{"id":12448,"date":"2017-12-17T17:38:42","date_gmt":"2017-12-17T16:38:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12448"},"modified":"2017-12-21T15:19:18","modified_gmt":"2017-12-21T14:19:18","slug":"ora-et-labora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ora-et-labora\/","title":{"rendered":"Ora et labora"},"content":{"rendered":"<p>Distanziarsi ogni giorno dalle scadenze pi\u00f9 o meno immediate e cercare sintonia con la pi\u00f9 ampia realt\u00e0 che ci circonda e sovrasta, ha un valore incommensurabile (fuori mercato) e aumenta il valore del nostro lavoro per il mercato. Ci ricorda che la nostra intelligenza \u00e8 sempre precaria.<br \/>\nLa concretezza dei valori fuori mercato \u00e8 stata dimostrata dalla Comunit\u00e0 Europea del Carbone e dell\u2019Acciaio. \u00abDoveva affrontare la grande sfida di razionalizzare due industrie-chiave. Perci\u00f2 era di necessit\u00e0 interventista, difficilmente poteva trascurare l\u2019impatto sociale dei mutamenti strutturali di due industrie\u00bb. \u00abDal 1954 a fine 1971 spese, a met\u00e0 con i sei stati membri, 333 milioni di dollari per aiutare 440.000 esuberi a trovare lavoro. Cofinanzi\u00f2 programmi di ricerca su rischi e malattie quali silicosi, bronchiti, avvelenamenti da gas, polvere di carbone, oltre a migliorare le statistiche sugli incidenti. Nel 1956 istitu\u00ec un Comitato Permanente per la Sicurezza nelle Miniere, con governi, imprenditori e sindacati, per studiare e raccomandare i modi di ridurre i rischi in miniera. Lo istitu\u00ec poi anche per l\u2019industria dell\u2019acciaio\u00bb. \u00abIn pi\u00f9, a fine 1974 oltre 140.000 case erano state finanziate a basso interesse, in affitto e vendita ai lavoratori\u00bb [Michael Shanks, <em>European Social Policy. Today &amp; Tomorrow<\/em>, Pergamon Press 1977, pp. 1-2].<br \/>\nLa CECA dimostrava \u00abche se la Comunit\u00e0 Europea vuole sopravvivere e prosperare deve sviluppare un\u2019efficace politica sociale a fronte di problemi e priorit\u00e0 dell\u2019uomo e della donna della strada, con ruoli chiari rispettivamente della Comunit\u00e0 e degli stati membri\u00bb [ivi, p. vii], innovando lo spirito del Trattato di Roma del 1957, \u00abquando la filosofia dominante in Europa Occidentale era il <em>laissez-faire<\/em>. Era implicito che rimuovere le barriere alla libera circolazione di lavoro, capitale e beni avrebbe di per s\u00e9 ottimizzato la distribuzione delle risorse, il tasso di sviluppo economico e lo sviluppo sociale della Comunit\u00e0\u00bb [ivi, p. 1]. La Comunit\u00e0 avvi\u00f2 le sue politiche sociali a \u00abfine anni 1960, quando un nuovo spirito si diffuse in Europa\u00bb [ivi, p. 3], con le profonde trasformazioni dei \u2018Trenta gloriosi\u2019 nel segno \u00abdella modernizzazione, della creazione di un\u2019industria nazionale, di un innalzamento generale del livello di vita, il tutto orchestrato da uno Stato onnipresente per indicare la via. L\u2019agricoltura, ad esempio, perdeva massivamente occupati, ma il suo ruolo era esaltato. E i suoi figli ritrovarono lavoro nelle fabbriche, poi negli uffici della nuova societ\u00e0\u00bb. \u00abOggi questo \u2018riciclo\u2019 \u00e8 bloccato\u00bb [Pierre Veltz, <em>La soci\u00e9t\u00e9 hyper-industrielle<\/em>, Seuil 2017, p. 7].<br \/>\n\u00abIl nuovo universo produttivo \u00e8 in sostanziale continuit\u00e0 con il precedente mondo industriale. Lo approfondisce nei principi e perci\u00f2 lo dico \u2018iperindustriale\u2019\u00bb. \u00abOggi il digitale e la connettivit\u00e0 creano una nuova realt\u00e0\u00bb [ivi, pp. 59-60] che \u00absi organizza intorno a un grande paradosso. Gli immensi progressi di connettivit\u00e0 (Internet, ma anche trasporti marittimi e aerei, e mobilit\u00e0 delle persone) lungi dal portare a una ripartizione pi\u00f9 egualitaria di competenze e risorse, conducono a una polarizzazione senza precedenti. E gli spazi \u2018centrali\u2019 del