{"id":12528,"date":"2018-01-31T16:24:24","date_gmt":"2018-01-31T15:24:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12528"},"modified":"2018-02-02T14:00:07","modified_gmt":"2018-02-02T13:00:07","slug":"uno-e-trino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/uno-e-trino\/","title":{"rendered":"Uno e trino"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019apprendista Auguste Rodin un semplice lavorante, Constant, \u00abaveva regalato la regola d\u2019oro della statuaria: \u201cNon considerare mai la forma nella lunghezza, ma sempre nella profondit\u00e0. Una superficie \u00e8 solo il punto estremo di un volume, pi\u00f9 o meno piccolo, che si rivolge verso di te. Se lo ricorderai, acquisirai la scienza del modellato\u201d. Non significava altro che imparare a far fiorire la veridicit\u00e0 delle figure, i loro volumi, \u2018da dentro\u2019, come la vita stessa\u00bb [Anna Maria Panzera, <em>Camille Claudel<\/em>, L\u2019Asino d\u2019oro 2016, p. 90]. Regola d\u2019oro, dalla superficie dei fatti far fiorire la veridicit\u00e0 del reale \u00ab\u2019da dentro\u2019, come la vita stessa\u00bb. Nel 2011 abbiamo superato i sette miliardi e Bescherelle cita Einstein: \u00abTre bombe minacciano il mondo. La bomba atomica appena esplosa. La bomba dell\u2019informazione che esploder\u00e0 verso fine secolo. La bomba demografica che esploder\u00e0 il prossimo secolo e sar\u00e0 la pi\u00f9 terribile\u00bb [<em>Chronologie de l\u2019histoire du monde contemporain. De 1914 \u00e0 nos jours<\/em>, Hatier, Paris 2015, p. 384]. Dal 1946 la frase torna a noi nel pieno della bomba informatica e nel profilarsi di quella demografica. Poco dopo, nel 1948 lo storico tedesco Ludwig Dehio indicava l\u2019uscita dalla nostra secolare guerra civile: \u00abravvivare la forza che \u00e8 la radice della civilt\u00e0, la vita personale\u00bb, \u00abil cambiamento interno dell\u2019individuo, che solo promette l\u2019instaurazione di una esistenza ragionevole. La storia politica, pensata fino al fondo e penetrante fino al fondo, rimanda alla cellula primordiale di tutta la storia, all\u2019uomo\u00bb [tr.it. <em>Equilibrio o egemonia. Considerazioni sopra un problema fondamentale della storia politica moderna<\/em>, il Mulino 1988, p. 249].<br \/>\nOggi due capi di stato si sfidano via twitter su chi ha il bottone nucleare pi\u00f9 grosso in un mondo con \u00abnove potenze nucleari, 26.000 bombe nucleari\u00bb e una \u00absociet\u00e0 civile, essenziale nel XXI secolo\u00bb per la \u00abpresa di coscienza della capacit\u00e0 dell\u2019uomo di distruggere l\u2019ambiente naturale. In proposito il filosofo John Somerville ha definito il concetto di \u2018omnicidio\u2019 (dal latino omnis, \u2018tutto\u2019, e c\u0153dere, \u2018uccidere\u2019) per dire la capacit\u00e0 di morte delle armi nucleari, la cui ineguagliata distruttivit\u00e0 \u00e8 superiore a \u2018genocidio\u2019 e \u2018guerra nucleare\u2019\u00bb [Jean-Marie Collin, <em>La Bombe. L\u2019univers opaque du nucl\u00e9aire<\/em>, Autrement, Paris  2009, p. 12, 89, 159]. \u00abIl XXI secolo sar\u00e0 percorso da rivoluzioni delle coscienze in molti campi (economico, ecologico, securitario). Sulla bomba, cittadini e dirigenti politici devono dunque scegliere, tra un mondo nuclearizzato o declunearizzato, che ipotecher\u00e0 il futuro loro e delle successive generazioni\u00bb [ivi, p. 179]. Consulente per la difesa in think tanks europei e americani, sulla nostra responsabilit\u00e0 personale Collin conferma la prognosi di Dehio, condivisa da Pascal Chabot, filosofo all\u2019Ihecs di Bruxelles, in <em>Exister, r\u00e9sister. Ce qui d\u00e9pend de nous<\/em> [PUF, Paris 2017].