{"id":12477,"date":"2018-01-12T20:18:56","date_gmt":"2018-01-12T19:18:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12477"},"modified":"2018-01-13T14:24:45","modified_gmt":"2018-01-13T13:24:45","slug":"ma-forse-un-dio-riconciliazione-e-pace-nel-vangelo-secondo-cavanna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ma-forse-un-dio-riconciliazione-e-pace-nel-vangelo-secondo-cavanna\/","title":{"rendered":"\u201cMa forse un Dio\u201d: riconciliazione e pace nel \u201cvangelo\u201d secondo Cavanna"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Profughi_della_Vlora_in_banchina_a_Bari_8_agosto_1991.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12480\" alt=\"Profughi_della_Vlora_in_banchina_a_Bari_8_agosto_1991\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Profughi_della_Vlora_in_banchina_a_Bari_8_agosto_1991-300x199.jpg\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Profughi_della_Vlora_in_banchina_a_Bari_8_agosto_1991-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Profughi_della_Vlora_in_banchina_a_Bari_8_agosto_1991-1024x680.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019ultimo romanzo di Alberto Cavanna, \u201cMa forse un Dio\u201d, editore Cairo, in uscita in questi giorni, dice una parola forte e bella sui nostri tempi e sulla nostra storia comune. Costruito secondo la forma classica delle \u201cvite parallele\u201d che si incontrano e si scontrano, il testo osa prendere come protagonisti un giovane contadino e soldato fascista, Ettore, e una gentile ragazza ebrea, Anna. Tutta la prima parte del romanzo descrive l\u2019esperienza del giovane fascista, che si arruola nella X Mas a La Spezia e, in parallelo, la storia della ragazza ebrea, costretta a vivere il drammatico progresso di discriminazione nell&#8217;Italia fascista. Fino alla guerra, fino all&#8217;abisso vissuto da entrambi i protagonisti, che portano in s\u00e9 il segreto di una colpa inconfessabile: per Ettore, come capiremo solo nelle ultime pagine, la responsabilit\u00e0 di una strage di civili; per Anna, la responsabilit\u00e0 di essere sopravvissuta al Lager, dove sono morti il padre e la madre. Entrambi, pur travolti dalla barbarie della guerra, anche se ricattati fino in fondo nella loro identit\u00e0 pi\u00f9 intima, si incontrano proprio nel punto pi\u00f9 alto: ciascuno dei due salva la vita all&#8217;altro. Ognuno, in fondo al proprio peccato, sa essere redentore. Prima lui per lei, e poi lei per lui. Ma finch\u00e9 non sono capaci di raccontare, a se stessi e all&#8217;altro, la loro storia, non riescono a vivere. Il dono della vita offerta all&#8217;altro &#8211; quando risale alla coscienza e pu\u00f2 farsi parola &#8211; sblocca la loro identit\u00e0, non la fissa sul punto disumano, invivibile, della loro esperienza. Ognuno pu\u00f2 raccontare il proprio dramma all&#8217;altro, senza timore di essere giudicato in astratto, per slogan, secondo logiche generali, che non tengono conto della vita di ogni singolo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec apprendiamo, con commozione, che cosa \u00e8 accaduto davvero, in loro e di loro: fino alle ultime pagine il romanzo \u00e8 costruito come una serie di scene che seguono la vita dei protagonisti all&#8217;interno dei loro ambienti: quello contadino di Ettore e quello artigianale di Anna, con genitori, fratelli, amici, primi amori. Su ogni pagina si mescolano registri diversi, sapientemente orchestrati dalla penna di Cavanna. Tradizione fascista e tradizione ebraica si intrecciano, si scontrano, si oppongono duramente: ma non impediscono ad Ettore e ad Anna, pur nello scandalo generale, di avvicinarsi, di comprendersi, di riconoscersi, di amarsi. Senza nessuno sconto verso i crimini di cui fu responsabile la ideologia fascista, e con la crudezza di descrizioni accurate delle discriminazioni e delle ingiustizie patite dai cittadini italiani appartenenti al popolo ebraico, il romanzo sa entrare, potremmo dire quasi in punta di piedi, nel dramma personale di ogni uomo e di ogni donna, travolti dalla perdita di dignit\u00e0 che ogni guerra impone, irrimediabilmente, a tutti. Il ricatto che ognuno dei due ha sub\u00ecto \u00e8 arrivato a stravolgere profondamente il rapporto che ciascuno aveva con se stesso. Per Ettore si \u00e8 trattato della \u201cprova\u201d disumana di dover scegliere tra la vita dell\u2019amico, che lo implorava, e la vita di uomini, donne, bambini sconosciuti, su cui decise di scaricare tutti i colpi del suo mitragliatore. La minaccia della uccisione dell\u2019amico e la richiesta di \u201csalvezza\u201d, che lo ha indotto alla barbara uccisione di decine di innocenti, \u00e8 l\u2019abisso di morte e