mondo nuovo, sociali e geografici, sembrano dissociarsi sempre pi\u00f9 dalle \u2018periferie\u2019\u00bb [ivi, pp. 9-10]. La rivoluzione della connettivit\u00e0 digitale e fisica \u00e8 l\u2019asse portante della globalizzazione che dagli anni 1980 sfrutta la \u2018catena del valore globale\u2019, basata sulla scalabilit\u00e0: \u00abcapacit\u00e0 di realizzare economie di scala molto rapidamente creando mercati i pi\u00f9 ampi possibili, anche per le start up\u00bb, che creandosi un mercato ampliano e valorizzano quello delle grandi piattaforme digitali [ivi, p. 67]. \u00abLe applicazioni pi\u00f9 utilizzate sono americane o cinesi, come tutte le grandi imprese del digitale. Esse captano massivamente il valore, coprodotto dagli internauti di tutto il mondo, a profitto delle metropoli americane, dove hanno le loro sedi, i centri di R&amp;S e marketing, le loro strutture giuridiche e finanziarie\u00bb [ivi, p. 111]. \u00abE poi i paradisi fiscali, le zone di transito come l\u2019Irlanda; e Israele, solo paese al mondo che massicciamente investe nel digitale, come gli USA\u00bb che \u00abnel 2012 concentravano l\u201983% della capitalizzazione di borsa mondiale e il 41% del risultato lordo di gestione dell\u2019economia digitale mondiale. Perci\u00f2 la Cina ha deciso di erigere una grande muraglia sfruttando l\u2019immenso mercato interno. E ce l\u2019ha fatta\u00bb, mentre \u00abl\u2019Europa appare marginale, \u2018colonia digitale\u2019\u00bb. \u00abE tutto ci\u00f2 per la sola economia digitale \u2018pura\u2019. Ma il digitale \u00e8 un potente strumento di sviluppo e coordinamento della catena globale del valore in tutti i settori, a loro volta veicoli di valore verso i paesi e le regioni urbane che ne controllano i segmenti strategici\u00bb [ivi, p. 112] (inclusi i grossisti tradizionali: \u00c9lise Barthet, \u00abA Rungis, l\u2019app\u00e9tit grandit pour le num\u00e9rique\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 8\/12\/2017, p. 2).<br \/>\nVa da s\u00e9, \u00abla Silicon Valley apporta ai suoi attori il frutto dei successi conseguiti e un pool senza pari di talenti venuti dal mondo intero. In Europa questo riciclo finanziario non esiste e le imprese devono fare maggior conto sugli investimenti pubblici. Gli effetti di concentrazione sono potenti e, con le esternalit\u00e0 della rete, vertiginosamente rapidi, ma con fragili equilibri dipendenti dalla lealt\u00e0 dei consumatori, che con un clic possono passare al \u2018monopolio\u2019 vicino\u00bb [Veltz, cit., p. 68].<br \/>\nIl gigante digitale ha i piedi d\u2019argilla. \u00abQuesto massiccio dominio USA profitta all\u2019insieme della societ\u00e0 e del territorio americani? Evidentemente no. Questo processo di iperpolarizzazione aumenta le diseguaglianze territoriali. Molto pi\u00f9 in USA che in Francia o Germania\u00bb [ivi, p. 113]. \u00abAl di l\u00e0 delle ineguaglianze, la questione di fondo \u00e8 la relazione tra i poli che profittano dalla globalizzazione e gli altri territori\u00bb. \u00ab\u00c8 una grave rottura storica\u00bb [ivi, p. 114]. \u00abBrexit \u00e8 particolarmente interessante\u00bb. \u00abDi fatto, gli inglesi hanno espresso il loro sentire che Londra li ha da molto tempo abbandonati per seguire un\u2019altra traiettoria. \u00c8 un dato: il 70% dei nuovi posti di lavoro in UK dopo il 2008 sono stati creati nella capitale. Londra funziona gi\u00e0 ampiamente come citt\u00e0-stato\u00bb. E \u00abla geografia dei voti per Trump in USA segnala anch\u2019essa in modo lampante il fossato scavato tra i cuori metropolitani, massicciamente pro Hillary Clinton, e le trascurate periferie\u00bb [ivi, pp. 118-9].