<br \/>\n\u00abBisogna essere lucidi e capire che siamo molto diversi a seconda del contesto: non siamo gli stessi quando lavoriamo inseriti nel sistema, quando siamo determinati da forze economiche indipendenti da noi e quando pensiamo\u00bb [ivi, p. 12]. \u00abMa il sistema soffre\u00bb e \u00abper spiegarne lo stress dobbiamo volgerci altrove, alle \u2018ultraforze\u2019 che lo attraversano e sconvolgono\u00bb, \u00absproporzionate e disgreganti. Moltiplicando le forze di base dell\u2019energia, del denaro e dell\u2019emozione, mutano le psiche e le societ\u00e0. Imprese multinazionali, banche mondiali, giganti digitali e spinte alla mobilit\u00e0 generalizzata sono tra le ultraforze che determinano in profondit\u00e0 le nostre esistenze. In questo contesto tra il sistema e le ultraforze si gioca una dialettica in crescendo che va analizzata. Infragilito, il sistema \u00e8 accusato di ogni male e spesso processato troppo in fretta, perch\u00e9 il problema non sono le sue costituenti di base, bens\u00ec gli stress generati dalle ultraforze che lo fanno mutare. Opportunisti, i populisti vi pescano\u00bb. \u00abLa questione \u00e8 come resistere e moderare queste forze sostituendole con rapporti meno violenti e pi\u00f9 giusti. Invece di invocare l\u2019astratto \u2018umano\u2019, ci si rivolger\u00e0 al terzo personaggio, al s\u00e9 che coabita in noi con l\u2019adattato e il disgregato. E si nutre d\u2019una vita segnata dal gusto di esistere, il non finito, l\u2019equilibrio e l\u2019attrazione per l\u2019\u2018oltre s\u00e9\u2019, l\u2019altro. Qui, in ci\u00f2 che dipende da noi, \u00e8 il terreno delle resistenze interiori. Il s\u00e9 alimenta le forze di transizione che ovunque cercano di moderare la dismisura delle ultraforze con rapporti pi\u00f9 giusti e democratici. La transizione non \u00e8 una rivoluzione antisistema. \u00c8 ricerca di convergenza a beneficio del s\u00e9, delle coesistenze libere e della distensione della frenesia circostante. \u00c8 questa transizione che bisogna sostenere\u00bb [ivi. pp. 13-14].<br \/>\n \u00abNon basta decretare l\u2019umano, bisogna portarlo a esistenza. Non \u00e8 teoria\u00bb [ivi, p. 211]. \u00abIl s\u00e9 e la sua profusione esistenziale mostrano che il codice binario del sistema e della forza sono impoverenti. Il sistema funziona in modo duale: si \u00e8 dentro o fuori\u00bb. \u00abC\u2019\u00e8 puzza di galera. Nelle false alternative si \u00e8 sempre incastrati. Ecco perch\u00e9 la nozione di sistema, oggi dominante, \u00e8 pericolosa e va smontata per rifiutarne l\u2019appello binario. Lo stesso vale per la forza, dicotomica e disgregante\u00bb. \u00abCi vogliono un vincitore e un perdente, chi agisce e chi subisce\u00bb. \u00abPer il solo fatto di esistere e di far saltare i ruoli che gli sono assegnati, il s\u00e9 rivela quanto il regime binario \u00e8 riduttivo\u00bb [ivi, pp. 212-213].