{"id":12523,"date":"2018-01-31T23:12:35","date_gmt":"2018-01-31T22:12:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12523"},"modified":"2018-01-31T23:22:04","modified_gmt":"2018-01-31T22:22:04","slug":"nuova-teologia-eucaristica-3-il-miracolo-e-la-parabola-m-rouille-dorfeuil","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuova-teologia-eucaristica-3-il-miracolo-e-la-parabola-m-rouille-dorfeuil\/","title":{"rendered":"Nuova teologia eucaristica (\/3): Il miracolo e la parabola (M. Rouill\u00e9 d&#8217;Orfeuil)"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" alt=\"Lieu, pr\u00e9sence, r\u00e9surrection. Relectures de ph\u00e9nom\u00e9nologie eucharistique\" src=\"https:\/\/www.editionsducerf.fr\/images\/livres_380\/9782204110228-57da8bfef10e4.jpg\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Una lettura originale e profonda della tradizione patristica e medievale sulla eucaristia ci viene proposta da un giovane teologo francese, che utilizza cose nuove e cose antiche per costruire una meditazione raffinata e toccante.\u00a0Matthieu Rouill\u00e9 d&#8217;Orfeuil \u00e8 formatore presso il Pontificio Seminario Francese di Roma, docente incaricato all&#8217;Universit\u00e0 Gregoriana. Ha pubblicato la sua tesi di dottorato: <\/em>Lieu, pr\u00e9sence, r\u00e9surrection &#8211; Relectures de ph\u00e9nom\u00e9nologie eucharistique<em>, nella collana &#8220;Cogitatio Fidei&#8221; 300, le Cerf, Paris, 2016.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Presenza eucaristica: il miracolo e la parabola<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che i vangeli sinottici chiamano \u201cmiracolo\u201d (<em>dunamis<\/em>), Giovanni lo denomina \u201csegno\u201d (<em>s\u00e8meion<\/em>) per sottolineare che il fatto straordinario rinvia anche a cose del mondo quotidiano, che non \u00e8 soltanto un\u2019argomentazione da attribuire alla potenza taumaturgica di Ges\u00f9, ma che contiene una chiave di lettura del reale ed indica, a chi sa vedere, una verit\u00e0 in pi\u00f9, di natura spirituale. Vorrei, quindi partire dal primo dei \u201csegni\u201d che Ges\u00f9 compie\u00a0: cambiare l\u2019acqua in vino a Cana (Gv\u00a02,1-11). Se si preferisce rimanere incantati dal \u201cmiracolo\u201d, si pensa che non \u00e8 possibile cambiare in un istante dell\u2019acqua naturale ed insipida in una bevanda forte e piena di sapori, a meno di essere un prestigiatore di grande talento. Ma se si vuole contemplare il \u201csegno\u201d, uno diventa libero di vedere anche un\u2019altra cosa. Non c\u2019\u00e8 forse, nel nostro mondo ordinario, qualcosa che sia capace di cambiare dell\u2019acqua in vino, dell\u2019acqua piovana, fredda e triste, in vino delizioso ed allegro\u00a0? La risposta ci sfugge per la sua evidenza\u00a0: per cambiare dell\u2019acqua in vino, basta una vite e un vignaiolo. Ci\u00f2 richiede di solito un po\u2019 pi\u00f9 di tempo rispetto a ci\u00f2 che fecce Ges\u00f9 a Cana\u00a0; ma questa conversione dalla pioggia sgradevole in bevanda di festa non ha nulla d\u2019inconsueto. Questa transustanziazione (gi\u00e0cch\u00e9 si pu\u00f2 giustamente chiamarla cos\u00ec) che cambia tutta la sostanza dell\u2019acqua nella sostanza del vino \u00e8 un processo che avremmo torto a non riconoscere prima di tutto nella vita ordinaria degli uomini del Medio Oriente che sapevano per esperienza autentica come la pioggia \u00e8 rara, come la vite \u00e8 fragile, come la fermentazione dell\u2019uva \u00e8 delicatissima, e com\u2019\u00e8 preziosa la gioia. Per cambiare l\u2019acqua in vino, occorre dunque una vite e un vignaiolo.