<br \/>\nL\u2019iperindustria ignora problemi e priorit\u00e0 dell\u2019uomo e della donna della strada, che gi\u00e0 nel 1977 Michael Shanks poneva al centro dell\u2019attenzione della Comunit\u00e0 Europea. Oggi quest\u2019uomo e questa donna sono arrabbiati, confusi, manipolati. \u00abDivenuta poster di Brexit saltando sulle spalle di un altro Brexiter all\u2019annuncio del risultato in Sunderland, Sam Adamson ne \u00e8 sicura. \u201cSono proprio certa che la classe lavoratrice ha parlato forte. Ha sconvolto l\u2019allora primo ministro David Cameron. E il Labour Party. Per la classe lavoratrice era \u2018Ora ci avete sentito; ora fate qualcosa\u2019\u201d\u00bb. Che cosa? Secondo \u00abRyan Coetzee \u201cquando scoprirono che l\u2019Uomo Nero UE non era in effetti la causa dei loro problemi, cominciarono a scagliarsi contro questo e quello\u201d. Ma lui pensava che i votanti dovessero assumersi la responsabilit\u00e0 delle loro azioni\u00bb. \u00abBene, puoi biasimare tutti, ma se credi che il voto sia cosa seria, biasima i votanti. O li consideri adulti, o no. Se sei un adulto e vivi nel Sunderland, dove industria dell\u2019auto e fondi UE sono cruciali per la tua vita, e tu voti <em>leave<\/em>, bene, spiacente amico, l\u2019errore l\u2019hai fatto tu\u00bb [Tim Shipman, <em>All Out War<\/em>, Harper Collins, 2017, 2a ed., p. 591-2].<br \/>\nIn questo conflitto civile nessuno bada al contesto: conta solo <em>labora<\/em>, vecchio comune sentire che, tra opposti interessi, spiega il paradosso di esclusi che per risolvere i loro problemi escludono a loro volta i pi\u00f9 deboli con Brexit, USA Great Again e populismo (sempre pi\u00f9 scopertamente neonazista) di varia gamma europea. \u00abAl contrario di uno slogan diffuso, i centri ricchi hanno sempre bisogno di poveri, ma preferiscono quelli di fuori o venuti da fuori, in contratto precario. Non vogliono pi\u00f9 poveri coi quali abbiano legami durevoli di solidariet\u00e0. Un tempo risorse, le periferie vicine sono diventate molto spesso dei pesi\u00bb. Dall\u2019alto dei pi\u00f9 ricchi, a cascata si recide il legame con il contesto: \u00abanalizzando il montare dei movimenti separatisti nel mondo, oggi sono le regioni ricche le pi\u00f9 attive su questa strada\u00bb [Veltz, cit., p. 116]. Con la loro violenza su rifugiati e immigrati economici, l\u2019uomo e la donna della strada fanno propria e legittimano la violenza fatta loro dai compatrioti pi\u00f9 ricchi.<br \/>\nNel 2016 il 10% pi\u00f9 ricco deteneva il 47% del reddito nazionale in USA e Canada, il 46 in Russia, il 41 in Cina e il 37 in Europa [\u00abIn\u00e9galit\u00e9s: enqu\u00eate sur un fl\u00e9au mondial\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 15\/1272017, p. 1; 61% in Medio Oriente]. Tra il 1980 e il 2015 l\u20191% pi\u00f9 ricco ha aumentato la sua parte di reddito nazionale dal 10,6 al 20,8% in USA, dal 10,0 al 12,0% in Europa Occidentale; in USA al 50% dei pi\u00f9 poveri nel 2015 \u00e8 rimasto il 13,0% contro il 20,8 del 1980; in Europa occidentale il 22,8% contro il 23,5 di trentacinque anni prima [\u00abFace \u00e0 l\u2019Europe, les Etats unis perdent la partie\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 15\/12\/2017, p. 5]. La meno disastrosa esplosione dell\u2019ineguaglianza \u00e8 uno dei tre vantaggi strategici europei, argomentati da Veltz per la Francia. \u00abAnzitutto, spesso derisa, la nostra passione per l\u2019uguaglianza ci preserva dall\u2019accettazione beata della competizione generalizzata: ad esempio fatichiamo a accettare l\u2019abbandono di certi territori, pur non sapendo che fare in concreto. Inoltre, i processi di redistribuzione e circolazione della ricchezza sono potenti. Funzionano a scala nazionale, e regionale intorno alle metropoli regionali. Attenuano molto le tendenze ultrapolarizzanti dell\u2019economia produttiva. Infine, il sistema di metropoli provinciali, territori tra i pi\u00f9 dinamici, \u00e8 una configurazione del tutto eccezionale, connette il paese e lo collega superbamente con i paesi vicini. Vista dall\u2019alto, la Francia appare come una metropoli distribuita\u00bb. \u00abIn un contesto di globalizzazione a grana fine dobbiamo accettare un dato profondamente mutato. Come insieme pi\u00f9 o meno integrato l\u2019\u2018economia francese\u2019 non esiste pi\u00f9, solo l\u2019economia europea potr\u00e0 far fronte alle economie regionali americane e asiatiche. Ma le nostre citt\u00e0 e le nostre regioni rigurgitano di competenze per creare, attirare e marcare i lavori del futuro, e partecipare in buona posizione alla invenzione del nuovo mondo iperindustriale\u00bb [cit., p. 119-120].