<br \/>\n\u00abPassare dal binario alla triade \u00e8 il primo passo, cambia la logica. Si lasciano opposizione, conflitto, violenza e scontro di ego per entrare in un mondo senza di necessit\u00e0 vincenti e perdenti\u00bb. \u00abPlatone l\u2019ha detto per primo. Prima della moderna riduzione dell\u2019uomo a opposizione tra anima e corpo e alla affiliazione obbligata a spiritualisti o a minoritari materialisti, concep\u00ec una filosofia ternaria: anima, intelletto, emozione. Non pi\u00f9 esclusione, ma arbitraggio e armonia. Non pi\u00f9 un fronte, ma diversi e tutto si fa gioco d\u2019alleanza e risonanza, ogni polarit\u00e0 ha il suo posto. Le differenze coabitano piuttosto che escludersi. Mirano alla stabilit\u00e0 e alla reciproca limitazione, come mostra la separazione tripartita dei poteri tra esecutivo, legislativo e giudiziario\u00bb. \u00abNon si tratta pi\u00f9 di sapere chi vince, ma come fare convergenza fra i tre. Il sistema, la forza e il s\u00e9, che ricordano uno a uno l\u2019intelligenza, l\u2019emozione e l\u2019anima platoniche, cercano anch\u2019essi una convergenza. Assurdo pensare che uno di questi termini sparisca o sia in bal\u00eca d\u2019un altro. Tutti tre sono il reale, irriducibilmente\u00bb [ivi, pp. 214-215].<br \/>\n\u00abPu\u00f2 darsi che l\u2019avvenire non la segua, ma \u00e8 la via pi\u00f9 desiderabile per un progetto di civilizzazione aperto, multimodale e multiculturale. Il sistema \u00e8 necessario perch\u00e9 d\u00e0 protezione, la forza vitalit\u00e0 e il s\u00e9 anima. La loro convergenza \u00e8 un ideale della ragione. Che dovrebbe sostenerlo. Ma siamo eredi di una ragione che ama aver ragione e non plebiscita la convergenza. La radice del problema sta nella concezione dominante di razionalit\u00e0\u00bb. \u00abLa transizione fondamentale sta nel disfare il legame rovinoso tra forza e ragione per ritessere i legami, in modo pi\u00f9 complesso e avventuroso, tra ragione e giustizia. Solo allora la convergenza sar\u00e0 un ideale della ragione. Senza, rimarr\u00e0 una maschera in pi\u00f9 della forza. Poich\u00e9 la ragione vuole avere ragione e spesso nient\u2019altro, poco le importano prezzo e danni. \u00c8 la sua malattia pi\u00f9 profonda, al cuore di filosofia e scienza\u00bb [ivi, p. 217]. \u00abLa Scuola di Francoforte la defin\u00ec \u2018ragione strumentale\u2019 che obbedisce a regole tecnico-scientifiche. Forse bisognerebbe dire \u2018ragione strumentalizzata\u2019, nient\u2019altro che il braccio armato d\u2019una forza che se ne serve per dispiegare la propria potenza. Le ultraforze ne sono la versione contemporanea\u00bb [ivi, p. 220].<br \/>\n\u00abLa ragione va rispettata, ma affidata a un\u2019altra scuola. Ha ascoltato troppo le lezioni della forza, ora deve ascoltare quelle della giustizia. Reclamare ragione infatti non \u00e8 solo della scienza o filosofia. \u00c8 anche un atto politico e etico, reclamare ragione \u00e8 reclamare giustizia\u00bb, \u00abprima di nascondersi dietro la maschera della forza, la ragione s\u2019\u00e8 voluta armonia, desiderio di convergenza\u00bb [ivi, p. 221 e 222].<br \/>\n\u00abLa condanna della forza \u00e8 in nome del debole. Ma basta? Quando il forte sar\u00e0 umiliato e il debole restituito alla sua dignit\u00e0, caso raro, muter\u00e0 allora di campo difendendo il nuovo debole?\u00bb \u00abEssa deve esistere a un livello superiore di princ\u00ecpi, che Jankelevic definisce la morale\u00bb. \u00abSe ci si appella alla morale, \u00e8 perch\u00e9 la forza \u00e8 immorale. Va contro la giustizia\u00bb. \u00abSolo la giustizia giustifica\u2026\u00bb. [ivi, p. 223]. \u00abSta a noi decidere chi vogliamo essere. Scegliere, tra le dimensioni che ci compongono, quelle che contano di pi\u00f9. Tra s\u00e9, me formattato dal sistema e soggetto sfaldato, sono possibili arbitraggi; alleanze, pesi e attente ponderazioni possono consentire la pacifica coabitazione di queste tendenze antagoniste. \u00c8 chimera pensare di sbarazzarsi, con la sola forza del desiderio, di una di queste istanze in noi. Sono tutte presenti, consustanziali agli abitanti di questo mondo perplesso. Meglio costruire tra loro una sensata coerenza, invece di rovinarci in un combattimento che ci mutila\u00bb [ivi, p. 231].