<\/p>\n<p>Proseguendo la mia lettura del Vangelo di Giovanni, trovo questa parola di Ges\u00f9, al termine dell\u2019ultimo pasto\u00a0: \u00ab\u00a0Io sono la vera vite e il Padre mio \u00e8 il vignaiolo\u00a0\u00bb (Gv\u00a015,1). Se il quarto vangelo non presenta il racconto dell\u2019istituzione dell\u2019eucaristia nello stesso modo in cui lo fanno i sinottici, sarebbe comunque uno sbaglio non capire tale dichiarazione d\u2019identit\u00e0 di Ges\u00f9 prima di morire, come una parola eminentemente eucaristica. Nel consegnare ai suoi apostoli la parola fine delle nozze di Cana, Ges\u00f9 dice chi \u00e8 lui, la vite, indica chi \u00e8 il vignaiolo, suo Padre, e suggerisce che il pasto pasquale che ha voluto come rivelazione del suo amore eccessivo, \u00ab\u00a0fino alla fine\u00a0\u00bb (Gv\u00a013,1) era il compimento gioioso di un\u2019alleanza, la celebrazione di nozze nuove ed eterne alle quali il vino e la gioia non sarebbero mai venute meno.<\/p>\n<p>Laddove il \u201cmiracolo\u201d affascina come una cosa straordinaria, il \u201csegno\u201d rinvia alla Chiesa-Sposa, come segno dell\u2019alleanza, \u00ab\u00a0il sacramento dell\u2019unione intima con Dio e dell\u2019unit\u00e0 di tutto il genere umano\u00a0\u00bb (cf. LG\u00a01).<\/p>\n<p><strong>Nutrizione e metabolismo.<\/strong><\/p>\n<p>La questione successiva appare assai prevedibile\u00a0: che cosa pu\u00f2 cambiare del pane in corpo, del vino in sangue\u00a0? Esiste forse un fenomeno naturale, ordinario, che realizza ci\u00f2\u00a0? Cos\u00ec formulata, l\u2019enigma diventa semplicissimo\u00a0: ci\u00f2 che cambia il pane in corpo ed il vino in sangue \u00e8 ovviamente questo processo vitale che assimila i prodotti alimentari che mangio per farli \u2013 non soltanto \u201cmiei\u201d \u2013 ma per farli\u00a0\u201cio\u201d. Ci\u00f2 che si chiama il \u201cmetabolismo\u201d (cio\u00e8\u00a0:<em> ultra-cambiamento<\/em>) pu\u00f2 molto bene dirsi anche transustanziazione. Tutta la sostanza del pane che mangio \u00e8 cambiata nella sostanza del mio corpo\u00a0; e tutta la sostanza del vino che bevo \u00e8 cambiata nella sostanza del mio sangue. Parlare cos\u00ec sembra una astuzia\u00a0; ma bisogna chiedersi se tale linguaggio sia realmente tradizionale. Veramente i teologi hanno riflesso in questa direzione sull\u2019eucaristia e su questa conversione stupefacente di sostanze\u00a0? \u2013 oppure \u00e8 soltanto uno gioco sottile ma cos\u00ec innovativo da non poter pretendere di spiegare nulla della storia dell\u2019eucaristia\u00a0? Lo sappiamo bene, l\u2019eucaristia \u00e8, nella Chiesa, una realt\u00e0 del tutto tradizionale\u00a0: Paolo ci ha trasmesso ci\u00f2 che lui aveva ricevuto (cf. 1Cor\u00a011,23), ed occorre dunque in sommo grado collegare anche il pensiero eucaristico, il discorso eucaristico, la spiritualit\u00e0 eucaristica ad una continuit\u00e0 di interpretazioni, a rischio di vedere ridotta tutta la teologia del sacramento che costituisce (secondo la parola di Ireneo, IV, 18,5\u00a0; cf. C.C.C. 1327) la norma della nostra dottrina, ad una pericolosa leggerezza. No, mio compito \u00e8 illustrare tutte le conseguenze patristiche e scolastiche delle immagini e dei simboli. Vorrei tuttavia indicare alcune pietre miliari, descrivere cos\u00ec la logica di tale tradizione che parte dal metabolismo per arrivare alla transustanziazione.