<br \/>\nCos\u00ec \u00e8 per l\u2019insieme dell\u2019Europa, che da sempre ha nel mondo il contesto e da secoli sa che il segreto della riuscita \u00e8 ora et labora, in quest\u2019ordine, a preservarci dall\u2019alienazione e dal ciascun per s\u00e9, fonti dell\u2019odio che ci ha dannati nella prima met\u00e0 del secolo scorso e si sta riaffacciando.<\/p>\n<p><strong>Tra noi<\/strong>. Il trentasettenne Anthony Levandowski, laureato a Berkeley, ex di Google X e licenziato da Uber in maggio, ha fondato la chiesa del dio robot. \u00abQuello che sta per essere creato \u00e8 in effetti un dio. Qualcosa un miliardo di volte pi\u00f9 intelligente degli esseri umani, come volete chiamarlo?\u00bb. \u00abCi\u00f2 che vogliamo \u00e8 una transizione serena e pacifica del controllo del pianeta dagli umani a quel che sia che verr\u00e0\u00bb [Corine Lesnes, \u00abLe culte de dieu robot\u00bb, <em>Le Monde \u00c9co&amp;Entreprise<\/em>, 1\/12\/2017, p. 7]. Probabilmente \u00e8 una chiesa-bidone, ma da tempo c\u2019\u00e8 chi si sente dio perch\u00e9 d\u00e0 vita e morte, come in Kosovo, secondo genocidio europeo in poco pi\u00f9 di mezzo secolo, e nelle sempre pi\u00f9 numerose e vicine guerre civili regionali, volute da uomini cosiddetti di stato, tali solo perch\u00e9 impuniti. Quando occupazione, economia e finanza sono affari privati e, in UK e USA, lo sono anche sanit\u00e0, istruzione e sicurezza, al potere pubblico resta come pilastro solo la forza armata, anche in affitto da privati.<br \/>\nIl degrado sociale e politico dei \u2018traini\u2019 USA e Cina non nasce da un nuovo paradigma, bens\u00ec dall\u2019onda tecnologica digitale di \u00abeconomie di scala della domanda\u00bb [Veltz, cit., p. 46], che si traducono \u00abnel consistente aumento delle ineguaglianze, soprattutto in USA e Cina, una enorme concentrazione di ricchezza a profitto di una nicchia sociale sempre pi\u00f9 smilza\u00bb [ivi, p. 41]. Non \u00e8 l\u2019\u00abinterconnessione generalizzata che costituisce la vera innovazione\u00bb [ivi, p. 43]. \u00abI processi industriali non hanno avuto, n\u00e9 sembrano destinati ad avere nel futuro prossimo, mutazioni comparabili alla introduzione della macchina a vapore, della chimica industriale o dell\u2019elettricit\u00e0. I robot \u2013 e i \u2018cobot\u2019 collaborativi della azione umana specie nei lavori penosi \u2013 diventano pi\u00f9 efficaci e intelligenti. Ma sono in linea con una meccanizzazione ultradecennale. In questo, chi sostiene che siamo in una \u2018stagnazione\u2019 della innovazione, capofila Robert Gordon, indubbiamente non ha torto\u00bb [ivi, p. 42].<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Distanziarsi ogni giorno dalle scadenze pi\u00f9 o meno immediate e cercare sintonia con la pi\u00f9 ampia realt\u00e0 che ci circonda e sovrasta, ha un valore incommensurabile (fuori mercato) e aumenta il valore del nostro lavoro&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[361],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12448"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12448"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12448\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12455,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12448\/revisions\/12455"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12448"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12448"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12448"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}