di ingiustizia da cui \u00e8 difficile risalire. Si diventa strumenti del male e si pu\u00f2 perdere ogni umanit\u00e0, definitivamente. Ma una sorte simile minaccia anche Anna. La vittima appare cos\u00ec simile alla carnefice. Certo non nella responsabilit\u00e0. Ma nella percezione di s\u00e9 e della \u201cindifferenza all&#8217;altro\u201d che il male impone drammaticamente anche a lei. Anna ha salvato la propria vita prima nella distorsione sessuale di una \u201ccasa di piacere\u201d interna al Lager, poi come infermiera nell\u2019\u201cospedale del campo\u201d, in cui i medici facevano esperimenti disumani sui poveri internati. La imposizione della prostituzione e poi della assistenza alle sevizie mediche hanno segnato in profondit\u00e0 l\u2019animo di lei. Ognuno dei due aveva scelto. Ma poi non ha avuto scelta. E cos\u00ec ha avuto bisogno di chi lo guardasse non partendo dai \u201cfatti\u201d, ma da questa profonda e misteriosa contraddizione dell\u2019anima, inguaribile senza un altro disposto a sintonizzarsi con te e a \u201cmorire per te\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/FB_IMG_1515849719870.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12484\" alt=\"FB_IMG_1515849719870\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/FB_IMG_1515849719870-279x300.jpg\" width=\"279\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/FB_IMG_1515849719870-279x300.jpg 279w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/FB_IMG_1515849719870.jpg 368w\" sizes=\"(max-width: 279px) 100vw, 279px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Questo infinito abisso di mistero personale, correlato alla storia drammatica di popoli, alle identit\u00e0 civili e politiche, alle lotte per la dignit\u00e0 e all&#8217;imbarbarimento ideologico, viene narrato con grande maestria di registri e di toni. Provo a dare solo una idea di questa strategia del racconto:<\/p>\n<ol type=\"a\">\n<li>Cavanna ha sempre avuto, ben chiara, una relazione con il \u201cdialetto\u201d come fonte di profondit\u00e0 e di ironia narrativa. Anche in questo romanzo la lingua italiana, carica talora di terminologie specifiche della ideologia politica, della sapienza marinaresca o della ispirazione ebraica, si alterna a gustosissime battute in dialetto emiliano o spezzino, che alleggeriscono e approfondiscono i dialoghi e il racconto;<\/li>\n<li>Altrettanto chiara \u00e8 la \u201cvocazione storica\u201d della sua scrittura: anche in questo romanzo, come era stato gi\u00e0 nel <i>Bacicio du Tin<\/i>, o nel grande libro su Napoleone, la ricostruzione del contesto storico in cui si svolge la vicenda dei due protagonisti &#8211; dagli anni 10 agli anni 40 del 900 &#8211; \u00e8 infarcita di particolari gustosi, di eventi esemplari, tanto a livello locale quanto a livello generale.<\/li>\n<li>Il recupero del vissuto di Anna e di Ettore delinea anche una via alla speranza: una vera riconciliazione \u00e8 possibile quando ci si fa carico, integralmente, della vita dell\u2019altro. La indegnit\u00e0 dei soggetti non \u00e8 mai definitiva. Le ideologie debbono essere condannate con assoluta determinazione, ma le persone possono e debbono essere riconciliate: solo la pace restituisce ad ognuno il proprio profilo pi\u00f9 vero. Una pace di cui non si gode, ma per cui si lotta.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Questi tre livelli del romanzo, che continuamente si sovrappongono e si illuminano a vicenda, lo rendono voce autorevole anche all&#8217;interno del dibattito attuale sulla identit\u00e0 civile e politica in Italia. La nostra storia \u00e8 piena di \u201cmigrazioni\u201d e di \u201caccoglienze\u201d. Chi avr\u00e0 letto il romanzo, direi quasi trasversalmente rispetto alla propria identit\u00e0, comprender\u00e0 fino in fondo le dinamiche disumane che ogni guerra introduce nella esperienza, fino a distorcere ogni vita. Ma una difficile riconciliazione non \u00e8 impossibile. Purch\u00e9 nessuno dimentichi che siamo tutti discendenti di migranti spaventati, bisognosi di accoglienza, vittime della violenza, della malvagit\u00e0 e della indifferenza. Questo romanzo far\u00e0 bene alla nostra gente, anche alla pi\u00f9 smarrita e sradicata, perch\u00e9 dar\u00e0 voce a quella parte della nostra memoria che non di rado segretiamo e oscuriamo per timore, ma che possiamo ascoltare con fiducia e confidenza solo per amore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ultimo romanzo di Alberto Cavanna, \u201cMa forse un Dio\u201d, editore Cairo, in uscita in questi giorni, dice una parola forte e bella sui nostri tempi e sulla nostra storia comune. 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