<\/p>\n<p>Inizio da un\u2019osservazione di Tertulliano\u00a0:<\/p>\n<pre>\u00ab\u00a0Cosa \u00e8 la carne, se non terra cambiata in forme proprie\u00a0?\u00a0\u00bb \u00ab\u00a0Quid [est] caro quam terra conversa in figuras suas\u00a0?\u00a0\u00bb (Tertulliano, De carne Christi, IX, 2).<\/pre>\n<p>Tale osservazione sembra colpevole di ingenuit\u00e0, se viene interpreta soltanto come un commento alla creazione di Adamo dall\u2019argilla\u2026 ma supponendo tale credulit\u00e0 infantile da parte del teologo geniale, non siamo forse noi stessi ad essere ingenui\u00a0? Tertulliano non parla di una carne fatta di terra, ma di una terra cambiata in carne. Lui sa molto bene che la materialit\u00e0 dell\u2019uomo non \u00e8 quella di una statuetta\u00a0; ma vede bene anche, aldil\u00e0 di ci\u00f2 che sembra, che c\u2019\u00e8 un\u2019affinit\u00e0\u00a0: una continuit\u00e0 e un cambiamento. Cosa cambia la terra in carne\u00a0? Il processo resta forse misterioso per l\u2019uomo delle citt\u00e0\u00a0; ma\u00a0un uomo della campagna lo sa molto bene. Il grano di frumento caduto in terra, che ivi muore, trae da questa tutto ci\u00f2 che occorre per diventare spiga (Gv\u00a012,24)\u00a0; la spiga raccolta e schiacciata fornisce la farina\u00a0; la farina mescolata d\u2019acqua e cotta al fuoco diventa pane commestibile (Is\u00a055,10)\u00a0; ed il pane mangiato diventa carne dell\u2019uomo. Cosa \u00e8 dunque la carne dell\u2019uomo, se non un po\u2019 di questa terra dalla quale il grano di frumento ha tratto la sua prima metamorfosi\u00a0; e fu condotto poi fino a diventare, in ultima e sublime transustanziazione, l\u2019istanza biologica di un essere spirituale\u00a0? Se uno vuole usare un poco di filosofia scientifica, pu\u00f2 andare a rileggere cosa dice Aristotele sulla nutrizione, e anche il commento di Tommaso d\u2019Aquino su questo tema.<\/p>\n<pre>Aristotele, Della generazione e della corruzione, I, 5\u00a0; 320 a 8 \u2013 322 a 33. Tommaso d\u2019Aquino, In libros De generatione et corruptione, I, 16, 3. J.\u00a0Maritain, \u00ab\u00a0Philosophie de l\u2019organisme \u2013 Notes sur la fonction de nutrition\u00a0\u00bb (1937), in Jacques et Ra\u00efssa Maritain, \u0152uvres compl\u00e8tes \u2013 VI, Edition publi\u00e9e par le Cercle d\u2019Etudes Jacques et Ra\u00efssa Maritain, Editions Universitaires de Fribourg \u2013 Editions Saint Paul, Fribourg \u2013 Paris, 1984\u00a0; p.\u00a0981-1000.<\/pre>\n<pre><\/pre>\n<p>Sarebbe del tutto sbagliato pensare che Tommaso d\u2019Aquino, quando parla di \u201ctransustanziazione\u201d, si interessi soltanto ad una trasmutazione fisica di un genere assai strano, cio\u00e8 il cambiamento di una briciola di pane, qui posta sulla patena, in un boccone di carne (cambiamento tanto pi\u00f9 paradossale per il fatto che, visibilmente, nulla viene mai cambiato). Tommaso sapeva molto bene ch\u00e9 l\u2019eucaristia non \u00e8 un caso d\u2019illusionismo, ma vita di un corpo. Sapeva che la transustanziazione \u00e8 anzitutto la realt\u00e0 vitale, intima, di una carne visibile e sensibile, e non un gioco di prestigio sacerdotale, per quanto possa essere pio.<\/p>\n<pre>\u00ab\u00a0i prodotti alimentari corporali sono cambiati nella sostanza di quello che se ne nutre\u00a0\u00bb \u00ab\u00a0alimentum corporale convertitur in substantiam eius qui nutritur\u00a0\u00bb (Tommaso d\u2019Aquino, Summa Theologi\u00e6, III Q.\u00a073 a.