<br \/>\n\u00abFunzione del sistema \u00e8 offrire un ruolo agli individui facendo circolare informazioni preziose, risponde a esigenze protettive. Nel garantire la libert\u00e0 dei modi di esistere e la dignit\u00e0 economica l\u2019eurodemocrazia non ha concorrenti credibili. Questo sistema sofferente, stressato, inegualitario e cauto vale la pena di curarlo anzich\u00e9 accusarlo d\u2019ogni male. Le ultraforze non si possono abolire con una bacchetta magica per decreto. Sono parte della realt\u00e0 contemporanea, alla scala di un pianeta con otto miliardi di abitanti. Il vortice colossale che provocano \u00e8 inedito; la sfida \u00e8 inventare i modi per regolarlo. Nulla dice che le forze di transizione siano incapaci di modificare la traiettoria delle ultraforze e rimetterle a servizio delle societ\u00e0 formate dai s\u00e9 da cui tutto procede. Nulla dice che l\u2019avidit\u00e0 delirante non possa essere soppiantata da una razionalit\u00e0 pi\u00f9 giusta e meglio istruita. La resistenza, se questa \u00e8 la parola, non \u00e8 distruzione\u00bb. \u00abLa resistenza sar\u00e0 piuttosto nella convergenza, una transizione che porr\u00e0 al centro ci\u00f2 che \u00e8 essenziale e condiviso: il gusto di esistere su un pianeta straordinario e ospitale. Questa transizione dipende da noi e dalle nostre forze\u00bb [pp. 233-234].<\/p>\n<p><strong>Buon 2018<\/strong>. UK di Nigel Farage (col referendum-conferma per i crescenti dubbi su Brexit), Francia di Marine Le Pen, Italia dei 5 stelle, Ungheria di Victor Orban, Austria di Sebastian Kurz, Repubblica Ceca di Andrej Babis, Slovacchia di Robert Fico, Bulgaria di Bo\u00efco Borissov, Polonia del PiS, eredi dei totalitarismi rossi e neri, e con forti interessi economici privati, sono passati in rassegna da Sylvie Kaufmann: \u00abIn realt\u00e0 l\u2019Europa esiste e resiste. Dopo anni movimentati, s\u2019impone non solo a Farage e ai brexiters, ma anche a nazionalisti, populisti e euroscettici di ogni specie emersi dalle insurrezioni elettorali dopo il 2014. Paurosi, non vogliono pi\u00f9 uscire dall\u2019Europa: fatti i conti, molto meglio starci\u00bb. \u00abL\u2019Europa, si ama o si lascia? Visibilmente, di questi tempi non la si lascia. Ci\u00f2 non vuol dire che la si ami: \u00e8 la nuova sfida per l\u2019Unione. I ribelli restano e vogliono provare a cambiarla dall\u2019interno. Chi ha detto che nel Vecchio Continente ci si annoia?\u00bb [\u00abNous sommes tous pro-europ\u00e9ens\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 18\/01\/2018, p. 26]. Dopo aver cucito in una vignetta la bocca di Kim Jong-un e Trump coi bottoni nucleari, <em>The Economist<\/em> commenta la guerra razziale, commerciale, ambientale (e nucleare?) di Trump: \u00abSenza l\u2019impegno USA per l\u2019ordine internazionale e la forza per difenderlo contro abili e determinati sfidanti, i pericoli cresceranno. Nel caso, il futuro di guerra potrebbe essere pi\u00f9 vicino di quanto tu pensi\u00bb [\u00abThe Next War\u00bb, January 27th 2018, p. 10]. Di fatto, \u00able intenzioni non hanno pi\u00f9 importanza. Sar\u00e0 un incidente a precipitare il mondo all\u2019inferno. Un errore umano, un falso allarme nucleare. Ci sono stati pi\u00f9 volte nella guerra fredda. Si \u00e8 ripetuto oggi in Hawaii e Giappone. Il mondo ha i nervi a fior di pelle. