{"id":12430,"date":"2017-12-11T12:23:38","date_gmt":"2017-12-11T11:23:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=12430"},"modified":"2017-12-11T12:23:38","modified_gmt":"2017-12-11T11:23:38","slug":"il-processo-a-francesco-o-di-francesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-processo-a-francesco-o-di-francesco\/","title":{"rendered":"Il processo: a Francesco o di Francesco?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12331\" alt=\"viadelconcilio\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1-296x300.jpg\" width=\"296\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1-296x300.jpg 296w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio1.jpg 949w\" sizes=\"(max-width: 296px) 100vw, 296px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Due accezioni di processo si fronteggiano nel dibattito ecclesiale contemporaneo. Mi sembra utile riflettere brevemente su questa distinzione, che ruota intorno al significato della medesima parola.<\/p>\n<p>a) Da un lato vi sono minoranze riluttanti, ma spesso ben finanziate, che pensano di dover mettere \u201csotto processo\u201d il papa, sollevando obiezioni sulle sue posizioni dottrinali e disciplinari. In questo caso \u201cprocesso\u201d assume il significato tecnico di \u201cmessa in stato di accusa\u201d.<\/p>\n<p>b) Dall\u2019altro vi sono le ripetute parole con cui Francesco stesso, insieme alla gran parte dell\u2019episcopato e del popolo di Dio, invita ad assumere in modo nuovo la identit\u00e0 ecclesiale come \u201cprocesso\u201d. L\u2019invito alla uscita dalla autoreferenzialit\u00e0 e al riconoscimento del primato del tempo sullo spazio \u00e8 precisamente la riscoperta del \u201cprocesso\u201d come logica della fede.<\/p>\n<p>Potremmo osservare, in modo molto generale, che il senso \u201cgiudiziario\u201d del \u201cprocesso a Francesco\u201d e quello \u201contologico\u201d, del \u201cprocesso di Francesco\u201d, non sono necessariamente alternativi. Anzi, non \u00e8 affatto detto che non si possano e non si debbano trovare accurate correlazioni tra il primo e il secondo. Ma sta di fatto che, nel dibattito attuale, le due accezioni finiscono con l\u2019escludersi radicalmente. In particolare la prima, quella giudiziaria, non riesce a comprendere le ragioni della seconda, quella ontologica. Pu\u00f2 \u201cfare processi\u201d solo perch\u00e9 non \u201criconosce processi\u201d.<\/p>\n<p>Vorrei soffermarmi qualche momento su questa difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>La reazione viscerale al pontificato di Francesco, evidentemente, si fonda su qualcosa di molto pi\u00f9 antico di lui, ossia sulla resistenza a oltranza della identit\u00e0 cattolica al mondo moderno. In questione non \u00e8 Francesco, ma la apertura della Chiesa alla modernit\u00e0, che ha trovato una svolta decisiva nel \u201cprocesso\u201d inaugurato dal Concilio Vaticano II. Poich\u00e9 tale apertura non \u00e8 affatto compresa, anzi \u00e8 ritenuta la causa di ogni male, allora la mancata recezione del \u201cprocesso conciliare\u201d determina la \u201cmessa in stato di accusa\u201d del Vaticano II e, ovviamente, del primo papa che appare, non solo biograficamente, come figlio legittimo di quel Concilio.<\/p>\n<p>La novit\u00e0 del Concilio \u00e8, precisamente, di aver assunto un rapporto non statico, ma processuale e creativo con la tradizione. In proposito \u00e8 utile leggere quanto scrive Ch. Theobald sull\u2019ultimo numero di \u201cVita e Pensiero\u201d (5\/2017, 77-84) con il titolo <i>Una nuova grammatica per rileggere il Concilio<\/i>. Se il \u201cdepositum fidei\u201d \u00e8 essenzialmente un \u201cprocesso\u201d, che non si risolve mai in una semplice evidenza proposizionale o intellettuale, il discernimento della tradizione deve fare necessariamente i conti con la storia comune, con la storia civile, con la cultura ambiente. Per il discernimento della tradizione non solo la Parola di Dio, ma anche la \u201cesperienza degli uomini\u201d diventa cos\u00ec decisiva (cfr. GS 46).<\/p>\n<p>La pretesa di \u201cmettere in stato di accusa\u201d questa lettura \u00e8 una antica tentazione delle reazioni anticonciliari. Inizia subito, gi\u00e0 durante il Concilio e costella tutti i decenni successivi.<\/p>\n<p>La pretesa di un \u201cprocesso inquisitorio\u201d contro Francesco dipende dalla incapacit\u00e0 di cogliere la verit\u00e0 e la urgenza del processo con cui il Concilio ha profondamente ricompreso la tradizione.<\/p>\n<p>Fare il processo non ha come obiettivo Francesco o il Concilio, ma l\u2019idea stessa di \u201cprocesso\u201d, come forma della tradizione. La resistenza a Francesco diventa cos\u00ec tanto pi\u00f9 viscerale quanto pi\u00f9 si lega ad una concezione statica e monumentale della tradizione, su cui nessuno ha il diritto di mettere mano.<\/p>\n<p>Sotto questo punto di vista, non si dovrebbe parlare di processo a Francesco, ma di processo alla tradizione intesa come processo, come \u201cgrammatica generativa\u201d, come \u201crazionalit\u00e0 storica e procedurale\u201d (Theobald). Una cultura cattolica bloccata e traumatizzata dal mondo tardo-moderno si esprime \u201cmettendo in stato di accusa\u201d tutto ci\u00f2 che non coincide con la propria visione chiusa e asfittica non solo della esperienza degli uomini, ma ancor pi\u00f9 della Parola di Dio. Massimalismo morale e fondamentalismo biblico sono gli orizzonti inaggirabili di questa cultura. E non a caso si tratta di posizioni visceralmente statiche, prive di processo alcuno.<\/p>\n<p>Vogliono fare il processo solo coloro che non riconoscono la fede e la Chiesa come processo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due accezioni di processo si fronteggiano nel dibattito ecclesiale contemporaneo. 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