\u00a03 ad 2m\u00a0; cf. I Q.\u00a0119 a.\u00a01).<\/pre>\n<p>E Bonaventura non dice altro\u00a0:<\/p>\n<pre>\u00ab\u00a0Non c\u2019\u00e8 vita per il corpo senza incorporazione dei prodotti alimentari che gli sono adatti (\u2026) I prodotti alimentari mangiati passano nella sostanza del mangiatore per operare la sua nutrizione\u00a0\u00bb \u00ab\u00a0non est vita corpori absque incorporatione cibi convenientis ei (\u2026) cibus comestus transit in substantiam et nutrimentum comedentis\u00a0\u00bb (Bonaventura, De pr\u00e6paratione ad Missam, 13) \u00ab\u00a0il pane nutre la carne o il corpo\u00a0; e il vino viene cambiato in sangue, che \u00e8 la vita stessa\u00a0\u00bb \u00ab\u00a0Nam panis nutrit carnem sive corpus, et vinum transit in sanguinem, qui est sede anim\u00e6\u00a0\u00bb (ibid., 2).<\/pre>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Una fenomenologia della carit\u00e0. <\/strong><\/p>\n<p>Il corpo di cui parliamo, ovviamente, \u00e8 la Chiesa. Pensando che, per i Dottori scolastici, la transustanziazione fosse un affare di cambiamento della \u201ccosa-posta-l\u00e0\u201d, il pane in carne, il vino in sangue, si interpreta in modo erroneo ci\u00f2 che era stato inizialmente pensato come un\u2019immagine eloquente della vitalit\u00e0 del corpo ecclesiale. Se la Chiesa \u00e8 viva, e se la Chiesa \u00e8 organica (cio\u00e8 strutturata in comunione gerarchica ove l\u2019unit\u00e0 di missione suppone la diversit\u00e0 dei ministeri) \u2013 in una parola\u00a0: se la Chiesa \u00e8 un corpo, trae la sua vitalit\u00e0, la sua crescita, la sua coesione, da alimenti che essa transustanzia e che diventano lei. Giacch\u00e9 la Chiesa \u00e8 corpo \u201cdi Cristo\u201d, ci\u00f2 che essa transustanzia diviene appunto corpo di Cristo. Cosa dunque viene cos\u00ec transustanziato da questa materia del pane? Non sono certamente gli atomi di carbonio n\u00e9 le molecole d\u2019acqua che, fisicamente, restano nello stesso stato prima e dopo della consacrazione. \u00c8 piuttosto \u00ab\u00a0il frutto della terra e del lavoro dell\u2019uomo\u00a0\u00bb, questa convergenza di un\u2019abbondanza della natura e di uno sforzo agricolo, la collaborazione del mondo puramente creato in una logica di fecondit\u00e0 naturale e di un uomo, operaio nella creazione, che d\u00e0 a s\u00e9 stesso i mezzi della sua sussistenza e della saziet\u00e0 della sua famiglia, laddove il pasto \u00e8 luogo di piacere e di parola, di convivialit\u00e0 e di rendimento di grazie. Se la nostra societ\u00e0 del consumismo ha rimosso questa dimensione festosa, se la gioia del pasto e dell\u2019amicizia \u00e8 in gran parte scomparsa dalla nostra epoca individualistica, sembra opportuno che il rito eucaristico ne rimanga come un segno esistenziale e vivo, pi\u00f9 di un mero vestigio\u00a0: un \u201cmemoriale\u201d. In cosa viene transustanziata quest\u2019opera comune del mondo e dell\u2019uomo\u00a0? Le definizioni dogmatiche del Concilio di Trento, cos\u00ed riprese da Paolo\u00a0VI in Mysterium fidei, forniscono su questo argomento una vera chiarezza\u00a0:<\/p>\n<pre>\u201ccorpo, sangue, anima e divinit\u00e0\u201d di Cristo sono presenti nel sacramento. \u00ab\u00a0il corpo e il sangue di nostro Signore Ges\u00f9 Cristo, con l\u2019anima e la divinit\u00e0, e, quindi, il Cristo tutto intero\u00a0\u00bb. \u00ab\u00a0corpus et sanguinem una cum anima et divinitate Domini nostri Iesu Christi ac proinde totum Christum\u00a0\u00bb. Concilio di Trento, Decreto sull\u2019eucaristia [11 ottobre 1551]\u00a0; can. 1\u00a0; C.O.D. 697. \u00ab\u00a0Cristo, Uomo-Dio, tutto intero si fa presente\u00a0\u00bb. \u00ab\u00a0totus atque integer Christus, Deus et homo, fit pr\u00e6sens\u00a0\u00bb. Paolo\u00a0VI, Mysterium fidei [3 settembre 1965]\u00a0; EE \u2013 7, 883.