. Ci\u00f2 rappresent\u00f2 un cambiamento epocale nell\u2019interpretazione dell\u2019eucaristia: per la prima volta il sacramento del corpo e del sangue di Cristo andava emancipandosi dal rito, per assumere una sua vita propria. Fino al sec. XII infatti era proibito adorare, o meglio contemplare, il pane eucaristizzato, giacch\u00e9 l\u2019apice della celebrazione era la comunione: \u201cdal suo corpo, abbiamo il corpo che fonda il nostro corpo\u201d, e cio\u00e8 dal corpo che ha operato la salvezza abbiamo quel corpo-sacramento che fonda il corpo della chiesa. Nasce allora quella devozione al corpo di Cristo che affonda le sue radici nella pi\u00f9 antica devozione all\u2019umanit\u00e0 di Cristo. Dunque forse anche il termine transustanziazione, legato fortemente all\u2019ingresso della materia e della forma nel discorso sacramentale, non \u00e8 altro che il tentativo di rispondere ad un problema cristologico trinitario con gli strumenti della Scolastica.<\/p>\n<p align=\"justify\">In questa direzione il caso pi\u00f9 importante \u00e8 rappresentato dall\u2019estensione della festa del <i>Corpus Domini<\/i> a tutta la chiesa con la bolla <i>Transiturs<\/i> del 1264, che solo ad una lettura superficiale pu\u00f2 sembrare la conferma di Urbano IV alla devozione eucaristica di Giuliana di Liegi. Di fatto Urbano IV nella Bolla ripercorre l\u2019intera storia della <i>dispensatio Christi<\/i>, legando la presenza reale di Cristo al memoriale della salvezza operato attraverso la <i>vera caro<\/i>, ma soprattutto riportando il pensiero teologico al <i>chi<\/i> salvifico, per poi comprendere cosa ha operato il Signore per la salvezza del mondo, e qual \u00e8 la missione del Salvatore, e cio\u00e8 come il Cristo offre ogni giorno la salvezza ai credenti. Domande alle quali gli stessi Catari, con una cristologia dualista che negava la natura umana in Cristo, volevano rispondere. \u00c8 combattendo la cristologia dei Catari e di altre correnti eterodosse sviluppatesi a partire del sec. XII, che prende forma il settenario sacramentale e un nuovo modo di dimostrare colla dottrina della transustanziazione come Cristo abbia salvato il mondo da vero Dio e vero uomo. Non fermiamoci dunque al <i>come,<\/i> ma riportiamo la domanda sull\u2019eucaristia, nel lungo periodo medievale, alla domanda sul <i>chi, <\/i>per non cadere in un fisicismo ingenuo, e recuperare la dinamica celebrativa dell\u2019eucaristia con al centro la comunione dei fedeli.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><sup>\u0002<\/sup> K. Rahner, \u00abLa presenza di Cristo nel sacramento della cena del Signore\u00bb, in Saggi sui sacramenti e sulla escatologia, 216-7.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><sup>\u0002<\/sup> Cf. C. Kircher-Durand (ed.), <i>Biblioth\u00e8que d\u2019\u00e8tudes classiques. Grammaire fondamentale du latin<\/i>, IX, <i>Cr\u00e8ation lexicale: la fomation des noms par d\u00e9rivation suffixale<\/i>, Peeters, Louvain-Paris-Dudley 2002, 225-305.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Un altro autore che aiuta ad un profondo e competente ripensamento della teologia eucaristica \u00e8 Claudio U. Cortoni, monaco camaldolese e professore di Sacramentaria medievale al Pontificio Ateneo S. Anselmo. 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