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 differenza tra allarme vero e falso\u00bb [Jean-Pierre Dupuy, \u00abLe pr\u00e9sident n\u2019a rien compris \u00e0 la dissuasion\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 27\/01\/2018, p. 23]. In Svezia tornano la leva militare e il manuale di sopravvivenza nucleare. Negli stati democratici illiberali europei \u00abil partito che vince le elezioni s\u2019impadronisce dello stato. Alta burocrazia, giustizia, corte costituzionale, polizia, radiotv pubblica, tutto tocca a chi vince\u00bb. \u00abIntimiditi i corpi intermedi, stracciati gli equilibri di poteri e contro-poteri, controllati i magistrati: il DNA dello stato di diritto liberale \u00e8 il bersaglio nel regno del Fidesz di Viktor Orban a Budapest e del PiS di Jaroslaw Kaczynski a Varsavia. Si \u00e8 \u201cvicini pi\u00f9 alla Russia di Putin o Turchia di Erdogan che all\u2019UE\u201d\u00bb [Alain Frachon, \u00abL\u2019importance de Trump\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 19\/01\/2018, p. 22]. \u00abEsplosione delle ineguaglianze, disagi sociali, denazionalizzazione: su questo terreno sono sorte le \u2018democrazie egemoniche\u2019 reali. \u00c8 l\u2019ora di certi paesi europei?\u00bb [Alain Rouqui\u00e9, <em>Le si\u00e8cle de Per\u00f3n. Essai sur les d\u00e9mocraties h\u00e9g\u00e9moniques<\/em>, Seuil, Paris 2016, p. 397]. Per esempio l\u2019Austria della doppia cittadinanza in Alto Adige-S\u00fcdtirol? Arno Kompatscher, dirigente della S\u00fcdtiroler Volkspartei, \u00abche da sempre propugna la doppia cittadinanza dei cittadini dell\u2019Alto Adige, si \u00e8 ben guardato dall\u2019incoraggiare l\u2019iniziativa austriaca. \u201cSe si attua, il doppio passaporto \u00e8 per tutti. Non ci sono due tipi di cittadini, i \u2018veri\u2019 a doppia nazionalit\u00e0, e gli altri\u201d. \u00c8 il prezzo della pace civile\u00bb. \u00abNel cuore del quartiere \u2018italiano\u2019 di Bolzano, G\u00fcnther Rautz, direttore \u2013 austriaco \u2013 dell\u2019Istituto sui diritti delle minoranze, dice: \u201cVivere qui \u00e8 definirsi senza sosta. A Bolzano, un italofono pu\u00f2 sentirsi cittadino italiano, minoritario in provincia e maggioritario in citt\u00e0\u201d\u00bb. \u00abPi\u00f9 trivialmente si pu\u00f2 dire, con un consigliere provinciale che chiede, ridendo, l\u2019anonimato: \u201cCerto apparteniamo al mondo germanico. Ma qui siamo anche in Italia. Si mangia meglio e il caff\u00e8 \u00e8 migliore!\u201d\u00bb [J\u00e9r\u00f4me Gautheret, \u00abLes vertiges du Haut-Adige\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 19\/01\/2018, p. 13].L&#8217;Europa che ha inventato il potere unitario e tripartito (esecutivo, legislativo, giudiziario) siamo noi europei fatti di intelligenza, emozione, anima. Nel gennaio 1980 Michel Foucault diceva a Christian Delacampagne: \u00abLo spirito non \u00e8 cera molle. \u00c8 sostanza reattiva. E il desiderio di sapere di pi\u00f9, e meglio e oltre, cresce a misura che si vuol fare il lavaggio del cervello\u00bb [\u00abMichel Foucault, nel 1980: \u201cL\u2019esprit est une substance r\u00e9active\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 25\/01\/2015, p. 21].<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019apprendista Auguste Rodin un semplice lavorante, Constant, \u00abaveva regalato la regola d\u2019oro della statuaria: \u201cNon considerare mai la forma nella lunghezza, ma sempre nella profondit\u00e0. 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