<\/pre>\n<pre><\/pre>\n<p>Nel passare attraverso la preghiera della Chiesa, l\u2019abbondanza di questo mondo e gli sforzi degli uomini diventano Dio. Di nuovo, uno potrebbe stupirsi <em>in perpetuum<\/em> su questo miracolo metafisico\u00a0: una sostanza inanimata e minimale che diventa l\u2019atto puro stesso, che materializza in se il Dio-Spirito\u2026 Risulta ovvio che tale fascino per l\u2019oggetto eucaristico fa perdere di vista la realt\u00e0 stessa. La transustanziazione non produce nel nostro mondo \u201cuna-cosa-che-\u00e8-Dio-increato\u201d. Instaura piuttosto nel corpo della Chiesa questa coerenza armoniosa, questa relazione reciproca che \u00e8 la carit\u00e0 \u2013 e Dio \u00e8 carit\u00e0. Una parola di sant\u2019Agostino lo spiega con un\u2019eloquenza breve che sembra meglio di ogni discorso\u00a0:<\/p>\n<pre>\u00ab\u00a0\u201cCarissimi, amiamoci gli uni gli altri, poich\u00e9 l\u2019amore \u00e8 da Dio e chi ama \u00e8 generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, poich\u00e9 Dio \u00e8 carit\u00e0\u201d(1Gv\u00a04,7-8). Questo modo di parlare \u00e8 abbastanza chiaro, che mostra, con tale autorit\u00e0, che questa carit\u00e0 fraterna (poich\u00e9 la carit\u00e0 fraterna \u00e8 questa con cui ci amiamo l\u2019un l\u2019altro) non soltanto viene da Dio, ma che \u00e8 Dio\u00a0\u00bb.<\/pre>\n<pre>\u00ab\u00a0\u201cDilectissimi, diligamus invicem, quia dilectio ex Deo est\u00a0; et omnis qui diligit, ex Deo natus est, et cognoscit Deum. Qui non diligit, non cognovit Deum\u00a0; quia Deus dilectio est\u201d. Ista contextio satis aperteque declarat, eadem ipsam fraternam dilectionem (nam fraterna dilectio est, qua diligamus invicem) non solum ex Deo, sed etiam Deum esse tanta auctoritate pr\u00e6dicari\u00a0\u00bb. Agostino, De Trinitate, VIII, viii, 12.<\/pre>\n<pre><\/pre>\n<p>Si pu\u00f2 ancora fare finta di dimenticare che Tommaso d\u2019Aquino se ne ricordava, e cercare in lui una metafisica della transustanziazione, che, in verit\u00e0, sembra molto vicina ad un\u2019idolatria della presenza. Ma si pu\u00f2 riconoscere anche che, nella riflessione immensa e geniale sistemata da lui per provare a spiegare razionalmente l\u2019azione sacramentale, non ha mai trascurato che la \u201cres\u201d dell\u2019eucaristia, cio\u00e8 la sua realt\u00e0 pi\u00f9 significativa, \u00e8 l\u2019unit\u00e0 della Chiesa nella carit\u00e0. Ghislain Lafont commenta cos\u00ec un brano della Summa Theologi\u00e6 (III Q.\u00a067 a.\u00a02)\u00a0:<\/p>\n<pre>\u00ab\u00a0Vi troviamo all\u2019inizio una definizione dell\u2019eucaristia nella sua relazione alla Chiesa\u00a0: \u201csacramentum ecclesiastic\u00e6 unitatis\u201d\u00a0; ed il testo ci indica poi in quale senso reale, intenso, bisogna intendere quest\u2019espressione\u00a0: della celebrazione eucaristica viene detta \u201coperari totum\u201d. In altri termini, se l\u2019eucaristia significa l\u2019unit\u00e0 della Chiesa, ne \u00e8 anch\u00e8 la causa, ci\u00f2 essendo del tutto conforme alla teologia sacramentaria di san Tommaso. L\u2019unit\u00e0 della Chiesa \u00e8 il frutto della celebrazione eucaristica, o anche\u00a0: l\u2019eucaristia fa la Chiesa nella sua unit\u00e0. Tutte quest\u2019espressioni indicano una dottrina costante presso l\u2019Angelico\u00a0: la \u201cres\u201d dell\u2019eucaristia non \u00e8 nient\u2019altro dall\u2019unit\u00e0 della Chiesa\u00a0\u00bb. G.\u00a0Lafont, Structures et m\u00e9thode dans la \u00ab\u00a0Somme Th\u00e9ologique\u00a0\u00bb de saint Thomas d\u2019Aquin\u00a0; (1961), Cogitatio Fidei n\u00b0\u00a0193, le Cerf, Paris, 1996\u00a0; p.\u00a0457\u00a0; cf.\u00a0Tommaso d\u2019Aquino, Summa Theologi\u00e6, III Q.\u00a067 a.\u00a02\u00a0; Q.\u00a073 a.\u00a02-5\u00a0; 74, 1\u2026<\/pre>\n<p>Non si tratta dunque di vedere solo che cosa opera la sussistenza vitale della Chiesa\u00a0; occorre piuttosto riconoscere, con uno stupore molto pi\u00f9 lucido e profondo di un mero prodigio della materia, che l\u2019unit\u00e0 della Chiesa \u00e8, per il mondo e nel mondo, una grazia di presenza. La teologia eucaristica ha cos\u00ec compiuto un passaggio, un \u201ctransitus\u201d ammirevole che ha rilievo per la definizione della teologia \u201ctout court\u201d. Si pu\u00f2 dire, in un certo senso, che la teologia \u00e8 un\u2019indagine sul credere, un\u2019introspezione del credente (un\u2019 \u00ab\u00a0analysis fidei\u00a0\u00bb, come diceva Gregorio di Valenza). In questa prospettiva, ci si pu\u00f2 chiedere\u00a0: \u201ccos\u2019\u00e8 credere nella presenza di Cristo nell&#8217;eucaristia\u00a0?\u201d\u00a0; si pu\u00f2 trarre da tale domanda una conoscenza adeguata, scientifica, del dogma eucaristico. Vengono esaminati allora i testi\u00a0; ci si interroga sul significato preciso di questo \u00ab\u00a0est\u00a0\u00bb, cos\u00ec misterioso nell&#8217;asserire che \u00ab\u00a0questo \u00e8 il mio corpo\u00a0\u00bb e nel realizzare allo stesso tempo che questo <em>sia<\/em> il corpo di Cristo. Ma sarebbe assai insufficiente. Poich\u00e9 la teologia \u00e8 pi\u00f9 ancora una fenomenologia della carit\u00e0 e l\u2019atteggiamento primordiale del teologo \u00e8 questo meravigliarsi, ancor pi\u00f9 esclamativo che interrogativo. In un mondo cos\u00ec violento ove la costatazione dell\u2019amore non pu\u00f2 passare se non per lo stupore, \u00ab\u00a0da questo riconosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri\u00a0\u00bb (Gv\u00a013,35). La teologia si fa cos\u00ec.<\/p>\n<pre>P.A. Sequeri,\u00a0Il Dio affidabile. Saggio di Teologia fondamentale, BTC85, Queriniana, Brescia, 2000\u00a0; p.\u00a070-77\u00a0; su Gregorio da Valenza, p.\u00a072\u00a0; n 24) Id., \u00ab\u00a0L\u2019affidabilit\u00e0 dell\u2019amore\u00a0\u00bb, Anthropotes 33 (2017)\u00a0; p.\u00a025-43.<\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Una lettura originale e profonda della tradizione patristica e medievale sulla eucaristia ci viene proposta da un giovane teologo francese, che utilizza cose nuove e cose antiche per costruire una meditazione raffinata e toccante.\u00a0Matthieu&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12523"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12523"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12523\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12536,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12523\/revisions\/12536"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12523"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12523"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12523"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}